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La musica mi ha salvato la vita

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Oggi facciamo spazio al racconto di Rita, che ci racconta la sua vita in musica. Un altro dei racconti partecipanti al nostro contest letterario! Buona lettura.

La musica mi ha salvato la vita

di Rita
Scena tratta da: "The Piano" (Jane Campion, 1993)  - il mio film del cuore.
Scena tratta da: “The Piano” (Jane Campion, 1993) – il mio film del cuore.

La musica mi ha salvato la vita, e me la salva ancora, tutti i giorni.

È di una di quelle cose che ti porti dietro perché non puoi farne a meno.

Una droga, ma non crea danno, semmai una dolce indipendenza. Di idee, sogni, aspirazioni.

Primo: il mio rapporto con il pianoforte è direttamente proporzionale con il mio amore per la musica. E la dedizione una logica conseguenza.

Secondo: la musica era (ed è) il miglior antidoto e antistress che abbia mai provato.

Con un’efficacia e un’esattezza pari al 90% (il 10% è scarto statistico, dovuto a variabili non controllabili. Funziona così nelle ricerche serie!).

Una medicina, una cura, un gioco e un’ossessione. Sì, anche quella. Ma la musica, in verità, per me, è iniziata molto prima. È iniziata come ascolto. Mi piace ascoltare, e quindi, amo tutto ciò che è suono. Anche la parola, a suo modo, ha un suono. Per dire.

Comunque, vediamo di fare un rapido riassunto degli eventi.

Ho iniziato a suonare per gioco, da bambina. Mia sorella suonava il pianoforte e aveva un maestro bravissimo, molto paziente. Un signore che mi teneva sulle ginocchia e mi insegnò a suonare la canzoncina della “pasta Barilla”. Era un genio. Suonava con 9 dita. Una non l’aveva, non so perché. Era direttore della banda del mio paese. Io mi ammalai di lì a poco e stetti moltissimo tempo in ospedale.

Non una malattia qualunque: un osteosarcoma. Un tumore infantile. Una roba che negli anni 80 faceva davvero paura, se tutto andava bene, ed eri “fortunato”, perdevi un braccio o una gamba. Nel senso che te la tagliavano. A me tentarono un intervento diciamo molto “innovativo”. Non avevo tutti i tessuti compromessi. L’avambraccio era ancora sano. Decisero di mettere una protesi. Per darmi coraggio dicevo a me stessa che avrei avuto il braccio bionico, e che comunque avrei potuto riprendere a fare le cose di sempre. Quella è stata una delle poche volte in vita mia in cui le cose andarono, stranamente, bene. Alla fisioterapia, dissero, aggiungete il pianoforte. È ottimo per la coordinazione dei movimenti della mano, può aiutarla a riprendere. Insomma mi dissero di studiare pianoforte come fosse una terapia, un mezzo per uscire da un lunghissimo tunnel buio che ha avuto un impatto notevole sul mio corpo e sulla mia anima.

Bene, a me piaceva suonare, ma per me era un gioco. Io non volevo suonare per mettermi in mostra, non volevo suonare per gli altri: volevo suonare solo per me, perché mi faceva piacere, mi tirava su il morale, era divertente, ok. Per un miliardo di ragioni e nessuna. A 7 anni non è che c’hai le idee tanto chiare su cosa vuoi fare o diventare da grande.

Così è iniziato il mio rapporto con il pianoforte, che a dirla tutta non è stato tutto rose e fiori. Credo sia una prerogativa dei grandi amori: sono intensi, conflittuali, mai noiosi.

Dopo 6 anni, a 12 anni, ho lasciato. Non ne volevo più sapere. Ho chiuso gli spartiti, abbassato il copritastiera, e da quel momento, per 14 anni, non l’ho più toccato. Mai, nemmeno una volta. Ma lui era sempre lì, a chiamarmi. Io lo sentivo come un’eco che mi veniva da lontano, nella mia testa. In particolare, di notte. E fingevo di suonarlo, sempre nella mia mente. Avevo l’amara convinzione di non avere le mani adatte per suonare. Non ero capace, non ero in grado di leggere la musica, non sapevo seguire le note sullo spartito. Mi vergognavo, non sopportavo l’idea di dover condividere la “mia” musica con gli altri. Io voglio suonare per me, ma gli altri insistono a voler entrare in quello che ho sempre avvertito come una parte intima di me. Ho cercato l’insegnante giusta. Volevo una persona in grado di comprendere questo mio amore per il pianoforte senza entrarci dentro, senza volerlo modificare a suo piacimento. Un insegnante che accettasse l’idea di aiutarmi a leggere e quindi suonare, ma senza nessuno scopo specifico. Solo e unicamente per un gusto privato, un bisogno, quasi una palestra interiore. Alla fine l’ho trovata, e sono tornata a suonare. Oggi leggo, in maniera molto più fluente. Conosco meglio la musica classica. Ho di nuovo un dialogo sonoro intenso con il mio strumento. E so che lui mi “salverà” sempre, da qualunque malinconia, dolore, o solitudine.

Lui è lì, solo per me, mi aspetta e insieme raggiungiamo l’infinito.

Ovviamente non c’è solo il pianoforte, la musica è parte integrante della mia giornata, da quando mi sveglio fino a quando vado a letto. Mi prendono in giro perché spesso non sento il citofono o il campanello di casa in quanto ascolto musica con le cuffiette.

Raramente metto su un cd e lascio che tutti ascoltino ciò che ascolto io.

Il più delle volte la cerco perché mi da un senso di pace e benessere profondo.

In ospedale credo sia nata quest’esigenza di portarla sempre con me, come la coperta di Linus. Era con me dopo un intervento chirurgico, o durante le chemioterapie. Le giornate in un reparto sono lente, non passano mai. La musica le rende più leggere, sopportabili.

Inoltre, con l’aiuto di un incipit musicale nascono quasi tutte le mie produzioni letterarie.

Eh già perché io scrivo, per passione, come faccio tutto il resto!

La mia tesi di laurea in Psicologia è sull’utilizzo della Musicoterapia in oncologia pediatrica.

Ho voluto guardarla e viverla da molteplici punti di osservazione: da quello terapeutico-personale, a quello ispirativo-creativo, a quello scientifico, di ricerca.

Musica Maga, dunque. Capace di suscitare immagini profonde, e di modellare la realtà delle nostre emozioni, dandogli voce e corpo.

Biografia di Rita

Rita

Odio autopresentarmi. Non so mai da che parte cominciare.

Ok, partiamo dalle cose semplici.

Mi chiamo Rita, ho 37 anni, nubile, sono laureata in Psicologia, paraplegica dall’età di 8 anni in seguito ad una grave malattia.

Suono il pianoforte da quando avevo 6 anni, amo la musica, scrivere, leggere, la natura, il mare, l’arte, in tutte le sue forme.

Colleziono Barbie, ne quasi 80, in una vetrina, tenute con cura maniacale.

Ho uno studio privato ma mi piacerebbe lavorare in ospedale (un sogno, ma comunque….non si sa mai).

Non sono sposata e non ho figli, purtroppo. Anche qui…non si sa mai 😀

Sono della provincia di Napoli, di Pompei. Adoro la mia terra, nonostante le sue numerose contraddizioni e gli ostacoli che incontro ogni giorno.

Ho una pagina letteraria, dove interpreto il ruolo di Madame, un personaggio del libro Oceano Mare di Alessandro Baricco, e scrivo ciò che sento, lasciando libera la mia creatività. Scrivere è come suonare, per me, sono entrambi parti essenziali del mio modo di essere e vivere.

Adoro viaggiare, e mi piacerebbe moltissimo poterlo fare più spesso.

 

 

 

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1 commento

  1. Bellissima storia e bella persona. Non mollare, MAI!

    A te il mio affetto anche se non ti conosco di persona.

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