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La dinamica dell’esecuzione

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Uno dei più importanti aspetti della musica è la dinamica. La dinamica ci indica con quale intensità va eseguita quella nota o quel determinato passaggio. Immaginatevi una composizione senza dinamica, sarebbe come un quadro monocolore.
La dinamica può essere anche di passaggio, ovvero vuol dire che la dinamica cambia per tutto quel passaggio. Un esempio di questo sono i “crescendo” e i “decrescendo”.

N.B. ai tempi di Bach non esisteva il pianoforte quindi non esisteva nemmeno la dinamica (per gli strumenti a tastiera). Se perciò nei suoi testi trovate indicazioni come “piano” , “forte” ecc… ignoratele perché sono state messe dalla casa editrice e non dall’ autore (anche se a volte sono proprio azzeccate…forse era quello che si immaginava l’ autore ma che non poteva esprimere per via dell’ assenza di dinamica).

 

 Intensità del suono

 
Il suono varia da diverse intensità che per convenzione vanno dal “piano pianissimo” al “forte fortissimo”:

 

 

  • piano pianissimo (ppp)
  • pianissimo (pp)
  • piano (p)
  • mezzo piano (mp)
  • mezzo forte (mf)
  • forte (f)
  • fortissimo (ff)
  • forte fortissimo (fff)
Questi riportati sopra sono i segni di indicazione dell’ intensità del suono in quel preciso istante.

 

Esistono invece dei segni che indicano il graduale aumentare o diminuire dell’ intensità:

aumentare l’ intensità: cresc. (crescendo)

diminuire l’ intensità: decresc. (decrescendo), dim. (diminuendo).

Oppure in alternativa a queste abbrevviazioni, esistono dei segni convenzionali che stanno ad indicare la stessa cosa (questi segni sono detti “forcelle”).


Ps. A volte i termini “cresc.” , “dim.” ecc.. possono essere anticipate da altre parole come: “meno”,”molto” oppure possono essere succedeute da altre parole come “cresc. a poco a poco”.
In ogni modo sono tutte cose molto intuibili

Per approfondimenti, guarda questo articolo.

 

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2 COMMENTI

  1. Volevo aggiungere una curiosita’.
    Per una tradizione che risale al 18 secolo, le notazioni dinamiche, ma non solo, sono tutte abbreviazioni scritte in italiano (ad esempio cresc, dim, p, f) a prescindere dagli autori e dalle case editrici. Lo stesso dicasi anche per le notazioni di tempo (tranne qualche eccezione, ad esempio Schumann i tempi li scriveva in tedesco).

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