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Kosmic Blues: Janis Joplin, la ragazza cattiva di Porth Arthur

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Kosmic Blues: Janis Joplin, la ragazza cattiva di Porth Arthur, 5.0 out of 5 based on 286 ratings

Quante volte dopo una giornata no, ho consegnato le mie piccole e grandi incazzature alla voce magnifica di Janis Joplin, alle sue parole, così cariche di rabbia e tristezza da lasciarti senza fiato. Te la immagini, con i suoi vestiti colorati, i capelli lunghi, bellissimi, lasciati liberi, e la voglia di vivere in questo mondo nonostante tutto, afferrando quello che la notte ha da offrire ad una ragazza sola: un uomo che la mattina dopo non sarà più nel suo letto o tanti sogni fragili che svaniranno insieme con l’ultima sbronza. Janis Joplin, la ragazza cattiva, arrabbiata, in fuga perenne è diventata un’icona e non solo per la sua vita sregolata, vissuta sempre al massimo; madre impiegata, padre ingegnere alla Texaco, e una voglia matta di scappare da quella che l’artista definiva la “sua prigione natale”, ovvero la cittadina di Porth Arthur, nel Texas. Ma è proprio nei club country&western texani, che Janis comincia a fare i conti con il proprio talento, incantando il pubblico con uno stile emancipato, contaminato dai ritmi blues e dalla poesia beat. Arrivano gli anni del Peace & Love, del movimento hippy, della vita nelle comuni e Janis si trasferisce in California, a San Francisco, dove entra a far parte di un gruppo di musicisti della bay area, in cerca di una cantante, la Big Brother and the Holding Company. La consacrazione dell’artista arriva nel 1967, con la formidabile interpretazione del brano Ball and Chain al festival Pop di Monterey. Gli anni della contestazione giovanile negli Stati Uniti segnano il percorso musicale e umano della cantante, che nel 1969, insieme alla Kozmic Blues Band, incide l’album I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama, destinato a diventare un successo. L’album contiene pezzi formidabili come Little girl blue, Maybe, Work me Lord, Try (Just a little bit harder), One Good Man e la struggente Kozmic Blues. Kozmic Blues è stato descritto da molti come una sorta di testamento, e forse, l’amaro epilogo dell’esistenza della cantante, morta a soli 27 anni in una stanza d’albergo, era già scritto in quel meraviglioso testo. La ragazza che ripeteva:”ogni sera faccio l’amore con ventimila persone, poi torno a casa, sola”, ci racconta con questo brano un pezzo della propria vita, quello più triste, fatto di illusioni che crollano e di sogni che svaniscono, uno dietro l’altro. Venticinque anni, il tempo che passa e gli amici che si allontanano, la voglia di credere in qualcosa e la consapevolezza del cambiamento, quella che fa paura, tanto inevitabile quanto necessaria: “Time keeps movin’ on, friends they turn away. I keep movin’on but I never found out why. I keep pushing so hard the dream, I keep tryin’ to make it right through another lonely day. Dawn has come at last, twenty-five years, honey just one night. Well I’m twenty-five years older now so I know we can’t be right, and I’m no better, baby, and I can’t help you no more, than I did when just a girl……”

 

Quante volte dopo una giornata no, ho consegnato le mie piccole e grandi incazzature alla voce magnifica di Janis Joplin, alle sue parole, così cariche di rabbia e tristezza da lasciarti senza fiato. Te la immagini, con i suoi vestiti colorati, i capelli lunghi, bellissimi, lasciati liberi, e la voglia di vivere in questo mondo nonostante tutto, afferrando quello che la notte ha da offrire ad una ragazza sola: un uomo che la mattina dopo non sarà più nel suo letto o tanti sogni fragili che svaniranno insieme con l’ultima sbronza. Janis Joplin, la ragazza cattiva, arrabbiata, in fuga perenne è diventata un’icona e non solo per la sua vita sregolata, vissuta sempre al massimo; madre impiegata, padre ingegnere alla Texaco, e una voglia matta di scappare da quella che l’artista definiva la “sua prigione natale”, ovvero la cittadina di Porth Arthur, nel Texas. Ma è proprio nei club country&western texani, che Janis comincia a fare i conti con il proprio talento, incantando il pubblico con uno stile emancipato, contaminato dai ritmi blues e dalla poesia beat. Arrivano gli anni del Peace & Love, del movimento hippy, della vita nelle comuni e Janis si trasferisce in California, a San Francisco, dove entra a far parte di un gruppo di musicisti della bay area, in cerca di una cantante, la Big Brother and the Holding Company. La consacrazione dell’artista arriva nel 1967, con la formidabile interpretazione del brano Ball and Chain al festival Pop di Monterey. Gli anni della contestazione giovanile negli Stati Uniti segnano il percorso musicale e umano della cantante, che nel 1969, insieme alla Kozmic Blues Band, incide l’album I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama, destinato a diventare un successo. L’album contiene pezzi formidabili come Little girl blue, Maybe, Work me Lord, Try (Just a little bit harder), One Good Man e la struggente Kozmic Blues. Kozmic Blues è stato descritto da molti come una sorta di testamento, e forse, l’amaro epilogo dell’esistenza della cantante, morta a soli 27 anni in una stanza d’albergo, era già scritto in quel meraviglioso testo. La ragazza che ripeteva:”ogni sera faccio l’amore con ventimila persone, poi torno a casa, sola”, ci racconta con questo brano un pezzo della propria vita, quello più triste, fatto di illusioni che crollano e di sogni che svaniscono, uno dietro l’altro. Venticinque anni, il tempo che passa e gli amici che si allontanano, la voglia di credere in qualcosa e la consapevolezza del cambiamento, quella che fa paura, tanto inevitabile quanto necessaria: “Time keeps movin’ on, friends they turn away. I keep movin’on but I never found out why. I keep pushing so hard the dream, I keep tryin’ to make it right through another lonely day. Dawn has come at last, twenty-five years, honey just one night. Well I’m twenty-five years older now so I know we can’t be right, and I’m no better, baby, and I can’t help you no more, than I did when just a girl……”

 

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7 COMMENTI

  1. per me è proprio un bel pezzo. Janes è la meglio. Ma l’inno dei lavoratori dov’é… e la Spagna? Perchè non ci mostri qualche foto. Un bacione 🙂 Vero

  2. Ciao Paolo!

    Mi sono messo alla ricerca. L’unico problema è che ora sono in Spagna, quindi dovrai aspettare un pochino!

    Per quello che dici hai perfettamente ragione.

    L’articolo comunque non l’ho scritto io ma Janis, a cui dobbiamo fare tutti i complimenti!

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