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Joona Toivanen, Lone Room (2016 Cam Jazz)

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Joona Toivanen, Lone Room (2016 Cam Jazz), 5.0 out of 5 based on 1 rating

Joona Toivanen, Lone Room (2016 Cam Jazz)

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Si entra in punta di piedi e in silenzio nella stanza solitaria del pianista e compositore finlandese Joona Toivanen per ascoltare il suo piano solo intitolato appunto “Lone Room” e pubblicato proprio oggi da Cam Jazz. Solo il nostro silenzio può infatti permettere all’artista e al suo pianoforte di schiudere mondi sonori non univoci, piuttosto cangianti e avulsi da qualsivoglia tipo di formalismo in favore di una sostanza musicale che si rivela una continua scoperta all’ascolto.

Il titolo programmatico isola il pianista nell’arduo monologo del piano solo, ma per quanto possiamo attivare la nostra capacità di immaginazione e arrivare a vedere la scena, per entrare in questa stanza, nel cuore pulsante di questa musica, dobbiamo abbandonarci completamente ad essa, cedere il passo alla potenza comunicativa di Joona Toivanen che si fa largo nella molteplicità dei suoi paesaggi interiori e dei suoi mezzi espressivi.

Non esiste una definizione unica per gli otto brani che compongono “Lone Room”, piuttosto dobbiamo guardare a questa registrazione come alla compiuta realizzazione del percorso di un artista dalle innumerevoli sfaccettature, un osservatorio privilegiato da cui assistere all’evoluzione di una mente creativa che possiede pregevoli strumenti artistici di espressione.

L’esordio, intitolato “Impromptu”, assimila la poetica del frammento, un improvviso che apre alle tracce successive con una certa economia di voci, economia che rende nitide le frasi, quasi le isola dando corpo tangibile all’idea musicale. Anche l’originale “Lowlands” mantiene questa scarna tessitura, con un suono che per soluzioni tecniche e armoniche rimanda alle terre dell’Oriente. Un brano che trova una sorta di parallelo ideale con l’altro intitolato “Highlands”, dove il paesaggismo interiore di Toivanen schiude un ulteriore varco da attraversare per trasmetterci le sue immagini.

È con la titletrack “Lone Room” che la solitaria stanza del pianista si riempie di immagini, lo spazio viene letteralmente occupato grazie a un’idea melodica ampiamente narrativa il cui disegno è affatto scontato, con le sue aperture e slanci, con il cangiante movimento ritmico che la sostiene e armonizzazioni corpose che colmano lo spazio sonoro. Questo gusto per il disegno melodico ben delineato si esprime anche nella più classica “Moon Illusion”, un brano che rimanda alle grandi ballad. “Lone Room” si chiude con “Whale Song”. Il significato del titolo di questo brano è presto svelato dal suo suono che ci immerge nell’affascinante “canto” delle balene, un suono che possiamo arrivare a comprendere solo parzialmente con il nostro orecchio umano, un linguaggio misterioso, ma che incanta con le sue suggestioni oceaniche e che Toivanen trasforma in un’esperienza di bellezza.

Riassume bene questo ascolto Brian Morton nelle note di “Lone Room” quando scrive: “È luce e spirito (potremmo definirlo uno spirito ironico, kafkiano) ma anche, talvolta, ombra. Racconta delle storie, ma in modo scherzoso e indiretto. Soprattutto ha lo straordinario pregio di presentarsi come un disco che non è sicuramente destinato ad un solo ascolto…”.

Tracklist: 1. Impromptu; 2. Lowlands; 3. Lone Room; 4. Moon Illusion; 5. Kafka; 6. Elder; 7. Highlands; 8. Whale Song.

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