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John Taylor, Phases (2009, CamJazz)

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John Taylor, Phases (2009, CamJazz), 5.0 out of 5 based on 285 ratings

John Taylor, Phases (2009, CamJazz)

Pigiamo il tasto play e immediatamente siamo avvolti da suoni isolati, microframmentazioni di materia sonora di cui intuiamo il desiderio di dilagare e ne seguiamo con curiosità i tentativi. Come una timidezza, quella del primo sole dopo l’inverno, come un risveglio lento e pigro, interrotto da qualche residua goccia di pioggia. “Spring” è il primo dei dodici brani di questo lavoro in piano solo del pianista John Taylor.

Phases” rimanda alle stagioni, al susseguirsi della scansione temporale dell’anno nell’avvicendarsi dei suoi climi, umori, impressioni. Notevole lavoro di composizione per John Taylor, autore di tutti i pezzi, fatta eccezione per “Fedora”, del trombettista Kenny Weehler. Intimismo, delicatezza, introspezione, una fondamentale sincerità, una cifra stilistica che tiene conto non solo di alcuni grandi maestri del pianismo jazz da Bill Evans a Keith Jarrett, ma anche di alcuni compositori classici novecenteschi, uno fra tutti Debussy. Solo questi nomi sarebbero sufficienti a connotare l’atmosfera suggestiva di questo disco, ma Taylor va oltre e modella le forme piegandole a un sentire che nasce dall’osservazione del mondo, fuori e dentro di sé. La varietà di idee melodiche trova complemento naturale nella raffinatezza dell’esplorazione armonica che combinandosi ai tessuti tematici ci immette in un universo di immagini: dalla luce all’oscurità, dalla paura del labirinto al soffio benefico di un istante di vento fresco.

“Fedora”, con quel timbro del pianoforte chiaro e preciso e quell’andamento ritmico quasi di danza, contiene in sé un intero immaginario. La splendida melodia di “Summer”, che si inerpica sull’ostinato della mano sinistra, fa quasi da preludio ideale alla lunare e romantica “Autumn” e alla struggente “Winter”. Non mancano i momenti di dinamismo e forte ritmicità, come in “Duetto”. Pigiamo nuovamente play, dopo aver ascoltato i dodici brani di questo disco, per ricominciare, perché questa è musica che va ascoltata con la testa oltre che con il cuore, con attenzione, perché ogni ascolto equivale a una scoperta.

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1 commento

  1. Ciao Sergio, questo disco ho dovuto ascoltarlo ripetute volte, perché ogni volta che ricominciavo sentivo cose diverse e sono certa che ogni volta che lo riascolterò sarà così. Lo consiglio caldamente a tutti coloro che amano il pianoforte, dentro c'è un mondo, è il mondo di John Taylor, ma anche il mio e il tuo….

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