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Intervista ad Andreas Kern e Paul Cibis (Piano Battle) Piano City Milano 2012

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Intervista ad Andreas Kern e Paul Cibis (Piano Battle) Piano City Milano 2012, 5.0 out of 5 based on 283 ratings

Intervista ad Andreas Kern e Paul Cibis (Piano Battle)

Piano City Milano 2012

a cura di Michele Guerrini e Giulio Cinelli

Piano Battle è una terra immaginaria in cui la musica e l’emotività dominano, con ironia e gioco. Una sfida fra due pianisti. Un dualismo chiaro e profondo che divide il malinconico, romantico e poetico Paul Cibis dall’impetuoso ed estroverso Andreas Kern. Un combattimento che esiste grazie al pubblico che decide il vincitore finale e che durante i sei round della sfida può modificare, interagire e trasformare il duello degli artisti.
Un momento di arte tramutata in intrattenimento e improvvisazione che sta facendo il giro del mondo e che ha raggiunto Milano in occasione del Piano City Festival.
Qui si è mostrato il lato più vivace ed estroverso del duo tedesco di pianisti, che ha trasformato l’audience raccolta nella Rotonda della Besana in spettatori attivi e coinvolti, ammaliati dalle note di Chopin, dal tributo a Lucio Dalla e divertiti dalla sfida-maratona sull’inno europeo. Ecco qui una veloce e piacevole chiacchierata prima della sfida… Secondo voi chi avrà vinto?

TRADUZIONE

CHALLENGE
Pianosolo:
Voi siete qui per una sfida fra musicisti, ma quale è la sfida fra il musicista e il proprio strumento, il piano nel vostro caso?

Paul: tra il pianista e lo strumento? Io credo proprio che non ci sia alcuna sfida. Cioè idealmente… idealmente il piano è così meraviglioso che non è una sfida. La sfida può essere il repertorio, l’acustica, la tecnica, ma in quanto strumento il piano è capace di fare ciò che vuoi se ne sei capace.

Andreas: Tu non puoi cambiare il piano, quando ti siedi devi confrontartici. Ma qui io posso cambiare lui, così sai.. alla fine sarò io il vincitore perché posso farcela con lui, con il pianoforte no. Lo vedi? Sta già cambiando! Si sta arrabbiando perché sta cominciando a perdere.

P: il problema è che lui non ha mai perso il mondo dei sogni, non vince mai e continua a provare provare nuove attrazioni…

A: vediamo che succede qua a Milano!

 

DREAMWORLD

Pianosolo: Quant’ è fondamentale il proprio mondo dei sogni per un’artista?

A:È veramente importante. Senza fantasia è inutile. A volte sogni un suono che non è reale, non è nella realtà, ma lo sogni ed è migliore. C’era per esempio un famoso pianista che disse: “Tu non puoi fare un crescendo su un piano suonando una sola nota alla volta, non è come il violino, nel piano no. Ma puoi immaginarlo e crearlo lì”

 

AN IMAGE FOR THE DREAMWORLD

Pianosolo: Che tipo di immagine sintetizza il tuo mondo dei sogni?

P: Mi creo sempre un’immagine reale di fronte a me. Un’immagine come una foto o un film in cui la camera si muove, la camera si avvicina agli occhi oppure prende tutta la scena, gli edifici dietro. Ti dà l’atmosfera del film e allo stesso tempo l’immagine del suono.L’immagine della storia che stai cercando di raccontare.

Pianosolo: Ma in Piano Battle hai Andreas di fronte a te…

P: Sì ma fortunatamente molto lontano da me!!!  Comunque poi suoni per dare il meglio di te suonando la composizione, per convincere  l’audience.

 

TRAINING

Pianosolo: Come vi preparate ogni volta alla sfida, al Piano Battle?

A: Io vado in Russia. Per allenare i muscoli. Suono in strade abbandonate, devo avere una forza molto energica perché io non posso venire qua e suonare tranquillo, devo essere concentrato. Io devo ucciderlo! Ma ucciderlo dolcemente, ma non lo so come Paul si prepari invece, non credo si prepari.

P: Io mi preparo sopratutto mentalmente. L’immagine del brano, l’immagine dell’atmosfera che voglio creare, la tecnica.

A: Tu dici tecnica, ma non hai tecnica.

P: Come tu che vai in Russia, io faccio qualcosa del genere ma vado a farmi un massaggio ai piedi!

A: In Hong Kong eh?

P: Per rilassarmi, rilassarmi mentalmente e prepararmi.

A: Lui infatti suona sempre così rilassato, così morbido…

P: Quello che convince la gente è qui nella testa.

A: Sì, anche,  ma è pure qui nello stomaco,  qui nel cuore, ovunque.

P: Gli spettatori decideranno riguardo a questo.

 

AUDIENCE

Pianosolo: Con che tipo di audience avete dovuto rapportarvi?

P: L’audience è diversa dovunque vai, è fantastico… a Berlino era molto critica, precisa, attenta osservatrice. Conoscevano i pezzi.

A: Quando c’erano 600 persone e dovevano votare era buffo: 480 e 120.

P: Contavano veramente ogni voto.

A: In Cina amavano me perché ero diverso da Paul.

P: A Berlino l’ultima volta ho vinto io.

A: No no!

P: Sì invece.

A: Ah vero, giusto!

P: Perché era molto più basato sulla musica, in Cina era più legato allo show.

A: Ha troppi amici su Facebook! È comunque una questione di empatia, non solo di musica. A volte già all’inizio capisci che ci sono troppi amici di Paul ed è davvero difficile.

 

ITALIAN AUDIENCE

Pianosolo: E come vi aspettate il pubblico italiano di stasera?

P: Temperamento, carattere, empatia e atmosfera. Emozioni forti, una forte espressione delle proprie passioni è quello che mi aspetto.

A: Parliamo un inglese molto semplice…ahha così credo che andrà bene. È un grande posto la Rotonda della Besana, ha un’atmosfera molto bella, ma credo che dovremo creare qualcosa di differente. Non un’atmosfera dolce, suonare tranquilli, ma qualcosa di grintoso e credo che l’audience ci seguirà.

 

TASTE & REPERTOIRE

Pianosolo: Come scegliete il vostro repertorio per ogni Piano Battle, qual è il gusto dominante?

A: Ho un buon gusto. Cioè suoniamo Chopin, ma anche Blues Brothers, canzoni pop, anche Lady Gaga. Improvvisiamo….comunque sempre buona musica

P: Ci scambiamo idee…

 

GOOD MUSIC

Pianosolo: Andreas hai usato una locuzione pericolosa “Buona Musica”, che cosa intendi di preciso, rapportato ai nostri giorni?

A: Penso che non sia quella che controlla la maggior parte del mercato. La buona musica si può definire solo dopo 20-30 anni, la musica quindi che sopravvive. Ma ciò che intendo è che quando l’audience riceve una buona impressione dalla musica, non da ciò che ha attorno, ma dalla musica, questa deve essere abbastanza buona.

P: Io credo che debba raccontare una storia, una storia interessante ancora dopo tanti anni. Credo sia un buon criterio.

 

SUGGESTION

Pianosolo: Ultima domanda, e importante per molti dei nostri lettori. Qual è il vostro consiglio per un pianista che ha iniziato il proprio percorso?

P: Suonare, suonare bene ciò che ti piace suonare. Non sprecare il tuo tempo con repertori che non ti piacciono. Solo se ti piace puoi suonare bene e questa è la prima condizione necessaria

A: Sono concorde stavolta, anche se credo sia importante trovare il proprio punto speciale, la propria unicità. perché sei speciale, quale è la tua specialità, trovare la tua personalità dentro la musica, se suoni per hobby è ok, ma se sai ciò che fai. Se hai 10 anni ok, ma se ne hai 16 è il momento giusto.

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