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Intervista a Leonora Armellini

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Intervista a Leonora Armellini, 5.0 out of 5 based on 291 ratings

Intervista a Leonora Armellini

a cura di Paola Parri

A soli 12 anni si è diplomata in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e menzione onorevole, ha vinto già numerosi premi nazionali e internazionali, ha un repertorio vastissimo sia a livello solistico che cameristico e concertistico e nel 2010 è arrivata alle semifinali del Concorso Pianistico Internazionale Chopin di Varsavia: Leonora Armellini, oggi diciottenne, è un talento. Ascoltandola suonare percepiamo subito uno spiccato senso interpretativo che prende corpo nel suo tocco deciso, brillante, privo di esitazioni, eppure capace di delicatezza e sensibilità, in una naturalezza espressiva che è dote di gran pregio. Giovanissima, ha già rivelato di avere tutte le carte in regola per seguire una carriera pianistica ai massimi livelli, mostrando determinazione, forza di volontà, talento, passione e impegno.

Ringrazio a nome di Pianosolo.it  Leonora Armellini che in questa breve intervista ci ha raccontato un po’ di sé, di come gradualmente sta costruendo il suo percorso musicale, dei suoi obiettivi, dei suoi sogni e della sua vita quotidiana.

Paola Parri: Ciao Leonora, benvenuta su Pianosolo! Cominciamo dall’inizio: a soli 12 anni ti sei diplomata in pianoforte al Conservatorio con il massimo dei voti, lode e menzione onorevole. Ma quando hai iniziato a studiare?

Leonora Armellini: A quattro anni ho iniziato a prendere lezioni, ma già da prima suonavo qualcosa, ad esempio le canzoncine per bambini che sentivo in giro (rigorosamente ad orecchio e con diteggiature improbabili)! Ho una bellissima foto di me a due anni con una tastiera giocattolo sulle gambe e una faccia concentratissima! Poi a quattro anni ho conosciuto quella che sarebbe diventata la mia insegnante (Laura Palmieri) e ho iniziato a studiare seriamente.

P.P.: Ho ascoltato molte delle tue esecuzioni e sono rimasta colpita dalla sicurezza che trasmetti nell’approccio allo strumento. Come si raggiunge questa sicurezza? Si conquista studiando molto o è anche parte di qualcosa di innato che potremmo chiamare talento?

L.A.: Io penso che il talento sia solo una parte del lavoro, serve fino a un certo punto. Nel senso, ti può aiutare nello studio per le idee musicali e per la facilità nel risolvere alcuni passi tecnici, ma per quanto riguarda la sicurezza nel momento di un concerto o di un concorso, credo si raggiunga solo con tanto studio.

P.P.: Parliamo proprio dello studio. Quante ore dedichi al pianoforte? Come riesci a conciliare lo studio con la scuola?

L.A.: Lo studio del pianoforte prende chiaramente gran parte della mia giornata. In termini di ore direi 6 o 7, ma dipende dai casi. Il discorso della scuola è un pochino più complicato… Nel senso che mi è stato sempre difficile trovare comprensione da parte dei professori e il tutto era diventato molto opprimente. Diciamo però che sono sempre riuscita a conciliare, in un modo o nell’altro! Serve molta organizzazione e chiaramente bisogna rinunciare a tante cose. L’anno scorso dormivo 3-4 ore a notte per finire di studiare per l’interrogazione del giorno dopo, e non era per niente facile. Ora sarei all’ultimo anno del Liceo Classico ma per via del concorso a Varsavia mi sono messa “in pausa”, vedremo come andrà… Probabilmente finirò il prossimo anno con calma.

P.P.: E il tuo tempo libero? Come lo trascorri? I tuoi amici sono tutti musicisti?

L.A.: Il tempo libero non è moltissimo, ma comunque è abbastanza per non diventare pazza! Ho molti amici fantastici, e quando ho voglia di uscire o di passare una serata in compagnia ci divertiamo sempre tantissimo. Gran parte chiaramente sono musicisti: o sono studenti del Conservatorio della mia città o comunque musicisti che abitano in altre parti d’Italia o Europa, e in quel caso il computer e il telefono sono fantastici per rimanere sempre in contatto! Nel tempo libero in genere sto a casa, e i passatempi possono essere tanti: una puntata dei Simpson o di CSI in tv, una mezz’oretta al computer, una telefonata a amici che abitano lontano, portare fuori i miei cani… Inoltre ultimamente mi sto dedicando ad una trascrizione per pianoforte e orchestra, e sto studiando tedesco e francese (e spero di trovare il coraggio di iniziare il polacco!!!).

P.P.: Qual è il tuo metodo di studio? Come affronti un nuovo brano: analizzi prima la partitura, lo ascolti in esecuzioni di altri interpreti, o ti metti immediatamente al piano? Ti documenti anche sugli aspetti culturali del brano (epoca di composizione, contesto, ecc.)?

L.A.: Dipende dai casi! In genere, siccome ho una prima vista abbastanza buona, passo direttamente alla lettura. Dopo essermi fatta un’idea globale del pezzo magari mi metto ad ascoltare qualche registrazione, giusto per velocizzare l’apprendimento del testo. Ma non mi piace farmi influenzare da altre interpretazioni, seppur di grandi musicisti, perché non vorrei dare l’idea di essere una “brutta copia” di altri pianisti! Certamente mi informo anche sul contesto del brano, ad esempio durante la preparazione per Varsavia ho letto tutto il leggibile su Chopin!!!

P.P.: Pur essendo molto giovane, tu hai già un repertorio molto vasto, sia in ambito solistico, che concertistico e cameristico: Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Liszt, Schumann e via dicendo. Qual è l’ambito musicale che vorresti approfondire? Ci sono compositori che ami particolarmente?

L.A.: Ora vorrei approfondire la musica russa di ‘800 e ‘900. Non ho ancora avuto modo di studiarne molta, anche se qualcosa l’ho già fatta (il repertorio nel mio sito internet è aggiornato a due anni fa!); questo anche per via del concorso Chopin, che mi ha preso più di un anno di studio. Chiaramente adoro Chopin, ma ora è il periodo in cui amo follemente Prokofiev: ho messo su il terzo Concerto per pianoforte e orchestra, sto studiando un’altra Sonata e la Toccata. Ora sto studiando anche qualche Preludio e Studio di Rachmaninov.

P.P.: Non ho visto nel tuo repertorio ancora i concerti per pianoforte e orchestra di Rachmaninov… So che sono considerati tecnicamente molto complessi, vorrei sapere la tua opinione in merito e se eseguirli sarà una delle tue sfide per il futuro.

L.A.: Il secondo di Rachmaninov è uno dei miei pezzi preferiti. Certamente è molto complesso, ma con tanto studio si può fare. Ora non sarebbe serio mettere troppa carne al fuoco (mi sto concentrando su altre cose ugualmente complesse), ma ovviamente prima o poi lo studierò.

P.P.: Nel tuo repertorio ho visto invece spuntare un “Gershwin”… Ti lasci mai tentare da musica che non sia classica? Che cosa ti piace ascoltare?

L.A.: Eh sì, ho suonato la Rapsodia in Blu con l’orchestra di fiati! È stato divertentissimo! Ovvio che la musica classica è la mia preferita, ma quando voglio cambiare atmosfera per un po’ mi piace ascoltare rock anni ’80,musica country e un po’ di metal… Lo so, può sembrare strano, ma secondo me non lo è poi così tanto!!!

P.P.: Vorrei soffermarmi un momento su un compositore molto caro a tutti i pianisti, sto parlando di Chopin. Credo che eseguire le composizioni di Chopin richieda, oltre a una notevole abilità tecnica, una grande intensità espressiva, una intenzione particolare. Io ho ascoltato il tuo Chopin e ho molto apprezzato proprio la tua espressività sincera. Come riesci ad avvicinare le emozioni di un compositore così distante nel tempo alla tua sensibilità di ragazza giovane che vive in un contesto storico e sociale completamente diverso?

L.A.: Io penso che le emozioni non abbiano tempo. Chopin è vissuto due secoli fa e la nostra epoca è completamente diversa, certo, ma sentimenti come l’amore, la nostalgia per qualcosa, il dolore, la gioia sono rimasti gli stessi. Basta cercare di “mettersi nei panni” dell’autore e provare a capire cosa voleva dire con quelle note, con quella frase… e, comunque, ci sono tantissimi libri per capire il contesto storico e sociale in cui ha vissuto Chopin, e anche in che particolare momento della sua vita ha scritto un pezzo. Insomma, sono dell’idea che per interpretare Chopin, o qualunque altro compositore (specialmente romantico), ci voglia sì molta sensibilità, ma anche una buona cultura!

P.P.: Quest’anno hai partecipato al Concorso Internazionale Chopin. Com’è stata questa esperienza? Cosa pensi in generale dei concorsi musicali?

L.A.: È stata un’esperienza straordinaria. Suonare in una sala così bella, davanti a quella giuria e con un pubblico così caloroso è stato fantastico, mi ha fatto crescere moltissimo. È stata anche una grande responsabilità: eravamo trasmessi in diretta in internet, visibili in qualunque parte del mondo… Dovevamo essere come dire “infallibili”: in ogni momento venivamo giudicati da chiunque, giornali, forum su internet, e chi più ne ha più ne metta… Fortunatamente non ho visto commenti negativi sulle mie esecuzioni, ma ho visto gente che commentava le prove di altri anche con una discreta cattiveria! Insomma, emotivamente sei sempre “all’erta”, è una situazione un po’ snervante! Ma ho avuto la fortuna di essere stata in grado di concentrarmi solo sulla musica: studiavo tantissimo, e quando non studiavo pensavo a quello che avevo studiato. Pensavo in continuazione a come avrei potuto suonare meglio un pezzo, e quando sei sotto concorso studiare “con la testa” è anche rilassante. Prima, durante e dopo le esecuzioni eravamo seguiti ovunque da telecamere e giornalisti… Non c’era un attimo di tregua! Ma, anche se può sembrare che fosse una situazione paradossale, in realtà le telecamere mi aiutavano a sgombrare la mente dalle preoccupazioni prima di salire sul palco! La cosa bella è stata che, grazie a questo insieme di cose, mi sono sentita più tranquilla a suonare al concorso Chopin che a qualunque altra occasione importante che mi sia capitata! Il momento dei risultati invece era sempre tremendo: ore e ore ad aspettare, e, una volta che stavano per annunciare i risultati, siccome nell’ordine alfabetico ero all’inizio, o dicevano subito il mio nome o non ero passata… insomma, c’era decisamente molta suspence! L’ambiente in generale però era stupendo: ci si misurava in continuazione con pianisti da tutto il mondo e comunque scelti dopo varie selezioni, ed essere inclusi in quel gruppo ristretto era veramente stimolante (e anche gratificante!!!). Ho fatto amicizia con molti concorrenti e anche vari studenti del conservatorio di Varsavia che hanno assistito a tutte le prove. Le ragazze e i ragazzi che lavoravano nella segreteria erano sempre disponibili e sorridenti, ti facevano sentire come se fossi a casa tua… Insomma, dopo un mese lì, Varsavia mi è davvero rimasta nel cuore!

Sono convinta che i concorsi siano indispensabili per crescere musicalmente e tecnicamente e rinforzare il carattere, diventi in sostanza una “macchina da guerra”… ma non credo che premino sempre e solo la Musica! Spesso sono altri gli interessi in gioco, o magari preferiscono un pianista infallibile ma che non provi molte emozioni… è in sostanza sempre un terno al lotto. L’importante è arrivare preparati e forti e non farsi influenzare da un risultato più o meno negativo, perché, anche se non è la giuria a premiarti, se lo meriti sarà il pubblico a riconoscere il tuo valore. Questo è frutto di un’esperienza diretta: infatti, dopo la mia eliminazione a un passo dalla finale il pubblico polacco (e non solo polacco) e i media sono rimasti molto dispiaciuti. Mi hanno fatto tantissime interviste, ora dovrò tornare in Polonia varie volte per suonare (e ho anche un’agenzia che si occupa dei miei concerti lì) e ricevo in continuazione email di complimenti da persone da tutto il mondo che mi hanno seguita al concorso. È una soddisfazione enorme, che mi sta dando una grandissima forza di andare avanti e fare sempre del mio meglio.

P.P.: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

L.A.: Studiare a andare avanti come ho sempre fatto! Proponendomi obiettivi sempre più alti e migliorare continuamente come musicista e come persona, perché la musica è vita e la vita va sperimentata fino in fondo!

P.P.: Molti dei nostri lettori si stanno avvicinando ora allo studio del pianoforte. C’è un consiglio che potresti dare loro?

L.A.: L’unico consiglio che posso dare a chi si sta avvicinando ora al pianoforte è semplice: di amare sempre la musica perché è una delle cose più belle che ci siano! Quella del musicista, indipendentemente dalla crisi generale che stiamo passando, è una vita meravigliosa, e se ogni tanto potranno non aver voglia di studiare, o sentirsi scoraggiati, che abbiano la pazienza e la forza di andare avanti perché ne vale davvero la pena!

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5 COMMENTI

  1. Paola, devo farti i complimenti! le tue interviste sono veramente fantastiche! e scrivi in un modo che è semplicemente favoloso!! apprezzo moltissimo i tuoi post!!
    dovresti curare qualche rubrica in più, saresti splendida come opinionista 🙂

    credo sia forse l'unico motivo per cui sbircio ogni tanto su questo blog…

    • Grazie mille! 🙂
      Sono davvero contenta che il mio contributo su Pianosolo venga apprezzato Andrej, ma ci tengo a sottolineare come tutto il blog sia frutto di un lavoro di squadra che quotidianamente viene portato avanti con passione e volontà da Giulio, Christian, Michele ecc… Molte delle mie interviste non sarebbero possibili senza il lavoro di tutti loro.
      Ogni giorno il fine prefissato è quello della crescita, non solo in senso quantitativo, ma anche qualitativo degli interventi, in adempimento all'obiettivo più generale che ovviamente è quello di contribuire in qualche modo a mantenere viva l'attenzione sulla musica, senza limiti di genere.
      Personalmente credo molto nel potere della musica di renderci migliori, nella sua capacità di incidere positivamente sulla nostra sensibilità, nella sua connotazione formativa (e non parlo di formazione musicale in senso stretto, quanto di un più ampio concetto di formazione dell'uomo), ed è questo il motivo del mio impegno.
      Ti ringrazio davvero molto per le tue belle parole e… continua a seguirci. 😉

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