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Intervista a Irene Veneziano

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Intervista a Irene Veneziano, 5.0 out of 5 based on 294 ratings

Pluridiplomata con il massimo dei voti presso le più importanti istituzioni musicali, vincitrice di molti concorsi pianistici nazionali e internazionali, semifinalista al prestigioso Concorso internazionale Chopin 2010 di Varsavia, Irene Veneziano è molto di più di un giovane talento. Svolge un’intensa attività concertistica sia in recital solistici per pianoforte che in formazioni cameristiche. Le abbiamo fatto qualche domanda sui suoi studi, sul suo modo di vivere la musica, sui suoi progetti e quello che ne è emerso assomiglia molto alla sua musica: passione, entusiasmo, senbilità e intelligenza.

Pianosolo desidera ringraziare Irene Veneziano.

Se volete tenervi aggiornati sull’attività concertistica di quest’artista, visitate il suo sito http://sites.google.com/site/ireneveneziano/


Paola Parri: Benvenuta su Pianosolo.it Irene. Puoi raccontarci il tuo percorso di studi musicali?

Irene Veneziano: Grazie! Provengo da una famiglia di non musicisti, dunque ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte un po’ per caso. La mia prima insegnante, una ragazza dolcissima che mi ha fatto innamorare della musica fin da subito, si chiama Caterina Sibilia, e con lei ho studiato fino all’esame di quinto anno che ho sostenuto in terza media. Successivamente sono entrata al Conservatorio “G. Puccini” di Gallarate, dove mi sono diplomata con Massimo Neri. A questo punto ho frequentato contemporaneamente diversi corsi: il Biennio specialistico (con Edda Ponti) e anche il corso quadriennale di Didattica della musica al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, il corso di musica da camera all’Accademia Internazionale di Imola (con Pier Narciso Masi e con il Trio Altenberg) ed il corso triennale di alto perfezionamento all’Accademia di Santa Cecilia di Roma con Sergio Perticaroli. Adesso studio anche con il Maestro Konstantin Bogino.

P.P.: Hai incontrato difficoltà in questo percorso? Di che natura?

I.V.: Ovviamente frequentare il Conservatorio parallelamente al Liceo Scientifico è stato molto faticoso, ed ancor più i quattro corsi simultanei che ho elencato prima. Ho dovuto imparare ad organizzarmi molto bene ed impegnarmi molto! Ma la difficoltà maggiore mi si è presentata quando ho dovuto scegliere cosa fare della mia vita. Infatti fino alla fine del Liceo non avevo assolutamente idea che avrei fatto la musicista di professione! Avevo anche altri interessi e soprattutto tenevo moltissimo alla scuola: mi è sempre piaciuto studiare e avevo risultati eccellenti. Avrei tanto voluto fare l’università (avrei scelto matematica!!), d’altra parte capivo che scegliendo un corso di laurea pesante avrei dovuto mettere un po’ da parte la musica… Ho pensato dunque a Psicologia, dove non c’era l’obbligo di frequenza, ma alla fine avevano creato da poco anche i Bienni specialistici di pianoforte (incompatibili con i corsi universitari). Sono stata per molti mesi davvero in crisi, i miei insegnanti di scuola mi dicevano che sarei stata matta a non frequentare l’università, i miei insegnanti di musica mi incoraggiavano a proseguire per questa strada… Per fortuna sono stata sempre supportata dai miei fantastici genitori, che hanno cercato di aiutarmi, di valutare insieme a me le varie possibilità, dimostrandosi disponibili ad accettare qualunque mia scelta, purché mi rendesse felice. Alla fine ho deciso di dedicarmi alla musica, valutando la possibilità di poter cambiare idea se non mi fossi sentita soddisfatta. Invece non solo mi sono sentita realizzata, ma mi sono sempre più innamorata della musica a tal punto che ora non potrei più farne a meno! La cosa più bella di tutto questo è che ho scelto liberamente cosa fare, nessuno mi ha voluto indirizzare forzatamente, e credo che questo sia molto importante: scegliere con la propria testa e scegliere qualcosa a cui si è appassionati.

P.P.: Cos’è il pianoforte per Irene Veneziano?

I.V.: Quando a nove anni ho chiesto di poter prendere lezioni di musica non avevo in mente altro che il pianoforte, agli altri strumenti non ero interessata. Il perché…non lo so!

Tuttavia, nonostante ora la mia vita stia ruotando intorno al pianoforte, so che potrei fare a meno di questo strumento…ma non della musica!! La musica per me è emozione. Ed espressione. Nel tempo ho capito che sono una persona che ricerca ed ha bisogno di emozioni forti, non estreme, ma intense e vere: cerco una vita che non sia un tenue acquerello, ma una tela piena di accesi colori che si sovrappongono e sfumano l’uno nell’altro. Inoltre sono una persona che ha un grandissimo bisogno di esprimersi e comunicare, sento come un’energia fortissima dentro di me che ha bisogno di sprigionarsi…e nella musica trova il suo sfogo.

P.P.: Leggere, ascoltare, studiare sono tre fasi che precedono il suonare. Qual è nella tua esperienza l’elemento base? Da cosa parti nello studio di un nuovo brano?

I.V.: Quando inizio un nuovo brano prima di tutto lo suono, direttamente, senza ascoltare prima nessun’altra esecuzione. Mi piace “sentirlo”, scoprirlo in un primo momento istintivamente, e, se lo conosco poco o affatto, sorprendermi per le armonie o per la scrittura.  Probabilmente non ascoltare prima delle esecuzioni allunga un po’ i tempi di apprendimento, ma trovo talmente gusto nella lettura di nuovi pezzi che non potrei rinunciare a questo piacere! (per me è invece molto più faticoso e impegnativo perfezionare brani già appresi) Poi a mano a mano che lo imparo sento la necessità di informarmi, di ascoltare altre esecuzioni per prendere degli spunti o valutare se sono su una strada corretta, di leggere libri a riguardo per comprendere meglio il brano stesso o il mondo che gli ruota attorno.

P.P.: Quando suoni mostri di avere quasi un approccio fisico al pianoforte, il tuo corpo sembra seguire la musica. Tutto il corpo suona Irene?

I.V.: Già, è il mio corpo che segue la musica, in modo naturale ed istintivo. Quando si suona si è talmente immersi nella musica da diventare quasi un tutt’uno inestricabile con essa e senza accorgersene se ne viene trasportati. Ultimamente tuttavia sto studiando anche la posizione del mio corpo e sto cercando di limitare i movimenti che mi verrebbero spontanei, ma che riconosco come superflui o dannosi per il controllo dell’esecuzione.

D’altra parte non miro neanche a suonare in modo “statuario”, perché il movimento del corpo mi aiuta ad esprimere l’emozione che in quel momento voglio trasmettere e che dunque sto provando.

P.P.: Il tuo repertorio è molto vasto, sia in piano solo che in ambito cameristico. Prediligi un compositore in particolare e perché?

I.V.: In questo periodo della mia vita mi sento molto vicina alla musica romantica e post romantica. I miei compositori preferiti sono F. Chopin e S. Rachmaninov, con la loro passione, dolcezza, straziante malinconia.  Ma sta arrivando il momento in cui mi riavvicinerò ai compositori classici, che finora ho sentito abbastanza lontani dalla mia sensibilità (e dalla mia tecnica!). Riguardo alla musica da camera, essa è forse la mia passione più grande: comunicare con altri musicisti, creare insieme una musica che vive, che si trasforma a seconda delle idee e delle sensazioni estemporanee delle singole personalità, i momenti in cui si è “al servizio” dell’espressione dell’altro e quelli in cui si “dialoga” insieme…emozioni impareggiabili e indescrivibili!!

P.P.: Quando suoni un brano di un compositore come lavori sull’interpretazione? Cosa accade? Scatta un meccanismo di identificazione con il compositore o rendi soggettive certe emozioni, le trasporti cioè nel tuo vissuto e le filtri attraverso la tua sensibilità?

I.V.: Per prima cosa cerco di rispettare la scrittura il più possibile. Cerco di comprenderla, di capire dalla scrittura l’interpretazione del pezzo. Di certo le conoscenze sull’autore e sul periodo storico aiutano ad avere un’interpretazione adeguata allo stile, anche se spesso è appunto la scrittura stessa che suggerisce il tipo di interpretazione.  Ovviamente ogni pianista filtra le emozioni attraverso la propria sensibilità ed è questo che rende meravigliosa la musica, perché non rimane mai uguale a se stessa, ma ogni volta rivive e rinasce sotto le dita e attraverso il cuore delle persone più diverse..!

P.P.: Oltre alla musica classica, ascolti e suoni brani appartenenti ad altri generi musicali?

I.V.: Non so come mai, ma ho sempre associato il pianoforte alla musica classica, perciò normalmente non eseguo altri generi. Di certo qualche volta è capitato di suonare altro, per esempio musica da film o musica jazz (ma scritta, perché non so improvvisare purtroppo). In compenso ascolto un po’ di tutto!

P.P.: Come si ottiene la concentrazione giusta prima di un concerto? Hai mai paura? Hai qualche rituale scaramantico che fai precedere un’esibizione importante?

I.V.: La domanda giusta sarebbe “Qualche volta capita che tu non abbia paura?”! La paura e l’emozione ci sono sempre, e sono rarissime le volte in cui mi sento completamente tranquilla.  Da una parte l’emozione mi stimola molto, e spesso infatti in concerto riesco ad essere molto più intensa e comunicativa che a casa. Dall’altra, l’agitazione mi porta a sbagliare di più del normale, e quando è troppa e diventa “paura” posso avere vuoti di memoria o sentirmi in una condizione di disagio. Purtroppo questo succede, e so anche che fa “parte del gioco”, perciò cerco solamente di ridurne gli effetti negativi.  Prima di suonare non ho riti scaramantici, ma preferisco fare un po’ di stretching per avere i muscoli caldi ed evitare la brutta sensazione delle mani “bloccate”. Per diminuire la sensazione di paura, innanzitutto cerco sempre di prepararmi al meglio, in modo da aumentare la mia sicurezza. Tuttavia lo studio non basta, perché quello che conta per suonare bene è lo stato psicologico in cui ci si trova in quel preciso momento! Ho letto moltissimi libri ultimamente sul training autogeno e su varie tecniche per rilassarsi, per affrontare al meglio il pubblico e le proprie emozioni. Una cosa fondamentale per poter suonare al meglio è avere un atteggiamento positivo e ottimistico: e bisogna “studiare” ed esercitare anche questo! Se ascoltiamo la nostra “voce interiore” che ci ripete che stiamo per sbagliare, avremo già perso la concentrazione sulla musica che stiamo producendo in quel momento. In concerto, per evitare di pensare alla paura, cerco di concentrarmi su due aspetti: la sensazione che a mano a mano voglio esprimere (perché è solo se la sento che posso trasmetterla) e il gesto o l’atteggiamento fisico che devo mantenere perché riescano alcuni passaggi e per evitare tensioni muscolari.

P.P.: Parlaci della tua giornata tipo. Quanto del tuo tempo è dedicato allo studio? E il tempo libero come lo impieghi?

I.V.: Non mi sveglio molto presto perché ho bisogno di tantissime ore di sonno!! La mattina studio sempre molto intensamente, almeno 3 ore. Riprendo a studiare dopo un momento di relax post pranzo, e nel tardo pomeriggio dò quasi sempre lezioni a degli allievi. La sera non suono praticamente mai, mi rilasso, esco con i miei amici, sto al computer, guardo dei film, o leggo dei libri.

P.P.: Tu possiedi anche un diploma in didattica della musica. Ti piacerebbe insegnare? C’è un metodo che ritieni particolarmente valido? Insomma puoi dare qualche consiglio agli aspiranti pianisti che leggono Pianosolo?

I.V.: Adoro insegnare!!! Mi diverto sempre tantissimo con i miei allievi (dai 6 ai…50 anni!). Inoltre imparo sempre tantissimo anch’io, perché, soprattutto con i meno dotati, sono spinta a ricercare soluzioni, ad analizzare le modalità di apprendimento e le diverse psicologie di fronte a cui mi trovo. A giugno 2011 terrò il mio primo corso estivo di pianoforte, pianoforte propedeutico e musica da camera, e ne sono davvero entusiasta!

Non penso ci sia un metodo più efficace di altri… l’importante è trasmettere, oltre alle conoscenze, entusiasmo e passione, i motori di ogni attività. Inoltre è indispensabile capire chi ci si trova di fronte, entrare in sintonia, per trovare la migliore comunicazione possibile. Come consiglio, vorrei solo dire di affrontare lo studio della musica con pazienza e fiducia, con amore, e con serenità: certo ci vuole impegno e fatica, ma tutte le cose più belle ne necessitano!

P.P.: Cosa pensi dell’educazione musicale in Italia e delle prospettive di carriera per i giovani musicisti?

I.V.: La situazione per i giovani in Italia è estremamente difficile. L’Italia, un tempo considerata culla dell’arte, è uno degli Stati che dà meno fondi per la cultura, considerata quasi un inutile orpello. Sarebbe necessario che la nostra classe politica comprendesse che la cultura è l’anima di un popolo; si ha una mentalità talmente materialistica da considerare inutile ciò che non “frutta” economicamente. Questa visione è terribilmente limitativa e di una tristezza disarmante. Inoltre, un grossissimo problema sta nell’educazione: vista la scarsa considerazione che gode la cultura musicale in Italia, ad essa non viene dato il valore che meriterebbe nel percorso di educazione dei bambini e dei ragazzi. Ciò comporta la formazione di un popolo disinformato, poco sensibile alla musica ed alla sua importanza.

P.P.: Hai partecipato al Concorso internazionale Chopin quest’anno. Vuoi dirci come giudichi questa esperienza e in generale i concorsi pianistici?

I.V.: Credo che i concorsi siano molto utili, perché sono ottime occasioni per mettersi alla prova suonando davanti a una giuria, per confrontarsi con altri musicisti (e stringere nuove amicizie!) e soprattutto per farsi conoscere. Sono anche occasioni per intensificare lo studio e perfezionare con maggiore stimolo dei pezzi. Se poi un concorso va bene, si possono vincere dei premi e soprattutto dei concerti. Quindi ritengo essenziale per un musicista tentare dei concorsi ogni tanto, senza però farne lo scopo della propria attività.

Per me l’esperienza del concorso Chopin è stata fondamentale e me ne rendo conto sempre di più ogni giorno che passa. Di certo sono stati per me venti giorni molto difficili: lo stress è stato altissimo e al di sopra delle mie aspettative, e ne ho sofferto molto anche fisicamente.  Ma i vantaggi che ne sono derivati sono davvero moltissimi: la visibilità che ne ho ottenuto e i concerti che ne sono derivati sono alla fine il risultato minore. Infatti preparare questo concorso dedicato al mio compositore preferito mi ha permesso di scoprire delle energie che non pensavo di avere. Entusiasmata e stimolata da questo obiettivo, per alcuni mesi ho aumentato notevolmente e quasi senza sforzo le ore  dedicate allo studio e ho scoperto in me stessa molte più potenzialità di quelle che credevo di avere! Il mio approfondimento relativo a metodi di rilassamento psicofisici mi ha permesso di porre maggiore attenzione al mio corpo e ne ho tratto notevoli vantaggi specialmente dal punto di vista tecnico. Questi miglioramenti che ho riscontrano ovviamente aumentano la sicurezza in me stessa e nelle mie capacità, e anche lo stimolo a proseguire con costanza e fiducia.

P.P.: Quali sogni hai nel cassetto da realizzare in un prossimo (e lontano) futuro?

I.V.: Il mio primo sogno nel cassetto si è già avverato, quando il 10 gennaio di quest’anno ho avuto la fortuna di poter suonare nel Teatro alla Scala di Milano, in un concerto cameristico con quattro musicisti prime parti dell’orchestra: Valentino Zucchiatti, Marzo Zoni, Sandro Laffranchini, Fabien Thouand. Un’esperienza indimenticabile!! Per il futuro, spero solo di proseguire su questa strada con la stessa gioia, di riuscire anche a donare gioia agli altri (magari rendendomi utile verso chi è meno fortunato di me), sentendomi sempre realizzata e soddisfatta di quello che faccio!

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8 COMMENTI

  1. Sì. Gran bella intervista e Irene bravissima pianista.
    Complimenti a Paola.
    Trovo questa rubrica estremamente interessante. Ogni volta è un'opportunità per capire qualcosa di nuovo sulle dinamiche di chi in prima persona "pratica e vive" la musica ad alti livelli.

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