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Intervista a Gloria Campaner. Jesolo – Masterclass 2011

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Intervista a Gloria Campaner. Jesolo - Masterclass 2011, 5.0 out of 5 based on 284 ratings

Il 23 Ottobre 2011 ho avuto l’onore di partecipare al Masterclass di pianoforte tenuto a Jesolo dalla pianista Gloria Campaner. In quest’occasione ho avuto modo di apprendere moltissimo, sia attraverso la lezione individuale che ho ricevuto, sia ascoltando le interessanti lezioni degli altri allievi.

Un elemento chiave che ho potuto rilevare nel modo di spiegare di Gloria è la sua potente immaginazione, che riesce a dare un senso a ogni discorso musicale, facendoti vivere così un’esperienza extracorporea veramente unica.

Gloria Campaner si è diplomata con lode al Conservatorio di Udine e ha seguito poi corsi di perfezionamento sia in Italia che all’estero. Ha partecipato a molti concorsi pianistici riscuotendo numerosi riconoscimenti. Sono sicuro che la sua carriera sarà piena di molte altre soddisfazioni. Ora passiamo all’intervista che ci è stata gentilmente concessa.

Intervista

Christian Salerno: Come pianista, il pianoforte rappresenta in qualche modo la tua voce principale, il mezzo con cui ti esprimi. Raccontaci il tuo incontro con questo strumento e l’evoluzione del tuo percorso formativo.

 Gloria Campaner: Il mio primo incontro col pianoforte risale a quando avevo 2 anni e al mio compleanno mi era stato regalato un piccolo pianofortino a coda rosso, aveva solo due ottave, con i tasti bianchi e rossi, e in effetti da lì che nacque tutto probabilmente.  Chi mi vide suonare mi ha raccontato che non premevo i tasti a “casaccio” con un solo dito, ma che usavo entrambe le mani – addirittura e con una certa sincronia e ritmo. I miei genitori però, non essendo musicisti non mi avevano indirizzata verso alcuna via musicale. A 4 anni però una mia carissima amica aveva intrapreso dei corsi pomeridiani di musica, così, anche un po’ per seguirla, decisi di farli anch’io. In questi corsi si faceva un po’ di tutto: si cantava, suonava, ballava ecc. fin quando un insegnante, notando una mia certa propensione alla musica, mi chiese se volessi iniziare a studiare uno strumento e allora decisi per il pianoforte. Iniziai così a studiare su un pianoforte verticale quasi per gioco, ma poi ovviamente col passare degli anni la faccenda cominciava a diventare sempre più seria e complicata e così dovetti iniziare a prendere il pianoforte come un impegno vero, costante, duraturo, insomma alla fine una scelta di vita.

 C.S: C’è un’esperienza del tuo percorso di studi, un momento di difficoltà o un successo che ricordi con particolare affetto? Vuoi raccontarcelo?

G.C.: C’è stato un periodo della mia vita, quando avevo 14-15 anni, dove ho vacillato un po’ di fronte alla musica classica e il pianoforte. Il periodo dell’adolescenza è comunque difficile per tutti e anche io non me ne tiro fuori. Avevo un fidanzatino e alcuni amici cari con cui avevo una piccola band e suonavamo musica rock, mi piaceva così tanto che il mio sogno in quel periodo era quello di diventare una rock star. In quegli anni stavo anche preparando l’esame di ottavo anno e avevo anche una grande pressione addosso: il programma da terminare, i preludi e fuga di Bach che sembravano non finire mai… Perciò trovavo rifugio e serenità nelle prove con la band, che mi divertiva molto di più che stare a casa a studiare, naturalmente.

C.S: Oggi sono moltissimi i pianisti tecnicamente abilissimi e con molte doti anche in termini di espressività. Di conseguenza c’è anche molta competitività credo. Cosa pensi dei concorsi pianistici? Hanno una loro utilità per emergere in un panorama vastissimo?

 G.C.: La parola “competitività” non è una parola che mi appartiene molto, tuttavia credo che sia necessaria. Oggi ci sono moltissimi musicisti e pianisti, il numero di questi è quasi infinito, e ci sono anche dei grandissimi pianisti dal talento indubbio. I concorsi oggi hanno un valore abbastanza importante, nonostante sia di molto diminuito rispetto al passato. Una volta quei pochi concorsi pianistici erano delle vere e proprie vetrine per i pianisti ed erano in grado di cambiare radicalmente le loro carriere. Oggi la situazione è ben diversa ma ciò non toglie che il loro valore è innegabile, sono un grande stimolo per i pianisti e riesce a metterli a confronto fra loro ma anche e soprattutto con loro stessi. Inoltre i premi per i vincitori possono essere, sotto alcuni aspetti, davvero d’aiuto.

 C.S.: La contemporaneità sembra aver creato una distanza tra la gente che ascolta musica e la musica classica. Molti giovani non la conoscono, la identificano con qualcosa di distante e spesso inattuale. Cosa significa essere una pianista classica oggi?

G.C: La musica classica si sta allontanando sempre di più dai giovani, diventa sempre di più per un pubblico di nicchia, ma alla fine quello che conta è la comunicazione, arrivare oltre lo strumento, oltre il palco, arrivare a qualcuno, arrivare dentro i cuori, e se questo viene fatto con una canzone popolare piuttosto che un preludio di Chopin o con un brano di “Drum & Bass” non ha importanza. Non mi sento solo una pianista classica quindi estranea al mondo dei giovani. Anzi, quando vedo dei giovani ai miei concerti ne sono estremamente felice.

L’importante è solo arrivare alle persone, cercare una comunicazione, cercare di creare un ponte fra te e l’ascoltatore in modo tale che qualcuno possa portarsi quell’emozione nel cuore per sempre. Nel mio caso per comunicare io ho scelto la classica, un genere che adoro ma che considero musica, come qualsiasi altro genere, è sempre musica.

C.S: Il tuo repertorio spazia dalla musica di Bach, Scarlatti, al periodo classico, Beethoven, Chopin, fino a autori come Rachmaninov, Debussy, Prokofiev, ma anche Ligeti, una notevole varietà formale e stilistica. Sicuramente ognuno di questi compositori richiede un approccio diverso. Come ti avvicini a una composizione, che studio ne fai? Ti attieni alla partitura o fai anche ricerche storiche e filologiche sul compositore?

 G.C.:  In effetti è vero, ho cercato di studiare e cimentarmi su un po’ di tutto, ma ho anche le mie preferenze, senza dubbio. Invece per quanto riguarda come mi avvicino ad una composizione …a volte accadono cose molto bizzarre. Io, come tutti, dedico molto e molto tempo allo studio. A volte in modo così profondo, quando ci riesco, che mi ritrovo a immaginare o addirittura sognare di fare quattro chiacchiere con alcuni di questi compositori, fare due passi o prendere un tea assieme. Noi siamo soltanto degli esecutori – io purtroppo non compongo e non so neanche improvvisare un granché rispetto a quello che sanno fare alcuni, per cui ci ritroviamo ad interpretare un pezzo di cui abbiamo solo lo spartito, perché l’autore, molto spesso,  non c’è più. La cosa più interessante secondo me è quella di cercare attraverso la nostra espressione, attraverso il nostro essere, quello che per noi è importante, quello che soggettivamente ci fa vibrare.  È un avvicinarsi quindi alla volontà di questi compositori, o forse ai loro pensieri nel momento in cui li trasformavano in musica. Quindi più che un approccio è una voglia di far finta di aver potuto comunicare con loro, per capire quale poteva essere l’intento, la creatività e l’immaginario.

È divertente ricordarsi il periodo storico, quando sono vissuti, anche per avvicinarsi ad uno stile diverso, è perciò anche divertente a livello di studio. È anche divertente approcciarsi a un brano famoso e conosciuto, fingendo di non conoscerlo affatto.  In questo modo è possibile “ricercare” all’interno della partitura le novità, rimanere colpiti da alcuni particolari, da alcune armonie, da alcuni colori. In questo modo si conserva un certo grado di freschezza che poi dovrebbe sempre trasparire in un’ esecuzione, cercando appunto di riproporre sempre qualcosa di nuovo, sebbene sia un brano già ben conosciuto da te stesso e dal pubblico.

Non faccio dunque delle vere e proprie ricerche storiche ma leggo molto in generale, e mi interessa molto la letteratura, non solo quella pianistica, perciò tento, a mio modo, di creare un contesto attorno ad ognuno di quei Signori, tutto sommato anche per renderli più vicini alla mia realtà.

C.S.: Un compositore a te particolarmente caro e perché…

 G.C.: Il mio compositore preferito è Schumann. Mi è particolarmente caro soprattutto perché è in grado di far vibrare qualche corda del mio animo, non so ancora spiegarmi il perché. Forse è questo suo ‘musicare’ sostando in un limbo tra la poesia e la follia, la sua struttura compositiva così ricca, complessa ma allo stesso tempo intima, struggente di dolore, di difficoltà, immersa nel mistero. Trovo che sia un compositore geniale. Non è stato un grande improvvisatore, componeva a tavolino, possiamo immaginarci che sia stato più che altro un costruttore, ma un costruttore irrazionale, instabile, che ci fa fare i conti con il suo universo criptografico fatto anche di codici da decifrare e messaggi nascosti, che risuonano dentro i suoi brani e attraverso di essi. È un compositore estremamente innamorato dei dettagli, delle miniature, delle piccole scene, dei piccoli aforismi musicali molto intimi, quasi venuti da un’altra dimensione.

C.S.: Una sfida musicale che vorresti affrontare…

G.C.: La sfida è ogni giorno nell’affrontare una partitura nuova o vecchia che sia. La sfida di ascoltarsi, la sfida di non dimenticare mai quello che vogliamo comunicare, è una sfida con la musica se vogliamo.

 

C.S: È possibile secondo te raggiungere un buon livello musicale iniziando a studiare in età avanzata o semplicemente da autodidatti?

G.C.: Io non ho le competenze tecniche per poterlo giudicare, ma credo che il potere della musica sia più forte di qualunque altra cosa, e chiunque ne sente il bisogno e il desiderio si deve avvicinare, a qualunque età. Certamente può funzionare anche da autodidatta, quello che conta alla fine è divertirsi e seguire i propri stimoli.

 C.S.: Una domanda un po’ romantica: cosa rappresenta la musica in termini di emotività per te? Qual è il tuo approccio emotivo quando ti siedi al piano? Cosa provi?

G.C.: L’emotività è veramente tutto per me. Quando suono in pubblico sono convinta che si crei qualcosa di veramente speciale tra me e il mio uditorio. Sicuramente non sto dicendo nulla di nuovo ma… in quel momento si viene a creare qualcosa di veramente unico e incredibilmente intenso, può essere per il fatto che una così grande quantità di persone siano tutte concentrate e predisposte all’ascolto, il fatto che tutte queste persone indirizzano tutti i loro migliori pensieri in direzione di un unico soggetto, e che aprono i loro animi all’ascolto. Questa esperienza quasi trascendentale

è anche uno dei tanti motivi del perché continuo a fare quello che faccio. Non amo solo la musica per me stessa, ma trovo che questo momento di così altissima comunicatività con il prossimo  sia poi il significato dell’arte. Io mi sento immersa in questa grandissima energia, la percepisco proprio, e mi sento un po’ portavoce di un privilegio e di un messaggio che voglio comunicare. Sento che ho molto da dire in quel momento, anche di me stessa. È come se usassi la musica come strumento di comunicazione invece che la parola.

C.S. C’è un suggerimento, un consiglio che vorresti dare a tutti coloro che intraprendono lo studio del pianoforte?

G.C.: Il mio consiglio è quello di avvicinarsi a questo strumento se se ne sente la necessità. Come vedere una grossa coppa di lamponi e tuffarcisi dentro. Dovrebbe essere irresistibile, come nel mio caso, i lamponi. Se davanti a questo strumento la necessità è quella di cimentarsi, di provare, allora bisogna farlo. È sempre importante ascoltarsi, dare ascolto all’istinto e al desiderio.

Poi semplicemente divertirsi e godersi il piacere di far musica finché rimane un piacere.

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4 COMMENTI

  1. Bravo Christian…attenzione a non levare il mestiere a Paola 😉 , a parte gli scherzi è sempre un piacere scoprire Grandi Talenti (…non fermateVi solo dinanzi alla bellezza dell'esecutrice!!!) e, visto che non hai avuto Giulio per il video, metto qualche link :

    Gloria Campaner:
    Liscia
    F. Chopin Prelude Op.45 Do#min. http://www.youtube.com/watch?v=bctjrnQ53C8
    Gassata
    S. Prokofiev Toccata Op.11 http://www.youtube.com/watch?v=5Dp3aohf384
    o – Ferr-Orchestra
    Rachmaninov Piano Concerto No.2 Op.18, 1st Movement http://www.youtube.com/watch?v=STCroxhnBsU

    e…. chi più ne ha più ne metta 😉

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