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Intervista a Giovanni Allevi

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Intervista a Giovanni Allevi, 5.0 out of 5 based on 294 ratings

Cari amici e fan di Pianosolo, come avrete letto qualche articolo fa, quest’estate abbiamo seguito un concerto dal vivo di Giovanni Allevi col risultato dello splendido report di Michele. Ebbene con un po’ di lavoro e qualche telefonata siamo anche riusciti a farci concedere un’intervista dal maestro che in modo disponibile ha risposto alle nostre domande via mail. Come vedrete la maggior parte delle domande vertono sul live, mentre le ultime le abbiamo riservate ad “Alien”, ultimo lavoro di Giovanni Allevi uscito il 28 settembre. Buona lettura.

1) Salve maestro Allevi e innanzitutto grazie di aver concesso questa intervista. Partiamo subito con il tour che ha lo stesso nome del nostro sito: Pianosolo appunto. Sappiamo che in scaletta ci saranno brani nuovi uniti a successi precedenti, nonché alcuni pezzi dei compositori che lei ama di più: cosa ci si deve aspettare? quali sono le emozioni che intende suscitare?

Grazie a voi per il cortese invito presso il vostro portale.
Nella parte italiana del tour ho deciso di iniziare il concerto con l’esecuzione di alcuni autori della tradizione classica (Bach, Wagner/ Liszt, Chopin) con il solo scopo di condividere con il pubblico alcune delle pagine più belle della Storia della Musica. Restano un mistero le emozioni che quella musica riesce a suscitare nel profondo tra gli ascoltatori, ma dopo un discreto numero di concerti sono stato io a ricevere la prima sorpresa. Tra gli autori citati, è Wagner, col suo linguaggio complesso, “contorto” e tutt’altro che immediato, a riscuotere l’apprezzamento istintivo della platea.
Dunque non è vero che il pubblico ha bisogno di cose semplici.
Il concerto prosegue con l’esecuzione delle mie composizioni. E lì per me c’è solo gioia pura! Mista ad una grande paura. Come spiegherò dopo, scrivo musica senza il pianoforte, e spesso i miei brani sono molto difficili per le mie stesse possibilità tecniche, tanto che a volte mi ripeto simpaticamente “ma chi me lo fa fare a complicarmi la vita così!”
In realtà il vero artista è colui che non gioca mai sul sicuro, che non si diverte, ma che rischia ogni secondo. Il concerto per me è come scalare l’Everest, e quando arrivo alla vetta, che meraviglia!

Giovanni Allevi

2) Ma facciamo un passo indietro nel tempo, al percorso che l’ha portata sino a pianosolo 2010. Nato nel 1969, nel 1995 – a soli 26 anni – conquista il suo primo riconoscimento ufficiale per aver musicato un’opera teatrale. Solo due anni più tardi riesce a stregare Jovanotti che pubblica il suo primo album, “13 dita”. Come si sentiva allora? E che cosa è cambiato da allora nel suo rapporto con la musica?

Il mio rapporto con la Musica e con il pianoforte non è mai cambiato. Tengo a precisare che dal mio primo concerto a vent’anni, per i successivi dieci anni, anche dopo la pubblicazione dei primi album, non ho avuto un pubblico che superasse le poche decine di persone. Spesso ho suonato gratis, facendo interminabili viaggi in treno per raggiungere sperdute sale da concerto. Ma ero felice! Non ci dormivo la notte all’idea, non mi sono mai lamentato, o non ho mai chiesto di più. Passione allo stato puro, viscerale, inesauribile. Un giorno ho sollevato lo sguardo dalla tastiera, ed erano diventati più di mille ad applaudire. Ma non è cambiato nulla. Stessa paura, stessa ebbrezza.

3) Di “13 dita” Jovanotti ha detto: “Per me in questo disco c’è adrenalina pura, ci sono esplosioni ormonali, storie di sesso e di masturbazioni, di allegria e di amore, storie di anni passati ad ascoltare e a studiare i grandi musicisti, ad afferrare la tecnica perchè la fantasia se ne potesse servire. Insomma qui c’è un musicista e la sua musica, senza nessuna mediazione, c’è uno che si spacca le mani sul pianoforte, c’è il piano e il forte”: c’è ancora tutto questo nella sua musica? Che cosa è cambiato?

Devo molto a Jovanotti. Ha avuto il coraggio di pubblicare il mio primo album di pianoforte solo, avendo un assoluto rispetto per la mia libertà di espressione. Oggi per me un cambiamento esteriore c’è stato, ed è rappresentato dal mio avvicinamento all’orchestra sinfonica, e all’attività di direttore d’orchestra. Ma la sostanza
resta la stessa, ossia il sogno di suonare e di ascoltare “fuori di me” una musica che è solo dentro la mia testa.
In generale ho la sensazione che non esista l’esperienza, che ogni volta è come se fosse prima volta, e che non abbia senso il concetto di curriculum. La musica è la totale immersione nell’attimo presente. In quel momento dimentico persino di esistere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò.

4) Sappiamo che le sue radici sono nel conservatorio e nella musica classica, ma sappiamo anche che sente forte il bisogno di una ristrutturazione, un rinnovamento della stessa, quindi,ci dica: a quale genere sente più vicina la musica che fa? Se dovesse ‘etichettare’ la sua musica con un genere, quale sarebbe?

Durante gli ultimi due anni di Composizione al Conservatorio di Milano, “costretto” a studiare la dodecafonia e a pensarla come l’unico linguaggio possibile per una musica contemporanea, scrissi nel mio diario: “devo scrivere e suonare la mia musica, altrimenti non respiro!” Mentre tutti i miei colleghi studenti e gli insegnanti, andavano in visibilio davanti le fasce di Ligeti, e il puntillismo di Donatoni, o i Klavierstuke di Stockhausen, io uscivo da quegli
ascolti con un gran mal di testa e un profondo senso di frustrazione. Era come se la musica non fosse più musica! Dove erano finiti Chopin, Mozart, Puccini? Tutto questo per dire che è stato un moto viscerale di rifiuto, a farmi pensare se fosse possibile una nuova musica classica contemporanea, che fosse centrata sulla bellezza. Durante
quei due anni a Milano, ho vissuto nel mio piccolo monolocale in totale isolamento, ed ho avuto modo di riprendere i libri di Hegel, Heidegger, rileggere con un atteggiamento nuovo l’Estetica di Strawinsky, finchè ho capito! Che esiste uno Spirito del Tempo, che è sempre attuale ed in movimento, e l’Arte ne è una diretta manifestazione. Dunque la musica cosiddetta contemporanea del secondo Novecento è destinata ad essere superata, ed ogni epoca ha diritto
alla sua musica, che è inutile giudicare con il metro di valore dell’epoca precedente. Una nuova musica classica è possibile!
A quel punto al conservatorio sono diventato lo studente scomodo, il sobbillatore. Ho affrontato il diploma in composizione con i fucili puntati addosso…è stato inevitabile.
Oggi mi sento di dire che la musica classica è individuata dalle FORME che sono tramandate dalla tradizione. Ma i compositori di ogni epoca hanno organizzato in quelle forme dei contenuti musicali presi dal mondo circostante, rendendole sempre nuove ed attuali. E’ quello che cerco di fare: scrivere nelle forme classiche dello studio, della
toccata, sonata, notturno, sinfonia, suite sinfonica, cantata sacra, utilizzando dei materiali musicali che un adolescente di questo nostro tempo, sente molto vicino alla propria sensibilità, anche se la struttura generale del brano è estesa e complessa. Musica Classica Contemporanea!

5) Sembrerà una domanda marzulliana ma ne ha solo il sapore: in questi anni è stata più la musica ad aver cambiato lei oppure è stata la vita a cambiare lei e di conseguenza anche la sua musica?

Non c’è nessuna differenza tra la mia musica e la mia vita. Dedico alla composizione ogni secondo della mia esistenza, e ciò che scrivo è in grado di creare dei profondi cambiamenti attorno a me, in maniera del tutto imprevedibile. Durante una masterclass che ho tenuto per i giovani studenti in composizione al conservatorio di Tblisi in Georgia, ho detto loro guardandoli negli occhi: “voi forse non vi rendete conto del grandissimo potere che avete, scrivendo musica. Potete entrare dritti nel cuore della gente, e suscitare emozioni che voi stessi nemmeno
potete immaginare!” E’ proprio così. Ma per esprimersi in totale libertà, è necessario fare prima piazza pulita di molti pericolosi pregiudizi (la complessità ha più valore della semplicità, la tonalità è una cosa vecchia, la grandezza del passato è ineguagliabile, la società contemporanea si disinteressa della musica colta, la gente è ignorante) e combattere il nemico più grande, il GIUDIZIO, impietoso che spesso rivolgiamo contro noi stessi. Ma se la nostra musica è una diretta emanazione della nostra vita, del nostro esserci rotolati nella realtà, del nostro aver sofferto,
aver subito i graffi dell’esistenza, entrerà sicuramente in sintonia con le emozioni e le aspirazioni della gente. A quel punto i cambiamenti attorno a noi saranno inevitabili.

Giovanni Allevi al Pianoforte

6) Tra i nostri fan più assidui ci sono moltissimi aspiranti pianisti, quindi una domanda è d’obbligo: secondo lei come si diventa pianisti o più in generale musicisti? Che cosa serve per diventarlo, oltre ovviamente a moltissime ore di studio?

Lo studio è necessario, ma se fosse solo quello…che tristezza! In realtà sei un grande pianista quando chiudi gli occhi e ti immagini su un palco, quando sogni di esserlo, quando ti accorgi che non ne puoi fare a meno!
Quando resti col naso incollato alla vetrina del negozio di strumenti musicali, a contemplare il pianoforte a coda dei tuoi sogni. Quando entri in un ristorante e noti un piccolo pianoforte verticale là in un angolo, e dopo averci pensato e ripensato, a metà del pranzo vai là e suoni un Notturno di Chopin per i commensali.
E’ qualcosa dentro di te che muove i tuoi passi, una passione travolgente che ti regala il coraggio di affrontare qualunque sacrificio. A 28 anni ho lasciato tutto per la musica, la mia città, il lavoro, la famiglia, per intraprendere una strada che sapevo essere già in partenza un salto nel buio, senza via d’uscita. Eppure l’ho fatto col sorriso, senza avere una sicurezza economica alle spalle. Quando poi sono sul palco, siano cinque spettatori o 50mila, non mi
risparmio, ci butto il cuore, come se fosse l’ultima volta. Passione, fuoco, adrenalina! C’è qualcosa di dannato, assieme all’assoluto rigore.

7) Come nasce un brano? Che cosa è per lei l’ispirazione? Come arriva e quando, di solito?

La Musica arriva alla mia testa, senza motivo, senza chiedere permesso. Magari solo un frammento, che io giro e rigiro nella mente centinaia di volte fino a scoprire cosa lo precede e come prosegue.
Ma è sempre e solo la Musica a dirmi dove vuole andare, ed io debbo assecondarla totalmente. Dopo mesi o anni, il brano è finito, allora lo scrivo di getto in partitura senza esitazioni o cancellature, e solo poi lo eseguo al pianoforte o lo dirigo con l’orchestra. L’ispirazione, cioè il momento in cui il frammento cade nella mia testa, può avvenire nei momenti più banali, mentre sono sull’autobus, o in metropolitana, mentre lavo i piatti o sono al supermercato.
Non ho scelta, Lei c’è già ed io debbo inseguirla. Per questo l’ho chiamata la Strega capricciosa, perchè è come una donna voluttuosa che ama essere corteggiata, ma che raramente ricambia le mie attenzioni.
Spesso la mia musica è criticata, ma le parole dure con cui è accolta non hanno alcun senso per me. Io non ho scelta, Lei mi si impone ed io non posso cambiarla di una nota.

8) Ci lasci con un consiglio: ci dica una cosa da evitare assolutamente per tutti coloro che si cimentano nell’avventura della musica e una da seguire a tutti i costi.

Va evitato un senso di impossibilità a fare le cose, che serpeggia negli ambienti accademici, soprattutto tra gli studenti. Per i giovani compositori deve essere distrutta la frase: “a che serve scrivere musica nuova? Tanto è stato già scritto tutto”. Pericolosissima sciocchezza, messa in giro da chi predica la rinuncia, ossia da chi ha tirato i remi in barca ed ha abbandonato il proprio sogno creativo. Per gli esecutori in generale, è necessario evitare la sfiducia nella gente. Non è vero che la gente è ignorante, che il pubblico non capisce. Se esegui una musica con tutta la passione, perchè la ami, qualunque essa sia, troverai sempre qualcuno pronto ad emozionarsi e ad applaudire. E non esiste nessun “circuito”, nessun “giro”, non ci sono persone importanti del settore…tutto inizia dalla tua passione! Spesso i musicisti mi scrivono chiedendomi se conosco qualche produttore o manager. Quelle sono figure professionali che diventano necessarie da un certo momento in poi. Il cosiddetto “successo” è in realtà una profonda
storia d’amore tra l’artista e il suo pubblico, coltivato con passione in anni ed anni di gavetta nell’anonimato. Pensare che “farcela” dipenda solo da altri, o da occasioni irripetibili, dalla fortuna di incontrare “la persone giuste” è fuorviante e diseducativo. Tutto dipende da quello che fai e sogni!

Cover di "Alien", ultimo lavoro di Giovanni Allevi
Cover di “Alien”

9) Dopo il tour sta già arrivando un nuovo album in uscita il 28 settembre, dal titolo “Alien”: perchè proprio questo titolo? Sul suo sito ufficiale è visibile la cover dell’album che, in uno stile molto minimal su sfondo bianco la ritrae praticamente vestito solo della sua musica, tanto che le sue dita sono tasti bianchi e neri. Dunque,ancora una volta, è lei l’alieno con la sua musica?

Quella cover e quel titolo nascondono una miriade di significati che è difficile elencare e sintetizzare in poche parole, ma nei quali mi ritrovo in questo momento. Quando la musica mi pervade, mi trasporta in una condizione emotiva alterata in cui ho la sensazione di vedere il mondo per la prima volta, tanto da sentirmi un alieno circondato di alieni. Ma c’è anche un motivo musicologico alla base della scelta del titolo. Infatti, di recente, c’è stata una collettiva levata di scudi contro la mia musica, prima da parte del mondo del Jazz, poi, in maniera eclatante, da parte del mondo classico tradizionale, ed in fine anche dal pop-rock. L’impossibilità di appartenere ad alcuno di questi ambiti ha fatto maturare in me e in chi mi segue la consapevolezza di quanto la mia musica sia “aliena” ed inafferrabile, diversa e restia ad essere catalogata e piegata dentro uno schema predefinito.

10) Lei ha più volte affermato di sentirsi spesso alieno rispetto a ciò che la circonda, trasportato altrove dalla sua stessa musica: quali sono questi luoghi? E’ possibile spiegarlo a parole? In questo disco anche l’ascoltatore viene portato altrove e fatto partecipe di questo viaggio musicale?

L’altrove di cui parlo è la vita stessa nel suo significato più autentico. Alien non è il tentativo di fuggire in un mondo parallelo, ma è un immergersi totalmente nella nostra esistenza quotidiana, e grazie alla musica, all’arte e ad un modo di sentirsi non conforme o omologato, è un riscoprire la magia e l’incanto per ciò che ci accade e ci circonda.

11) Quali sono gli elementi nuovi che ha inserito in questo nuovo lavoro? I suoi fan dovranno aspettarsi delle sperimentazioni inedite immagino, ma di che genere? Insomma quanto crede di aver osato – musicalmente parlando – rispetto al passato?

L’intenso lavoro di ricerca e di sperimentazione consiste nell’inglobare il materiale musicale mutuato dalla contemporaneità (ritmica, armonia e costruzione delle melodie) in forme complesse e dilatate come la più classica delle strutture: la forma sonata. La novità sta quindi nell’uso “contemporaneo” di forme “classiche”. Questo è un azzardo, perchè oggi l’ascolto si è fatto più che mai compresso, ed abituati dal pop e dalla musica per film ad avere delle informazioni musicali in tempi brevissimi, abbiamo perso il senso di un discorso orizzontale. Ma la musica stessa mi ha imposto questa scelta controcorrente, che io perseguo con coraggio, direi quasi incurante del riscontro esterno. Tuttavia so già che i miei fan sapranno apprezzare qualunque scelta sia dettata dalla mia assoluta libertà di espressione.

Ultima domanda, Alien va ascoltato perché… Continui lei

“Perchè quella musica forse può far rivivere e condividere, in un’ora, desideri, passioni, delusioni e slanci. Per affacciarsi in un mondo musicale diverso e familiare al tempo stesso, e magari riscoprirsi un alieno!”

Barbara Bianchi

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69 COMMENTI

  1. Non sò voi ma io penso che Allevi possa rientrare nella categoria della musica New Age perchè, a parere mio, la sua musica come tutta la musica new age è tempestata da un’atmosfera magica e misteriosa ma subito coinvolgente… pensate alle straordinarie colonne sonore di Vangelis (che a me piace tantissimo) e le bellissime musiche di Einaudi; ma le musiche di questi 2 sono davvero qualcosa di indescrivibile (vi suggerisco di ascoltare il preludio di vangelis dall’album voices e poi dopo mi direte cosa ne pensate). Le famose onde e il concerto Divenire di Einaudi sono strabilianti come tutta la musica new age credo… comunque non sò se conoscete Giovanni Bomoll , se no, vi consiglio di ascoltarlo , sopratutto un suo brano che si chiama Tropical Dream e The lone tree… fare un confronto fra questi 2 Giovanni vi assicuro che non è facile D:

  2. Cari ragazzi, curiosavo nella vostra diatriba su Allevi…credo che tutta l’attenzione che provoca questo ragazzo, sia dovuta semplicemente al lato “gossipparo” di un personaggio e in aggiunta, convertono altri fattori, soprattutto tra i musicisti e/o i presunti tali, che sono molteplici… Di diplomati in pianoforte è pieno il mondo, ognuno sceglie la propria strada in relazione alle proprie qualità, anche se inizialmente quasi tutti sognano di raggiungere un palco ed essere acclamati, nella realtà non è a tutti concesso, c’è chi ne prende atto ed intraprende la strada dell’insegnamento ad esempio, c’è chi non ha opportunità di emergere perchè non ha le spalle “parate”, chi non ha la fortuna di incontrare qualcuno che possa aprirle la strada, c’è anche chi non ha grandi qualità! Ma ci sarà sempre qualcuno che non dormirà la notte pensando a come poter sfruttare al meglio il suo diplomino, avendo dedicato 10/15 anni di studio per uno strumento, come Allevi. Se Allevi è un mediocre esecutore di brani classici, a detta di alcuni forumisti, è stato furbo ed intelligente a riciclarsi nel comporre una musica per i non musicisti! Oltretutto la stragrande maggioranza del pubblico musicale, non è musicista! perchè se lo fosse, quanti artisti acclamati oggi, non dovrebbero esistere??? Tutto quello che si ascolta e che viene strapagato non è musica! Per non parlare delle voci…. chi dovrebbe definirsi cantante? Insomma Allevi è un pò come Bocelli, pur avendo grandi aspirazioni, non hanno grande talento e quindi sono stati capaci di ritagliarsi una fetta di pubblico che “non sa nè di me nè di te” ma che gli ha gonfiato le tasche a dismisura, rendendolo invidiabile il primo, mentre per il secondo c’è più clemenza per via del suo handicap… d’altronde credo che avere passione e dedizione per la musica, sacrificandosi, facendo una vita da eremita, a livello economico non paghi e quindi ci sarà sempre chi vorrà convertire questo sacrificio in qualcosa di commerciale, non capisco quale sia la colpa…saluti b.b.

    • Hai ragione! Io ho sentito Allevi suonare il Violino e credo che un ragazzino del preparatorio sia più bravo. Ha fatto bene a riciclarsi come compositore, scrivendo un concerto per violino e orchestra!

    • Abbiamo cambiato url agli articoli, TUTTI, non solo alle interviste, e siccome si era azzerato il contatore visite abbiamo eliminato l’opzione di visualizzazione del contatore.
      Non era poi così importante in fondo.

      • e insomma…. Certo, vedere che l’intervista di Allevi ha un impressionante numero di lettori, rispetto a quelle di altri artisti, rischia di mettere in cattiva luce questi ultimi….

  3. Ma quanto e’ presuntuoso ed esaltato sto qui? E’ inascoltabile come quello che “compone” che lui ha il coraggio di chiamare musica!!!! A Giovanni sgonfiati che a livello musicale non sei niente!!!!!!!!!!!!!!

    • Ciao, credo ci sia un equivoco. Noi non cancelliamo mai nulla. Può darsi piuttosto che nel passaggio dalla vecchia alla nuova versione del sito qualcosa sia andato perduto.
      Abbiamo dovuto lavorare e ancora lo stiamo facendo all’impostazione dei commenti, quindi è probabile che qualcosa si sia perso.
      Mi dispiace davvero moltissimo. Scusaci, ma è davvero indipendente dalla nostra volontà.

  4. Approfitto della tua disponibilità per chiederti cosa ne pensi della “popolarità” di Allevi. Tu giustamente dici che è popolarissimo. Ma io mi chiedo, come fa ad essere così popolare uno che è andato in tv pochissime volte? Io sono andata a leggere le interviste di personaggi molto popolari, di volti televisivi: non hanno comunque questi numeri. La mia idea è che Allevi non sia semplicemente “popolare” ma sia, come dire, amatissimo. Basta fermare una persona per strada, qualunque, e dire “Allevi”, ecco che si accende un sorriso, un senso di simpatia. Ti dico tutte queste cose perchè mi convince sempre meno tutta la faccenda del marketing, dell’esposizione mediatica, che in Allevi è molto meno intensa di quella di tanti suoi colleghi…

  5. Però Paola mi sfugge qualcosa. Sono tornata qui dopo due mesi, ed ho trovato il numero delle visite dell’intervista di Allevi aumentato di 2mila unità! Stiamo parlando di un’intervista che Allevi ha rilasciato, quando, due o tre anni fa? Tu sei una giornalista redattrice e questi meccanismi li conosci meglio di me. Ascolta, ho scoperto che Allevi dal 2009 non ha più un ufficio stampa e per sua volontà non rilascia più interviste se non in contesti che lui seleziona accuratamente (piccole riviste universitarie, giornali di settore). In altre parole è sparito. E’ possibile che un numero così vasto di lettori si sia concentrato qui a causa della sua “assenza” dai media?

    • Ciao Elisabetta, a mio parere quando qualcuno è fan di un artista è alla perenne ricerca di notizie sull’artista che predilige, quindi ecco spiegato il perché dell’aumento delle visite.
      Del resto basta digitare “Intervista a Giovanni Allevi” su Google per vedere che la nostra intervista è nelle prime posizioni, dunque risulta ad oggi uno dei migliori suggerimenti su Google.
      Le notizie pubblicate su web in generale poi non sono obsolete come quelle della carta stampata, è come se non avessero una storicizzazione precisa, sono serbatoio costante di informazione nelle ricerche su internet.
      Quanto a un’eventuale assenza “strategica” dai media da parte di Allevi non so dirti, di certo sarebbe una mossa intelligente scomparire in un momento di massima popolarità, farsi come dire cercare.

  6. Noi, dal canto nostro, continueremo ad amare il vostro sito, perchè in un mondo così finto, il pianoforte sembra un'isola felice, nonostante sia tanto impervio da suonare. Grazie Paola per avermi dedicato del tempo; è anche probabile, (questa è solo la mia opinione), che quel numero sia dovuto alla straordinaria bellezza dell'intervista. Ciò dipende non solo da Allevi ma dal fatto che l'intervistatore è riuscito a far venir fuori dei contenuti di grande poesia, impossibili in altri contesti.

  7. Ti ringrazio immensamente per la risposta. E ti faccio un'altra domanda che forse ha un leggero sapore provocatorio: mi vuoi dire che quest'intervista è stata supportata da una strategia di comunicazione e marketing? E' questo il motivo di tanto riscontro numerico? E' stata pubblicizzata da qualche parte?
    Comunque davvero complimenti per il sito!
    Elisabetta

    • Per la verità non credo che il marketing di Allevi abbia più necessità di fare tanto lavoro… l’obiettivo è raggiunto: è popolarissimo e qualunque sua comparsa, in qualunque contesto, è immediatamente percepita dai suoi fan e seguita con clamore. Ovvero il nome si vende da solo. Noi per parte nostra offriamo contenuti che riteniamo possano essere di interesse per i lettori e il trattamento di un’intervista a lui o ad altri è identico. Il riscontro numerico è dovuto all’acquisizione di una popolarità che prescinde da questo sito chiaramente, altrimenti tutte le altre interviste, in virtù del lavoro attento che svolgiamo, avrebbero lo stesso numeri di lettori.
      Grazie per i complimenti, speriamo di migliorare ancora e personalmente mi auguro che questi numeri al più presto siano visibili anche su tutte le altre interviste che facciamo, perché credimi, ci sono musicisti con cui ho parlato che meritano davvero tutta l’attenzione possibile, vedi Enrico Pieranunzi, Ramin Bahrami, Michel Camilo, Hiromi Uehara e molti molti altri.

  8. E' una domanda che rivolgo anche ai gestori del sito: ma è normale che l'intervista di Allevi abbia 13.000 e passa visite? Avete visto gli altri????!!!
    Questo significa che il mondo cosiddetto "accademico", cioè la particolare categoria a cui si rivolge questo portale, letteralmente "pende dalle labbra" di Allevi.

    • Cara Elisabetta, che Allevi sia seguito da un larghissimo pubblico ormai è fatto risaputo.
      Se guardi le altre interviste presenti su questo sito e che ho seguito personalmente, vedrai che il tentativo è quello di proporre artisti che magari non hanno la popolarità che ha Allevi, ma che hanno un valore artistico elevatissimo e che spesso non sono noti ai grandi numeri perché non supportati da alcun ufficio di comunicazione e marketing o perché la loro musica può risultare apparentemente più complessa.
      Detto questo, dobbiamo proporre argomenti di interesse collettivo per rispetto di tutti gli utenti.
      Per quanto riguarda me, e ti rispondo a titolo del tutto personale, comprendo il tuo sbigottimento e lo condivido in pieno. Quando una qualunque di tutte le altre interviste presenti su Pianosolo avrà raggiunto numeri simili a questo io sarà molto felice, perchè questo significherà per me aver raggiunto il grande e ambizioso obiettivo di contribuire a diffondere la musica di qualità che circola in Italia e che non è conosciuta.

  9. per me allevi è un grande ma non piace a tutti perche non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti gli stessi gusti 🙂

  10. qualcuno sa dove trovare lo spartito di "secret love" per pianoforte? quando uscirà l'album degli spartiti di "Alien"??

  11. Che bella intervista è fantastica.Io sono pianista da 5 anni e tra un po ho un esame al conservatorio e ho pensato di portare "Secret love" contenuto nell'album Alien ma lo spartito non si trova da nessuna parte se non a pagamento però io non voglio rinunciare a questa fantastica canzone **. Qualcuno sa dirmi dove trovarla o anche in quali negozi (es.Feltrinelli)??

    • una magnifica idea portare Allevi ad un esame in conservatorio, basta con questi soliti noti: Bach, Chopin, Beethoven ecc, roba superata… magari fai pure un pensierino su gigi d'alessio già che ci sei…

      • Forse non ho ben compreso: tu sosterresti che un Gigi D'Alessio sia comparabile ad un Bach, Beethoven, Chopin, perchè secondo il tuo metro (ma sarebbe opportuno scrivere decimetro…) ,L'Alessio costituirebbe una nuova forma d'arte?
        Ragazzzo passa oltre, ed evita di scrivere scempiaggini in tale guisa, che dimostrano solo il tuo grado culturale e musicale.

  12. Un grande artista si vede anche dalla testa!
    …e qui Allevi davvero sta su un altro pianeta, soprattutto per il modo innovativo e umano di pensare.
    Sono una sua fan da molto tempo, ma devo dire che questa è una delle sue interviste più belle ed interessanti.

  13. Una grande lezione! Ecco cosa rappresenta il pensiero di Allevi.
    La forza della passione, della creatività. Anche io concordo: una delle sue più belle interviste.

  14. L'intervista mi piace moltissimo, accurata e intelligente, complimenti Barbara!
    Venendo a quanto dice Allevi, trovo che la definizione della sua musica come "classica contemporanea" sia un ossimoro.
    Già per la musica cosiddetta "classica" da tempo è stata coniata una definizione più appropriata, che è quella di "musica colta occidentale", perché la parola "classico", "classicismo" in musica, così come nell'arte, nella letteratura, definisce alcune forme, stili, generi legati a un periodo storicamente circoscrivibile. Del resto non ci trovo nulla di sensazionale nella composizione di musica contemporanea usando forme "classiche", molti prima di Allevi lo hanno fatto.
    Apprezzo l'entusiasmo e la passione che questo pianista sostiene di possedere rispetto a quello che fa, ma il disco non aggiunge nulla di nuovo a quanto già espresso nei suoi precedenti, è nettamente riconoscibile il suo stile.
    Ha ragione quando sostiene che la sua musica spesso viene attaccata, criticata in negativo, demolita, da molti, ma credo che dichiarare di infischiarsene non sia corretto. Il rapporto con il pubblico è fondamentale e dovrebbe essere incentivato, anzi penso che convincere quanti non lo apprezzano sarebbe forse il suo più grande successo.
    Può piacere o non piacere, a noi non importa e io non esprimerò un giudizio personale in merito, la musica merita sempre rispetto e conoscere il pensiero di chi la fa ci arricchisce sempre un pò di più. Quindi… grazie per questo contributo! 🙂

  15. Bellissima intervista!
    Su molti aspetti condivido la sua visione (gioa per la musica, fatica, passione), ma su altri, almeno così come ce li presenta, ho qualche perplessità. La musica sembra che gli entri in testa, come dice lui, da una volontà divina promuovendo qualcosa di estremamente geniale, inedito ed originale… purtroppo, ascoltanto l'ultima creatura, Alien, sembra di essere di fronte alla solita solfa. Quindi niente di "extraterrestre".
    Voi che ne pensate?
    Con questo disco Allevi ha fatto un salto di qualità o comunque un passaggio nell'espressione, nella forma e nei contenuti della sua musica?

    • Ho l'impressione che Alien sia l'opera più importante (e più classica) di Allevi, quella che condensa tutti i lavori precedenti esprimendo nella maniera più totale la "vera Anima" di Allevi.

      Personalmente ho amato moltissimo tutti i dischi di Allevi, dai primi due "13 dita" e "Composizioni" dal linguaggio (forme e contenuti) più classico ed innovativo ma dal temperamento un po' malinconico, a "No Concept" e "Joy" dal temperamento gioioso e dal linguaggio un po' più Pop, a "Evolution" dal temperamento ottimistico e gioioso, con forme, contenuti e strumentazioni più classiche ed innovative.

      Trovo che Alien unisca la "complessità" di "13 dita" e "Composizioni" con la "gioiosità" di "No Concept" e "Joy" con la dilatazione delle forme e "l'ottimismo esplosivo" di Evolution.

  16. Spero che quando dice che il suo genere è "Musica classica contemporanea" stia scherzando !!! Per il resto l'intervista mostra la solita arroganza di Allevi che addirittura si permette di insultare Ligeti e Stockhausen !!!

    • Riportando le sue parole:
      "Mentre tutti i miei colleghi studenti e gli insegnanti, andavano in visibilio davanti le fasce di Ligeti, e il puntillismo di Donatoni, o i Klavierstuke di Stockhausen, io uscivo da quegli ascolti con un gran mal di testa e un profondo senso di frustrazione. Era come se la musica non fosse più musica! Dove erano finiti Chopin, Mozart, Puccini?"
      Intanto dico a Lore che non mi sembrano frasi offensive; Allevi ha semplicemente avuto il coraggio di dire la verità.
      Questo credo sia un nodo cruciale della storia di Allevi. Se non avesse sentito insofferenza per quella musica, non avrebbe creato una nuova strada.

      • Creato una nuova strada???!!!!!!! Non ha creato il resto di niente , usa semplici giri armonici come armonia e compone banali melodie, questa credo che non sia una nuova strada,non c'è niente di innovativo nella sua musica(a differenza dei sopra citati Stockhausen,Ligeti e Donatoni!!!).

        • No, non è così. Non confondere il nuovo con il complesso, e soprattutto con la complessità armonica. E non dimenticare mai che Mozart è più innovativo di Bach. Allevi ha aperto una voragine: ha saputo prendere in mano la tradizione classica sinfonica ed attualizzarla rendendola vicina alla sensibilità dei giovani (se hai tempo guarda senza pregiudizi tutto il DVD del suo concerto all'Arena di Verona).
          Questo è il nuovo.

          • Oh! Io non ho confuso il resto di niente! Sei tu che confondi la musica d'arte con la musica "orecchiabile". "E non dimenticare mai che Mozart è più innovativo di Bach" cosa??? Sono due mondi diversi, uno Barocco e l'altro Classico e quindi non faccio paragoni paradossali,anche se le novità apportate da Bach alla musica sono immense!! "Allevi ha aperto una voragine: ha saputo prendere in mano la tradizione classica sinfonica ed attualizzarla rendendola vicina alla sensibilità dei giovani "…non scherzare dai…non ha senso questa frase. Spero che col tempo capirai che scemenze hai scritto!
            P.S.Il concerto di Verona è quello dove cerca di suonare Wagner/liszt(Liebestod) e Chopin(notturno op.27.n.2) ?? Lì dimostra anche di essere un pessimo pianista.

          • Non sei credibile, offendi e basta. Si sente lontano un miglio che stai rosicando.

          • Va be', se ti sei innamorata del ricciolone continua pure a vivere nella tua illusione. Comunque se qualunque esperto di musica dice che Allevi è solo un cialtrone che fa musica pop e la spaccia per classica o jazz un motivo ci sarà….o, forse,come dite tutti voi alleviani,sono solo dei rosiconi…ahah

          • senti… non esistono solo bach, beethoven, chopin…. e poi l'importante della musica è che ti sappia prendere e penso che Allevi ci riesca benissimo…. al masimo sei tu che non ti vuoi innovare e restare nell'ignoranza k esistano solo i classici mozart, bach, beethoven, chopin….. sono barvi, ma non esistono solo loro…..

          • Da quello che hai scritto si capisce che sei tu l' ignorante("bella li")!!! Non sto nemmeno a commentare le bestialità che sono racchiuse in quelle 3 righe che hai scritto

          • "e poi l'importante della musica è che ti sappia prendere e penso che Allevi ci riesca benissimo…."

            si aprendere per i fondelli ci riesce alla perfezione..

  17. Innanzitutto grazie per averci regalato questa bellissima intervista!

    Che Allevi piaccia o meno (e a me piace tantissimo), le sue parole non sono mai vuote e superficiali ma anzi aprono verso riflessioni intime e profonde.

    Un pò come la sua musica, questo artista riesce a farti sentire vicino a ciò che dice e che fa. Con (apparente) semplicità.

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