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Intervista a Ferruccio Spinetti

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Intervista a Ferruccio Spinetti, 5.0 out of 5 based on 286 ratings


Musica per contrabbasso. Un equilibrio nervoso di vene e carne. Di mente e arte. Una sensibilità spurgata direttamente dalla centralina emotiva dell’essere umano, nella sua essenza. Nel suo accartocciarsipiegarsispiegarsi in ogni momento dell’essenza.

Nessun pianoforte e quindi perché qui su Pianosolo? Domanda leziosa e inutilmente provocatoria.

L’arte per un artista è un corpo da amare in ogni sua parte, e per noi Ferruccio è un’anima da scoprire per capire meglio noi stessi, noi in quanto musicisti e AMANTI della musica.

Non ci sono limiti alle porte della percezione e dell’apprendimento. Puoi imparare a suonare il piano anche ascoltando un tram con le ruote sgonfie …

Molti di voi conoscono Ferruccio Spinetti per Musica Nuda, il progetto in duo con la voce di Petra Magoni che ha visto già l’uscita di due LP (2004 e 2006) e una serie lunghissima di date live (nel 2006 hanno vinto il premio MEI come miglior tour italiano). Portando avanti collaborazioni a 360° come nel disco “Musica Nuda 2” in cui si sono fatti affiancare da Stefano Bollani, Nico Gori, Mirko Guerrini, Fausto Mesolella, Monica Demuru, Erik Truffaz e Nicola Stilo oppure nel caso del disco, rilasciato per Blue Note 55/21, composto di cover e brani inediti scritti da Petra e Ferruccio o da altri autori come Pacifico, Stefano Bollani, Cristina Donà, Nicola Stilo e Silvia Donati.

Ferruccio Spinetti è questo e molto di più: un artista completo che conosce i differenti linguaggi della musica, dalla classica (è diplomato in contrabbasso) al jazz (ha frequentato i seminari senesi del Siena Jazz dove è attualmente docente) alla musica d’autore (è stato per molti anni il contrabbasso della Piccola Orchestra Avion Travel) e vanta la propria presenza in formazioni di pregio come l’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole, o l’Orchestra Giovanile Italiana di Jazz, fino al quintetto di Stefano Bollani.

Ecco l’intervista

Le immagini fotografiche qui riprodotte sono di Davide Susa, che ringraziamo per la disponibilità e la gentilezza.

Michele Guerrini: Ciao Ferruccio e benvenuto su Pianosolo.it. è un grande piacere averti qui! Innanzitutto come stai?  Quali sono i tuoi progetti al momento?

Ferruccio Spinetti: Bene grazie. Il progetto principale è ovviamente il duo Musica Nuda con Petra Magoni. Abbiamo da poco finito di registrare il nostro nuovo cd che uscirà nei primi mesi del 2011 e per la prima volta dopo 7 anni in cui abbiamo prodotto 5 cd e 1 Dvd sarà un disco di soli inediti scritti da noi o da altri amici musicisti. Uscirà anche in vinile.

Ho appena finito di registrare un cd in trio con Giovanni Ceccarelli al piano e Francesco Petreni alla batteria per l’etichetta francese Bonsai che uscirà nel 2011. A marzo 2010 invece è uscito InventaRio, un cd prodotto da me e Giovanni Ceccarelli, nato dall’incontro con DADI grande musicista brasiliano. Il cd è composto da brani inediti scritti da me, Giovanni, Dadi, più un brano di Luigi Tenco, uno di Ivan Lins ed un pezzo di Veloso. Special Guest: Marisa Monte, Ivan Lins, Petra Magoni e Pacifico. Ho poi un’altra idea che mi gira da un po’ di tempo per la testa ma non so se prenderà forma a breve. Posso solo dirti che riguarda la canzone napoletana e l’amore che ho per essa essendo io casertano. Infine sono tornato quest’anno ad insegnare contrabbasso e musica d’insieme a Siena Jazz.

M.G.: Il progetto artistico con Petra, “Musica Nuda” è riuscito a attraversare, penetrare diversi tipi di audience e gusti, estetiche… secondo te come è stato possibile?

F.S.: Non so risponderti. Nella musica, come in altre arti, succedono cose che sfuggono a logiche matematiche o di mercato. Né io né Petra 7 anni fa avremmo immaginato di suonare tanto con il nostro progetto nato assolutamente per gioco. Una delle poche spiegazioni forse sta proprio nel nostro repertorio che è completamente folle. Si passa da “Over the rainbow” al “Tuca-tuca” o a Monteverdi e i Beatles. Poi forse alla gente arriva il fatto che io e Petra ci divertiamo e, perché no, a volte ci emozioniamo a suonare certe canzoni.

M.G.: “Musica Nuda”, una voce, un contrabbasso… due strumenti sensuali, e una crudezza, un’essenzialità di base… è una musica ridotta all’osso… perché? quale è l’estetica dietro questa scelta…?

F.S.: Come ti dicevo prima non avrei mai pensato nella mia vita di fare un duo con una cantante! Ho sempre amato formazioni piccole dove poter suonare il contrabbasso in maniera libera, ma il duo é nato per caso in una jam session a gennaio 2003 quando ci ritrovammo nelle Marche a suonare in quartetto con altri musicisti.  Non c’eravamo mai visti prima io e Petra in vita nostra. All’interno di quel concerto decidemmo di provare a fare “Roxanne” solo contrabbasso e voce… e da lì in poi non ci siamo più fermati!

M.G.: Cosa pensi della musica moderna, dei suoi metodi di registrazione, del suo modo di comporre? In cosa vi volete differenziare?

F.S.: Ho sempre amato tutta la musica… sia antica che moderna. Mi affascinano i nuovi metodi di registrazione anche se il suono analogico è stupendo. Non a caso con Petra usciremo anche col vinile del nuovo cd. Il modo di comporre varia da artista ad artista..noi non vogliamo differenziarci in niente..magari non siamo dei maniaci della precisione a tutti i costi. Meglio una nota un po’ stonata che trasmette un’emozione che una nota perfettamente trattata al computer!

M.G.: Avete rivisitato grandi classici della musica con una profonda originalità nello scoprire potenzialità in quei brani, ma…  non senti forse che al giorno d’oggi si possa solo ricreare, rimescolare sfondi, idee, atmosfere del passato senza aggiungere qualcosa di assolutamente nuovo?

F.S.: Credo che il comporre sia un’esigenza per un musicista almeno per me lo è. Non è vero che solo in passato sono stati creati dei brani indimenticabili. Anche oggi ci sono dei signori compositori sia di jazz che di canzoni. Penso al mondo brasiliano così come ai nuovi talenti americani e perché no italiani. Bisogna essere curiosi, andare a cercare le cose belle e interessanti. Difficilmente le sentirai per radio o in tv.

M.G.: Come definiresti le parole “artista” e “creatività” ? Potresti indicarci qualche esempio che di artista, pensatore e opera d’arte che ti hanno segnato personalmente, sia come persona che come musicista?

F.S.: Artista per me vuol dire “libertà”. Creatività vuol dire “originalità ” imparando dal passato ma avendo la maturità di creare poi un proprio percorso artistico.  Sicuramente una personalità che mi ha segnato è Bruno Tommaso, contrabbassista storico italiano, che ebbi la fortuna di conoscere e frequentare ai seminari estivi di Siena Jazz nel 1989. Un altro artista con cui ho avuto la fortuna di passare dei giorni in sala di registrazione è stato Paolo Conte. Un maestro.  Così come aver frequentato il mondo brasiliano in questi anni mi ha aiutato ad essere più aperto verso tutta la musica ma soprattutto l’umiltà che contraddistingue i grandi artisti sudamericani. Noi in Italia siamo ancora troppo provinciali. Saper suonare uno strumento o vendere 200mila copie non ti autorizza a sentirti un Dio e quindi non ti autorizza a dispensare giudizi ed essere superbo. Se a Rio incontri Chico Buarque o Caetano Veloso per la strada si fermano a parlare con te e ti salutano.  Sono esseri umani come il mio meccanico o il mio assicuratore. Spesso gli artisti italiani non hanno quest’umiltà. Basta accendere la tv per rendersene conto. Ho conosciuto ad esempio artisti italiani che trattano male i propri fonici. Ma si può essere così stupidi?

M.G.: Come dovrebbe essere insegnata la musica? Quali sono i sentieri che tu hai percorso?

F.S.: Sicuramente dovrebbe essere insegnata dalle scuole elementari in maniera più seria e professionale come accade ad esempio in Austria o Germania. A volte ci dimentichiamo della nostra tradizione e storia musicale. Poi ci vorrebbe maggiore selezione anche nei conservatori ma non nella selezione degli allievi bensì tra gli insegnanti. Il mondo delle raccomandazioni regna sovrano purtroppo anche lì… mi riferisco soprattutto alle classi di jazz nei conservatori. Nel 90% dei casi, basta fare un giro su internet, le classi di jazz sono assegnate sempre a musicisti nati o residenti in quella città o a musicisti molto vicini agli insegnanti, mi riferisco a musicisti che fanno parte di gruppi musicali con gli insegnanti e quelli con cui si instaurano rapporti di amicizia, oppure semplicemente a insegnanti che sono parenti dei direttori del conservatorio. Ma com’è possibile? Posso dire di aver vissuto un’esperienza simile avendo partecipato ad un concorso presso il conservatorio di  Napoli arrivando secondo nella  graduatoria di contrabbasso jazz . A risultare vincitore un musicista, che per quanto bravo, non è neppure diplomato in contrabbasso e suona quasi esclusivamente il basso elettrico. Ho provveduto ad inoltrare ricorso e sono in attesa di decisione da parte del Giudice. Attenderò con pazienza l’esito del giudizio e se favorevole provvederò a far conoscere  a tutti la  vicenda  per dare un contributo a cambiare lo stato delle cose. Io ho avuto appunto la fortuna di avere due grandi maestri: Nicola Buonomo al conservatorio di Napoli e come dicevo prima Bruno Tommaso nel jazz. Poi ho sempre amato e suonato tutta la musica classica, jazz, pop e come diceva Gerry Mulligan e tanti altri musicisti molto più famosi di me, la musica si divide semplicemente in: musica bella e musica brutta.

M.G.: Come vivi il tuo approccio al contrabbasso, come sei cresciuto con lui (o lei)?

F.S.: L’ho conosciuto a 18 anni ma già suonavo basso elettrico e chitarra. A 5 anni avevo già le idee chiare: volevo fare il musicista da grande. Mai avuto dubbi, non sapevo solo che cosa avrei suonato. Dai 18 anni in poi ho studiato contrabbasso 8-10 ore al giorno, come del resto fa uno studente di Medicina o Giurisprudenza. Oggi c’è una tale concorrenza che, come dico sempre ai miei allievi a Siena Jazz, non bisogna essere bravi, ma bravissimi. Una possibilità, un colpo di fortuna capita a tutti prima o poi, ma bisogna farsi trovare pronti e preparati quando passa il treno. Purtroppo vedo che questo concetto non è ancora così chiaro. Spesso chi studia musica fa anche l’università, va in piscina o in palestra. Io non ho mai avuto il tempo di fare quasi niente oltre che suonare da 20 anni..

M.G.: Cosa pretendi da te stesso in un concerto, e cosa dalla tua audience?

F.S.: Mi basta suonare intonato, concentrato e soprattutto ho capito che è fondamentale suonare la musica che mi piace e con le persone con cui ho feeling umanamente. Non ho mai amato le jam session ad esempio. Dal pubblico non mi aspetto niente. Mi basta sperare, e per fortuna spesso accade per davvero, che la gente vada via dopo un’ora e mezzo di concerto col sorriso sulle labbra e felice d’aver passato un po’ di tempo in compagnia della musica. Adoro l’idea che la musica faccia “compagnia” alla gente, serva a distrarre le persone dalle tensioni di tutti i giorni. Non ho mai suonato per “insegnare” qualcosa al mio pubblico o trasmettere chissà quale messaggio subliminale. Io faccio questo lavoro bellissimo, da privilegiati, ma ripeto è un lavoro come gli altri. In altri termini meriterebbero molto di più, in termini di popolarità e denaro, i ricercatori di medicina o genetica piuttosto che un vincitore di “Amici” di Maria De Filippi o di “X Factor”.

M.G.: Quanto cervello, quanta carne c’è dentro la tua musica, dentro il tuo contrabbasso?

F.S.: Cervello nel momento in cui creo una linea di basso o compongo un pezzo. Carne tanta, soprattutto nei polpastrelli della mano sinistra e destra. Anche il mio strumento ha un’anima e spero di rendergli un buon servizio attraverso le mie dita.

M.G.: Come componi con Petra? Come descriveresti la sinestesia che create?

F.S.: Alcuni brani nascono sul palco durante i nostri soundcheck. Altri di solito scrivo io la musica e Petra il testo o viceversa. Altri restano strumentali senza testo. Non c’è un metodo preciso.

M.G.: Penso che la vostra affinità come strumenti e sensibilità potrebbe linearmente sfociare in progetti più complessi e criptici, non avete mai pensato di focalizzarvi a qualche esperimento di improvvisazione pura?

F.S.: Se ci pensi è già molto complesso il duo contrabbasso e voce anche, se oramai a noi sembra la cosa più naturale di questo mondo. Detto questo spesso nei nostri concerti ci sono delle zone di totale improvvisazione intese in senso jazzistico del termine. Non è detto che un giorno non registreremo un cd totalmente free.

M.G.: Ultima domanda, anche un pò banale forse, ma che consiglieresti a chi intraprende oggi il cammino di uno strumento musicale?

F.S.: Come dicevo prima se una persona intraprende questo cammino con l’idea di farne una professione deve affrontare lo studio dello strumento come se studiasse all’università e quindi dedicarci almeno 8-10 ore al giorno. Se invece si vuole suonare solo per hobby (e non ci trovo nulla di male e di sbagliato) cercare di studiare almeno 1 ora al giorno compreso sabato e domenica e in ogni caso ascoltare tanta musica, anche diversa, vari generi, repertori, per capire cosa realmente si vuole suonare. La musica resta una delle cose più belle dell’universo e quindi è interessante secondo me entrarci un po’ di più “dentro”, anche se non si vuole fare i musicisti di professione da grandi.

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5 COMMENTI

  1. bella l'intervista, ma secondo me c'è qualcos'altro che va al di là della bravura e della tecnica nel duo musica nuda, perché la gente non esce solo con il sorriso dai concerti di petra e ferruccio, esce soprattutto stupita da tanta originalità : c'è qualcosa di geniale nella combinazione dei loro contributi artistici che moltiplica anziché sommare le qualità dei singoli, il risultato è pura classe che neanche la compostezza di ferruccio riuscirà a sminuire, per questo in francia li adorano. Li lo ascoltati molte volte e non si sono mai ripetuti anche rifacendo lo stesso pezzo, ora attendo con grande interesse di ascoltare i pezzi propri del loro imminente CD

  2. Ecco la risposta alla domanda "Quanto tempo occorre studiare al giorno?"
    Per chi ne fa una ragione di vita, per chi è innamorato del proprio strumento, il tempo non è MAI abbastanza… :-)))
    Grazie per averci permesso di conoscere il pensiero di un musicista che ha connaturate l'umiltà e la voglia di conoscere sempre di più il meraviglioso mondo della musica tipiche dei grandi artisti.

  3. Ferruccio è un musicista eccezionale, un artista completo che ha compreso il vero senso del vivere "per" e nella musica.
    Grazie a Michele per questa interessante intervista.

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