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Il tempo in Musica

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Il tempo in Musica, 5.0 out of 5 based on 287 ratings

All’ inizio di ogni spartito, dopo la chiave e le eventuali alterazioni, troviamo l’ indicazione del tempo.
Questa è espressa come frazione (o a volte anche con altri segni). Questa frazione sta ad indicare da quanti valori deve essere composta la nostra battuta.
In una frazione di tempo generica, per es. 44, i 2 numeri indicano:
  • Numeratore: indica il numero delle unità principali
  • Denominatore: indica il valore delle unità principali

Così il numeratore ci indica che per riempire una battuta ci vogliono 4 note.

Invece il denominatore ci indica che ognuna delle 4 note, ha valore di 1/4.

Nel tempo di 2/4, il tempo ci indica che per riempire una battuta ci vogliono 2 note dal valore di semiminime (1/4).

Abbiamo detto che per indicare il tempo, non sempre si usano le frazioni, ma si usano anche altri simboli. E’ infatti di norma scrivere al posto del 4/4 una C.

Oggi per descrivere i valori che compongono una battuta, non si usa più dire il numero delle unità principali, ma si usa dire il nome dell’ unità di misura. L’ unità di misura, è quella nota che da sola completa la battuta. Così nel tempo di 4/4, l’ unità di misura è la semibreve, nei 2/4 è la minima, nei 3/4 è la minima col punto ecc…

I tempi si suddividono in Binari e Ternari. Un tempo si può distinguere dal binario al ternario in base ad una semplice regola. I tempi ternari hanno al numeratore un numero multiplo di 3. Però ad esempio, il tempo 6/8, ha al numeratore il 6, che è sia multiplo di 3 che multiplo di 2. Come facciamo a distiunguere il tempo? In base agli accenti.

I tempi binari hanno 2 accenti per battuta: 1 forte e 1 debole.

I tempi ternari hanno 3 accenti per battuta: 1 forte e gli altri 2 deboli.

P.S. Molti libri hanno altri modi per segnalare i tempi (come il Barbieri), ad esempio per indicare il tempo 4/4, indicano un 4 al numeratore e una semiminima al denominatore. Questo tipo di raffigurazione è molto chiara e semplice, sinceramente la preferisco, e penso che sia molto utile.

Perciò riassumendo abbiamo 3 tipi di raffigurazione per i tempi:

  1. Frazione
  2. Lettere (C)
  3. Numeri e note

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5 COMMENTI

  1. Esatto. Ammettiamo che in un ci sia l’indicazione di metronomo 100.Vuol dire che ogni croma (1/8) che troviamo all’interno del pezzo, va suonata ad ogni “battito” del metronomo (ad ongi “clack” per intenderci”). Infatti il metronomo indica sempre le crome. Caso mai l’autore volesse indicare delle semiminime, mette all’inizio del brano 100=semiminime. Quindi ad ogni Clack corrispondono 2 crome, ed il brano è molto più veloce di quello precedente. Ti scrivo ora un bell’ articolo che ti chiarirà ogni dubbio 🙂

  2. Dimmi se ho capito: essendo il valore di una nota una quantità relativa che non si misura in secondi, ma in frazioni di un intero (semibreve) che può durare un tempo a piacere, la velocità di un pezzo non si evince dalla quantità e tipo di note che lo compongono.
    In questo senso una battuta in 4/4 può contenere 32 biscrome ed essere però lentissima. Naturalmente però se nello stesso pezzo compare una battuta con una semibreve questa risulterà “eterna”. E’ così?

  3. Certo che si. Il pezzo sarà considerato più lento più presenta note con valori alti (2/4,3/4,4/4 ecc..) ma non è sempre vero. Se pensiamo al secondo movimento della 7^ sonata per pianoforte di Beethoven troviamo anche trentaduesimi eppure il brano è lentissimo, da cosa lo si capisce? dall’ indicazione metrnomica e in particolare i bpm (battiti per minuto). Scrivimi se non ti è ancora tutto chiaro! 😉

  4. Se un pezzo ha come tempo 4/4, è possibile che una battuta contenga 8 crome ed un altra 2 minime ed un’altra ancora 4 crome ed una minima?
    Se si, come si evidenzia la differenza tra un brano più “lento” ed uno più “veloce” entrambi indicati con lo stesso tempo?

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