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Il pianoforte digitale

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Il pianoforte digitale

I tasti bianchi e neri con un cuore al silicio

pianoforte digitale intro

 

Della controparte acustica spesso mantiene l’estensione della tastiera, ma può assumere le forme più disparate: verticale con forme sottili, con una piccola coda e un design Hi-Tech, oppure compatto e leggero per essere trasportato ovunque. Il pianoforte digitale ha assunto un ruolo di protagonista del mercato italiano a partire dal 1998, quando è avvenuto il sorpasso in termini di vendite con i pianoforti acustici, e per i prossimi anni si prevedono altri margini di crescita: facciamo il punto della situazione.

Tradizione e innovazione a confronto: un pianoforte Yamaha Transacoustic accanto ad alcune raffinate controparti acustiche della casa dei tre diapason
Tradizione e innovazione a confronto: un pianoforte Yamaha Transacoustic accanto ad alcune raffinate controparti acustiche della casa dei tre diapason

Fermo restando il parallelismo tra il pianoforte acustico e la controparte digitale, non voler approfondire riguardo al mondo del secondo in costante espansione, magari mantenendo un certo distacco per sterili pregiudizi, potrebbe oggi precludere una serie di opportunità in ambito professionale che – viceversa – bisognerebbe considerare. Crescono nei conservatori italiani le cattedre dedicate alle nuove tecnologie e alla musica elettronica, dove l’emulazione software del pianoforte, per esempio, è impiegata con profitto per affrontare un percorso filologico sul suono dello strumento, dalla prima creazione di Bartolomeo Cristofori ai giorni nostri. In eventi e fiere del settore i due mondi oramai condividono lo stesso settore, perché crescono le proposte tra gli strumenti ibridi, dotati di meccanica di tipo tradizionale e un suono generato da un “motore” digitale. Da qui l’idea della redazione di Pianosolo di realizzare uno speciale sul pianoforte digitale, andando ad analizzare i progressi compiuti in oltre 30 anni di evoluzione sui vari elementi che determinano il feeling del pianista: meccanica, tastiera, generazione e diffusione sonora, ma anche funzionalità per affinare ciascun elemento e quelle dedicate alla didattica, l’intrattenimento o il semplice svago. Partiamo fornendo in questa puntata alcuni piccoli cenni storici e una panoramica sulla tipologia di strumenti attualmente sul mercato.

 

Piccoli cenni storici

Il primo pianoforte digitale comparso sul mercato si deve a Yamaha che, parallelamente all’avvento del protocollo MIDI, lancia sul mercato una serie di prodotti che supportano questo protocollo di comunicazione, tra cui la serie di pianoforti YP, dotati di una generazione di sintesi in modulazione di frequenza (o FM). Yamaha inoltre introduce con la serie YP una denominazione per identificare divenuta storica ai giorni nostri: Clavinova.

Lo Yamaha Clavinova YP-40, il primo pianoforte digitale immesso sul mercato
Lo Yamaha Clavinova YP-40, il primo pianoforte digitale immesso sul mercato

 

Nel 1984 compare la prima proposta con un motore sonoro basato sul campionamento: benché si tratti di un costoso sintetizzatore, il K250 dell’americana Kurzweil dotato di una meccanica pesata a 88 tasti resta nel cuore di tanti pianisti all’epoca, per l’emulazione credibile del suono di pianoforte. Le meccaniche dei pianoforti digitali in questo periodo si basano sull’azione di molle poste sotto un tasto in materiale plastico (o con anima in legno), per simulare l’inerzia; nel tasto inoltre è inserito un piccolo peso volto a fornire la consistenza al tocco. Un altro marchio giapponese leader nei sintetizzatori come Roland si cimenta sul tema a partire dal 1986, sviluppando una generazione sonora proprietaria (sintesi SA) per una serie di modelli casalinghi (serie HP) e strumenti mirati per l’uso sul palco come la gamma RD, tra cui ricordo l’ammiraglia RD1000, dotato di una meccanica a 88 tasti in legno. L’Italia ha fornito un grosso contributo all’evoluzione del pianoforte digitale, con quel distretto di industrie nelle Marche che – dopo le fisarmoniche e le chitarre – in quegli anni ha saputo convertirsi anche all’elettronica: la Fatar con le sue tastiere, oggi leader mondiale del settore, oppure la Orla e anche aziende purtroppo scomparse recentemente come GEM, che nella metà degli anni novanta introdusse l’interazione dei modelli fisici al campionamento in un engine sonoro basato sul chip proprietario Drake, per emulare una serie di risonanze e rumori fisici della controparte acustica. Rimarchevole in questi anni anche l’esordio di Casio nel settore con la sua serie Celviano, perché il produttore giapponese introduce l’interattività nello strumento, grazie a un lettore CD incorporato per suonare accompagnati da brani musicali in formato audio.

Il pianoforte stage Roland RD-1000
Il pianoforte stage Roland RD-1000

Nel nuovo millennio, la svolta: il continuo progresso tecnologico e la delocalizzazione delle produzioni di alcune aziende in Cina per abbatterne i costi, hanno spinto i produttori a realizzare strumenti compatti, sempre più ricchi di contenuti e al contempo economici in termini di prezzo. Oltre a studiare nuove soluzioni per tastiera e generazione sonora, gli interventi si concentrano inoltre sul contenimento del peso complessivo del pianoforte digitale, inserendo nello chassis e in altri elementi dello strumento nuove soluzioni in materiale plastico; nelle varianti verticali si studiano linee di design alla moda, per inserire il pianoforte digitale anche in ambienti domestici moderni. Negli strumenti di un certo pregio, si studiano soluzioni sofisticate anche in termini di ascolto, per incrementare le sensazioni uditive e tattili durante l’esecuzione: oltre a subwoofer nella diffusione sonora, per generare vibrazioni sulla tastiera, e posizionati strategicamente nella cassa delle varianti a coda digitali, nei suoi verticali Kawai introduce una tavola armonica in legno pressoché identica a quella della controparte acustica, e fatta risuonare tramite un trasduttore. Un altro settore in forte fermento è quello dei pianoforti ibridi e i cosiddetti “Silent”, in cui Yamaha e un marchio italiano come Farfisa sono stati gli apripista: oggi altri produttori storici come Yamaha, Bosendorfer o C.Bechstein sono fortemente impegnati in tal senso. Intorno alla metà degli anni 2000 nasce infine il pianoforte portatile “Low Cost”, ma dotato di alti contenuti tecnologici per fornire un’emulazione convincente anche per lo studio: tra i protagonisti di questa espansione segnalo Yamaha (serie P) e Casio con la gamma Privia.

Un esempio di piano stage odierno: Kurzweil Forte
Un esempio di piano stage odierno: Kurzweil Forte

Il futuro

I mondi dell’acustico e del digitale purtroppo si scontrano ragionando sui freddi dati di vendita. Oggi i pianoforti a coda di pregio mantengono una loro solida posizione nel mercato, a cui vanno aggiunte le vendite di varianti ibride realizzate da artigiani o la gamma Disklavier di Yamaha, che fanno il loro ingresso in luoghi sacri come i conservatori, in quelle cattedre indicate in precedenza nel mio articolo. In fascia economica il dominio del mercato da parte del pianoforte digitale è un dato di fatto, con decine di migliaia di esemplari venduti ogni anno; per il futuro prevedo emulazioni sempre più convincenti per piccoli budget, magari proposte con quelle campagne promozionali e agevolazioni all’acquisto, che già oggi mettono in forte crisi il mercato del pianoforte verticale economico e formule di fruizione quali il noleggio. Anche in una fascia di prezzo fino a 5.000 euro la battaglia è aperta: marchi quali Yamaha o Kawai hanno recentemente rilasciato versioni dotate di meccanismo Silent nei loro pianoforti verticali, mentre in ambito digitale va rimarcata la discesa in campo di un marchio come Casio che – in collaborazione con C.Bechstein – ha recentemente presentato un pianoforte ibrido (Grand Hybrid) dai forti contenuti e un prezzo di attacco. Di fronte a questo fermento del mercato provocato dal progresso tecnologico non si può rimanere al palo, quindi dalla prossima puntata esamineremo i vari elementi costitutivi di un pianoforte digitale, partendo da quello a stretto contatto con le dita: la meccanica. A presto!

 

Il nuovo pianoforte ibrido Casio Grand Hybrid, realizzato in collaborazione con lo storico marchio tedesco C.Bechstein
Il nuovo pianoforte ibrido Casio Grand Hybrid, realizzato in collaborazione con lo storico marchio tedesco C.Bechstein

 

 

Le nostre recensioni

Recensione pianoforte digitale Casio Privia PX-160

Tutti gli articoli della serie

  1. Il pianoforte digitale – La meccanica #1
  2. Il pianoforte digitale (This post)

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Grande appassionato di MIDI e programmazione suoni, in età adulta si scopre anche un entusiasta Video Maker: per 10 anni ha collaborato con la storica rivista Strumenti Musicali, realizzando video e redigendo test e articoli dedicati al pianoforte digitale e le tastiere; ha collaborato inoltre con i mensili Backstage e Computer Music Studio, redigendo articoli dedicati al mondo del recording e la musica dal vivo. Dal 2012 infine ha collaborato anche con il sito internet SuonieStrumenti, redigendo news, curando l’area video e le pagine di questa testata online su vari Social Network.

7 COMMENTI

  1. Bellissimo articolo!…dalla lettura scorrevole, molto interessante l’argomento!…purtroppo resto una grande sostenitrice del “caro vecchio pianoforte a coda”…però complimenti Riccardo! 🙂

  2. Grazie per questa serie di articoli 🙂
    Secondo me limitarsi solo al piano digitale è poco interessante, e mi piacerebbe che se si approfondisse un po’ l’evoluzione storica della “tastiera”digitale.
    Cercherò di fare qualche esempio.
    Wurlitzer, Fender Rhodes, Hohner e gli altri: come hanno lasciato la loro traccia? Quali innovazioni tecniche hanno presentato? Cosa hanno offerto ai musicisti? Chi li ha adottati nel tempo e usati nelle loro incisioni (così che possiamo sentirli ancora oggi)?
    Per un discorso storico non mi limiterei ai soli pianoforti: Hammond, Moog (con la sua discendenza) e sintetizzatori varî mi interessano nella stessa misura…
    Può anche darsi che queste mie richieste siano da considerarsi fuori luogo, ma allora mi farebbe piacere l’indicazione di siti o testi per approfondire.
    Grazie e buon lavoro
    Enzo – eds

    • Ciao Enzo,

      circoscrivere l’argomento al piano digitale su PianoSolo ha un senso, perché (in parole povere) discutiamo di emulazione del pianoforte acustico per precisi impieghi: non conosco di artisti che – per esempio – eseguono Chopin con un Fender Rhodes o un Clavinet…

      Quelle che tu definisci “tastiere” digitali, in realtà sono pianoforti elettrici in primis, ed elettronici in seguito: se per i primi c’è stato un ampio utilizzo in generi musicali più moderni a partire dagli anni quaranta, i secondi sono passati senza lasciar traccia, perché soppiantati in seguito dall’avvento di varianti digitali molto più “performanti” in termini di suono.
      Riguardo ad altre tipologie di strumenti quali gli organi e i sintetizzatori, andremmo decisamente fuori tema con i contenuti di PianoSolo.it; in ogni caso, per quanto concerne il mondo sintetico e la programmazione ti suggerisco gli scritti del “maestro” e collega Enrico Cosimi, vero e proprio “guru” del sintetizzatore in Italia.

      Un saluto
      R.Gerbi

      • Riccardo,
        grazie per la risposta.
        Ho volutamente utilizzato il termine “tastiere” in senso generico, proprio perché mi interessa in generale il discorso della generazione elettronica del suono e della simulazione degli strumenti tradizionali. A suo tempo rimasi molto affascinato dalla conferenza di un ricercatore del CNR che si occupava proprio di musicologia.
        Grazie per la segnalazione su Enrico Cosimi, cercherò di approfondire.
        Buon lavoro
        Enzo – eds

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