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Il pianista che suona da Dio

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Il pianista che suona da Dio, 4.3 out of 5 based on 3 ratings

Vincitori-contest-letterario

Cominciamo oggi la pubblicazione dei racconti pervenuti per il Contest letterario. Oggi pubblichiamo il racconto del vincitore, Roberto Mariotti, intitolato “Il pianista che suona da Dio”.

Buona lettura!

Il pianista che suona da Dio
di Roberto Mariotti

Il Padreterno se ne sta sprofondato sulla sua poltrona di nuvole sorseggiando chissà quale celestiale ambrosia, mentre il pianista continua la sua esecuzione. Ha già fatto qualcosa di Bill Evans, di Keith Jarrett, di Thelonius Monk e di Benny Golson.

Discosti ascoltano anche San Pietro e San Paolo, chiacchierando tra di loro con un filo di voce, per non disturbare l’esecuzione.

«Pensi che ce la farà?»
«Mah, cosa vuoi che ti dica, finora il capo non ha dato alcun segno esplicito di gradimento.»
«Ma neppure di insoddisfazione no?»
«Vero. Ma sai com’è, no?, in fatto di jazz il Signore è decisamente esigente»
I due tacciono un attimo mentre il pianista attacca un nuovo pezzo.
«Bello, accidenti. Cos’è?»
«Non lo riconosci? È “Ein Li Milin” di quel pianista italiano, com’è che si chiama… Ah, sì: Enrico Pieranunzi.»
«È un bel brano. Sai che ti dico? Che questo pianista è proprio bravo.»
«Si può ben dire che suona da Dio, in tutti i sensi.»
«Ah ah ah! Vero, indubitabilmente!»

Dio si rilassa nella sua poltrona, infossandocisi ancora di più e improvvisamente distende il volto in una lieve smorfia di compiacimento. Rivolge il viso verso San Pietro accennando un leggero sì sussiegoso con la testa.
«Cazzo, ce l’ha fatta, eh?»
«Sì, sono proprio contento. Vado giù alla Reception Celeste a trovargli un bel posticino. A dopo.»
«Pensare che grazie al maestro italiano e a quel meraviglioso pezzo questo brav’uomo si è guadagnato un posto in Paradiso…»

Biografia

Roberto

Descriversi in poche righe è un incubo.

Di sicuro c’è che sono nato nel 1960, anno magico, almeno per me visto che ci sono nato dentro.

Da ragazzo ero un adepto della Scienza. Studi universitari di Fisica, grande passione per la Matematica, per quegli oggetti magici che sono i numeri e le loro proprietà e per tutte le specie di enigmi.

Poi informatico prima per diletto e quindi per professione.

 

Come da questo terreno di coltura sia nata quell’attrazione viscerale per la Narrativa non è facile spiegare. Forse con gli anni capii la verità del precetto di Hermann Broch: “scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire”. Forse capii che all’uomo la verità scientifica non basta, c’è altro.

S’è trattato comunque di un evento dell’età adulta. Col passare degli anni decisi dunque di imbarcarmi sempre più nell’impresa ardua di estrarre uno scrittore da me stesso. Anzi meglio: un narratore.

All’inizio ritenevo si trattasse di una specie di estrazione di sangue dalle rape, dove la rapa ero io. E in effetti se rileggo le prime cose che scrissi (le poche sopravvissute alla mia feroce autocritica) non so se ridere o piangere.

Oggi come minimo posso dire che mi piace cosa scrivo e come scrivo, ed è già un discreto risultato. Sicuramente lo è per me.

La musica? Chiudo gli occhi e vedo un ragazzino che inizia a pigiare tasti su un organo Bontempi. L’organo è arancione, praticamente un giocattolo.

Quel ragazzino ero io.

Con una lentezza esasperante rispetto al flusso degli anni quel giocattolo diventa prima un organo “vero”, poi, con un enorme salto, un pianoforte digitale Korg Concert-qualcosa, infine un altro Korg SP250.

Adesso richiudo gli occhi e vedo un uomo di mezza età che ha realizzato il suo sogno: suonare My Song di Keith Jarrett (in un modo o nell’altro, s’intende, o per metterla giù un po’ più elegante, riarrangiato in modo molto personale).

Ebbene sì, sono sempre io.

Così come nella scrittura sono ossessionato dalla ricerca della profondità, del pieno e maturo possesso della tecnica che mi consenta di esprimere quello che sta laggiù in fondo in qualche parte di me, la medesima cosa vale anche per il pianoforte.

Ci riuscirò? Cosa troverò laggiù?

Non è importante; quello che conta è essere sempre in movimento, alla ricerca del meglio di sé.

 

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2 COMMENTI

  1. Ah ah ah!
    In fondo mi sa che hai ragione…
    Essendo l’autore del racconto non dovrei dirlo, ma in fondo anch’io mi sono divertito di più a scrivere quella specie di biografia “romanzata” (non falsa, sia chiaro, ma certo un po’ “narrante”).
    Il fatto strano è che mi sono ritrovato a vincere questo contest con uno dei più brevi racconti che abbia mai scritto. Un racconto che avevo da anni nel cassetto e ho ritirato fuori per l’occasione, mai pensando che avrebbe avuto successo, anche perché penso di aver fatto di meglio in altre prove. Molto meglio.
    Ma è andata così…
    Gli altri poi ovviamente me li leggerò anch’io.

  2. Trovo molto più accattivante la biografia del racconto. Quest’ultimo non mi è sembrato particolare. Attendo con ansia gli altri!

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