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Il giorno in cui mi sono innamorata della musica

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Abbiamo il piacere di pubblicare un altro dei racconti che hanno partecipato al nostro contest letterario. Il titolo è “Il giorno in cui mi sono innamorata della musica” e l’autrice è Francesca Elettra Catania.

Buona lettura!

Il giorno in cui mi sono innamorata della musica

di Francesca Elettra Catania

tastiera_bontempi

Uno dei più bei regali che ricevetti da bambina fu un organo Bontempi, un giocattolo come tanti altri ma che fu per me una premonizione.

Ebbi la sfortuna di nascere in una famiglia dove la musica non entrava quasi mai, la radio si accendeva solo per sentire il notiziario, mia mamma non cantava mai e mio padre, uomo di grande cultura, collezionava libri.

Non c’era musica in casa mia.

Avevamo, per la verità, un vecchio giradischi anni ’60 e alcuni vinili comprati in blocco con le canzoni in voga in quegli anni; era stato un regalo di mio padre a mia madre quando erano fidanzati, ci tenevano così tanto che lo avevano dato a noi bambine per giocarci e, miracolosamente, non lo abbiamo mai rotto.

Fino all’adolescenza l’unica musica che ho conosciuto sono state le canzoni di Rita Pavone, Paul Anka e altri artisti di quel tempo, quelli del blocco di vinili che usavamo per giocare.

Però ad un certo punto, quando frequentavo le elementari, mi regalarono l’organo Bontempi corredato di un libretto di spartiti, la lettura era facilitata dai numeri sotto le note che stavano ad indicare il tasto da premere sulla tastiera, e io suonavo.

Tra tutti i miei giochi l’organo Bontempi è stato il più longevo, l’ho donato a mio figlio molti anni più tardi e poi è finito in discarica, probabilmente ancora funzionante quando era chiaro che a mio figlio non interessava e io avevo ormai da tantissimo tempo un bel pianoforte verticale laccato nero.

Ero già in seconda media quando mia madre, che a quel tempo si era appassionata all’arte del restauro, portò a casa un vecchio pianoforte nero verticale, tutto intarsiato con due magnifici candelabri in ottone ad ornare la parte superiore.

Bellissimo, un mobile di grande pregio, ma ahimè solo un mobile.

La tastiera completamente ingiallita produceva suoni inascoltabili, non che a mia madre interessasse, però non si sa come a lei e a mio padre venne in mente che forse noi bambine avremmo potuto imparare a suonarlo; è pur sempre cultura la musica!

Io mi feci subito avanti, avevo il mio organetto Bontempi, sapevo già suonare non sarebbe stato difficile; la maggiore delle mie sorelle si tirò indietro, lei aveva ereditato in tutto e per tutto il dna di famiglia, la musica poteva non esistere; l’ultimogenita accettò, senza nemmeno capire perché, lei era la più piccola non aveva ancora le idee chiare.

Fu così che all’età di dodici anni iniziai la mia carriera musicale, una carriera poco brillante a voler essere sincera, ma che ancora adesso, dopo più di trent’anni mi accompagna e mi fa crescere.

Ovviamente il vecchio piano dovette essere sostituito da uno meno vecchio e più funzionante.

Ne ho fatta di strada da allora, niente di glorioso, intendiamoci, ma senza la musica la mia sarebbe un’esistenza un po’ monotona, fatta solo di lavoro, casa e figli…. Invece!

I primi anni di studio sono stati spensierati e senza troppo impegno, lo ammetto, la più giovane delle mie sorelle mi aveva abbandonato quasi subito, io invece sembravo appassionata; vero è che in una famiglia come la mia qualunque cosa facessi in campo musicale non suscitava grande interesse, nessuno era in grado di capire se la facevo bene o male, se avevo un qualche talento o valore, sopportavano pazientemente i miei esercizi a patto che li eseguissi negli orari stabiliti e chiudendomi dentro il salotto per attutire il suono.

I miei sopportavano pazientemente, in fondo pagavano anche per quelle lezioni, ma il mio vicino di casa, nonostante avesse a suo vantaggio una parete di cemento e non una semplice porta a dividerci, si spazientiva sovente e lo manifestava pestando i pugni sul muro.

Io però andai avanti senza curarmi di nulla, i miei progressi erano lentissimi, ovviamente, la mia insegnante non era particolarmente severa o pretenziosa, a lei piaceva tantissimo curare i saggi di fine anno; per l’occasione si noleggiava una sala dell’oratorio dove faceva bella mostra di se un pianoforte a coda e, in un pomeriggio di giugno, ogni anno noi allievi ci esibivamo di fronte a tutto il parentado che avrebbe gradito maggiormente poter essere altrove.

Mentre uno di noi allievi eseguiva i suoi brani tutti gli altri stavano in uno stanzino da quale si poteva gettare un occhio sulla platea e da li io fissavo terrorizzata mio padre e mia madre seduti in prima fila.

Non avevo paura di suonare in pubblico, come invece ne ho adesso, avevo paura di deludere i miei genitori, salivo sul palco suonavo i miei pezzi con sicurezza, se facevo un errore andavo avanti come se nulla fosse sperando che non si fosse notato, poi tornavo nello stanzino e guardavo mio padre impaurita, chissà cosa aveva pensato sentendo quella mia nota stonata!!

Per mio padre i saggi di pianoforte erano una vera tortura, eseguiti nel pieno pomeriggio della domenica, quando lui avrebbe preferito una bella dormita, lo facevano veramente soffrire, non sentiva le mie note stonate e nemmeno quelle intonate, era tutto teso nello sforzo di non addormentarsi; mia madre era invece impegnata nel compito di sorvegliarlo e impedirgli di assopirsi, più che altro perché aveva l’abitudine di russare.

Ero bravina, ogni anno al saggio la mia insegnante mi affidava diversi pezzi e anche l’accompagnamento a quattro mani di allievi più piccini e, poiché non soffrivo di ansia da prestazione, ero abbastanza incosciente da non aver paura del pubblico, se non dei miei genitori.

Non si curava molto però, la mia insegnante, di perfezionare la mia tecnica e soprattutto di migliorare il mio solfeggio, così, alcuni anni dopo, quando decisi di affrontare gli esami in conservatorio, dovetti ripartire da capo con un’altra insegnante per essere adeguatamente preparata.

Non fu facile per me, abituata già a suonare pezzi da quinto anno, prepararmi sulla teoria. Non mi è mai piaciuta la teoria, in nessun campo, io sono un tipo da pratica.

Però miracolosamente ci riuscii, il mio diploma di teoria e solfeggio lo conquistai in un giorno di settembre del 1987, ma poi tutto finì, ero troppo grande, avevo nel frattempo iniziato a lavorare e il pianoforte rimase solo un mio hobby che tuttora coltivo, ma solo un hobby.

Però, a quel punto, i miei genitori ritennero doveroso regalarmi un pianoforte nuovo, e così da allora in casa mia c’è sempre stato un meraviglioso Kawai nero, lucido e con un bel suono brillante.

Fu molti anni dopo, ormai adulta che ritrovai il mio amore.

Ricevetti una proposta di lavoro, la proposta che aspettavo da tempo, solo perché nel mio curriculum, nella sezione dedicata al tempo libero, avevo inserito che sono una pianista.

Non ha nulla a che fare la musica con il mio lavoro, ma il grande amore della mia vita, quello che mi stava offrendo un lavoro la amava quanto e forse più di me.

Luca è un grande estimatore di J.S.Bach.

Bach è stato per me, invece, un grande nemico. Ricordo le ore trascorse sulla tastiera a provare e riprovare ad eseguire le Suite,e le invenzioni a tre voci senza mai riuscire come avrei voluto e dovuto.

Non era certo un musicista che amavo, ma da tempo mi sono ricreduta, Luca mi ha insegnato ad apprezzarlo.

Così iniziai una nuova avventura lavorativa…. E non solo!

Con Luca entrai subito in confidenza, c’era una comprensione speciale tra noi, come se ci conoscessimo da sempre, venne spontaneo ad un certo punto iniziare a frequentarsi e dopo qualche cena in un buon ristorante mi propose di fare assieme l’abbonamento ad una serie di concerti classici in conservatorio.

Può sembrare una storia d’altri tempi, strano per una coppia del terzo millennio flirtare accompagnati dalla musica di Bach e Beethoven, non credete!

Eppure è andata così!

E fu proprio durante un concerto che l’amore sbocciò tra noi due, ascoltavamo Grigory Sokolov suonare l’andante della sonata Pastorale di Beethoven quando lui mi prese per mano e mi disse che mi amava.

Non ci siamo più lasciati.

La musica è sempre stata un mio grande amore e con la musica ho trovato l’amore.

Oggi sono il primo trombone del corpo musicale san Filippo Neri di Villa Cortese e la seconda tromba del corpo musicale Borsanese.

Il pianoforte, che sempre troneggia nel mio salotto, è il mio primo grande amore anche se non ho mai imparato a suonarlo bene come avrei voluto.

Dall’età di dodici anni non ho mai smesso di studiare musica nel mio tempo libero, sono passata ad altri strumenti che richiedono meno ore di impegno e le bande musicali mi offrono la possibilità di esibirmi ad un livello per me raggiungibile.

Se non ci fosse stata la musica avrei vissuto un’esistenza meno felice.

Francesca Elettra Catania

francesca_catania

Sono nata ad Acireale (CT) il 28/06/1968, ho vissuto a Milano fino all’età di 24 anni e dal 1992 vivo a Villa Cortese in provincia di Milano.

Ho studiato informatica e lavoro come programmatore di computer.

Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di 12 anni, ho conseguito il diploma di teoria e solfeggio presso il conservatorio di Alessandria nel 1987.

Attualmente suono la Tromba e il Trombone nelle bande musicali di Villa Cortese e Borsano.

Ogni anno partecipo al Palio di Legnano per la contrada san Bernardino in qualità di musico suonando la chiarina.

Ho due figli di 19 e 15 anni, nessuno dei due, per ora, pare appassionato alla musica.

 

 

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3 COMMENTI

  1. Una bellissima storia che ti tocca nel cuore, velata da un tocco di amarezza: in Italia la cultura in generale è sempre posta in secondo piano, specialmente quella che riguarda la musica, la buona musica (concetto sempre più raro tra le nuove generazioni cresciute tra sintetizzatori vocali e strumentali).

  2. Finalmente una “vera bella storia legata alla musica”. In qualità di partecipante al concorso letterario mi ero ripromessa di non commentare alcunché ma questa è proprio una bella storia. Brava Francesca, mi piace molto il tuo vissuto e quello che provi per la musica.

  3. Queste esperienze sono la riprova (rispetto ai mei genitori che non volevano mandarmi a Roma dove allora c’era il Conservatorio, dopo il Liceo musicale a Teramo a 31 kilometri da Isola Del Gran Sasso) che la musica non esclude niente. E’ come una esigenza che non va via….Mai! Ora studio pianoforte, presso FAREMUSIKA di Teramo dove abito.

    Pierluigi

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