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Hiromi Uehara: Amarone in Jazz-Verona-12 ottobre 2010

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Hiromi Uehara: Amarone in Jazz-Verona-12 ottobre 2010, 5.0 out of 5 based on 288 ratings

Intervista a Hiromi Uehara e Intervista a Pepe Gasparini all’Amarone in Jazz

La scorsa settimana siamo andati a Verona per incontrare una giovane artista di grande talento: la pianista giapponese Hiromi Uehara, che ha tenuto il suo concerto in piano solo presso il Palazzo della Gran Guardia nell’ambito dell’Amarone in jazz, unica data italiana del suo tour.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Pepe Gasparini, direttore artistico del festival nonché musicista, che ci ha illustrato le finalità di questa iniziativa culturale e ci ha parlato della sua visione della musica, del Centro Studi Musicali di Verona di cui è presidente, con grande entusiasmo. Il risultato di questa passione e di questo impegno è tangibile negli ottimi risultati raggiunti, nel clima di festa che abbiamo respirato. Potete ascoltare quanto ci ha detto nella video intervista che abbiamo realizzato.

L’evento clou del festival è stato proprio il concerto di Hiromi Uehara, una giovane musicista di cui conoscevamo il talento attraverso l’ascolto dei suoi dischi e grazie alle informazioni che già da tempo sono legate alla sua figura: un prodigio del pianoforte, che ha iniziato a studiare a sei anni, seguendo un percorso completo, dalla Yamaha School of Music al Berklee College of Music di Boston. Oggi ha 31 anni e già ha collezionato esperienze importanti come duettare con Chik Corea o suonare in un’orchestra sinfonica. Dal vivo non ci ha delusi. Oltre a brani del suo recente lavoro in piano solo, “Place to be”, ha eseguito pezzi legati ad album precedenti, e ascoltandola abbiamo vista confermata la sua non comune abilità tecnica unita ad un approccio di intensa espressività allo strumento. L’abbiamo vista sorridere, piangere, annuire, come se le sue note fossero parole, parti di un discorso che viene dal profondo.

Hiromi Uehara al pianoforte

Visionaria, funambolica, con quelle cascate di note che sanno arrestarsi all’improvviso per far spazio all’introspezione, Hiromi sembra raccontarci il suo mondo interiore che nasce sempre però dall’osservazione della mutazione del contesto esterno in cui si muove: voli aerei, città, immagini rubate in giro, impressioni, hotel, un mondo che la sua sensibilità filtra e ci rimanda attraverso un originale e ricco linguaggio musicale.

Vi lasciamo all’intervista che Hiromi ha concesso a Pianosolo invitandovi a seguirla, perché siamo certi che andrà molto lontano.

Scarica l’intervista con Hiromi Uehara (tasto destro, salva destinazione con nome)

Giulio Cinelli – Michele Guerrini – Paola Parri

Trascrizione e traduzione dell’intervista

Michele Guerrini: Benvenuta su Pianosolo Hiromi! È un grande piacere averti qui con noi e innanzitutto voglio congratularmi con te per il concerto di stasera è stato fantastico!

Hiromi Uehara: Grazie mille. È un grande piacere anche per me.

M: La mia prima domanda riguarda il tuo ultimo studio album “Place to be”, quale è il tuo “Place to be”, è un posto materiale o un’idea metaforica?

H: Ho creato questo titolo perché, in fin dei conti, viaggio continuamente per tutto il mondo e a volte mi fermo a pensare, quando mi sveglio negli hotel, nelle stanze da letto, i panorami, che cambio ogni giorno, “dove mi trovo in questo momento?” I viaggi sono la parte veramente estenuante. Ma quando poi arrivo al concerto e vedo tutti questi sorrisi, allora penso “questo è il posto dove devo essere”, il mio “place to be”. Il pubblico dona a me il “place to be” come io dono a loro il “place to be”, il motivo di essere qui. Ma questo non riguarda solo l’audience, ma anche il taxi che mi viene a prendere all’aeroporto… il promoter, il manager, tutte le persone con cui ho a che fare.

M: Così tutti compongono il tuo “place to be”. Ho notato che non c’è nessuna barriera tra te ed il pubblico. Non c’è alcuna timidezza riguardo ai tuoi sentimenti, piangi, ridi, urli… qual’ è l’importanza degli spettatori per la creazione della tua musica?

H: Ho sempre composto in maniera tale da creare un legame emotivo con l’audience. Visto che non parliamo la stessa lingua, che per me è difficile parlare con loro, la musica è veramente diretta, oltre al linguaggio, da cuore a cuore, dalle dita alle cuore. La gente che viene ai concerti è la prima volta che mi vede, ed è la prima volta che io vedo loro. Ma la musica crea questa profonda connessione tra noi.

M: Stasera hai suonato due composizioni “Sicilian Blue” e un’altra relativa alla tua esperienza a New York, due diversi mondi, mondi di sensazioni, quale è il tuo approccio, il tuo modo di vivere i viaggi? Vai per librerie, negozi di dischi?

H: Quando sono in viaggio, se ho un giorno libero e tempo libero, cosa difficile… passeggio e vado a visitare luoghi storici, a guardare le strade, le vie e come le persone reagisconovivono la musica. Ma ripeto… solo quando ho tempo!

M: E in Sicilia, quando hai composto “Sicilian Blue”?

H: Ecco, in Sicilia… io stavo semplicemente camminando, camminando per questo paese di cui non mi ricordo il nome…immersa in un bellissimo paesaggio e percepivo questi suoni, questo insieme di rumori… ed è stato come un film che avessi in testa…

M: E così questi suoni ti sono rimasti impressi e poi? Quando ti sei seduta al piano? Come componi?

H: A volte non ho bisogno di mettermi al piano per comporre. Nel caso di questo pezzo già avevo in mente la melodia e l’ho buttata giù. Ma altre volte devi confrontarti col piano, suonare, suonare, suonare…fino a che non ti viene qualcosa. Ci sono diversi modi di scrivere musica.

M: Quindi tu trai ispirazione dalle cose di ogni giorno, o da idee, sentimenti astratti?

H: Sono sempre alla ricerca. Sempre ricerco quello che si può trasformare in musica.

M: E quanta musica ascolti di solito?

H: Sinceramente credo che la musica non derivi dalla musica, dalla musica che ascolti. La musica deriva dall’esperienza, ciò che muove il mio cuore. Io non compongo quando ascolto musica. Io scrivo solo quando mi ritrovo davanti qualcosa, qualche persona, paesaggio, situazione, evento che può trasformarsi in musica.

M: Adesso una domanda strana, abbiamo sentito un tuo pezzo intitolato “Old Castle…” che trae ispirazione da un dipinto che hai visto, ti ha impressionato e hai voluto trasporre in musica… la domanda è: se tu dovessi scegliere un quadro, una scultura che rappresenti la tua musica, quale sceglieresti?

H: Non so proprio! Dovrei essere una pittrice o una scultrice per poter rispondere..

M: Diciamo così… quando componi pensi ad un immagine, hai una relazione d’immaginevisuale con quello che vuoi comporre… per esempio quale è l’immagine che associ al jazz, al blues?

H: Io non ascolto mai, e non ho mai pensato di ascoltare musica secondo il genere. Io ascolto musicisti che sono definiti jazz… ma non penso a loro come jazzisti…

M: Detesti le classificazioni musicali?

H: No, non le odio. Io non odio la gente che mi considera, che mi mette sotto il titolo di musicista jazz. Per me la musica è divisibile solo in due categorie: quella che mi fa sentire bene, e quella che non mi fa sentire bene. E quando sono in concerto voglio suonare musica che metta a proprio agio, che sia positiva per gli altri.

M: La tua musica… tu riesci a creare un’integrazione, un melange di diversi generi… come definisci la tua musica e qual’ è il tuo prossimo passo?

H: Il mio prossimo passo. Io ho sempre pensato solo a suonare. A essere una migliore pianista. Trovare la strada giusta per migliorarmi… ho tantissimi artisti con cui vorrei collaborare…

M: Hai qualche progetto particolare per il futuro?

H: Non so se voglio registrare… vorrei lavorare con un’orchestra, qui in Italia ci sono tante buonissime orchestre con cui mi piacerebbe lavorare…

M: E al contrario, album di improvvisazione, free jazz?

H: Non è una cosa a cui ho pensato approfonditamente… non so cosa farò, che cosa potrei fare nel futuro..sono aperta a tutto.

M: Quali artisti pensi potrebbero essere buoni partner per un progetto? Un progetto di improvvisazione per esempio?

H: Sono così tanti! … è impossibile indicarne alcuni…

M: Qualche italiano per esempio?

H: Non conosco tanti italiani, a parte Stefano Bollani per esempio… sai non mi piace indicare persone, perché è una cosa casuale.. farei una discriminazione ingiusta, parlando di persone che mi vengono in mente al momento, tralasciandone altre importanti.

M: Alcune domande finali… allora, hai iniziato a suonare a 6 anni, hai frequentato la Yahama Music School, il Berklee College of Music, hai suonato con la filarmonica ceca… Quali sono le esperienze, gli insegnamenti che ti porti dietro quando ti siedi al piano?

H: Intendi nella pratica? Beh sai soprattutto tanta roba classica che ti permette una visione più ampia non solo tecnica ma anche per la composizione…

M: E un consiglio per chi vuole cominciare a suonare il piano?

H: A qualsiasi età?

M: Un consiglio per chi comincia da piccolo e uno per chi comincia da grande…

H: Innanzitutto suonare ciò che ti piace. Ascoltare musicisti che ammiri, affinché ti diano ispirazione. E soprattutto tenere pulito, curare il proprio piano.

M: Pulire?

H: Assolutamente! La maggior parte della gente non pulisce il proprio piano, invece è la prima cosa da fare prima e dopo aver suonato. Io pulisco sempre il mio strumento. Odio vedere questi poveri strumenti sporchi mentre gli artisti invece sono tutti agghindati, puliti, truccati. Per me il piano ha una così lunga storia alle spalle, è uno strumento importante, profondo, ci vuole una vita per comprenderlo. Bisogna mostrare rispetto verso lo strumento. Io sento a volte, quando il piano è in good mood, che l’amore che provo per il piano mi ritorna indietro.

M: Pensi che la tua vita come musicista sia sacrificio, divertimento, ironia?

H: Non so… è difficile come domanda… quando vuoi ricevere il massimo della soddisfazione dalla tua performance sul palco… è naturale, devi sacrificare altro, la tua famiglia, il tuo tempo…non so… io ringrazio sempre il fatto di poter suonare, mi diverto, concentro tutto in quelle due ore, brillanti del concerto e sono felice.

M: E l’ironia?

H: Odio gli aerei… ma viaggio sempre in aereo..e vivo in alberghi che non so dove sono, ogni giorno… continuamente…

M: Grazie di tutto Hiromi è stato un grande onore intervistarti!!

H: Grazie a te!

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