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Hélène Grimaud, Resonances (Deutsche Grammophon, 2010)

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Hélène Grimaud, Resonances (Deutsche Grammophon, 2010), 5.0 out of 5 based on 286 ratings

Un viaggio geografico-musicale attraverso l’Impero Austro-Ungarico: così Hélène Grimaud definisce questo suo ultimo lavoro. Se guardiamo al contenuto scopriamo che questo viaggio la pianista l’ha compiuto attraverso un itinerario inconsueto, operando accostamenti inediti, collegamenti fra compositori apparentemente distanti, da Mozart a Liszt , da Berg a Bartók. Echi, risonanze appunto, luoghi metaforici e reali in cui il contatto avviene attraverso la forte personalità della Grimaud. Al centro del disco la Sonata per pianoforte Op.1 di Alban Berg, che la pianista lesse per la prima volta a 11 anni, ora ripresa concettualmente come fulcro di questo viaggio, ideale punto di arrivo, ma anche di partenza. Formalmente definita in Si minore, la sonata di Berg in realtà esplora la tonalità in tutte le direzioni, supera limiti, si spinge in una zona che confina con l’atonalità. Con il suo unico movimento, che comunque conserva la struttura del primo movimento di una forma sonata classica (esposizione-sviluppo-ripresa), collega direttamente il passato al futuro, coniuga la classicità e il suo rigore formale con la curiosità intellettuale, la spinta in avanti, il desiderio di conoscenza. Il collegamento a Franz Liszt, maestro del pianismo romantico, è immediato: un’altra sonata, la Sonata in Si minore S.178, in un movimento unico che contiene in sé però molti episodi, in linea con i poemi sinfonici che Liszt andava componendo in quegli anni. Un esploratore, anche Liszt, che tentava il rinnovamento delle forme tradizionali, creando una ciclicità interna variamente espressa, più simile alla composizione sinfonica che non a quella della sonata tradizionale. E davvero in questa sonata Hélène Grimaud sembra trasformarsi in un direttore d’orchestra: affonda nella musica estrapolandone gli elementi costituivi e restituendoceli uno a uno in una abbondante varietà timbrica ed espressiva. La sonata ha un clima cupo, drammatico, e nelle note di copertina del bellissimo booklet che accompagna il cd è la stessa Grimaud a parlare della teatralità di questa composizione, del suo carattere “wagneriano”. Questa espressività condotta agli estremi è stata propria anche di Mozart e di qui la scelta di eseguire la Sonata per pianoforte n.8 in La minore K.310. La Grimaud si appropria di quell’alternanza fra leggerezza e gravità, fra riflessione e gioiosità, tipiche della musica mozartiana, ne interpreta le più lievi sfumature, con approccio apparentemente istintivo, ma che in realtà cela studio e  meditazione. Il cd racchiude infine una perla: le Danze popolari romene BB 68 di Béla Bartók, il compositore che ha rielaborato quella tradizione popolare, quella musica che la gente sente come autentica, concreta, priva di mediazioni culturali esterne, in cerca di un nuovo linguaggio che potesse concretamente essere definito nei suoi elementi costitutivi. Ed è qui che la pianista francese a nostro giudizio esprime la propria vera natura, l’autenticità del proprio carattere, la visceralità con cui siede al piano setacciandone le potenzialità in corrispondenza con la propria anima. Un bel lavoro, valido sia a livello musicale che per quanto attiene la ricerca filologica, un’idea insomma di produzione classica elaborata con occhio contemporaneo e con animo appassionato.

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5 COMMENTI

  1. De gustibus non disputandum est… dicevano i latini, ma, aggiungo io, il gusto è un elemento soggettivo e quindi rispetto il tuo gusto, ma non sono d'accordo con il fatto che la Grimaud non sia all'altezza. Al di là dell'articolo, posso dirti che apprezzo molto la sua interpretazione, trovo che "senta" la musica che suona, credo che nella sua musica ci sia molta della sua personalità, una personalità netta, forte, decisa, e che questo dia valore alle sue incisioni.

  2. CD interessante, peccato che la pianista(Grimaud) non sia all'altezza di questi brani. Non mi piace come suona ma condivido la sua lotta a favore dei lupi!!

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