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GLENN GOULD, Bach: Partitas BWV 825-827, vol.1 (Sony BMG Music, 2002)

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GLENN GOULD, Bach: Partitas BWV 825-827, vol.1 (Sony BMG Music, 2002), 5.0 out of 5 based on 282 ratings

GLENN GOULD, Bach: Partitas BWV 825-827, vol.1 (Sony BMG Music, 2002) original released 1960-1965

Immagine Glenn GouldIl filo che lega Glenn Gould a Johann Sebastian Bach è quello dell’arte, l’arte che raggiunge le massime vette attraverso una rara e preziosa combinazione di rigore, riflessione e rielaborazione soggettiva. In queste registrazioni, il pianista canadese affronta tre delle sei partite che Bach compose per clavicembalo. Sono composizioni costruite su una struttura simile a quella delle Suites: un pezzo introduttivo, che può chiamarsi Preambolo, Toccata, Fantasia, Praeludium o Ouverture, seguito da una serie di danze stilizzate come, ad esempio, l’Allemande, la Giga, il Minuetto, forme musicali che il genio di Bach porta però a variazioni sempre diversificate rispetto allo schema canonico.

Gould

qui esegue le Partite bachiane al pianoforte, quindi non usa lo strumento per il quale erano state composte (il clavicembalo), ma il suo suono ne è una proiezione moderna. Una delle esigenze che il pianista mostrava infatti di perseguire con più convinzione era proprio quella della pulizia, della nitidezza delle note e del fraseggio, affinché fosse possibile la chiara identificazione dello schema contrappuntistico attraverso la purezza delle forme. Gould, per soddisfare questa esigenza legata alla propria estetica musicale, usava spesso pianoforti leggermente “preparati”, magari facendo avvicinare i martelletti alle corde, così da ottenere una maggiore articolazione e una varietà timbrica superiori, a discapito della gamma dinamica, proprio per evitare sfumature di suono indesiderate. In questo primo volume sono contenute tre Partite di Bach (n.1 in Si bemolle maggiore, n.2 in Do minore e n.3 in La minore).

L’interpretazione di Gould è la dimostrazione di come l’arte di Bach possa essere sentita e interpretata in maniera del tutto originale, senza enfasi, senza grandiosità o trionfalismi, senza orpelli espressivi pseudo romantici. Il concetto è quello di una oggettività estrema rispetto al materiale musicale, di esaltazione della linearità delle singole voci, di eliminazione totale di quel “pianismo” tendente a cedere alle lusinghe, alle possibilità dello strumento. La musica e soltanto la musica, insomma.

La straordinaria abilità tecnica di Gould rende apparentemente semplice all’ascolto la complessa polifonia di Bach, ce la restituisce come una sorta di discorso chiaro, intellegibile, in cui l’alternanza delle voci segue fedelmente la geometria della forma, ma al tempo stesso quella dilatazione dei tempi tipicamente gouldiana, tralasciando il virtuosismo in nome della riflessione, facendo sgorgare l’espressione dalla rarefazione, consente alla drammaturgia e al lirismo di Bach di trovare il suo luogo nello spazio e nel tempo.

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