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Giovanni Guidi, We Don’t Live Here Anymore (2011, Cam Jazz)

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Giovanni Guidi, We Don’t Live Here Anymore (2011, Cam Jazz), 5.0 out of 5 based on 285 ratings

Giovanni Guidi, We Don’t Live Here Anymore (2011, Cam Jazz)

“Noi non viviamo più qui”. Sin dal brano di apertura di questo lavoro discografico, “Dess”, percepiamo il senso di una malinconia non troppo velata. Un archetipo narrativo che si svolge sul doppio binario della memoria di qualcosa di perduto e del desiderio di fissare l’immagine di quello che è stato (e non è più) nell’eterno permanere della musica, questo è “We Don’t Live Here Anymore”. Disco di rottura e di svolta rispetto ai precedenti lavori discografici del pianista Giovanni Guidi, classe 1985, include dieci brani fra composizioni e libere improvvisazioni. I musicisti che affiancano Giovanni Guidi in questo progetto sono Gianluca Petrella al trombone, Michael Blake al sax, Thomas Morgan al contrabbassoGerald Cleaver alla batteria. “Dess” è la rarefazione che prelude alla prima parola di un racconto, come uno schizzo appena accennato in cui la figura non si è ancora delineata, è una sorta di preludio in cui un tema ripetuto si dilata sul timbro del trombone e ci fa pensare immediatamente a quello stato liquido in cui la memoria si muove. Qual è il luogo in cui non viviamo più? Metaforicamente potremmo pensare alla giovinezza, al suo svanire in una inevitabile e vitale metamorfosi, ma il perduto può essere anche un certo modo di vivere e scrivere e suonare musica, anche qui comunque un’evoluzione. Come in tutti i riti di passaggio la curiosità convive con la malinconia, un sentimento che pervade molti dei brani del disco e che si palesa ora come lirismo estremo ora come intimismo, quasi un’introversione, ora come spazio meditativo (“The Dreamers”, “We Don’t Live Here Anymore”). Una solida e ricercata struttura armonica sostiene i brani, elemento cardine sia nelle composizioni ritmicamente più aggressive, sia in quelle delicatamente melodiche. Il suono di Giovanni Guidi è raffinato, limpido, distillato spesso nella singolarità della nota isolata, chiaro, in una purezza che la rende quasi parola. La materia sonora si fa duttile strumento di questo racconto in musica, un diario interiore, memoria privata eppure condivisa. Al centro il pianoforte, centro attorno al quale gli altri strumenti tessono voci appropriate e perfettamente consonanti con questa voce-guida. Un lavoro in studio, in questo caso un lavoro americano registrato a New York, che, pur godendo di suggestioni imprescindibili per formazione (Ornette Coleman ad esempio), non assomiglia a nulla di esistente e fra i numerosi pregi ha quello di proiettare questo artista in una dimensione internazionale.

Tracklist : 1 Dess / 2 Furious Seasons / 3 We Don’t Live Here Anymore / 4 She Could Tell They Were Friends / 5 Disturbing The Peace / 6 The Dreamers / 7 Begatto Kitchen / 8 Overnight Revolution /  9 What Remains / 10 In Pursuit of Silence

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