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Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011 Cam Jazz)

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Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011 Cam Jazz), 5.0 out of 5 based on 285 ratings

Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011,  Cam Jazz)

Giorgio Gaslini per chi lo conosce non è solo un pianista, un compositore, è piuttosto un uomo di cultura che della cultura musicale ha fatto uso quale strumento per esprimere idee, quale elemento rivelatore delle trasformazioni del nostro tempo. Questo piano solo che la Cam Jazz pubblica in questo scorcio di 2011 è un prezioso lavoro di sintesi del concetto di poliedricità che Gaslini attribuisce alla musica, del suo potere espressivo, del suo legame con qualcosa che non possiamo vedere ma che risiede nel luogo invisibile in cui la musica nasce: la sensibilità dell’artista.

Nove brani rubati a compositori che appartengono alla storia della musica tutta, classica soprattutto, ma anche jazz, e che rappresentano il personale tributo di una personalità artistica versatile (e decisamente non conforme) all’idea di creatività, di ricerca, di curiosità, di sperimentalismo, dogmi irrinunciabili nel cifrario essenziale di qualunque forma d’arte autentica.

Il disco si apre con “Au bord de l’eau”, composizione di Gabriel Fauré, maestro nell’ideazione melodica ma anche coraggioso esploratore dell’universo armonico, qui in un evidente caso di affinità elettiva che torna ad affermarsi anche a fine disco con la ben nota “Sicilienne” dello stesso autore. Un brano che contiene in sé il canto, altro tratto distintivo di questo piano solo, e che apre al successivo “Lamento di Arianna” di Claudio Monteverdi. La voce umana qui è sottintesa sin dalla splendida intro in cui il pianoforte tratteggia in modo essenziale i singhiozzi di Arianna abbandonata a Nasso da Teseo, canto monodico che Gaslini lavora riuscendo a rendere quasi tangibili quelle lacrime, pianto accorato e sincero in un climax che restituisce il senso del tragico della composizione.

E il canto ritorna anche in “Lascia ch’io pianga”, aria del “Rinaldo” di G.F.Handel, di cui riconosciamo lo stupendo tema iniziale, dal quale però Gaslini si allontana quasi subito, un abbandono che schiude a sorpresa le porte all’improvvisazione, entrando nel profondo della sostanza emozionale del brano, in un processo molto simile a quello che compie l’attore quando si immedesima in un testo drammaturgico, trasferendo il proprio vissuto emotivo ed esperienziale in una trama narrativa ordita da altri.

Una drammaturgia musicale che è un sentire, un comprendere la valenza testuale di ogni brano e cucirsela addosso come un abito che calza a pennello. La musica che cambia seguendo l’evoluzione storica e sociale del nostro mondo. La musica che non conosce vecchiaia, ma solo una incessante trasformazione nel suo attraversare il tempo.

Il piano solo di Gaslini si muove tra antico e moderno, tra il romanticismo di Elgar e le sonorità più moderne di Bartók. Solo un tributo al linguaggio jazzistico in termini di scelta dei brani con “Ev’ry time we say goodbye” di Cole Porter, a liberare le composizioni da qualunque possibile classificazione in generi, optando piuttosto per una diffusa trasversalità linguistica, dato che il jazz in questo disco c’è e sta proprio là dove non avremmo mai pensato di trovarlo. Ma è poi così importante? Immergiamoci nell’ascolto e quello che scopriremo spontaneamente è proprio l’immediatezza delle parole che la musica sa pronunciare, la sua natura di linguaggio universale, i suoi, appunto “incanti”.

Tracks: 1. Au bord de l’eau (Gabriel Fauré)/2. Lamento di Arianna (Claudio Monteverdi)/3. Soccorrete, luci avare (Barbara Strozzi)/ 4. Lascia ch’io pianga (G.F.Handel)/ 5. Chanson triste (P.I. Tchaikovsky)/ 6. Bourrée paysanne (Bela Bartók)/ 7. Pomp and circumstance (Edward Elgar)/ 8. Ev’ry time we say goodbye (Cole Porter)/ 9. Sicilienne (Gabriel Fauré)

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