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George Gershwin, Rhapsody in Blue, Concerto in F, Catfish Row, Rialto Ripples, Riccardo Chailly, Stefano Bollani, Gewandhaus Orchester (Decca, 2010)

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George Gershwin, Rhapsody in Blue, Concerto in F, Catfish Row, Rialto Ripples, Riccardo Chailly, Stefano Bollani, Gewandhaus Orchester (Decca, 2010), 5.0 out of 5 based on 285 ratings

La popolarità di Gershwin non ha limiti temporali o di pubblico e questa operazione discografica lo conferma. La sua “Rhapsody in Blue”, tentativo di dare voce al caleidoscopio America, approccio di sintesi all’ideale incontro tra blues, swing e musica sinfonica, a ogni incisione rivela un’incapacità sostanziale di legarsi a un’epoca, a un genere, a un pubblico in via definitiva. Sul podio della tedesca Gewandhaus Orchester c’è Riccardo Chailly, al pianoforte uno dei jazzisti italiani più camaleontici, Stefano Bollani. Musica classica e jazz: un accostamento spesso pericoloso, soggetto a reciproche detrazioni da parte di ascoltatori di avversa fazione, un tacito antagonismo, anacronistico. La “Rhapsody” di Gershwin qui è affrontata con un rigore filologico, perfetta nella scansione metronomica, fedele alla partitura rigorosamente scritta da Gershwin nella versione del 1924, con orchestrazione di Fred Grofé. Il pianismo di Bollani, tecnicamente completo, lascia poco spazio a virtuosismi, si concede rare e brevi improvvisazioni. L’incastro dello swing nella tessitura orchestrale avviene con effetto finale di naturalezza, quasi luogo ideale in cui quella metrica, quella cellula ritmica impossibile a scriversi o se scritta mai realizzabile perfettamente identica nell’atto dell’esecuzione, può inserirsi. Non una fusione, piuttosto quell’interesse che sempre suscita la differenza e che l’orecchio percepisce come stimolo alla decrittazione di codici specifici, dialogo fra lingue di paesi lontani ma che si guardano con interesse e si scambiano informazioni di vocabolario e cultura. Il “Concerto in F”, con la sua struttura neoclassica, già prova ambiziosa per Gershwin, è momento elevato nell’economia del disco e si ascolta con in mente la grandiosità di Igor Stravisnkij, a cui ci rimanda in maniera diretta un paragone che lo stesso Chailly tira in ballo nelle note di copertina del disco, e non solo per la forma, ma anche per la varietà di suono che l’orchestra con le sue parti riesce a creare. La chiusa è un ragtime, “Rialto Ripples”, dove Bollani ci regala qualche improvvisazione, momento ludico fra i due maestri, con il loro saluto verbale scherzoso che sottolinea ancora come il vero valore evidenziato da questa registrazione sia quello della musica tutta come stile di vita, come luogo di scambio.

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1 commento

  1. RICCARDO CHAILLY DIRETTORE D'ORCHESTRA DELLA GEWANDHAUOSRCHESTRER DI LIPSIA E STEFANO BOLLANI PIANISTA.
    HANNO FATTO UN OMAGGIO A GEORGE GERSHWIN.
    NELLE PROVE I LDIRETTORE D'ORCHESTRA,HA SPREMUTO PER BENE L'ORCHESTRA,.
    CHE BELLO 2 AMICI MUSCISTI.
    HANNO SUOBATO THE RHAPSODY IN BLUE, CATFISH ROW-SIMPHONIC SUITE.
    CATDISH ROW.
    PORGYSINGS
    PUGUE.
    HURRICANE
    GOOD MORNIN'SISTUH!
    CONCERTO IN F FOR PIANO AND ORCHESTRA
    ALLEGRO.
    ADAGIO-ANDANTE CON MOTO.
    ALLEGRO AGITATO.
    RIALTO RIPLES

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