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Fulvio Sigurtà-Claudio Filippini, Through the Journey (CamJazz 2012)

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Fulvio Sigurtà-Claudio Filippini, Through the Journey (CamJazz 2012), 5.0 out of 5 based on 283 ratings

Fulvio Sigurtà-Claudio Filippini, Through the Journey (CamJazz 2012)

Quando il pianoforte incontra la tromba nasce un duo che ci rimanda con la memoria ad altri illustri incontri musicali, basti pensare a Bill Evans e Miles Davis in “Kind of Blue” o a Chet Baker ed Enrico Pieranunzi o Paul Bley, timbriche e sonorità così differenti che il risultato è sempre stato quello di un forte impatto lirico, di un intimismo dolce eppure intenso. Non poteva non accadere anche per questo felice connubio musicale, in cui il pianoforte di Claudio Filippini e la tromba di Fulvio Sigurtà sono compagni di viaggio, parafrasando il titolo di questo lavoro discografico, si muovono in direzione univoca ciascuno con passo personale e voce propria eppure in sintonia, in una rara e totale empatia. Un dialogo garbato e misurato che non soffre di sovrapposizioni e agonismi virtuosistici, piuttosto si caratterizza in un cedere la parola al momento opportuno in vista del comune obiettivo dell’espressione, cosa che solo due professionisti sono in grado di ottenere.

E sono proprio le tappe di un viaggio con le sue incertezze, le sue euforie, le sue esitazioni e le sue scoperte quelle che segnano il dispiegarsi di questa musica. Undici tracce originali, fatta eccezione per “Almost Blue” di Elvis Costello, undici brani in cui il lessico musicale si fa scarno, abbandona roboanti virtuosismi strumentali per abbracciare un’essenzialità luminosa, si trasforma in segno espressivo efficace e puntuale.

Sin dall’apertura di “Drops of Hope” quei grappoli sonori del pianoforte di Filippini che aprono alla quieta morbidezza dell’ampio tema cantabile di Sigurtà sembrano inanellare una preziosa collana di attese, quella sospensione che precede l’azione dell’andare. Siamo immediatamente immersi in un’ambientazione afro cubana dalla ritmica percussiva del piano in “Obaloke” e dalla danza metaforica della tromba, un’andatura che mozza il respiro il cui fascino è accresciuto dall’uso combinato della celesta da parte di Filippini. Lo stesso esotismo, un suono quasi indiano della celesta e una ritmica prorompente animano “Easterly”, così come nella concitazione entusiastica e nella folle corsa di “Immediate Boarding”.

Perfettamente bilanciato fra ritmo e melodia, fra sospensioni, respiri, silenzi e un cantabile disteso nei temi dei brani, “Through the Journey” arresta per un breve istante il nostro tempo quotidiano e ci immerge nella gioia dell’andare, ci rende perplessi per il mistero dell’oltre insito in ogni viaggio, ci muove, ci sposta, pur restando semplicemente fermi ad ascoltare. Altissimo momento lirico nell’insolita versione di “Almost Blue”, con un carattere quasi sfuggente in quel tema accennato dalla tromba di Sigurtà, quasi un flebile sussurro accennato e poi lasciato sospeso mentre il pianoforte di Filippini tesse una tela “blue”. Concludiamo il nostro viaggio con “Into the Sunset”, brano conclusivo di tutto questo lavoro, in cui quasi sottovoce ascoltiamo la malinconia sottesa del ritorno, un’andatura che con passo regolare ci riporta a casa.

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