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Franz Liszt, 4 Klavierstücke, S.192 (Spartito pianoforte)

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Chi l’ha detto che i brani di Liszt non sono alla portata degli amatori? La raccolta S.192, che comprende 4 Klavierstuche dedicati alla Baronessa Von Meyendorff, è adatta anche a chi è ai primi anni di studio del pianoforte.

Sono quattro brani che possono dare allo studente grandi soddisfazioni. Alcuni di questi pezzi contengono difficoltà tecniche che solitamente non si trovano nei primi brani per pianoforte (come le ottave) il cui studio rappresenta l’occasione di migliorare.

Il primo pezzo è in tonalità di Mi maggiore, sebbene il suo inizio sembri rappresentare ogni tonalità tranne quella appena scritta.

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È un brano molto espressivo, ricco di indicazioni di dinamica e agogica. Qui di seguito trovi evidenziato in giallo tutte le indicazioni originali dell’autore relative solamente in un paio di battute:

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L’intero brano è pieno di indicazioni e questo fa capire quanto l’autore ci tenesse a rendere chiara l’intenzione espressiva del brano all’esecutore. Quando leggi dei “pp” situati in basso piuttosto che al centro dell’accollatura, come invece avviene di solito, significa che quell’indicazione di dinamica è riferita solamente alla mano sinistra.

Il secondo brano, il più eseguito della raccolta, è invece in tonalità di Lab maggiore. Questa volta il brano parte con degli accordi di tonica aventi un ritmo sincopato che si protrarrà per il resto del brano.

Verso il finale, quando abbiamo l’indicazione “a tempo”:

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abbiamo la prima croma della mano sinistra che oltre ad avere una funzione armonica, ne ha una melodica.

Nell’ultima battuta del brano invece abbiamo, accanto agli accordi, un’ondina che si chiama proprio “arpeggio”. Ciò significa che le note non devono essere eseguite in simultanea (come accade negli accordi) ma in successione (come accade negli arpeggi).

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Esistono due tipi di “ondine” che rappresentano l’arpeggio. Quelle messe solo acconto alle note da arpeggiare e quelle che partono dal basso e vanno sino in alto (come nell’immagine sopra).

Nel primo caso:

arpeggi pianoforte

Le ondine sono alte quanto le note e non sono continue. Ciò significa che le note della mano sinistra e della mano destra devono essere sì arpeggiate, ma eseguite contemporaneamente. Nel primo esempio, Il Do della mano sinistra andrebbe col Do della mano destra, e il Sol della mano sinistra col Mi della mano destra e così via. Entrambe le mani arpeggiano ma questo avviene in contemporanea.

Nell’ultima battuta del secondo Klavierstücke di Liszt invece, l’arpeggio è continuo. Entrambe le mani arpeggiano le note ma questa volta in successione. Il risultato sarà una nota dopo l’altra: Lab, Mib, Lab, Do, Mib, Lab, Do.

In realtà, nel nostro caso, il simbolo dell’arpeggio non è del tutto unito. Tuttavia credo che sia stato solo per un problema di grafica. Il simbolo avrebbe poi “cozzato” con il “ppp” finale. Nel brano che segue invece l’arpeggio finale è chiarissimo:

arpeggione

Il terzo brano è un Adagio. Poche note, pochi colori. L’atmosfera è rarefatta, sembra tutto fermo. Immagina un lago, alle 11.00 del mattino. Tu sei su una piccola barca con a remi e percorri lentamente questo lago in cui vedi il luccichio sull’acqua dei raggi del sole.

Non ci sono problemi tecnici da affrontare. Come sempre è importante dare rilievo alla voce principale (minime). In questa raccolta l’indicazione di pedale è stata segnata con estrema cura. Non è perciò da sottovalutare il fatto che in questo terzo pezzo Liszt ne richieda l’utilizzo esclusivamente in due battute.

Il quarto e ultimo brano della raccolta è un andantino in una tonalità piuttosto complicata per un principiante: Fa# maggiore. Questa tonalità infatti prevede l’uso di sei alterazioni fisse. Il mio consiglio è quello di suonare diverse volte la scala di Fa# maggiore prima di addentrarsi nello studio di questo pezzo.

La caratteristica principale di questo brano è il legato. Bisogna cercare di rispettare le legature di frase e di rendere omogenee le terze e le seste:

legato-terze-seste

Dovrai cercare di rendere questi bicordi e accordi il più compatti possibili, cercando sempre di rispettare il senso musicale che impone il fraseggio.

Le pause devono avere sempre il loro valore. Non devono durare né di più né di meno. Così per quanto riguarda le note di breve durata. Solitamente si tende a prolungarle. In realtà, finita la loro durata, le dita devono lasciare il tasto.

Se hai bisogno di un buon metodo di studio, clicca qui

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Sono un pianista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze musicali condividendole sul web con articoli e video. Attualmente seguo il corso di laurea all'istituto G.Puccini di Gallarate e insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare quest'avventura.

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