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	<title>PianoSolo - Spartiti gratuiti per pianoforte, lezioni di piano e suggerimenti per imparare velocemente</title>
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	<description>Blog sul pianoforte, news e informazioni sul mondo delle 88 note. Centinaia di spartiti musicali da scaricare gratis, lezioni e suggerimenti di tecnica pianistica per suonare facilmente. Di Giulio Cinelli e Christian Salerno</description>
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		<title>Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 23:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[enrico pieranunzi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz) Inesauribile creatività quella di un artista come Enrico Pieranunzi che ci regala questo nuovo lavoro in studio con un trio nuovo di zecca, ma a giudicare dal risultato già affiatatissimo, in cui lo affiancano il contrabbassista Scott Colley e il batterista Antonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3>Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz)</h3>
<p><span style="font-family: Arial;"><img class="alignleft size-full wp-image-12007" title="enricopieranunzi_permutation" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/02/enricopieranunzi_permutation.jpg" alt="" width="310" height="307" /><br />
</span></p>
<p>Inesauribile creatività quella di un artista come <strong>Enrico Pieranunzi</strong> che ci regala questo nuovo lavoro in studio con un trio nuovo di zecca, ma a giudicare dal risultato già affiatatissimo, in cui lo affiancano il contrabbassista <strong>Scott Colley</strong> e il batterista <strong>Antonio Sanchez</strong>, entrambi affermati musicisti a livello internazionale<strong>.</strong></p>
<p>Creatività, fantasia, moto inarrestabile di evoluzione e trasformazione sono le solide qualità di “<strong>Permutation</strong>”. <strong>Enrico Pieranunzi</strong> ci chiarisce nelle sue note di copertina: “Uno dei più diffusi dizionari di sinonimi in circolazione dà questi termini in alternativa a <strong><em>permutation</em>:</strong> <em>transformation-change-shift-transposition-rearrangement</em> (<em>trasformazione-cambiamento-spostamento-trasposizione-riassetto o riordinamento</em>)”. E ascoltando le nove tracce del disco, tutte composizioni firmate <strong>Enrico Pieranunzi</strong>, assorbiamo immediatamente la sensazione di un flusso di elementi in trasformazione, di tessere di un mosaico che creano forme definite, ma non definitive, e che possono essere composte e scomposte, riordinate in molte differenti direzioni a creare ogni volta immagini nuove ed impreviste, come guardare in un caleidoscopio.</p>
<p>A partire dalla traccia di apertura, “Strangest consequences”, il trio, sinergico assemblaggio di voci perfettamente integrate nel gioco delle parti, propone questo senso di apertura, una vocazione all’esplorazione che è sostanza delle raffinate soluzioni armoniche di <strong>Pieranunzi</strong> e delle varianti ritmiche e coloristiche di <strong>Colley e Sanchez</strong> che spesso giungono a sorprenderci, in una perfetta sintesi di ciò che vuol dire suonare <em>forte </em>e<em> piano</em>, seguire un flusso ininterrotto di idee musicali, un vero e proprio vortice di creatività.</p>
<p>La traccia che dà il titolo al disco, “<strong>Permutation</strong>”, si apre con un riff di Colley quasi ossessivo, preciso, ipnotico, con un tessuto ritmico leggero di Sanchez su cui vanno a innestarsi le frasi veloci del <strong>pianoforte</strong> di <strong>Pieranunzi</strong>, quasi incisi, non consequenziali, a significare una sorta di velocità della trasformazione impossibile da fissare in un parametro definitivo. La stessa tensione positiva che troviamo in una traccia come “The Point At Issue”, vertigine  musicale in cui <strong>l’arte improvvisativa</strong> di <strong>Pieranunzi </strong>emerge prepotentemente e ciascuno dei membri del trio si esprime in totale libertà. Questi musicisti si ascoltano reciprocamente, si seguono con attenzione e trovano nella libera espressione il più fertile terreno creativo.</p>
<p>Un gioco continuo di tensione e rilascio della stessa, basti pensare ai due momenti più lirici del disco, in “Whitin the House Of Night” e “Distance from Departure”. Ballads morbide e intense, caratterizzate da quella lentezza densa che attiene alla profondità, pagine di magistrale espressione delle qualità interiori e della generosità di <strong>Pieranunzi</strong>.</p>
<p>Il suono del disco cattura per la vivacità, per il dinamismo, per quella vividezza che ci consente di percepire le sfumature anche nei <em>pianissimo</em> di alcuni momenti o nei <em>fortissimo</em> in cui la compagine del trio dialoga in maniera serrata, senza vuoti di suono e di senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1.Strangest consequences/ 2.Critical path/ 3.Permutation/ 4.Distance from departure/ 5.Horizontes finales/ 6.Every smile of yours/ 7.Whitin the house of night/ 8.The point at issue/ 9.A different breath</p>

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		<title>Esercizio n.22 – Duvernoy op.176</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/02/02/esercizio-n-22-duvernoy-op-176/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Allegro, ma non troppo Siamo in tonalità di mib (tre bemolli in chiave) e ci troviamo alle prese con questo esercizio: Difficoltà Nessuna grande difficoltà da segnalare, l&#8217;esercizio non propone nulla di nuovo rispetto al passato. State attenti ai piccoli salti eseguiti nella prima parte dalla mano destra e poi dalla mano sinistra. Al minuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allegro, ma non troppo</p>
<p>Siamo in tonalità di mib (tre bemolli in chiave) e ci troviamo alle prese con questo esercizio:<br />
<object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/wOmps0Mr8tM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/wOmps0Mr8tM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Difficoltà</strong><br />
Nessuna grande difficoltà da segnalare, l&#8217;esercizio non propone nulla di nuovo rispetto al passato. State attenti ai piccoli salti eseguiti nella prima parte dalla mano destra e poi dalla mano sinistra.</p>
<p>Al minuto 0.24 del video, abbiamo la <strong>mano sinistra </strong>che esegue un passaggio Fa-Mib e poi segue un bicordo Sib+Re. Il testo indica questa diteggiatura: 5-1-1+3, mentre io suggerirei questa: 5-2-1+3.</p>
<p><strong>Suggerimenti</strong><br />
suddividere l&#8217;esercizio in 3 parti secondo la struttura ABA (la B inizia con l&#8217;inversione dei ruoli della mano sinistra con la mano destra) e studiare a mani separate. Sempre lentamente! Una volta messo in piedi A, passare a B sempre e solo con la solita metodologia. Terminare con B e rimettere tutto insieme moderatamente, e una volta acquistata sicurezza portare in velocità.</p>

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		<title>Intervista a Claudio Filippini. Musicus Concentus 2011, Firenze 4/11/2011</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/30/intervista-a-claudio-filippini-musicus-concentus-2011-firenze-4112011/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 21:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Filippini]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[piano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Intervista a Claudio Filippini. Musicus Concentus 2011, Firenze 4/11/2011 a cura di Paola Parri e Giulio Cinelli Ha 30 anni ed è nato a Pescara. La sua formazione è classica, ma ha scelto la versatilità del jazz per esprimere il suo talento. Claudio Filippini unisce a una tecnica sorprendente la capacità di esprimere musicalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3>Intervista a Claudio Filippini. Musicus Concentus 2011, Firenze 4/11/2011</h3>
<p><em>a cura di Paola Parri e Giulio Cinelli</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11978" title="claudio_filippini_light" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/claudio_filippini_light.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Ha 30 anni ed è nato a Pescara. La sua <strong>formazione è classica</strong>, ma ha scelto la versatilità del <strong>jazz</strong> per esprimere il suo talento. <strong>Claudio Filippini</strong> unisce a una tecnica sorprendente la capacità di esprimere musicalmente il proprio mondo e una rara abilità compositiva. Libertà, sincerità e ispirazione sono le tre parole che a nostro avviso lo descrivono, una grande intelligenza musicale e un suono, uno stile personali che denotano maturità artistica. Il suo ultimo lavoro discografico “<strong><a href="http://www.pianosolo.it/2011/10/08/claudio-filippini-trio-the-enchanted-garden-2011-cam-jazz/">The Enchanted Garden</a></strong>” ne ha evidenziato il talento e la forte vocazione internazionale. Lo abbiamo incontrato in occasione del suo concerto in <strong>piano solo </strong>a Firenze per la rassegna <strong><a href="http://www.musicusconcentus.com/">Musicus Concentus</a>.</strong></p>
<p>Per saperne di più su Claudio Filippini visitate il suo <a href="http://www.claudiofilippini.com/">sito</a>.</p>
<p><object width="640" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bBCHxEHxIO4?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bBCHxEHxIO4?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Paola Parri:</strong> Il pianoforte: per molti qualcosa di romantico, un’idea, un ideale quasi.  Per altri quasi un arnese, uno strumento del mestiere. Per te?</p>
<p><strong>Claudio Filippini: </strong>Per me è comunque uno strumento. Che poi possa essere romantico o meno dipende da come ti svegli la mattina, se sei felice, triste, incavolato. È un mezzo per esprimere quello che hai dentro. Quando uno va in profondità, che non è facile (spesso scattano degli automatismi, uno mette il pilota automatico e va), però quando sento che c’è veramente qualcosa è perché è quello che sento io.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Tu hai una tecnica strepitosa però anche una grande capacità espressiva. Come si conquista questa completezza linguistica in musica?</p>
<p><strong>C.F.:</strong> La tecnica è una cosa che richiede molto studio, stare ore ed ore al pianoforte. Io ho iniziato da piccolo. Non c’è un’età. Chiaro che gli esercizi che uno fa a 6 anni, quando la mano è ancora piccola, te li ritrovi con gli interessi quando sei più grande. Per la tecnica non c’è un trucco, è solamente studiare tanto, poi è chiaro, per la musica che piace a me, il jazz, l’improvvisazione, entrano in gioco altri fattori come il gusto e tante altre cose. Tanti modi ad esempio di approcciare lo stesso pezzo. Quello che piace a me è magari prendere un pezzo che magari sia un pezzo mio, o una canzone qualsiasi, uno standard jazz e cercare ogni volta di suonarlo in un modo diverso. Qualche volta magari mi metto dei paletti io. Prendo un pezzo e lo immagino quasi come fosse la colonna sonora di qualcosa.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Il luogo comune che recita che la musica è sacrificio e dedizione è reale o lo sfatiamo?</p>
<p><strong>C.F.: </strong>In parte è vero. Sacrificio nel senso che uno sullo strumento ci deve stare e c’è chi ha più facilità di altri, tecnicamente parlando. Ci sono delle cose che io sul pianoforte non riuscirei mai a fare, sono convinto di questo perché comunque so quali sono i miei limiti. Per esempio, se mi metti davanti un “Mephisto Waltz” di Liszt, anche se ci sto 16 ore al giorno non ci arriverò comunque a farlo come un ragazzino di 12 anni che… arriva e lo fa! Ma quella è un’altra cosa. La tecnica è proprio come la palestra, cioè l’agilità delle dita uno se la deve conquistare con il sacrificio, quindi in parte è vera questa cosa del sacrificio.</p>
<p><strong>P.P.: </strong>Hai rinunciato a qualcosa per la musica?</p>
<p><strong>C.F.: </strong>Ho rinunciato ad andare a giocare a pallone con gli amici, stavo in casa a studiare d’estate spesso quando ero piccolo, però alla fine non è stata una rinuncia. Magari lo è stata allora, ma adesso mi ritrovo tutto con gli interessi, perché comunque è quello che ho sempre voluto fare. Momenti difficili ci sono per tutti ovviamente, di sconforto, ma penso che questa sia una cosa che non è nella formazione e che duri piuttosto tutta la vita. Però no, non credo di aver rinunciato a niente alla fine tirando le somme.</p>
<p><strong>P.P.:</strong>  Buoni e cattivi maestri in musica…</p>
<p><strong>C.F.: </strong>Buoni e cattivi maestri… Tornando un po’ al discorso del sacrificio e dello studio, il maestro con il quale ho studiato musica classica per la maggior parte del tempo era un grandissimo virtuoso, aveva una tecnica prodigiosa, tra l’altro della vecchia scuola napoletana, quindi proprio con le dita tutte per aria, e io passavo non so, la lezione durava un’ora, quaranta minuti, facendo questo… (suona)  quindi facevo questo. Questa cosa da un lato mi ha fatto diventare la mano così… a 6 anni ero piccolo ma avevo le mani identiche ad adesso, la cosa che ho scoperto invece poi con il tempo è che per lui che io suonasi Bach, Chopin o Beethoven era la stessa identica cosa. Per lui avevo capito che occorreva suonare le note giuste a tempo, quindi non avevo idea di cosa fosse il suono, di cosa fosse la costruzione di un fraseggio e sono stato fortunato quindi da un certo punto di vista e sfortunato da un altro. Poi persone ne ho incontrate tante, musicisti, maestri. Uno può imparare anche magari solo una cosa, una frase, anche da un tuo allievo, da chi non è arrivato ancora al tuo livello di formazione. Maestri ne ho avuti tanti. Se penso a tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso, ho cercato di prendere ciò che mi piaceva, del buono, da ognuno. Questo ha contribuito a costruire il mio zainetto, ho messo tutto dentro, un po’ da uno, un po’ da un altro.</p>
<p><strong>P.P.:</strong>  Il <strong>piano solo</strong>…</p>
<p><strong>C.F.: </strong>Il <strong>piano solo</strong> è una bella sfida, perché comunque sei da solo appunto, non hai nessuno, quindi sei completamente esposto. Il che da un lato può essere una cosa che spaventa e dici “sono da solo, chissà se sbaglio una nota si sente tutto”, magari quando sei trio o in quartetto sei più rilassato, perché puoi nasconderti… ma da un lato hai completa libertà, puoi fare quello che vuoi, quindi io la vivo senza aver paura di dover dimostrare qualcosa, anzi preferisco suonare… in realtà non so nemmeno cosa suonerò stasera, non faccio una scaletta, vado molto a sensazione. In genere, di norma, preferisco cimentarmi con brani semplici e cercare di suonarli al meglio e in maniera profonda, piuttosto che andarmi a trovare delle soluzioni armoniche e ritmiche difficili e impappinarmi, cosa che può succedere. Quindi cerco di suonare cose semplici.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Presentaci brevemente il tuo ultimo disco.</p>
<p><strong>C.F.: </strong>Il mio ultimo disco, che si intitola “<strong>The Enchanted Garden</strong>” (Il giardino incantato), è un disco che è uscito a settembre per la <strong>Cam Jazz</strong>, registrato in trio con Marcello Di Leonardo alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso. Posso solo dire che sono molto contento di questa registrazione perché la desideravo da tanto tempo, più che altro perché suono con Luca e Marcello da diversi anni e non avevamo ancora focalizzato tutta la nostra musica in un disco vero e  proprio quindi considero questo come un punto di partenza.</p>
<p><strong>P.P.: </strong>Ascoltandolo si sente una grande varietà linguistica, si sente che hai fatto studi classici, ma anche che ascolti musica rock, la cultura latin jazz, quindi mi vengono in mente tre parole che sono: libertà, sincerità e ispirazione. Ti ci riconosci?</p>
<p><strong>C.F.: </strong>Sì. Io ti ringrazio di aver sentito questo, mi fa molto piacere. In realtà io sono uno molto curioso, mi piace ascoltare veramente di tutto, è chiaro, quella musica che mi trasmette qualcosa, quindi anche nel mio modo di comporre attingo volontariamente e involontariamente da cose che ho sentito fra le più disparate. Penso che la curiosità sia un fattore fondamentale, o comunque molto importante.</p>
<p><strong>P.P.:</strong>  Tu e un pentagramma. Qual è la prima cosa che scrivi? Questo per dire: com’è che componi un brano?</p>
<p><strong>C.F.: </strong>La prima cosa che scrivo è la chiave… dipende, non ho un metodo preciso. Ultimamente scrivo proprio al <strong>pianoforte</strong>, nel senso che magari suono e quando trovo una cosa che mi piace la metto su carta. Comunque scrivo a mano e poi ricopio sul computer, cosa che è molto comoda devo dire, perché comunque se devi trasportare o fare le parti per altri musicisti è molto veloce, però la scrittura vera e propria la faccio al <strong>pianoforte</strong>.</p>
<p><strong>P.P.:</strong>  Vivere di musica e vivere per la musica a volte sono due cose diverse. Tu ti appresti a una carriera da musicista, quindi due parole sulla situazione musicale in Italia e su quelli che sono i tuoi progetti.</p>
<p><strong>C.F.: </strong>In Italia ci sono veramente moltissimi musicisti bravi, la maggior parte dei quali non è conosciuta dai più. Comunque l’Italia ha una forte tradizione musicale da sempre. La situazione musicale in Italia è quella che è. Ci sono sempre meno spazi dove poter fare musica, ci sono sempre meno possibilità. È chiaro che questa è una vita di sacrifici, perché comunque uno si deve anche un po’ barcamenare tra varie cose. Io suono il <strong>pianoforte</strong> ma compongo anche, faccio musica elettronica al computer, lavoro spesso on line con altri musicisti, magari faccio la pre-produzione di un disco, allora scrivo una cosa al <strong>pianoforte</strong> e la mando al batterista che registra la batteria e me la rimanda indietro, cioè lavoro anche così, perché comunque ormai con la tecnologia, con i mezzi è molto facile fare musica in casa, cosa che magari prima invece uno doveva investire, spendere soldi per andare in studio. Insegno anche, non tantissimo, ho due ragazzi che mi vengono a trovare una volta al mese a casa, più che altro parliamo. Il lavoro del musicista è tanti lavori messi insieme. Sei un autista, sei uno che spesso e volentieri cambia letto ogni notte, sei sempre in giro, orari strani. Si dice che il musicista dorme la mattina e suona di notte… magari invece si sveglia prestissimo la mattina e non dorme proprio. Quindi sono tanti lavori, poi arrivi sul palco e devi cercare di dimenticare tutto quello che è stata la tua giornata, quello che hai mangiato, la brutta telefonata che hai ricevuto o la bella telefonata. Quindi sono tante cose messe insieme.</p>
<p><strong>P.P.:</strong>  Un’ultima domanda. Musicalmente hai una meta ideale? Dove ti vedi fra un po’ di tempo? C’è un punto in cui vorresti arrivare?</p>
<p><strong>C.F.: </strong>No, non mi vedo fra un po’. Dieci anni fa io non mi sarei visto così, nel senso che non avrei mai pensato dieci anni fa che mi sarebbero potuti piacere i Radiohead per dire… La vita è talmente un susseguirsi… non so dove andrò a sbattere la testa domani, quindi figurati fra dieci anni. È chiaro a me piacerebbe sempre continuare ad avere la possibilità di studiare, perché più si va avanti e più si ha meno tempo di stare proprio al <strong>pianoforte</strong> fisicamente. Voglio comunque continuare a studiare, cercare di dare sempre il massimo. Dove sarò tra dieci anni non lo so.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial;"><br />
</span></p>
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		<title>19 Pezzi Facili di Bach n.15 – Marcia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 23:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bach 19 Pezzi Facili]]></category>
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		<category><![CDATA[bach 19 pezzi facili]]></category>

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		<description><![CDATA[Altro articolo dedicato all&#8217;illustre maestro. In questo brano affrontiamo il tempo tagliato, ciò significa che dovrai andare a dimezzare ogni valore che troverai all&#8217;interno dello spartito: se trovi una minima diventa una semiminima, se trovi una semiminima diventa una croma e così via. La tonalità del brano è Mib maggiore, perciò abbiamo in chiave i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Altro articolo dedicato all&#8217;illustre maestro. In questo brano affrontiamo il <em>tempo tagliato, </em>ciò significa che dovrai andare a <strong>dimezzare </strong>ogni valore che troverai all&#8217;interno dello spartito: se trovi una minima diventa una semiminima, se trovi una semiminima diventa una croma e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">La tonalità del brano è <strong>Mib maggiore, </strong>perciò abbiamo in chiave i seguenti bemolli: Sib, Mib, Lab.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno del brano non sono presenti passaggi complicati, se non quando entrano in gioco gli abbellimenti, che sono stati spiegati ad uno ad uno nel video che segue. Buon divertimento! <img src='http://www.pianosolo.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;"><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u7EnOopMDYs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/u7EnOopMDYs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Come sempre, se hai dubbi lascia un commento qui sotto! <img src='http://www.pianosolo.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>

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			  }());
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		<title>31 gennaio: Raphael Gualazzi a London live 2.0. Partecipa!</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/26/31-gennaio-raphael-gualazzi-a-london-live-2-0-partecipa/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 21:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[piano]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Raphael Gualazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; 31 gennaio: Raphael Gualazzi a London live 2.0. Partecipa! Eccezionale occasione per gli appassionati alla musica di Raphael Gualazzi e della musica live in generale. Martedì 31 gennaio infatti il pianista sarà ospite della trasmissione London Live 2.0 in onda il sabato alle ore 14 su Rai 2 e voi potrete far parte del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3>31 gennaio: Raphael Gualazzi a London live 2.0. Partecipa!</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11949" title="London_Live_2.0_Rai" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/395539_305567802828984_112842225434877_908959_1354491186_n.jpg" alt="" width="320" height="320" /></p>
<p>Eccezionale occasione per gli appassionati alla musica di <strong>Raphael Gualazzi</strong> e della musica live in generale. <strong>Martedì 31 gennaio</strong> infatti il <strong>pianista</strong> sarà ospite della trasmissione <strong>London Live 2.0</strong> in onda il sabato alle ore 14 su <strong>Rai 2</strong> e voi <strong>potrete far parte del pubblico!</strong></p>
<p>Come? Basta inviare una e mail all’indirizzo <a href="mailto:pubblico@gruppost.tv">pubblico@gruppost.tv</a>o telefonare al numero <strong>3777096196.</strong></p>
<p>Sarete ospiti degli studi Rai di <strong>Milano</strong> e assisterete all’esibizione live di <strong>Raphael Gualazzi</strong>. <strong>La partecipazione è gratuita</strong>.</p>
<p><strong>London Live 2.0</strong> è la nuova trasmissione di <strong>Rai 2</strong> condotta da <strong>Daniele Battaglia</strong>, spazio dedicato alle novità musicali con esibizioni rigorosamente live e interviste, approfondimenti, analisi delle tendenze musicali del momento. Realizzata in partnership con “London Live” in onda su Channel 4, trasmissione inglese che dal 2003 è divenuta luogo in cui nascono le tendenze più attuali della musica internazionale, <strong>London Live 2.0 </strong>vi farà scoprire in anteprima artisti che sono presenti sul palco del noto “Koko Club” di Camden Town a Londra.</p>
<p>Che aspettate? Chiamate o scrivete e prenotate il vostro live negli studi Rai!</p>
<p>Qui trovate il link al sito di <strong><a href="http://www.londonlive.rai.it/dl/portali/site/page/Page-217aa420-031a-4311-99c8-06ff6866d295.html">Live 2.0</a> </strong>e tutti i collegamenti per connettervi e interagire tramite Facebook e Twitter.</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Vz-9YhN5B4A?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Vz-9YhN5B4A?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>

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		</item>
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		<title>Beethoven Op.26 Sonata n.12 – Lezione concerto di Pietro Rigacci</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/25/beethoven-op-26-sonata-n-12-lezione-concerto-di-pietro-rigacci/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brani Media difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[Lezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Spartiti per pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[Beethoven]]></category>
		<category><![CDATA[piano]]></category>
		<category><![CDATA[pietro rigacci]]></category>
		<category><![CDATA[sonata]]></category>

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		<description><![CDATA[Immersi nelle colline del Chianti, all&#8217;interno della suggestiva Pieve di San Leolino di Panzano (FI), abbiamo trascorso un meraviglioso pomeriggio di musica e di emozione. Ancora una volta Pietro Rigacci ha saputo incantarci con la sua ormai tradizionale &#8220;lezione concerto&#8221;, questa volta dedicata alla meno conosciuta, ma di grande valore emozionale e simbolico, Sonata n.12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immersi nelle colline del Chianti, all&#8217;interno della suggestiva <strong>Pieve di San Leolino di Panzano (FI)</strong>, abbiamo trascorso un meraviglioso pomeriggio di musica e di emozione. Ancora una volta <strong>Pietro Rigacci</strong> ha saputo incantarci con la sua ormai tradizionale &#8220;lezione concerto&#8221;, questa volta dedicata alla meno conosciuta, ma di grande valore emozionale e simbolico, <strong>Sonata n.12 Op.26 in lab di Beethoven</strong>.</p>
<p>La Sonata viene analizzata sia dal punto di vista storico-culturale sia in profondità, nella musica dei suoi quattro movimenti:</p>
<p>1. Andante con variazioni<br />
Variazione I: Animato un pochettino<br />
Variazione II: Un pochettino più animato<br />
Variazione III: Tempo primo<br />
Variazione IV: Poco più mosso<br />
Variazione V: Tempo primo, ma un poco animato<br />
2. Scherzo: Allegro molto<br />
3. Marcia funebre sulla morte di un eroe: Maestoso andante<br />
4. Allegro</p>
<p>Le parole di Pietro Rigacci testimoniano che la semplicità non è sinonimo di superficialità, ma di profondità e grandezza.</p>
<p>È proprio con la semplicità che si riscopre il genio e la potenza di Beethoven, elementi che appunto emergono anche in questa sonata, da tempo finita nel dimenticatoio.</p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WowyQa8QkrE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/WowyQa8QkrE?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Scopriamo quindi questa perla con con l&#8217;esecuzione-concerto dell&#8217;intera sonata:</p>
<h3>Andante con variazioni</h3>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GyVgTXtO3K8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/GyVgTXtO3K8?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<h3>Scherzo: Allegro molto<br />
<object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/1Z8rSdtN1QM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/1Z8rSdtN1QM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></h3>
<h3>Marcia funebre sulla morte d&#8217;un eroe<br />
<object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xQQCd_LxlCY?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/xQQCd_LxlCY?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></h3>
<h3>Allegro<br />
<object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Ya3zsPgQ9E8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Ya3zsPgQ9E8?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></h3>
<p>Chi volesse seguire l&#8217;esecuzione o cimentarsi egli stesso in questa bellissima sonata, potete trovare lo spartito (in varie edizioni) a questo link:<br />
<a href="http://imslp.org/wiki/Piano_Sonata_No.12,_Op.26_%28Beethoven,_Ludwig_van%29">Spartito per pianoforte</a></p>
<p>Per concludere, chi volesse scoprire le attività del pianista Pietro Rigacci vi consiglio di consultare questi link:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/prliveconcerts?feature=watch">Canale ufficiale Youtube</a></p>
<p><a href="http://www.pianosolo.it/?s=rigacci">Pietro Rigacci su Pianosolo</a></p>

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		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Diego Amador. Amarone in jazz, Verona 31/10/2011</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/21/intervista-a-diego-amador-amarone-in-jazz-verona-31102011/</link>
		<comments>http://www.pianosolo.it/2012/01/21/intervista-a-diego-amador-amarone-in-jazz-verona-31102011/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 22:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Diego Amador. Amarone in jazz, Verona 31/10/2011 Diego Amador, ovvero quando il flamenco incontra il jazz, ma potremmo anche dire il pianista che suona il piano come una chitarra. Nato in una famiglia gitana a Siviglia, Diego Amador ha intrapreso la sua formazione musicale non accademica proprio con la chitarra, strumento eletto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Intervista a Diego Amador. Amarone in jazz, Verona 31/10/2011</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11920" title="diego amador light" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/diego-amador-light.jpg" alt="" width="300" height="218" /></p>
<p><strong>Diego Amador</strong>, ovvero quando il <strong>flamenco</strong> incontra il <strong>jazz</strong>, ma potremmo anche dire il pianista che suona il piano come una chitarra. Nato in una famiglia gitana a Siviglia, <strong>Diego Amador</strong> ha intrapreso la sua formazione musicale non accademica proprio con la chitarra, strumento eletto del suo genere musicale di riferimento, il <strong>flamenco</strong>. Dal <strong>flamenco</strong> al <strong>jazz</strong>, grazie anche ad incontri illustri con <strong>Chick Corea, Pat Metheny, Charlie Haden</strong> e molti altri, senza abbandonare le origini, fino a creare un linguaggio originale in cui si mescolano stili e generi differenti. Lo abbiamo ascoltato in versione <strong>pianista</strong> e <em>cantaor </em>in occasione dell’<strong>Amarone in jazz di Verona</strong> e gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo mondo musicale di polistrumentista e appassionato, appunto, <em>amador</em> della musica in tutte le sue forme.<strong></strong></p>
<p>Si ringraziano: Pepe Gasparini e Andrea Ponzoni dell’Amarone in jazz ed Elisa Menchini e Patxi Godifredo Larrañaga per il prezioso aiuto nella redazione della trascrizione dell’intervista.</p>
<p>Di seguito video intervista e trascrizione in italiano.</p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Bbt_uJkQ1YM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Bbt_uJkQ1YM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Paola Parri:</strong> Tu suoni molti strumenti, dalla chitarra, tuo primo strumento, alla batteria, fino al <strong>pianoforte</strong>. Raccontaci il tuo incontro con il pianoforte, quando e come è avvenuto?</p>
<p><strong>Diego Amador:</strong> È una lunga storia, perché io ho iniziato con la chitarra. La mia famiglia è una famiglia di chitarristi, quindi da piccolo ascoltavo la chitarra e il “cante”, poi ho esplorato, ho giocherellato un po’ con gli strumenti, con la batteria, ho suonato il basso fino ad arrivare al piano. Mi divertivo a giocare con gli strumenti, mi divertivo con gli strumenti come un gioco, finalmente mi decisi per il <strong>pianoforte,</strong> perché mi identificavo con ciò che seguivo, ossia con il <strong>piano</strong> e il canto.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Chi sono stati i tuoi maestri?</p>
<p><strong>D.A.:  </strong>I miei maestri sono stati prima di tutto mio padre, che all’inizio ha dato ai miei fratelli la carica, poi ho cominciato ad ascoltare la musica dei miei fratelli che mi fecero ascoltare una grande quantità di dischi di j<strong>azz</strong>, di tutta la musica, di Miles Davis, Chik Corea, Weather Report, tutto questo, poi ho ampliato la discografia e poi passavo io a loro i dischi che non conoscevano.</p>
<p>Da lí è nata la passione per questo genere di musica, mi innamorai del jazz. Successivamente mi piaceva la <strong>musica classica</strong>, tutto quello che mi pareva bello, per la melodia, quello che avesse qualcosa, ero molto rilassato e tranquillo: ascoltavo sempre qualcosa e anche ora continuo nello stesso modo ad ascoltare tutto quello che si muove.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> La tua musica è molto ricca e varia, la sua componente principale è il <strong>flamenco</strong>. Se tu avessi davanti qualcuno che non conosce il flamenco, come potresti spiegarglielo?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>Io suono il <strong>piano</strong> in un certo modo, lo dico sempre, <strong>io non sono un pianista</strong>, non mi considero un pianista, <strong>mi considero un chitarrista che suona il piano</strong> e mi riferisco a questo perché vengo dal <strong>flamenco</strong>: il piano non é uno strumento che consideriamo molto “flamenco”. Adesso vediamo molti più pianisti che stanno utilizzando questo strumento. Diciamo che <strong>io vedo il piano come la chitarra</strong>, chiudo gli occhi e immagino che sto suonando la chitarra, però quando li apro ho davanti la tastiera bianca e nera e vedo che è un <strong>pianoforte</strong>. Posso vedere la chitarra nel piano, le percussioni, la batteria, tutto. Non c’è un limite. La mia musica non ha limiti, ascolto sempre qualcosa, e qualunque cosa ascolti, anche un rumore, può essere musica, tutto.</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Cosa ti piace del jazz?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>L’apertura. Il fatto che si possa mescolare con differenti culture musicali, si può unire al flamenco, a tutto. Il <strong>flamenco</strong> è sempre stata una musica molto chiusa, anticamente era una <em>soleá </em>o una <em>seguidilla</em>  da cui non si poteva uscire. E ora con il tempo si sta un po’ aprendo tutto questo ventaglio di possibilitá, come nel jazz. Quando <strong>Paco De Lucia</strong> introdusse il <strong>jazz</strong> nel <strong>flamenco</strong> lo fece in maniera così bella, sana e naturale che suscitó l’attenzione di tutti noi che venivamo dal flamenco. Credo che da lì abbiamo iniziato a mescolare <strong>flamenco e jazz</strong>. Mio fratello, con i Pata Negra, suonava Flamenco da Camarón, Antonio Mairena, aveva come elemento centrale il <em>cante</em>, e dopo aver ascoltato un disco di Jimmy Hendrix lui e il suo gruppo diventarono pazzi per tutta questa musica. Il fatto è che la musica è viva, è li, bisogna prenderla, mettersi dentro, e aprire il cuore in maniera che entri tutto ciò che è buono.</p>
<p>… Aprire il cuore e far entrare tutto quello che è buono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>P.P.:</strong> Come componi la tua musica? Qual è il punto di partenza per te? Pensi prima a una melodia o al ritmo?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>Succede che inizio con una melodia o anche con un ritmo. Trovo un ritmo e penso che mi piace e allora lo esploro, ma può essere anche una melodia, dipende. Io compongo molto con la chitarra e poi passo al <strong>pianoforte</strong> normalmente. A volte cammino per la strada cantando una melodia, dipende dal momento. Ascolto qualcosa, vedo un film, ascolto di tutto, i bambini. Mi ispirano molto i bambini, mi ispirano molto i film horror, mi ispira tutto. Sono una persona che si ispira con qualsiasi cosa.</p>
<p><strong>P.P.: </strong>Una domanda generale. Cos’ è la musica Diego? È emozione? È comunicazione? È ispirazione?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>Io credo che la musica sia soprattutto comunicazione con le persone, perché se non ci fosse comunicazione con le persone che vengono a vederti non avrebbe senso che ci fossero i musicisti.  Ci sono musicisti che suonano molto bene, che però si chiudono nelle loro case e passano tutto il giorno studiando, e si dicono che suonano bene, però se non entrano in contatto con il pubblico non c’è nulla. Quando il pubblico viene a vederti, tu senti la vibrazione del pubblico, perché a volte non serve che il pubblico dica niente per sentirne il calore, si sente l’energia. Io sento il calore del pubblico, di ognuno che è seduto lì, e desidero solo comunicare la musica. Questa é la musica: trasmettere.</p>
<p><strong>P.P.: </strong>Hai un buon consiglio da dare a coloro che iniziano a studiare musica?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>Essere il più aperti possibile, tenere la mente aperta a tutto e mai dire “questo no”. Mi è capitato a volte di dire “questo non mi va bene” quando suonavo con qualcuno, dato che suono sempre con molta gente, all’inizio dicevo così, poi magari suonavo e restavo estasiato, mi sentivo in sintonia con quello e da là ho imparato che devo essere aperto a tutto. Chi comincia, noi che iniziamo, e io mi considero sempre uno che è ancora agli inizi, dobbiamo essere aperti a tutto, perché tutto è musica. Ogni cosa contiene qualcosa di buono.</p>
<p><strong>P.P.: </strong>Quali sono i tuoi progetti futuri?</p>
<p><strong>D.A.: </strong>Ora ho un progetto molto bello che da molto tempo desidero intraprendere. Ho cominciato a suonare con i miei fratelli, con Pata Negra, con Raimundo, con Rafael. Raimundo è il maggiore dei miei fratelli, io sono il minore. Ora realizzeremo un progetto insieme, pianoforte e chitarra e ho molta voglia di suonare con mio fratello che è una persona che ha molta energia. Questo è solo uno dei progetti, poi incidere un disco e molte altre cose.</p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/iJYtD0efmDc?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/iJYtD0efmDc?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>

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		<title>Lezione di Solfeggio n.13 &#8211; I Gruppi Irregolari</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/19/lezione-di-solfeggio-n-13-i-gruppi-irregolari/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 04:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Solfeggio]]></category>
		<category><![CDATA[Videotutorial]]></category>
		<category><![CDATA[lezioni solfeggio]]></category>
		<category><![CDATA[solfeggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Mano a mano che andremo avanti, le lezioni diventeranno sempre più difficili e complicate. È il caso, per esempio, di questa tredicesima lezione di solfeggio. In questa lezione affrontiamo i gruppi irregolari e la loro scomposizione in particelle musicali elementari. Solfeggiare una terzina di minime in un tempo di 4/4 non è semplice, ma con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mano a mano che andremo avanti, le lezioni diventeranno sempre più difficili e complicate. È il caso, per esempio, di questa <strong>tredicesima lezione di solfeggio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa lezione affrontiamo i <strong>gruppi irregolari </strong>e la loro scomposizione in particelle musicali elementari. Solfeggiare una terzina di minime in un tempo di 4/4 non è semplice, ma con il <em>metodo della scomposizione</em> tutto diventa molto più semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito trovi un video che spiega questo metodo. <strong>Premetto </strong>che è davvero un <strong>argomento complicato. </strong>Perciò, se non capisci tutto dopo la prima visione, riguardalo anche altre volte, e lascia poi un commento qui sotto su ciò che non ti è chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle lezioni successive comunque andremo ancora a toccare questo delicato argomento. Buona visione!</p>
<p style="text-align: center;"><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/q5l_1N43Dcg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/q5l_1N43Dcg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Ci vediamo alla prossima lezione! <img src='http://www.pianosolo.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>

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		<title>Esercizio n.21 – Duvernoy op.176</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/17/esercizio-n-21-duvernoy-op-176/</link>
		<comments>http://www.pianosolo.it/2012/01/17/esercizio-n-21-duvernoy-op-176/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Duvernoy op.176]]></category>
		<category><![CDATA[Lezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi]]></category>
		<category><![CDATA[duvernoy]]></category>
		<category><![CDATA[esercizio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tonalità: Mib Tre bemolle in chiave e scale, molte scale! Rispetto ai precedenti esercizi avrete forse più facilità nel mettere insieme mano sinistra e mano destra. Dovrete eseguire, infatti, dei frammenti di scala a mani alterne, mentre l&#8217;altra mano suonerà accordi o dei bassi. Per velocizzare la memorizzazione dell&#8217;esercizio potete scomporre lo studio in due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tonalità:</strong> Mib</p>
<p>Tre bemolle in chiave e scale, molte scale!</p>
<p>Rispetto ai precedenti esercizi avrete forse più facilità nel mettere insieme mano sinistra e mano destra. Dovrete eseguire, infatti, dei frammenti di scala a mani alterne, mentre l&#8217;altra mano suonerà accordi o dei bassi.</p>
<p><object width="640" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/n_MKRw2eRhI?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/n_MKRw2eRhI?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Per velocizzare la memorizzazione dell&#8217;esercizio potete scomporre lo studio in due momenti:</p>
<p>1) Studio a mani separate</p>
<p>2) Lenta unione, ripetendo le battute più difficili in maniera ciclica (a mio parere verso la fine del pezzo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci sono particolari difficoltà da segnalare, se non quelle ripetute più volte nel corso degli altri articoli quali problematiche legate alla dinamica e all&#8217;agogica, di carattere interpretativo.</p>

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		<item>
		<title>Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/14/jacques-loussier-trio-schumann-kinderszenes-scenes-from-childhood-2011-telarc-distr-egea-distribution/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 22:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[schumann]]></category>

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		<description><![CDATA[Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution) La malinconia per l’infanzia ormai passata, le suggestioni di quell’età perduta filtrate dalla memoria, l’innocenza, la gioia, la nostalgia. A tutto questo deve aver pensato Robert Schumann quando, nel 1838, compose le “Kinderszenes”, tredici composizioni dedicate proprio al mondo dell’infanzia, omaggio agli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution)</h3>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11858" title="loussier schumann" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/loussier-schumann-175x175.jpg" alt="" width="175" height="175" /></p>
<p>La malinconia per l’infanzia ormai passata, le suggestioni di quell’età perduta filtrate dalla memoria, l’innocenza, la gioia, la nostalgia. A tutto questo deve aver pensato <strong>Robert Schumann</strong> quando, nel 1838, compose le “<strong>Kinderszenes</strong>”, tredici composizioni dedicate proprio al mondo dell’infanzia, omaggio agli occhi e al cuore con cui da bambino guardava il mondo. Delicatezza e vivacità intrecciate a connotare uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, in questi brani non complessi nell’esecuzione, ma molto amati dal compositore tedesco.</p>
<p>Cosa ha da dire un <strong>pianista</strong> jazz, <strong>Jacques Loussier</strong> appunto, su qualcosa che attiene al romanticismo musicale tedesco? Leggiamo nelle brevi note di questo lavoro discografico “Questa particolare opera di <strong>Schumann</strong> è ideale per una reinterpretazione in chiave <strong>jazz</strong>. L’infanzia è forse il momento più giocoso e spensierato della propria vita. Nello stesso modo, il <strong>jazz</strong> è forse la forma più fantasiosa e spensierata di musica…”. Un’affinità di sentire quindi che attraverso i secoli si consolida in una rilettura fresca e originale, priva di retorica, pienamente moderna anche per la scelta di eseguirla in trio. Oltre al <strong>pianoforte</strong> di <strong>Jacques Loussier</strong> ascoltiamo al basso Benoit Dunoyer de Segonzac e il batterista André Arpino.</p>
<p>L’apertura del disco, “Von Fremden Ländern und Menschen” (Da genti e paesi lontani) ha la festosità della scoperta, dell’esplorazione, enfatizzata da un impianto ritmico fortemente sincopato che intrecciato alla traccia melodica del <strong>piano</strong> crea un clima di ottimismo, un’aura di allegria crescente. La sperimentazione emerge dal secondo brano, “Kuriose Geschichte” (Storia curiosa), quello che <strong>Schumann </strong>aveva concepito come un rondò, qui si avvale del contrasto fra l’impianto classico mantenuto dal <strong>pianoforte</strong> e la modernità della batteria, quasi sfilacciata rispetto all’evoluzione melodica, come una voce estranea che connota perfettamente l’aggettivo “curiosa” del titolo. Chiaroscuro emotivo in primo piano in “Haschemann” (A rincorrersi), quasi onomatopeico rispetto al principio della corsa e rincorsa nell’alternanza fra il “senza fiato” della melodia principale affidata al <strong>piano</strong> e le pause riflessive, il “riposo”, in cui basso e batteria introducono una differente prospettiva espressiva.</p>
<p>Ha molto da dire quindi un <strong>pianista jazz</strong> sull’opera di un <strong>compositore romantico</strong>. Il brano più famoso del ciclo di Schumann è “<strong>Träumerei</strong>” (Sogno). Qui l’espressione del sentimento raggiunge i suoi vertici e la più ampia gamma di sfumature. Poche note di intro in <strong>piano solo</strong> dipingono uno scenario che ha come una linea di orizzonte dai contorni poco definiti, è la cortina nebulosa della strada che conduce alla dimensione del sogno. Da questa nebbia <strong>Loussier</strong> fa emergere il tema, luminoso, levigato, quasi una dolcezza che affiora da un paesaggio aspro sottolineato da dissonanze lievi che <strong>Loussier</strong> semina sapientemente nella trama melodica. Qui lo strumento immaginazione, che tanto fu caro a <strong>Schumann </strong>e a un’intera generazione di <strong>pianisti romantici</strong>, ritrova un suo uso consapevole rendendoci una musica fortemente evocativa di immagini.</p>
<p>Perfettamente bilanciato tra lettura della partitura, composizione e improvvisazione, questo lavoro di <strong>Jacques Loussier</strong> conferma la sua vocazione a trattare materiale classico con rispetto, rigore e creatività. Dopo analoghe esperienze con la musica di Bach, Debussy, Beethoven, Mozart, questo <strong>Schumann</strong> rivive fra le dita di un <strong>pianista</strong> dalla fervida immaginazione, in grado di guardare alla musica come un concetto unitario fonte di ispirazione ininterrotta. Un’altra occasione per demolire i detrattori del “Third Stream”, sia che provengano dall’ambito classico che da quello jazzistico.</p>
<p>1. Von Fremden Ländern und Menschen/ 2. Kuriose Geschichte/ 3. Haschemann/ 4. Bittendes Kind/ 5. Glückes Genug/ 6. Wichtige Begebenheit/ 7. Träumerei/ 8. Am Kamin/ 9. Ritter vom Steckenpferd/ 10. Fast zu Ernst/ 11. Fürchtemachen/ 12. Kind im Einschlummern/ 13. Der Dichter Spricht</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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