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F. Liszt, Harmonies poétiques et religieuses III, S 173

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F. Liszt, Harmonies poétiques et religieuses III, S 173, 5.0 out of 5 based on 141 ratings

F. Liszt, Harmonies poétiques et religieuses III, S 173

Liszt_1858

Questa raccolta fu composta a partire dal 1848 e terminata nel 1853, subendo come nello stile lisztiano numerosi rimaneggiamenti, da “Pensées de morts” prima stesura in ordine cronologico al ciclo “Harmonies poétiques et religieuses” S 173. Il compositore allora ventiquattrenne lesse negli anni trenta dell ‘800 le “Harmonies poétiques et religieuses” del poeta francese Lamartine, quarantasette liriche ispirate a riprodurre le varie impressioni della natura e dell’animo umano,  pubblicate in quattro volumi.

La prefazione della partitura lisztiana riporta: “Ci sono delle anime meditative che la solitudine e la contemplazione elevano verso il senso dell’infinito, cioè verso la religione; i loro pensieri diventano una preghiera e la loro vita è un inno silenzioso alla speranza e al divino. Esse cercano nel creato i segni della presenza di Dio: potessi anch’io trovarne qualcuno! Ci sono dei cuori stroncati dal dolore che si rifugiano lontano dal mondo, in solitudine, per piangere e pregare e incontrarsi con la Poesia: esprimiamo con le parole e con i canti la nostra tensione verso l’alto”.

Il compositore non ebbe dubbi di appartenere alla schiera degli “eletti”, il suo pensiero trova fondamento nella maggior parte delle composizioni originali che hanno un risvolto e un’ispirazione religiosa e che porteranno “il nostro” alla rinuncia dei beni terreni e “la presa dei voti”. L’intera raccolta fu dedicata alla Principessa Sayn – Wittgenstein ovvero Jeanne Elisabeth Carolyne divenuta negli anni una delle sue amanti. L’eterna lotta tra Bene e male fanno sì che questa raccolta racchiuda il meglio e il peggio del pianismo lisztiano.

Il brano d’esordio, “Invocation” (Andante con moto), evoca le tempeste, i tuoni e i rumori delle acque. Costruito su una estesa melodia sostenuta da un accompagnamento ad accordi ribattuti, “Invocation” valorizza tutti i registri del pianoforte, sino ad esplodere in sonorità magniloquenti su disegni per ottave alternate a figurazioni accordali.

L”‘Ave Maria” (Moderato) è una piccola preghiera, una trascrizione di cori angelici con una timbrica dolce e sfumata.

Bénédiction de Dieu dans la solitude” (Moderato) è una delle pagine lisztiane dove l’ispirazione religiosa del compositore emerge in modo eclatante. Inizialmente un largo cantabile in fa diesis maggiore è accompagnato da arpeggi  che conducono l’ascoltatore verso una vera intossicazione pentatonica come riportava Alfred Brendel nelle “Réflexions faites, Parigi 1979”. Il tema passa dalla zona inferiore a quella superiore della tastiera, dagli inferi al divino, sorretto da accordi ornamentali con armonie di quarta e di quinta.

Pensée des morts” (Lento assai) è un pezzo strano, angoscioso dai colori cupi. Scritto per gran parte in 5/4 e 7/4 si snoda attraverso la melodia corale del “De profundis” creando una specie di “Trance religiosa” con il suo martellamento in accordi gravi di otto note della melodia gregoriana.  L’effetto sonoro  però non regge e la conclusione sfuma in un pianissimo per lasciare posto al “Pater Noster” (Andante religioso) . Questa sorta di elegia è un corale chiesastico, una preghiera nello spirito della fede cristiana.

Hymne de l’enfant a son réveil“(Poco Allegretto) è un coro angelico con accompagnamento di armonium e arpe, una lirica dolciastra a mio avviso poco ispirata dal sapore schubertiano. Accordi gravi e robusti, aprono il sipario di “Funérailles“(Adagio), in cui l’autore vuole rievocare la tragica scomparsa di tre amici nella rivoluzione ungherese del 1848/50. L’introduzione simile ad una parata, dove si scorgono squilli di tromba e rulli di tamburi raggiunge un crescendo impressionante. Il tema di marcia lascia spazio a una melodia lagrimosa in si bemolle maggiore alternandosi al primo tema marziale creando una specie di poema sinfonico a gloria e ricordo degli eroi: il principe Lichnovwsky, il conte Seleky e il conte Balthyanyi. (Notare che questo pezzo venne composto nell’ottobre del 1849, mese e anno della morte del suo antagonista nel senso buono del termine F.Chopin…)

Nel “Miserere d’après Palestrina” (Largo) il tema in stile liturgico passa nei vari registri del pianoforte e ogni volta è arricchito da accompagnamenti arpeggiati. Un omaggio all’illustre capostipite dei direttori della pontificia cappella musicale Sistina che il compositore aveva scoperto e studiato durante il soggiorno romano.

“Tombez, larmes silencieuses” è un Andante lagrimoso, una sorta di confessione autobiografica in cui il bene e il male si scontrano per lasciare finalmente il posto al “Cantique d’amour” (Andante).

Pagina conclusiva della raccolta dove il bene trionfa sulle tenebre e le angosce del compositore. Queste sono pagine di notevole difficoltà tecnica e musicale, adatte a un pianismo sviluppato e maturo. Sono brani spesso poco suonati integralmente per quest’alternanza come già trattato nel “Weinhachtsbaum” di pagine folgoranti nel classico stile lisztiano a pagine con pochissime note forse più adatte ad uno strumento come l’organo che non al pianoforte. La scelta degli interpreti cade quindi molto spesso sull’esecuzione di “Bénédiction, Funérailles e Cantique d’Amour” tralasciando forse le composizioni  più vere e religiose della raccolta. Lo spirito lisztiano  non ha bisogno di virtuosismi, arpeggi e passi sonori eclatanti per un accostamento silenzioso e devoto al mistero divino. Consiglio inoltre senza nulla togliere ad altri bravissimi esecutori le incisioni di Ciccolini e Brendel.

Gli spartiti della raccolta a questo link.

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3 COMMENTI

  1. This is really fun and such a great piece of art! 🙂 I like the tone notes shownig up and also the beautiful decorating to the right, like a frame.. :)Lovely day! 🙂

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