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F.Liszt, En Italie, Années de pèlerinage II, S. 161

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F.Liszt, En Italie, Années de pèlerinage II, S. 161

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Le origini  del secondo libro degli anni di Pellegrinaggio “En Italie” risalgono al 1837. La visione di Liszt cambia e si sposta dai paesaggi alla letteratura: splendide le interpretazioni sonore delle pagine della Divina Commedia di Dante, dei tre sonetti del Petrarca. Liszt riesce anche ad animare le statue di marmo di Michelangelo, le tele di Raffaello… la materia inanimata prende vita nelle mani del maestro diventando per la seconda volta autentici capolavori. Lo stile pianistico di Liszt in queste superbe pagine è ampissimo: accordi raddoppiati a due mani, l’uso di ottave, l’uso affascinante dei tremoli, trilli e arpeggi. I Primi anni di Pellegrinaggio Italiani, sono una cinquantina di minuti di musica che io vi invito ad ascoltare nell’interpretazione di Alfred Brendel.

Sposalizio – Andante (do diesis minore) – Andante quieto – Più lento. Quasi allegretto mosso – Adagio

Il primo brano “Sposalizio” è una libera ispirazione della celebre tela di Raffaello sulle nozze tra Maria e Giuseppe (1504) conservate nella pinacoteca del palazzo Brera a Milano. Liszt in questo brano costruisce una tessitura sonora sacrale, dolce e intimistica, un gioco di domande e risposte contornate dal volo leggero degli angeli e dal suono dell’organo rappresentato nel solenne cadenzare degli accordi tesi verso una trasfigurazione mistica delle nozze. Il tema dello Sposalizio prende spunto dall’Ave Maria III, S 60.

Il pensieroso – Lento (do diesis minore)

“Il Pensieroso” è ispirato alla statua scolpita da Michelangelo per la tomba di Lorenzo e Giuliano dei Medici a Firenze, nella chiesa di San Lorenzo. Il tema di marcia funebre che si ripete in forma ossessiva è l’ispirazione della quartina scritta dallo stesso Michelangelo sulla statua tombale che dice: ” Grato m’è il sonno, e più l’essere di sasso / Mentre che’l danno e la vergogna dura. / Non veder, non sentir m’è gran ventura; / Però non mi destar, deh! parla basso!”.

In questo pezzo Liszt prende spunto dalla Sonata op.26 di L.van Beethoven.  La grandiosa Marcia funebre sulla morte di un eroe diventa qui un riassunto dove l’armonia di quinte vuote suggeriscono all’ascoltatore la freddezza del marmo in cui si incastrano dissonanze cromatiche dolorose di tristaniana memoria. Liszt realizzò successivamente la versione orchestrale di questo brano intitolandolo “La notte” dal nome dell’altra statua michelangiolesca presente in San Lorenzo desiderando che la pagina venisse eseguita per i suoi funerali.

Canzonetta di Salvator Rosa – Andante marziale

La “Canzonetta del Salvator Rosa” è una marcia scherzosa in la maggiore, si basa su una trascrizione pianistica di una melodia attribuita al pittore barocco Salvator Rosa, ma probabilmente di Giovanni Battista Bononcini (1670-1747). I versi della canzoncina dicono: “Vado ben spesso cangiando loco / Ma non si mai cangiar desio / Sempre l’istesso sarà il mio foco / E sarò sempre l’istesso anch’io”.

Sonetto 47 del Petrarca – Preludio con moto – Ritenuto. Sempre mosso con intimo sentimento (re bemolle maggiore)
Sonetto 104 del Petrarca – Agitato assai – Adagio (mi maggiore)
Sonetto 123 del Petrarca – Lento placido (la bemolle maggiore) – Sempre lento – Più lento

I tre Lieder o romanze senza parole, si ispirano a tre sonetti di Francesco Petrarca, scritti “In vita di madonna Laura”. In origine queste pagine erano state composte per la voce di tenore prima e baritono poi, infine Liszt decise di regalare per la gioia di tutti noi queste splendide trascrizioni per pianoforte solo. La linea espressiva del “Sonetto 47” in re bemolle maggiore è delicata, l’utilizzo di quinte diminuite preannunciano il Tannhäuser, composto qualche anno più tardi da Wagner. Per capire meglio il sentimento gioioso dell’invenzione lisztiana in cui la melodia viene sorretta dalla mano sinistra con dolci accordi di liuto, vale la pena di rileggere il sonetto di Petrarca: “Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno / E la stagione e ‘l tempo e l’ora e ‘l punto / E ‘l bel paese e ‘l loco ov’io fui giunto / Da duo begli occhi, che legato m’hanno: / E benedetto il primo dolce affanno / Ch’i ebbi ad essere con Amor congiunto, / E l’arco e le saette ond’io fui punto / E le piaghe ch’infin al cor mi vanno. / Benedette le voci tante ch’io, / Chiamando il nome di mia Donna, ho sparte, / E i sospiri e le lagrime e ‘l desio; / E benedette sien tutte le carte / Ov’io fama le acquisto, e ‘l pensier mio, / Ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte”.

Il “Sonetto 104” in mi maggiore è un elegia con un recitativo patetico che poi acquista una intensità e uno slancio cantabile, l’anima pianistica lisztiana in questa composizione emerge in tutta la sua controversia.

I versi del sonetto sono: “Pace non trovo, e non ho da far guerra; / E temo e spero, ed ardo, e son un ghiaccio; / E volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; / E nulla stringo, e tutto ‘l mondo abbraccio. / Tal m’ha in prigion che non m’apre né serra, / Né per suo mi ritien né scioglie il laccio; / E non m’ancide Amor e non mi sferra, / Né mi vuol vivo né mi trae d’impaccio. / Veggo senz’occhi; e non ho lingua, e grido: / E bramo di perir, e cheggio aita; / Ed ho in odio me stesso, ed amo altrui: / Pascomi di dolor; piangendo rido; / Egualmente mi spiace morte e vita. / In questo stato son, Donna, per vui”.

Il “Sonetto 123” in do maggiore è un poema d’amore dove gli accordi dolci e fluttuanti di arpa accompagnano il sentimento attraverso le varie combinazioni sonore del pianoforte fino a slegarsi completamente da ogni legame terreno, l’amore mistico trionfa nell’epilogo di questo bellissimo brano.  La poesia petrarchesca recita: “I’ vidi in terra angelici costumi / E celesti bellezze al mondo sole; / Tal che di rimembrar mi giova e dole; / Che quant’io miro par sogni, ombre e fumi. / E vidi lagrimar que’duo bei lumi, / C’han fatto mille volte invidia al Sole; / Ed udii sospirando dir parole / Che farian gir i monti e stare i fiumi. / Amor, senno, valor, pietate e doglia / Facean piangendo un più dolce concento / D’ogni altro che nel mondo udir si soglia; / Ed era ‘l cielo all’armonia si ‘intento, / Che non si vedea’n ramo mover foglia; / Tanta dolcezza avea pien l’aere e ‘l vento”.

Après une lecture de Dante: Fantasia quasi sona­ta – Andante maestoso – Presto agitato assai – Tempo I (Andante) – Andante (quasi improvvisato) – Andante – Recitativo – Adagio – Più mosso – Tempo rubato e molto ritenuto – Andante. Più mosso – Allegro – Allegro vivace – Presto. Andante (Tempo I)

Noto anche come Dante sonata, questo ultimo pezzo si ispira alla Divina Commedia. Il testo Dantesco molto amato da Liszt, è lo spunto per una raffigurazione sonora di tre momenti tipici del poema: l’inferno, l’angosciosa supplica dei dannati e l’episodio di Paolo e Francesca.

Vera e propria sonata ciclica, l’intero movimento, si articola in più tempi, ha l’ampiezza e il respiro di una vera e propria Sonata e sul piano formale ha molti punti di contatto con la ben più celebre Sonata in si minore del 1852-’53.  Il tritono: definito nei trattati il “diabolus in musica”, caratterizza il tema principale su ottave discendenti nella lenta introduzione andante maestoso: Per me si va nella città dolente, / Per me si va nell’eterno dolore, / Per me si va tra la perduta gente. / Giustizia mosse il mio alto fattore: Fecemi la divina potestate, / La somma sapienza e ‘l primo amore. / Dinanzi a me non fuor cose create / Se non etterne, e io etterna duro. / Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Il presto agitato che segue dai vivaci colori accesi cromatici evoca la supplica dei dannati e la terribile pena del contrappasso. L’atmosfera si inonda di luce e diventa liricamente appassionata nella scena d’amore tra Paolo e Francesca, variazione continua dei temi precedenti. La coda è una successione di accordi gravi e solenni: la porta dell’inferno si chiude in modo un po’ teatrale alle spalle del compositore “Liszt-Dante pellegrino” per proiettarsi definitivamente nelle pagine di chiara ispirazione religiosa del terzo ciclo degli anni di Pellegrinaggio.

Spartiti per pianoforte di Années de pèlerinage II, S. 161.

Pianosolo consiglia

1 commento

  1. Desidero esprimere il mio compiacimento per la buona fattura del sito “pianosolo”.
    Spero anche di fare cosa gradita agli appassionati e agli studiosi di pf. comunicando loro che nel sito del sottoscritto (www.fabriziopuglisi.it) è possibile scaricare gratuitamente alcuni spartiti, nella cartella download.

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