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El Cante de Federico

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El Cante de Federico, 5.0 out of 5 based on 285 ratings

fglalpiL’immagine più bella è quella rappresentata nel film “Morte a Granada”: Andy Garcìa, nei panni di Federico Garcìa Lorca, siede al pianoforte e intrattiene la madre e alcune persone con alcune canzoni, spesso melodie per una sua stessa poesia, spesso affascinanti musiche popolari andaluse.
Federico Garcìa Lorca si avvicinò prima al teatro, poi alla musica e poi alla poesia: Fuente Vaqueros, luogo ove nacque, era un portento di suggestioni ed emozioni che lo fecero entrare in contatto con i suoni popolari della sua terra, che coltivò per lunghissimi anni e che risuonarono sempre anche nei suoi scritti (molte poesie portano il nome di composizioni musicali –la raccolta Canciones- e seguono altrettanto frequentemente una struttura melodica –es. la poesia “La guitarra”) .
Nel 1920 il poeta incontrò il compositore Manuel De Falla che non fu per lui solo un Maestro, ma il Faro che lo condusse nei segreti della viva musica andalusa e lo impegnò a riguardo: nel1922 organizzarono assieme il Concurso del Cante Jondo, che in modo indiscusso sottolineò il forte legame della poesia del poeta con le peculiarità del Cante Jondo (stile vocale del flamenco, caratterizzato da questo lamento “profondo”) . “È quasi un miracolo che le mie dita possano arrivare a tanto. Suonare uno strumento musicale è una cosa del tutto straordinaria per uno come me, completamente negato per qualsiasi altra azione pratica” – commenterà in seguito García Lorca.
Navigando qua e là ho trovato
alcune interviste rilasciate dalla sorella di Federico, Isabèl (scomparsa nel 2002 a 92 anni), la quale ricorda alcuni momenti simpatici del rapporto del fratello con il pianoforte: “…L’arte ha accompagnato sempre la nostra vita e l’ambiente in cui ho vissuto aveva grande considerazione per la letteratura, la poesia, la musica, la pittura e la consideravamo una cosa “normal”. Mi ricordo ad esempio di quando Manuel de Falla si presentò a casa nostra a Madrid alle dieci del mattino a cercare Federico, ma lui ancora dormiva. Aveva con sé una partitura a quattro mani e mi chiese di far svegliare mio fratello perché dovevano provare il pezzo insieme. Fu uno spettacolo unico – scoppia a ridere Isabel – Fu una cosa fenomenal. Era tutto molto naturale. Mio fratello arrivò e mentre la cameriera continuava a fare le pulizie e a spolverare i mobili, loro si misero al piano. Federico allora dapprima dava una sbirciata allo spartito e poi si lasciava adante ad improvvisare sulla tastiera e De Falla lo teneva a bada dicendogli ”E’ molto bello Federico, ma ti prego torniamo al testo”. Andarono avanti per quasi due ore ed io li ascoltavo seduta in poltrona dietro di loro. Era il 1931. Mi colpì molto in seguito una frase che De Falla scrisse come lettera di presentazione per Fedrico da consegnare ad una importante amica cubana, Maria Bunioz, la direttrice della rivista Musicalia. Il messaggio diceva che quando una persona conosce bene la musica e quando Dio ha dato il dono di sposare l’arte, è la cosa più importante. E Federico, come De Falla aveva ricevuto questo dono, un dono assolutamente necessario per vivere”. Mio fratello aveva una sensibilità musicale molto spiccata e prendeva ispirazione dai canti della gente, dai brani della tradizione popolare e un giorno accadde un fatto molto curioso – prosegue Isabel – Lui aveva fatto un’escursione molto lunga per raccogliere canti folcloristici e tra questi ce n’era uno in particolare che si intitolava Andajaleo e lo cantò a Manuel De Falla, ma lui diceva che non era popolare e allora Federico si arrabbiò molto e siccome l’altro ribadiva il contrario, un bel giorno prese la macchina di mio padre e andarono insieme nel piccolo paese dove viveva questa donna che intonò loro dal vivo questa canzone.”

Potete ascoltare una decina di canzoni al piano riprodotte molto bene da Claudio Colombo (Link sito)

…e qui sotto vi lascio il video della “Sevillanas del Siglo XVIII”, con musica e poesia composta da Federico Garcìa Lorca… buon ascolto!

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