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Il doorway effect nell’esecuzione dal vivo

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doorway effect
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Il doorway effect nell’esecuzione dal vivo

Un articolo scritto sul blog del pianista russo Jura Margulis è stato ripreso recentemente dall’Huffington post e riportato integralmente con il titolo “How Does a Pianist Remember the 30,000 Notes of the ‘Rach 3’?” (“Come fa un pianista a ricordare le 30.000 note del ‘Rach 3?”). Il pezzo cerca di approfondire il tema della memoria pianistica partendo dai risultati di alcune ricerche scientifiche condotte sull’argomento.

cervello e memoria

Gli scienziati Charles Brenner e Jeffrey Zacks hanno osservato che la conservazione della memoria viene facilitata quando la memorizzazione e il richiamo delle informazioni avvengono nello stesso luogo fisico, mentre si attesta una perdita di informazioni quando il processo avviene in luoghi diversi. L’effetto, denominato “doorway effect”, ovvero effetto del passaggio attraverso delle porte per andare da un luogo all’altro, prende forma sia in luoghi reali sia in realtà virtuali (es. videogiochi come Skyrim, the Sims ecc…) secondo il principio dell'”encoding specificity” e suggerisce che la memoria organizza le informazioni, tra le altre cose, in base alla posizione in cui si trova il soggetto.

dita suonano il pianoforte

La ricerca, mediante l’ “event model” di Radvansky, suggerisce che la memoria è ottimizzata per archiviare informazioni sequenziali e le richiama con estrema facilità fin quando risultino essere utili al soggetto. La memorizzazione, per esempio, dei nomi e dei numeri delle fermate del bus e della metro durante un tragitto è molto forte, ma mano a mano che ci avviciniamo alla destinazione e attraversiamo nuovi spazi il ricordo diventa sempre più difficile da recuperare. Sembra che la memoria narrativa, sequenziale, ovvero quella impiegata in forma decisamente più complessa nello studio di uno strumento musicale solista e in particolare del pianoforte, sia estremamente efficiente.

Questi elementi, combinati fra di loro, sembrano giustificare come i pianisti riescano a suonare 45 minuti di un pezzo che conta più di 30.000 note musicali, come il Rach 3, in cui la memoria dell’esecutore deve tenere conto non solo della propria parte, ma anche di quella dell’orchestra, delle variazioni ritmiche e dinamiche, per la creazione di un racconto emotivo dal vivo e sul palco.

Ecco che il “doorway effect” diventa un fattore cruciale nell’esecuzione dal vivo nella carriera di un musicista professionista. Se lo studio, un’eccellente preparazione, l’approfondimento continuo come naturale evoluzione del percorso di perfezionamento di un musicista sono fattori determinanti per una buona esecuzione, in base a questo studio, l’interprete deve tenere conto di un altro fattore fondamentale: il palco e la sala prove devono diventare lo stesso luogo.

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