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Donatello D’Attoma, Logos (2010, pus(h)in records)

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Donatello D’Attoma, Logos (2010, pus(h)in records), 5.0 out of 5 based on 286 ratings

Questa settimana vi segnalo “Logos”, disco d’esordio di Donatello D’Attoma, che esce per i tipi della neonata pus(h)in records, nuova label che affianca la storica Splasc (H) Records.

Donatello D’Attoma, pianista pugliese diplomato in organo e composizione, qui affiancato dal contrabbasso di Camillo Pace, dalla batteria di Lello Patruno e dal sax alto di Gaetano Partipilo, rivela una felice vena creativa.

Le sue composizioni sono fresche, nuove, denotano un solido retroterra culturale, un background musicale che passa attraverso le espressioni più significative del jazz internazionale e nazionale che D’Attoma rielabora con intelligenza, facendone solo il punto di partenza di un processo compositivo originale, filtrandone gli stilemi attraverso una personalità che ci appare fortemente caratterizzata, trattandone il dettato musicale come echi, suggestioni da far emergere in un ambiente creativo nuovo.

“Logos”: dal greco dire, raccontare, termine polivalente ed ampio nei suoi significati, tanto da passare nella filosofia di Heidegger a indicare anche il senso dell’ascoltare. E in queste nove tracce c’è proprio questo: la trasposizione in musica di contenuti che si esprimono sia attraverso i soli di piano (e Rhodes) in cui trapela una notevole abilità tecnica, sia nella spinta dialogica di un interplay ben costruito, un groove convincente (vedi ad esempio “Four on three”, “A pleasant surprise”), una capacità di introspezione che si realizza in atmosfere morbide e sospese molto vicine all’impressionismo (“Logos”, “Il canto delle sirene”), un gusto raffinato che conferisce a tutto il disco un mood di eleganza ed essenzialità pur nella ricchezza contenutistica ed espressiva.


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