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Diario di un neofita – ventitreesima lezione

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Diario di un neofita - ventitreesima lezione, 5.0 out of 5 based on 283 ratings

Con un pò di ritardo, riprendo il mio appuntamento con il diario del neofita.

Oggi è la volta della ventitreesima lezione, iniziata con il solfeggio parlato del Pozzoli esercizio n. 37.
Questo esercizio si differenzia dai precedenti per la presenza molto numerosa delle legature di valore anche tra misure diverse e anche per più di due misure consecutive.
Ne comporta che la respirazione è fondamentale. L’insegnante mi ha suggerito infatti di segnare sullo spartito il punto dove inspirare, indicandolo con una virgoletta.
Al momento la lettura è ancora lenta ed ad unità di suddivisione per facilitare un pò il solfeggio.

Per la scala, abbiamo terminato il Reb Maggiore, simpatica scala che si suona quasi tutta sui tasti neri, sempre su 2 ottave a 92 per moto retto, accordi e arpeggi.
Da quando mi esercito sulle scale, sforzandomi di tenere braccia e dita rilassate, mi sembra di aver ottenuto una maggiore velocità e sicurezza.
Devo dire infatti che le scale mi sembrano ottimi esercizi, e per ora niente affatto noiosi (lo so ho detto una scempiaggine 🙂

Del Beyer ho terminato l’esercizio 62, che mi ha dato qualche noia nel rilassamento e nel riuscire a tenere il tempo con gli staccato e le pause alla fine delle battute, soprattutto quando l’ho portato alla velocità finale.

Prosegue lo studio del Burgmueller (scuola primaria del giovane pianista) esercizio n.4, portato a mani unite per ora ancora a velocità molto ridotta. Anche qui devo stare attento ad andare a tempo, soprattutto quando a suonare è solo la mano destra mentre la sinistra tiene una semibreve per tutta la misura.
Qui mi aiuta molto il contare (mentalmente o ad alta voce) per ora le crome, più avanti quando velocizzerò dovrò contare le semiminime.

Sul Cesi-Marciano continua lo studio della canzonetta n. 19 di Schumann, metà settimana a mani separate e poi lentamente a mani unite.
Mi sono lasciato illudere dall’apparente semplicità di questo brano che in realtà si sta rivelando abbastanza ostico.
Soprattutto nelle battue con le note doppie, dove la mano destra suona contemporaneamente la melodia ed una parte dell’accompagnamento.

Rimango meravigliato dalla bravura di questo compositore che nella semplicità di un pezzo scritto probabilmente per i suoi allievi più giovani, riesce ad creare una musica incantevole.Con un pò di ritardo, riprendo il mio appuntamento con il diario del neofita.

Oggi è la volta della ventitreesima lezione, iniziata con il solfeggio parlato del Pozzoli esercizio n. 37.
Questo esercizio si differenzia dai precedenti per la presenza molto numerosa delle legature di valore anche tra misure diverse e anche per più battute consecutive.
Ne comporta che i tempi della respirazione sono fondamentali. L’insegnante mi ha suggerito infatti di segnare sullo spartito il punto dove inspirare, indicandolo con una virgoletta.
Al momento la lettura è ancora lenta ed ad unità di suddivisione per facilitare un pò il solfeggio.

Per la scala, abbiamo terminato il Reb Maggiore, simpatica scala che si suona quasi tutta sui tasti neri, sempre su 2 ottave a 92 per moto retto, accordi e arpeggi.
Da quando mi esercito sulle scale, sforzandomi di tenere braccia e dita rilassate, mi sembra di aver ottenuto una maggiore velocità e sicurezza.
Devo dire infatti che le scale mi sembrano ottimi esercizi, e per ora niente affatto noiosi.

Del Beyer ho terminato l’esercizio 62, che mi ha dato qualche noia nel rilassamento e nel riuscire a tenere il tempo con gli staccato e le pause alla fine delle battute, soprattutto quando l’ho portato alla velocità finale.

Prosegue lo studio del Burgmueller (scuola primaria del giovane pianista) esercizio n.4, portato a mani unite per ora ancora a velocità molto ridotta. Anche qui devo stare attento ad andare a tempo, soprattutto quando a suonare è solo la mano destra mentre la sinistra tiene una semibreve per tutta la misura.
Qui mi aiuta molto il contare (mentalmente o ad alta voce) per ora le crome, più avanti quando velocizzerò dovrò contare le semiminime.

Sul Cesi-Marciano continua lo studio della canzonetta n. 19 di Schumann, metà settimana a mani separate e poi lentamente a mani unite.
Mi sono lasciato illudere dall’apparente semplicità di questo brano che in realtà si sta rivelando abbastanza ostico.
Soprattutto nelle battute con le note doppie, dove la mano destra suona contemporaneamente la melodia ed una parte dell’accompagnamento.

Rimango meravigliato dalla bravura di questo compositore che nella semplicità di un pezzo scritto forse per i suoi allievi più giovani, riesce ad creare una musica incantevole. Fantastico!

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