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Diario di un neofita – la mia prima lezione

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Diario di un neofita - la mia prima lezione, 5.0 out of 5 based on 287 ratings

lezione di pianoforte

Amo la musica leggera, conosco le basi della teoria musicale anche se non l’ho studiata seriamente e suono la chitarra ad un livello amatoriale.

Con questi presupporti e con la volontà di imparare a suonare il pianoforte ho deciso di prendere lezioni private da un’insegnante diplomata al conservatorio.

Prima di iniziare però (ormai da qualche mese) ho acquistato una tastiera elettronica con la quale ho approcciato da autodidatta allo strumento (con questo libro di Nunzio Rossi) ed ho imparato qualche pezzo semplice ma coinvolgente (il più bello con il quale mi cimento è Comptine D’un Autre Ete di Stevie Ryan).

Arrivo al giorno della prima lezione molto emozionato, conscio di intraprendere un percorso difficile e lungo ma molto motivato.

Dopo i convenevoli, l’insegnante mi fa sedere sulla panchetta, non troppo indietro, direi a metà della seduta e mi mostra la corretta posizione delle gambe con i piedi posti avanti rispetto al ginocchio. Primo intoppo: sono troppo alto e le ginocchia non entrano sotto la tastiera!

Poco male, l’insegnate decide che dalle prossime lezioni mi eserciterò sul suo pianoforte a coda!
Se mai acquisterò un pianoforte dovrò fare attenzione a prenderne uno adatto alle mie gambe!

Poi l’insegnante passa alla posizione del corpo, leggermente inclinato in avanti quasi a proiettarsi verso il pianoforte e le braccia accostate al busto con gomiti e polsi alla stessa altezza della tastiera.

Poi mi spiega (e questa cosa mi ha colpito molto) che non è la forza muscolare a far suonare i tasti, piuttosto è la forza di gravità alla quale lasciamo andare il peso delle braccia.

Solo in questo modo è possibile suonare ore senza stancarsi e soprattutto senza farsi male (i rischi sono tendinite e nei casi più gravi persino cistite!).
Mi sembra esagerato ma nel dubbio…

Il problema è che imparare a controllare il peso significa di fatto rilassare i muscoli del braccio (fondamentalmente bicipite e deltoide) fino a renderlo completamente libero dalla tensione muscolare e consentirgli “cadendo” di trasmettere la spinta alla mano ed infine alle dita.
Come compito a casa devo esercitarmi 10 minuti al giorno a rilassare le braccia, aiutandomi con la respirazione. Espirare con la bocca induce infatti al rilassamento dei muscoli.

Finita la parte di tecnica (!) ci sediamo al tavolo per la teoria. L’insegnate prende pag. 1 del Compendio di teoria Musicale di Letterio Ciriaco (I corso) e mi spiega la differenza tra suono e rumore, che è essenzialmente l’omogeneità delle lunghezze d’onda nel primo e la casualità delle stesse nel secondo. Avendo studiato ingegneria non tardo a capire il concetto…

Il secondo (ed ultimo!) tema teorico affrontato è stato il pentagramma e le chiavi musicali (cap. XVIII del Compendio) che sapevo a cosa servissero ma non sapevo fossero ben 7! Compito a casa disegnare le chiavi di violino e di basso sul pentagramma (!!!) e fine della lezione.

La prossima affronteremo le note ed i valori, ma prima di suonare anche solo il primo esercizio del Beyer dovrò attendere la 3’ o 4’ lezione quando avremo affrontato come leggere lo spartito…

Torno a casa con sentimenti contrastanti, da una parte sono felice di aver intrapreso questo percorso dall’altra mi aspettavo un approccio più moderno e pratico che mi consentisse di arrivare agli esercizi pratici più velocemente. Proprio perché so che il percorso è lungo, mi sembra di aver perso un po’ di tempo e di non aver veramente ancora cominciato il cammino. Mi sbaglio?

Pianosolo consiglia

2 COMMENTI

  1. non ti sbagli affatto anzi complimenti al tuo maestro,e tienitelo stretto, che è molto capace…. io a queste conclusioni ci sono arrivato per curiosità personale leggendo libri di tecnica pianistica, nonostante suono da quando avevo 6 anni(ora ne ho 19), la mia prof in termini di insegnamento ha delle “note” dolenti!!!

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