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Diario del neofita – trentesima lezione

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diario del neofita beyer
Diario del neofita - trentesima lezione, 5.0 out of 5 based on 283 ratings

Ieri a lezione, durante l’esecuzione dell’esercizio 105 del Beyer, l’insegnante mi ha interrotto chiudendo il libro e dicendo: “Fine del corso preparatorio!“.

L’emozione è stata tanta e avrei voluto brindare! Per me è un bel traguardo raggiunto anche grazie al vostro sostegno e a questo diario che mi ha tenuto compagnia durante il tragitto.

Prima di parlarvi del nuovo corso, faccio un piccolo passo indietro e vi racconto le miei ultime settimane di studio.

Dall’ultima volta che ho scritto su questo diario, lo studio si è fatto via via più intenso.

La mezz’ora al giorno di studio è presto diventata un miraggio, più spesso mi trovo a studiare 1 ora e mezza per almeno 4 volte a settimana.

L’acquisto del pianoforte elettrico in questo senso è stato fondamentale poiché mi ha consentito una maggiore flessibilità nell’orario di studio il quale, a volte, si protrae fino alle ore piccole 🙂

Lo studio del solfeggio è continuato oltre il I corso del Pozzoli, con la sua appendice. Ritengo sia fondamentale non smettere di studiare solfeggio anche e nel mio caso soprattutto per migliorare costantemente la lettura che ancora è un pò lenta.

Ho terminato già da un pò lo studio delle 45 scale maggiori e minori (armoniche e melodiche) e da qualche settimana stavo ripetendo lo studio daccapo.

Del Beyer op. 101 ho studiato non senza difficoltà gli ultimi esercizi, sicuramente più musicali ma anche più complessi ritmicamente. La difficoltà principale è stata quella di non dover suonare a memoria ma di sforzarmi a leggere lo spartito, questo è un punto dove l’insegnante è stata piuttosto intransigente poiché lo ritiene fondamentale per il prosieguo.

Per gli altri testi: Bergmueller, Cesi-Marciano, Duvernoy op. 176 ho eseguito alcuni brani selezionati dall’insegnante, mentre del volume Bach 12 pezzi facili (rev. Longo) ho eseguito il n. 1, 4 e 6.

Per quanto riguarda la musica fuori programma, olte a l’“Ave Maria” di Schubert dello scorso anno (versione semplificata), ho studiato un pezzo di musica leggera (“Io che amo solo te” di Sergio Endrigo) e ultimamente “Le Onde” di Ludovico Einaudi che devo ancora completare.

E conquesto programma sono arrivato all’ultima lezione…

“E così ora che succede?” ho chiesto all’insegnante.

“Ora si fa sul serio!” mi ha risposto. E qui mi sono un pò spaventato 🙂

Se nel corso proeparatorio l’obiettivo principale era la conoscenza dei fondamentali di tecnica pianistica (rilassamento, articolazioni, cadute ecc.), nel I corso si punta alla velocità.

Ovviamente niente di trascendentale (siamo pur sempre neofiti o quasi) ma si cominciano ad affrontare velocità molto più elevate che prima.

Ad esempio, nel corso preparatorio le scale le ho studiate a 2 ottave per il moto retto, accordi e arpeggi, suonate alla velocità di 92 battiti per una croma (una nota ogni battito), nel corso preparatorio dovrò arrivare a suonarle su 4 ottave per il moto retto, quello contrario, accordi e arpeggi a velocità di 120 per una semiminima (2 note ogni battito).
Quindi parliamo di una velocità più di 4 volte superiore!

Per quanto riguarda i testi, se nel corso preparatorio il Beyer op. 101 era la colonna portante, nel I corso questo sarà sostituito dal Duvernoy, scuola preparatoria per la velocità n. 276.

A questo testo si affiancherà il Pozzoli Tecnica pianistica giornaliera, il II fascicolo del Cesi-Marciano e, ovviamente il nostreo amico Bach con i suoi 23 pezzi facili (per modo di dire!). Oltre ovviamente alle scale, come detto, e al solfeggio (Pozzoli appendice al I corso).

Cari amici, non mi resta che ringraziarvi per avermi sostenuto fin qui. Spero un giorno di raccontarvi ancora i miei progressi e magari di sentire anche i vostri.

Buona musica a tutti!

_ginko_

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7 COMMENTI

  1. molto bello leggere queste esperienze,diciamo che si racchiude un po il sentimanto di tutti i neofiti che studinano sul serio leggendo queste righe…io mi rivedo in cio che hai scritto.
    Complimenti davvero e anche al tuo insegnante.
    Buona giornata

  2. Fil personalmetne senza un insegnate non avrei potuto finire il corso preparatorio in un anno, alla mia età e con gli impegni famigliari e lavorativi.

    Ciononostante ho ugualmente il problema dell'apprendere a memoria in maniera non strutturata (cioè solo grazie alle continue ripetizioni dell'esercizio).

    Secondo me si tratta di un mix di pigrizia, poca capacità di suonare senza guardare le mani e scarsa capacità di lettura che mi fa rifugiare nella memoria.
    Che, però poiché non perfetta e non studiata con il giusto metodo, è fallace e induce in errore.

    l mio consiglio (quello che ripeto a me stesso) è meglio faticare molto all'inizio costrigendosi a leggere e non guardare le mani, piuttosto che arrivare subito a suonare un brano pieno di incertezze.

    Un saluto
    _ginko_

  3. Complimenti per il percorso.
    La tua esperienza è di estremo interesse per me.
    Ho iniziato recentemente un percorso di avvicinamento al pianoforte dopo anni di ascolto e di innamoramento per la musica, ma senza che in tutti questi anni abbia mai osato affrontare uno strumento.
    Poi l'anno scorso la scintilla: ho deciso di cominciare a studiare il pianoforte da autodidatta (grazie Giulio e Christian).
    Non intendo diventare un virtuoso dello strumento: sono abbastannza avanti negli anni per capire che non è possibile. Mi basta suonare musiche che mi piaciono.
    Ho fatto due terzi del Beyer, una parte del Cesi Marciano, i primi 5 brandi dei 19 pezzi facili di Bach. E mi vezzo di suonichhiare il primo movimento del "Chiaro di luna" di Beethoven.
    Ma più vado avanti e più mi rendo conto che tendo ad imparare a memoria le musiche (il percorso mani separate, mani unite porta facilmente a mandare a memoria gli spartiti). Ma è poi giusto?
    E quanto si deve suonare a mani separate? Ho già letto i vostri consigli ma è smepre complicato scegliere il momento idoneo. Appena unisci le mani sembra che tutto ciò che hai imparato a mani separate sia ormai dimenticato…
    Che percorso conviene seguire (probabilmente un insegnante 🙂 )?
    Grazie per il vostro contributo.
    Fil

  4. Davvero complimenti, la strada è certamente in salita, ma con la tua buona (o ottima) volontà proseguirai senz'altro. Di nuovo complimenti!

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