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Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo (Feltrinelli, 2007)

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Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo (Feltrinelli, 2007), 5.0 out of 5 based on 284 ratings

Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo (Feltrinelli, 2007)

“Questo non è un libro per musicisti o per non-musicisti, è piuttosto un libro per le menti  curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa  comprensibile all’orecchio pensante. Tali scoperte non sono privilegi riservati ai musicisti  di grande talento che fin dalla più tenera età ricevono un’educazione musicale, né una torre  d’avorio o un lusso riservato ai ricchi: sono convinto che sviluppare l’intelligenza  dell’orecchio sia una necessità fondamentale.” (D.B.)

Daniel Barenboim presenta così il suo libro, fra le cui pagine non dobbiamo aspettarci di  trovare un trattato di musicologia per esperti, quanto piuttosto la dimostrazione del  profondo legame tra musica e vita. Partendo dalla natura effimera del suono e dal misterioso rapporto che unisce la musica a quello che apparentemente è il suo contrario, il silenzio, Barenboim ci conduce alla scoperta anche del legame fra le note, all’analisi degli elementi che compongono un brano musicale (ritmo, melodia, armonia), alla comprensione del tempo musicale, fino a esplorare le analogie che intercorrono fra questi stessi elementi e la visione della vita. Solo per fare un esempio: l’arte del legato che unisce singole note in un insieme armonioso può essere paragonato al legame che la società instaura tra individui.

La musica, che colpisce sempre la nostra emotività e vive di qualcosa che per sua definizione è intangibile, il suono appunto, in realtà è ricca di contenuti che dobbiamo e possiamo arrivare a comprendere attraverso le nostre facoltà razionali, attraverso lo studio, l’analisi, la riflessione attenta. Da sempre alla musica è associato il concetto di ordine e al suo studio quello di disciplina. Questo non vuol dire sacrificare la passione, il valore emozionale della musica, quanto piuttosto arrivare a comprendere davvero il messaggio di cui questa si fa portatrice. Solo attraverso una profonda conoscenza possiamo arrivare alla piena libertà di giudizio.

Il valore educativo della musica pertanto, la sua capacità di unire i popoli è l’altro pilastro del pensiero di Barenboim, che dedica la seconda parte del libro proprio alla narrazione della nascita della sua West-Eastern Divan Orchestra. Creata insieme a Edward Said nel 1999, questa orchestra compie il miracolo di far suonare insieme musicisti israeliani, palestinesi e di altri paesi arabi, di far eseguire musiche di Richard Wagner ad un festival a Gerusalemme, di portare musicisti israeliani a Ramallah in Palestina, di abbattere secoli di conflitti grazie alla musica. Daniel Barenboim, ambasciatore di pace per le Nazioni Unite, ci consegna quindi un saggio che non si attesta sulla mera teoria, sullo scandagliare ad esempio il complesso pensiero filosofico di Spinoza, l’architettura delle forme e dell’idea musicale di Bach, ma rende piuttosto tangibile come quel pensiero sia attuabile in qualcosa di reale.

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