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Cos’è il Ritmo?

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Varie definizioni di ritmo si sono susseguite nei secoli, fin da Platone (“Il ritmo è l’ordine del movimento”): ciò a causa della difficoltà incontrata nel definire un aspetto della musica che, come la consonanza e la dissonanza, ha una base psicologica e soggettiva. Vi è comunque univocità nel riconoscere fra gli elementi costitutivi del ritmo la necessità di una periodica alternanza di tempi deboli e forti che differenzino i suoni (si pensi alla nostra naturale tendenza ad attribuire nomi diversi – “tic” e “tac” – ai pur uguali suoni emessi dalle lancette di un orologio).

Il ritmo (inteso come periodico alternarsi di elementi uguali) per Schopenhauer starebbe nel tempo come la simmetria nello spazio (instaurando un’analogia con l’architettura). Partendo infatti dalla distinzione fra battere e levare (tesi e arsi; tempo forte e tempo debole; “tic” e “tac”;) è possibile distinguere un inciso, ad esempio, come associazione di un tempo forte e uno debole, e procedere quindi simmetricamente individuando una semifrase, composta da due incisi, una frase composta da due semifrasi, un periodo, composto da due frasi, una piccola composizione composta da “n” periodi… fino ad arrivare al concerto, alla messa, alla sinfonia. Lo stesso procedimento si può applicare alle frazioni di inciso e così via. E’ estremamente interessante l’analogia che trovo fra la musica e l’architettura, fra l’arte massima e quella che occupa il l’ultimo posto nella gerarchia creata da Schopenhauer (1) architettura 2) pittura 3) musica). Tale analogia risiederebbe nel fatto che, come disse Goethe: “l’architettura è musica congelata”, intendendo con ciò significare l’uguale simmetria che c’è tra un edificio (nello spazio) ed una composizione musicale (nel tempo). Emblematico il commento di Schopenhauer:

“Una composizione musicale di questo genere, privata del ritmo, è analoga ad una rovina, privata della simmetria, rovina che, nel linguaggio audace di quella battuta [di Goethe], potrebbe essere definita una cadenza congelata…;”

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