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Corso introduttivo allo studio del pianoforte – 2. Rilassamento

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Benvenuto in questa seconda lezione del corso.  Oggi riprendiamo il discorso dell’impostazione al pianoforte e iniziamo a introdurre un argomento fondamentale poiché sarà alla base di ogni buona esecuzione pianistica: il rilassamento.

Qui di seguito puoi trovare il video che espone i concetti preannunciati in maniera semplice e chiara:

Abbiamo parlato della nostra posizione al pianoforte. Ci tengo a insistere su questo concetto perché è davvero la base di tutto. Una buona postura consente dei movimenti più fluidi, privi di tensioni inutili e quindi un maggior risparmio di energie. Una postura errata può danneggiare l’esecuzione e l’esecutore. Non sono pochi i casi di infortuni al pianoforte e la maggior parte delle volte si verificano perché si ha un’impostazione errata per un prolungato lasso di tempo.

Non dimentichiamoci mai che suonare il pianoforte deve essere un piacere e non un’esperienza da dimenticare per la troppa fatica o i troppi dolori. I dolori li avvertiamo solo quando lavoriamo male o non siamo completamente rilassati. Se sentiamo un dolore alla schiena allora dobbiamo modificare la nostra postura. Se sentiamo dei dolori all’avambraccio allora dobbiamo modificare la nostra postura.

Talvolta i dolori si possono percepire anche lavorando correttamente ma per un lungo arco di tempo. Ricordiamoci sempre che i dolori sono l’unico campanello d’allarme che il nostro corpo è in grado di darci, indicandoci che in quel momento c’è qualcosa che non va. Dobbiamo ascoltare il nostro corpo!

Quando avvertiamo un dolore dobbiamo fermarci e riposare.

Ci sono tantissimi muscoli e movimenti in gioco mentre suoniamo e tante sono le contrazioni che andiamo a compiere (quelle statiche o isometriche oppure quelle dinamiche o isotoniche). Queste contrazioni sono necessarie per compiere i movimenti. Tuttavia non c’è niente da temere quando si alternano a tali contrazioni alcuni movimenti di distensione. Se invece la contrazione è presente per un lungo periodo (come accade in molti esercizi di tecnica, per esempio quelli in cui la mano rimane aperta a lungo) allora si può rischiare l’infortunio se non si sa quando fermarsi e riposare.

Riporto da “Come suonare il Pianoforte” di Gyorgy Sandor Ed. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli:

“Nessun muscolo dovrebbe mai rimanere in stato di estrema contrazione per troppo tempo, e questo va particolarmente tenuto presente quando la mano è aperta. Bisogna permettere alle dita di ritornare o riavvicinarsi alla loro posizione normale quanto più possibile.”

Ecco qui di seguito una serie di errori posturali comuni assolutamente da evitare.

Errori comuni di postura

Ci sono degli errori di postura ricorrenti negli allievi che spesso possono portare a vivere il pianoforte come un’esperienza negativa.

I dolori derivano da delle tensioni eccessive e talvolta inutili. Vediamo quali sono le posizioni assolutamente da evitare per avere un perfetto rilassamento al pianoforte.

Spalle alzate

Tenere le spalle alzate è uno degli errori più comuni. Quando si è in tensione spesso si tende a compiere quest’azione. Le spalle alzate in un allievo indicano mancanza di rilassamento. È molto complicato riuscire ad accorgersene da soli, dato che quando si suona si hanno molto cose a cui badare (posizione del corpo, delle mani, diteggiatura, altezza e valore delle note, dinamiche ecc..),  perciò in questo caso il compito del maestro è fondamentale, cioè quello di riuscire a rilevare le tensioni nell’allievo, facendogliele notare e insegnandogli a percepirle da solo.

Schiena curva

Abbiamo detto più volte che il pianista suona su uno sgabello e non su una sedia. Non essendoci lo schienale sarà nostro compito tenere la schiena dritta. Bisogna fare inoltre molta attenzione nel tenere la parte lombare ben spinta in dentro, onde evitare di avere nel giro di poco tempo forti dolori.

mal-di-schiena

Anche un’altezza dello sgabello errata può portare a dei dolori alla schiena, ma questo è già stato trattato nella lezione precedente.

Unghie lunghe

UnghieUn fattore assolutamenteda non sottovalutare è la lunghezza delle unghie.

La parte del dito che entra a contatto col tasto è la punta più estrema del polpastrello.

Dato che questo ci arriva picchiando dall’alto, se si hanno le unghie troppo lunghe, il dito rischia di scivolare poiché non vi è più aderenza fra polpastrello e tasto.

Perciò è necessario curare le unghie in modo tale che queste non superino la punta più estrema del polpastrello.

Attenzione però a non tagliarle troppo corte poiché più sono corte e più sono fragili e in alcuni casi può capitare che cadano.

Come tenere la mano

In “La Main Du Pianiste Methode d’Education al posturale progressive” di Catherine Bros e Marc Papillon Ed. aleXitère a pag 27 leggiamo:

“Esiste una posizione fisiologica che permette al polso un certo riposo muscolo-tendineo: è valutabile a circa 15° di estensione e a 15° di inclinazione ulnare ed è giustificata dal fatto che in questa posizione i tendini dei muscoli flessori estrinseci delle dita passano per il tunnel carpale con una direzione rettilinea, favorendo in questo modo un minor dispendio di energia”.

La mano dunque deve essere tenuta nel modo più spontaneo possibile. Un esempio che amo fare è pensare alla nostra mano mentre camminiamo. Quando lo facciamo, la nostra mano assume una posizione di totale rilassamento, con lo scopo di disperdere il minor numero di energie possibili. Se provi a guardare la tua mano in posizione naturale, noterai che

Mano-inpiedi

è messa proprio come suonano i pianisti il pianoforte! È la posizione più semplice e naturale per la mano, perché non riproporla anche durante l’esecuzione al pianoforte? Non teniamo la mano con le dita distese o eccessivamente rannicchiate, ma in modo giusto per non creare tensioni inutili.

Dita ricurve o dita distese?

In ambito pianistico, questa è senz’altro una delle discussioni più note di sempre. Esistono due scuole di pensiero opposte, i sostenitori di una escludono l’altra. Secondo loro, non esistono vie di mezzo, la mano deve avere le dita o distese o ricurve a seconda della scuola di pensiero che si intende seguire.

Secondo il mio parere, in alcuni brani si presentano delle situazioni in cui avere le dita distese favorisce la riuscita di quel passaggio, e altre in cui è necessario avere le dita ricurve. Per esempio è risaputo che per suonare sui tasti neri è più comodo avere le dita distese.

dita-distese

La mano si deve adattare alle situazioni. Talvolta ha bisogno delle dita distese e talvolta di quelle ricurve, delle volte è necessario spingersi fin dentro ai tasti ed altre volte è meglio uscire fuori dai tasti neri. Tutto dipende da ogni singolo caso e non esiste una posizione universale che può andar bene per tutti, anche perché ognuno di noi ha un tipo differente di mano, sia per grandezza che per conformazione.

Ci vediamo nei successivi articoli! Rimani collegato su Pianosolo.it!

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5 COMMENTI

  1. complimenti,sono un docente ormai anziano e condivido pienamente il contenuto complessivo delle tue lezioni.vorrei solo che specificassi di più la differenza essenziale tra il dare queste lezioni in rete ed il controllo di un docente in vivo.ma in italia c’è molto bisogno di divulgare con qualsiasi mezzo la musica ed il modo corretto di approccio allo strumento.di nuovo i miei complimenti.farò conoscere il sito ai miei allievi.ciao

    • Ciao Domenico,
      nei nostri interventi sottolineamo sempre la necessità di avere un Maestro in carne ed ossa e di seguire lezioni “reali”.
      Il rapporto con un Maestro è insostituibile e ineguagliabile. Provvederemo ad inserire questa nozione anche in questo ciclo di lezioni.
      Grazie

  2. Vorrei segnalare, per quanto riguarda il rilassamento, un esercizio dal Pianista Virtuoso di Hanon. Il numero 48 è un esercizio per il polso, utilissimo però per il rilassamento in quanto lo scopo è proprio quello di lasciare le braccia completamente rilassate, il polso flessibile, le dita ferme ma non rigide. Vedrete che dopo qualche giorno il vostro rilassamento sarà di molto migliorato, nonché l’uso del polso, per il quale l’esercizio è studiato. L’esercizio è da fare sulle terze e le seste, ma si può aggiungere analogamente quello sulle ottave (che troverete per altro poco più avanti, al numero 51).

    Riporto le istruzioni per la buona esecuzione dell’esercizio, tradotte dall’inglese: “Sollevate bene i polsi dopo ogni discesa, mantenendo le braccia perfettamente rilassate; il polso dovrebbe essere flessibile e le dita ferme ma senza alcun irrigidimento”.

  3. Davvero interessante, complimenti Cris! In effetti il problema delle spalle l’ho riscontrato spesso ma ormai prima che si irrigidiscano riesco a rilassarle più o meno..col tempo le controllerò del tutto..forse…Riuscirai a mettere qualcosa sul concetto di peso del corpo da sfruttare quando si suona? Credi sia importante ma anche difficile da capire per novellini come me..eheh Ciao e continua così, ti siamo tutti grati!!!!!

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