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Corso Introduttivo allo studio del pianoforte – 10. Le dinamiche

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Corso Introduttivo allo studio del pianoforte – 10. Le dinamiche, 5.0 out of 5 based on 229 ratings

Benvenuto in questa nuova lezione del Corso introduttivo allo studio del pianoforte.

Nella lezione di oggi vediamo che cosa sono le dinamiche e come queste possono portare un contributo artistico significativo alla nostra esecuzione.

Per approfondimenti, guarda questo video:

Le Dinamiche

C’è una frase che riesce sempre a rendere bene l’idea di quanto sia complesso il pianoforte: “tutti sanno suonare il pianoforte, ma in pochi sanno suonarlo bene”.

In effetti è davvero così. Cosa ci vuole a mettere le mani sulla tastiera ed abbassare i tasti? Niente!

Tuttavia, fortunatamente, il pianista non si limita solo a questo. Il pianista bada all’uguaglianza del tocco, bada a non dare accenti laddove non ci sono, bada a cambiare spesso il colore per non rendere il brano troppo “piatto”, bada a rinnovare spesso il pedale di risonanza, bada a tenere la mano che suona la linea melodica ad un livello sonoro superiore rispetto all’altra, bada a  rispettare il legato e lo staccato, bada ad inserire ritenuti, accelerazioni e rallentamenti laddove la partitura lo richiede e tanto altro.

Come vedi non è poi così semplice.

Un errore spesso commesso dai principianti è quello di non suonare con la variazioni di dinamica.

La dinamica, che altro non è che la gestione delle intensità sonore (suono forte, suono piano ecc..), non è da confondere assolutamente col movimento e la velocità.

In ambiti extramusicali questa può darci  l’idea di qualcosa che si muova all’interno di un dato tempo. Qui invece non si parla assolutamente di tempo ma bensì di volumi sonori.

È bene iniziare subito a usare le dinamiche!

Non esistono note senza dinamiche. Certo, per un allievo che è alle prime armi è già tanto riuscire a suonare guardando le note sullo spartito mantenendo le mani in posizione corretta, ma personalmente ritengo che occorra riuscire sin da subito a buttare l’occhio sulle dinamiche altrimenti si può prendere l’abitudine di metterle sempre in secondo piano dopo la lettura delle note, mentre dovrebbe essere una cosa simultanea.

Il rischio che corriamo noi pianisti è quello di risultare monotoni. A differenza degli altri strumenti noi non abbiamo bisogno di respiri forzati. Non suoniamo un clarinetto dove prima o poi dovremo prendere fiato, non suoniamo un violino dove prima o poi dovremo cambiare arcata.

Di conseguenza, poiché il pianoforte non richiede questo, dobbiamo renderlo noi uno strumento vivo  e dinamico, andando, per esempio, a chiudere le frasi in modo elegante con un leggero sfumare del suono.

Questa è la difficoltà del pianista. Rendere il proprio strumento, uno strumento cantabile ed è molto difficile dato. Meccanicamente abbiamo dei martelletti che battono su delle corde ed è difficilissimo ottenere un legato perfetto come avviene con gli altri strumenti. Tuttavia possiamo cercare di simularli.

Ciò è possibile solo con un lavoro di cambiamento di intensità del suono, passando dal suono piano a quello forte tramite delle gradazioni intermedie oppure di colpo, come avviene in diversi casi.

Dinamica sullo Spartito

Fortunatamente i compositori erano molto attenti a segnare con cura sulla partitura la propria intenzione espressiva, così abbiamo già tutte le indicazioni degli autori su come suonare tutti i passaggi del pezzo in questione.

Le indicazioni di dinamica sono solitamente inserite fra i due pentagrammi, quello della mano destra (solitamente chiave di Sol), e quello della mano sinistra (solitamente chiave di Fa). In questo caso la modulazione di dinamica è da intendere per entrambe le mani (quasi mai una mano ha un’intensità diversa dall’altra).

Il suono può partire da un pianissimo sino ad andare ad un fortissimo (anche se possiamo trovare il “piano pianissimo” o il “forte fortissimo”).

Ecco qui di seguito le principali abbreviazioni che puoi trovare su di uno spartito:

  • pp: pianissimo
  • p: piano
  • mp: mezzopiano
  • mf: mezzoforte
  • f: forte
  • ff: fortissimo

A seconda delle abbreviazioni che troviamo, dobbiamo regolare il nostro volume di suono.

Per esempio in questa figura:

forte

 

Bisogna suonare tutte queste note con un’intensità sonora pari a forte.

Ovviamente forte è soggettivo. Non esistono indicazioni internazionali che indicano quanti decibel di suono deve avere un “forte” o un “piano”.

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9 COMMENTI

  1. Ciao Cristian

    seguo le tue lezioni al computer e ho anche acquistato un corso relativo al giro di blues, ma sono un neofita e anche s mi applico ho difficoltà a memorizzare cosi tante nozioni ( ho 66 anni) ma piace un sacco il piano da quando ero bambino e ora che ho tempo vorrei studiarlo veramente.
    La mia domanda è dunque : dai anche lezioni private di persona o solo vai web`?
    Mi piacerebbe venire a lezione da te

  2. Ciao Cristian,
    complimenti per il lavoro di divulgazione che fai.

    Un curiosità: ma il motivetto al minuto 2:20 è una tua improvvisazione sul momento, o è parte di qualche brano?

    Grazie

  3. Ciao Maddalena, puoi cominciare proprio da questo corso. Vai alla lezione 1 e inizia a familiarizzare con il linguaggio musicale.
    Poi puoi cominciare a studiare sul pianoforte, magari con uno dei nostri metodi. Sulla destra troverai una sezione con scritto “I corsi di Pianosolo”, vai in “metodi” e comincia dal Beyer e Duvernoy.

  4. Ciao Cristian, vorrei iniziare a capire la musica e provare ad imparare un po’ di pianoforte. Non ho mai studiato musica ma vorrei, da autodidatta, cercare di comprenderla. Vorrei che mi consigliassi come fare e come orientarmi. grazie, Maddalena

  5. Ciao Cristian!
    avrei bisogno di una spiegazione che ho cercato disperatamente ma senza successo..
    ho letto che sempre ed in ogni caso bisogna rilassare il braccio per suonare, ma quando si suona velocemente, come si fa a far uscire il suono piano? se si suona lentamente è difficile ma abbastanza fattibile, il problema è quando aumento anche se di poco la velocità!!! hai qualche consiglio e/o esercizio?

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