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Corso di improvvisazione jazz “Tu e il Jazz”

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Tu e il Jazz – Come capire e studiare il Jazz

Videocorso multimediale a cura del M° Riccardo Arrighini

COS’È IL JAZZ?

Il jazz è una lingua.
Questa lingua è complessa e si basa su alcuni idiomi quali il Blues, il Modale e il Bebop, i tre mondi che oggi un jazzista che voglia intraprendere un percorso professionale deve conoscere e padroneggiare al fine di saper fronteggiare le varie situazioni professionali ed essere libero quindi di “scegliere” l’idioma giusto al momento giusto.

PERCHÈ IL BEBOP

Il grande “sforzo” del jazzista alle prime armi è certamente quello di imparare a improvvisare correttamente sugli accordi e sulle progressioni armoniche e il Bebop è in assoluto il “dialetto” del Jazz che più ha sviscerato tale pratica, arrivando negli anni a concepire delle linee improvvisative che “dribblano” gli accordi di progressioni complicatissime.

IL JAZZ SI INSEGNA?

Questo è uno dei grandi interrogativi sul jazz da sempre.
La risposta per me è semplicissima: se è vero che il Jazz è una lingua, come in tutte le lingue ci sarà una parte che NON si potrà insegnare. Parlo di quella parte inerente all’ascolto, al suonare (e quindi provare a “parlarlo”), al vedere concerti e carpire il più possibile dai dischi, al frequentare l’ambiente e i musicisti, provare, mettere su progetti, in una parola “viverlo” come musica sociale e non individuale.
E, sempre per usare la metafora della lingua, ci sarà altresì la parte più grammaticale, ossia più inerente alle frasi e agli idiomi da usare, le forme dei brani, come comporre delle vere e proprie frasi di senso compiuto, che ovviamente si può insegnare. Questo è un videocorso di “grammatica Bebop”, vuole essere cioè una guida all’apprendimento dei rudimenti base di questa lingua, senza avere la pretesa di certi metodi di sostituire tutti quegli aspetti sopra descritti legati all’istintività.

LA METODOLOGIA

La metodologia che userò sarà una sintesi della della mia esperienza di studi classici al Conservatorio (sono diplomato in pianoforte al “Boccherini” di Lucca) e quella americana al “Berklee College of Music” di Boston, che ho frequentato per circa tre semestri.
In pratica una specie di “Bebop Hanon” per tutti i musicisti, pianisti e non, che ti permetterà di penetrare i segreti di questa complessa lingua, mediante l’uso di esercizi appositi alla fine di ogni paragrafo.

COSA SIGNIFICA IMPROVVISARE

Ricordiamoci sempre che le frasi improvvisative che usiamo sono “quelle che abbiamo in testa” (ossia nell’orecchio) cioè quelle di cui abbiamo un’esperienza ed un’abitudine.
Chi è esperto di lingue e “poliglotta” sa bene che quando si impara un nuovo linguaggio una delle cose più importanti è cercare di usare il più possibile parole nuove proprio al fine di fare esperienza e farle diventare pian piano sempre più naturali, fino ad averle, appunto, “in testa”…

OBIETTIVO DEL VIDEOCORSO

Ed è proprio questo l’obiettivo del videocorso, ossia capire come funziona la grammatica del Bebop e delle frasi più usate dai grandi “Boppers” e come questa grammatica si possa applicare, mediante apposite regole ed esercizi mirati, ai brani standard e affini.
Venite con me e proviamo a procedere e muovere i primi passi di questo bellissimo viaggio. Un passo alla volta scopriremo il Bebop!
Seguitemi e….buon divertimento!!!

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Riccardo Arrighini

riccardo-arrighini-pianista-jazzRiccardo Arrighini nasce a Viareggio il 28 agosto 1967. Incoraggiato dal padre Franz, da cui eredita l’”orecchio assoluto”, inizia lo studio del pianoforte classico all’età di 7 anni e già l’anno dopo vince la medaglia d’oro per la sua categoria al concorso pianistico internazionale “Città di Osimo”.
Si diploma al Conservatorio L.Boccherini di Lucca nel 1986 col massimo dei voti sotto la guida della prof.ssa Clara Cesa Luporini. Inizia la carriera di concertista classico ed esegue concerti in vari teatri italiani.
A 23 anni scopre il jazz e se ne innamora, tanto che nel 1991 parte per gli Stati Uniti d’America per frequentare il “Berklee College of Music” di Boston, Massachussets, dove frequenta due anni di corsi sotto la guida di grandi insegnanti tra cui Hal Crook e Jerry Bergonzi.
Al suo rientro in Italia si perfeziona ai seminari di “Siena Jazz” dove frequenta i “Corsi di alta qualificazione professionale” sotto la guida di Enrico Pieranunzi e Stefano Battaglia.
Riccardo Arrighini contemporaneamente ama confrontarsi anche con la musica popolare ed ha l’occasione di suonare tra il 1989 ed il 1992 con band rock/pop/fusion oltre che arrangiare ed eseguire le canzoni composte dal padre Franz in vari concorsi canori nazionali.
È in questo periodo che scopre l’elettronica e la “fusion” di Miles Davis, Pat Metheny, Steps aHead, Yellow Jackets e tutte le grandi bands del genere.
Col suo gruppo “Fusion” vince quindi il concorso “Barga Jazz ‘96”.
Studia a fondo il linguaggio jazzistico, fa esperienza nei jazz club di tutta Italia e incide due dischi a suo nome con brani originali: “Il Monterosso”( 1998 Splasc’h) e “Comme un enfant” (2000, “Map”).
Nel 2001 incontra il produttore discografico Paolo Piangiarelli, dell’etichetta marchigiana “Philology”, con cui incide subito il terzo cd a suo nome “These unfoolish things” (2002). Nel 2003 incontra Francesco Cafiso, il giovane sassofonista allora quattordicenne con cui instaura un proficuo sodalizio artistico.
Insieme a lui ha l’occasione di suonare nei più importanti festival al mondo e girare tutti i continenti, sia in quartetto che in duo, e di entrare a far parte in pianta stabile di Umbria Jazz e di lavorare con l’agenzia “MGM” di Mario Guidi. Con Cafiso registra 3 cd, “Concerto per Petrucciani” (2005, Philology), “Happy time” (2006, Cam Jazz) e “Tribute to Charlie Parker” (Giotto, 2006).
Tra il 2004 e 2005 registra vari album a suo nome per la Philology: “Luiza” con Barbara Casini, “Luciana” in trio con Massimo Moriconi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria, “Dindi” con Fabrizio Bosso, “Duets” con Gianni Basso, “Ballads for Trane” con Joe Lee Wilson, “Black & White” con Paolo Benedettini al c.basso ed Alessandro Minetto alla batteria con ospite Michela Lombardi alla voce.
Inoltre incide, anche a suo nome, ben 2 album in duo col grande Lee Konitz, “Eu nao existo” e “The Soprano album”, dove nell’occasione il grande sassofonista americano si cimenta per la prima volta col sax soprano.
Nel 2006 forma il “Riccardo Arrighini Trio” con Riccardo Fioravanti al c.basso e Stefano Bagnoli alla batteria e realizza con loro l’album “Cambio di Marcia” (2007, Egea-Incipit) con cui esegue brani suoi originali- dedicati alla nascita del suo primogenito Matteo Franz- e che presenta nell’edizione estiva di “Umbria Jazz ‘07”.

Nel 2007 viene a mancare il padre Franz, grande amante e conoscitore dell’Opera oltre che compositore, e Riccardo Arrighini gli dedica il progetto “Puccini Jazz”. In questo lavoro le arie più conosciute di Puccini vengono riarrangiate e nascono due cd, il primo in piano solo dal titolo “Recondite armonie”, il secondo col suo trio e l’orchestra d’archi “I Solisti di Perugia”.
Sull’onda del successo di “Puccini Jazz” in piano solo elabora anche “Vivaldi Jazz: Le 4 Stagioni” (2009, Spazi Sonori) e “Chopin in Jazz” (2010, Spazi Sonori) per ritornare poi sulla lirica in occasione del 150enario dell’Unità d’Italia del 2011 con “Arrighini suona Verdi”.
Nel 2011 affronta una nuova sfida: “Dr Classic & Mr Jazz: Sound Evolution” album in cui continua a fondere il linguaggio jazzistico su grandi temi di musica classica ma utilizzando anche dei “loops” elettronici composti e programmati per lui al computer da Ugo Bongianni, uno degli arrangiatori di Mina.
Con questo album nasce la sua nuova etichetta discografica, la “Riccardo Arrighini Productions” divisa in “Symphobia” (per gli album di Classica e Lirica in chiave Jazz) e “Soundgeance” (per le sperimentazioni).
Alla nascita del suo secondo figlio Gabriele scrive una serie di brani che, a fine 2011, registra col suo nuovissimo 5etto, il “Riccardo Arrighini Group”, col fedele Bongianni al Fender Rhodes e tastiere, Emiliano Loconsolo alla voce, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Michael Baker alla batteria.
Nel 2012 esce col progetto “Nothin’but Morricone”, il suo personalissimo tributo al grande Ennio Morricone e alle sue splendide colonne sonore, con un “combo” orchestrale con Baker/Evangelista/Loconsolo oltre alla sua orchestra d’archi e a Michela Lombardi ed Helen Tezfazghi alla voce alla voce, Antonello Pudva alla chitarra, Claudio “sax Fabiani” al sax e flauti, Ettore Bonafè alle Percussioni, Andrea Cozzani al basso elettrico.
Da oltre 20 anni insegna classica/jazz e pop con allievi provenienti da tutta Italia, si è specializzato nell’insegnamento del Jazz Bebop e Modale. Frequenti anche i suoi seminari sul Jazz oppure sulla fusione del Jazz con altri generi

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