Home Articoli Consigli e insegnamenti dei grandi Maestri

Consigli e insegnamenti dei grandi Maestri

3
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI
Consigli e insegnamenti dei grandi Maestri, 5.0 out of 5 based on 286 ratings

consigli-studiare-pianoforteFra i grandi compositori del passato alcuni hanno svolto attività didattica in maniera costante, altri lo hanno fatto solo sporadicamente, ma in entrambi casi abbiamo la fortuna di aver ricevuto alcuni dei loro insegnamenti direttamente, attraverso i loro scritti, oppure indirettamente, cioè attraverso le testimonianze dei loro allievi.

Eccone qualche esempio.

J.S. Bach – Posate le mani sui tasti nel modo seguente: le cinque dita curvate in maniera da far cadere perpendicolarmente le loro estremità sulla tastiera.

D. Scarlatti La compostezza e la regolarità della posizione al clavicembalo è un grande coefficiente della buona esecuzione.

M. Clementi Conviene conservare all’opera d’arte il carattere che ebbe nel pensiero del suo autore.

Per Clementi l’aspetto tecnico nel pianismo era fondamentale. Gli esercizi e gli studi svolgevano a suo avviso un ruolo fondamentale. Ad esempio Clementi ammirava la tecnica polifonica di Bach e considerava i brani di Scarlatti come una palestra di studio (oltre che di grande formazione musicale per l’allievo).

È bene non dimenticare che proprio Clementi ha composto il “Gradus ad Parnassum” ossia, l’”Ascesa al Parnaso”, una raccolta di 100 studi di difficoltà elevatissima. L’esecuzione di alcuni di questi studi sono stati a lungo obbligatori per l’esame di compimento medio di pianoforte.

W.A. Mozart – Le lezioni di Mozart erano rare, esclusivamente dedicate al perfezionamento della tecnica. Non gradiva allievi ai primi stadi. Non amava dare lezioni, ma vi era costretto per motivi economici. Spesso si metteva alla tastiera per mostrare all’allievo alcuni passaggi e talora realizzava improvvisazioni utili allo scopo didattico del momento.

L.V. Beethoven – Per raggiungere la perfezione Beethoven raccomandava: “che la mano sia come una cosa sola con la tastiera del pianoforte e il movimento delle dita appena visibile”.

C. Czerny – Uno dei più grandi didatti di tutti i tempi, allievo di Beethoven e maestro di Liszt.  Czerny insisteva molto sull’isolamento del passaggio difficile in un brano e sulla sua trasformazione in un esercizio speciale. Leggiamo in una sua lettera: “La sedia di cui lo scolaro si servirà deve essere precisamente alta quanto i suoi gomiti, liberamente abbandonati e un po’ meno alti della superficie dei tasti. Se i piedi non toccano terra, si faccia per essi un apposito sgabello”.

F. Mendelssohn “Scegliere musiche che meglio si accordino col proprio modo di sentire. Non ogni cosa conviene a tutti”. Queste parole di Mendelsshon corrispondono a mio avviso a verità assoluta. Non a caso i più grandi pianisti vengono spesso etichettati come esperti di un autore piuttosto che di un’altro, questo perché essenzialmente siamo più predisposti verso uno stile musicale preciso.

F. Chopin – Dava moltissime lezioni, pretendendo un onorario altissimo. Per approfondimenti ti consiglio di acquistare il libro “Chopin visto dai suoi allievi“(di Jean-Jaques Eigeldinger, Ed.Astrolabio, 2010). Era molto meticoloso nell’insegnamento e passava anche lezioni intere su una nota sola. Esigeva una grande varietà nel tocco ed esattezza nel ritmo.  Voleva nell’allievo la più completa indipendenza tra la mano sinistra (che egli chiamava “direttore d’orchestra”) e la mano destra.

Chopin era anche un insegnante molto umile, infatti. in “Alcuni aspetti di Chopin” (di A.Cortot, Ed. Curci 1950), A. Cortot ci rivela che quando l’interpretazione dell’allievo era “contraria al suo sentimento, ma animata da sensibilità persuasiva”, il maestro diceva: “Non è così che la suonerei, ma ciò che voi fate è forse meglio.”

R. Schumann –  “Suona spesso le fughe di Bach. Il Clavicembalo ben temperato sia il tuo pane quotidiano. Allora diverrai per certo valentissimo.  […] Cerca di suonare meglio che puoi dei pezzi facili questo vale infinitamente di più che l’eseguire composizioni difficili in modo mediocre. […] Mantieni scrupolosamente il tempo.

S. Thalberg – Era un grande virtuoso e disse: “Siate molto sobri nei movimenti del corpo e conservate una grande tranquillità delle braccia e delle mani; non attaccate mai le note troppo dall’alto, ascoltatevi molto mentre suonate e mostratevi severi con voi stessi durante l’esecuzione […] Generalmente si lavora troppo con le dita e non abbastanza col cervello!”

F. Busoni – Per concludere, vediamo quali erano i dodici comandamenti del nostro Ferruccio Busoni:

  • Esercitarsi con diteggiature scomode, poi con le più facili
  • Il passaggio difficile si supera studiandolo su altri analoghi
  • Non studiare meccanicamente ma con razionalità
  • Studiare Adagio
  • Perfezionare soltanto ciò che si è studiato bene
  • Studiare il più facile come se fosse il più difficile. Raccomando i tre “C” (Clementi, Czerny, Cramer)
  • Studiare Bach e Liszt e tutto sembrerà facile
  • Non suonare imperfettamente anche se nessuno ascolta
  • Pensa al particolare e superalo
  • Tutto è possibile sul pianoforte!
  • Studia ogni giorno
  • Lavora senza sosta al perfezionamento della tua tecnica quale unico mezzo per raggiungere il fine artistico.

Bene, ora abbiamo un bel po’ di materiale sul quale riflettere! 😉

Fonte: Mani sull’avorio, Vol.III (Nunzio Montanari e Gian Luigi Dardo, Ed.Berben 1989)

Pianosolo consiglia

3 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO