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Concerto 1813-Omaggio a Verdi

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Concerto 1813-Omaggio a Verdi, 5.0 out of 5 based on 132 ratings

BRUNO RIGACCI & PIETRO RIGACCI

CONCERTO 1813 – Omaggio a Giuseppe Verdi

per pianoforte e orchestra

(prima esecuzione a Firenze)

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Domenica 26 gennaio alle ore 17.30 a Firenze, nella Chiesa di S.Stefano a Ponte Vecchio, prima assoluta per l’esecuzione del CONCERTO 1813 – OMAGGIO A G. VERDI per pianoforte e orchestra di Bruno e Pietro Rigacci. Il concerto, un omaggio alla carriera del M° Bruno Rigacci, è stato scritto a quattro mani da padre e figlio, appassionati musicisti che con la loro attività compositiva e concertistica sono un vanto per la cultura musicale italiana in tutto il mondo.

Al pianoforte ascolteremo il M° Pietro Rigacci, mentre la direzione dell’Orchestra Nuova Europa  è affidata al M° Alan Freiles Magnatta. I cantanti sono Susanna Rigacci, Silvana Froli, Mauro Buda e gli allievi di Bruno Rigacci.

Un’occasione per ascoltare la grande musica dunque, rendere omaggio alla carriera di Bruno Rigacci e contemporaneamente all’arte di Giuseppe Verdi. I dettagli per partecipare all’evento sul sito di O.M.E.G.A. Musica.

Ecco una breve nota sulla genesi del concerto redatta da Pietro e Bruno Rigacci. Buona lettura!

”…. ma…. se Verdi avesse mai scritto un concerto per pianoforte e orchestra…. chissà come sarebbe stato?”…..

Questa domanda, buttata lì scherzosamente una sera del Dicembre 1992  in una cena tra amici, colpì immediatamente sia Bruno che Pietro Rigacci, padre e figlio… al punto tale che la mattina seguente, separatamente, di nascosto uno dall’altro, cominciarono a fantasticare su come il grande “Cigno di Busseto” avrebbe potuto scrivere un brano sinfonico per pianoforte e orchestra…..

   “Un tema musicale (nato per un contesto operistico, di adesione alla parola, alla drammaturgia teatrale) avrebbe mai potuto essere impiegato in un contesto sinfonico autonomo…. senza diventare “fantasia da opera”?….

Questo era il quesito al quale i due musicisti cercavano di dare risposta, in un periodo in cui “il ritorno a comporre utilizzando le consonanze” era ancora quasi tabù….

L’idea era di una composizione che avesse il “profumo verdiano”, che prendesse spunto da qualche frammento melodico tratto da opere verdiane, citazioni che però venivano sviluppati autonomamente, come del resto hanno sempre fatto i compositori di tutte le epoche, lavorando su materiali tematici.

Bruno Rigacci e il figlio Pietro, non sono solo legati da vincoli di sangue, dall’avere da sempre “l’opera nel sangue” e una grande conoscenza della produzione verdiana, ma sono entrambi pianisti e compositori, ed hanno una sensibilità musicale che li rende “quasi gemelli”.

Pietro ha avuto modo di affermare in diverse occasioni, che la personalità musicale che lo ha maggiormente formato, è stato proprio il padre Bruno, che lo ha, fin da ragazzo, coinvolto in discussioni musicali, specialmente quando si trattava di una nuova opera da dirigere.

Ma la più singolare particolarità di questo concerto sta nella grande “unità” del lavoro, pur essendo scritto “due autori” : Bruno Rigacci ha firmato il primo e il secondo tempo del concerto, mentre Pietro Rigacci firma il travolgente ultimo tempo (11 minuti di allegro senza interruzione). Sono due visioni diverse, ma complementari l’una all’altra, che si integrano vicendevolmente, dando a questo “Concerto Pianistico nel nome di Verdi” una grande varietà di colori, ma anche una incredibile unità stilistica.

Il primo tempo, dopo un’esplosione sonora sull’accordo iniziale dell’Otello, con conseguente cadenza del solista,  presenta un breve episodio, dal carattere sospeso, quasi irreale, in cui a poco a poco appaiono piccole cellule di temi “verdiani”, quasi una sorta di sogno che ci conduce al “primo tema” presentato dal pianoforte.

ma con quale criterio scegliere il “primo tema”, quello che ci avrebbe portato in questo nuovo mondo, in questa rilettura strumentale di frasi operistiche?

 Quale tra tutte le più belle frasi Verdiane poteva avere questa doppia personalità: operistica e sinfonica?

Ecco allora affiorare ciò che cerchiamo.

Un bellissimo tema, di grande raffinatezza e nobiltà, quasi un quartetto d’archi… tratto dal duetto Otello-Desdemona.

Ce lo propone il pianoforte nella classica forma dialogante pianoforte-orchestra di un concerto Beethoveniano, quasi a tendere un ponte ideale “Verdi-Beethoven”.

A poco a poco il movimento si snoda elaborando questo tema, opponendolo poi a due successive citazioni, di carattere diverso, tratte entrambe dal Don Carlos.

Una importante cadenza del solista, dalla scrittura quasi rachmaninoviana, porta alla parte centrale, con temi tratti da Ernani, Aida, Un ballo in maschera, al grande apogeo sonoro, fino ad un tumultuoso finale basato sulla “sommossa” dal “Simon Boccanegra”.

Il secondo tempo, il più romantico, è uno struggente “Valzer lento” basato sulla sovrapposizione delle due melodie dell’“Addio del Passato” dalla Traviata.

Come ricorda sempre Pietro, primo pianista a interpretare questo concerto sotto la direzione di suo padre nel 1994: “è una emozione impareggiabile,  per un pianista,  poter avere anche lui la possibilità di” intepretare Violetta”…. di dare vita, con il pianoforte, alla sua anima tormentata!…..”

Diverse citazioni dal Ballo in maschera, alternate a una piccola, e delicatissima, dal Trovatore, ci portano poi a uno dei momenti più alti ed emozionanti del concerto: una solare apertura musicale, tratta dal coro finale del Ballo  in maschera, cui fa seguito una chiusura tragica riprendendo il tema iniziale dell’“Addio del passato”.

Con il terzo tempo (Allego incisivo) la “penna del compositore” passa a Pietro Rigacci, che concepisce il movimento nella più classica delle strutture  da “Grande Concerto Romantico”, quasi di stampo Lisztiano, per la grande difficoltà tecnica richiesta al solista.

Ma anche l’orchestra è chiamata a una grande prova!

Un grande affresco sinfonico iniziale, basato sul coro delle streghe dal Macbeth, porta alla brillante “entrata del solista” che ripropone il tema, come era tradizione del classico concerto solistico, con una grande ricchezza accordale e potenza sonora. A questo tema si alternano episodi più scherzosi, tratti da Vespri Siciliani e Falstaff, fino ad arrivare al “classico” secondo tema (al relativo maggiore, come da tradizione) con una bellissima melodia di Amneris (Aida), cui seguono 2 cadenze per il solista, che introducono un altro episodio scherzoso, tratto da “Falstaff”, prima di tornare verso il “dramma a tinte fosche” passando prima dalla scena del duello Cassio-Rodrigo in Otello, e la ripresa del tema iniziale delle streghe, proposta in veste selvaggia fino alla catarsi finale (Terzetto finale e Tempesta dal Rigoletto).

….. ma….come andò poi a finire con la storia della origine del Concerto?…. Avevamo lasciato i due compositori che stavano lavorando al progetto, di nascosto uno dall’altro, ognuno volendo fare una “sorpresa all’altro”….

….Beh dopo nemmeno 24 ore dalla famosa cena con gli amici, padre e figlio si sentirono telefonicamente e scoppiarono un una solenne risata scoprendo che, presi dall’entusiasmo del progetto,  avevano entrambi già iniziato al progetto senza parlarne tra loro!

Restava un piccolo, ma importante, quesito da risolvere: in che tonalità scrivere il Concerto! Si sa che è tradizione che esista tra il primo e l’ultimo tempo una “unità tonale”.

“Io ho iniziato in Mi maggiore” – diceva Bruno – “ e tu?”

“…io?…. in Mi minore!” – diceva, ridendo, Pietro.

Il destino già li aveva uniti nel progetto, ispirando loro il “MI” come centro tonale!

Bruno Rigacci e Pietro Rigacci

Ascolta un movimento del CONCERTO IN MI di Bruno e Pietro Rigacci.

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