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Con la musica nel sangue!

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Con la musica nel sangue!, 5.0 out of 5 based on 1 rating

Il testo con cui Giuseppina Androetto ha partecipato al nostro contest letterario. Buona lettura!

Con la musica nel sangue!

di Giuseppina Androetto

Buondì a Tutti Voi.

Mi chiamo Giuseppina Androetto, Giusi per tutti. Vivo a Mazzè in Provincia di Torino, sono sposata con una figlia di 29 anni. Nacqui a Torino il 05 maggio 1957.

Ho pensato a lungo se partecipare a questa Vostra iniziativa; poi, visto che la mia vita, in questi ultimi quattro anni, è stata stravolta ed io non ho mai fatto una cosa come questa, ho deciso di aderire.

Quello che racconterò, piacente o meno, sarà tutto vero compreso il “sentiment” che spero arrivi ai lettori eventuali indipendentemente dal “premium”.

Sono sostanzialmente una figlia d’arte e la musica in casa mia è nata prima di me da mio padre. Lui, uomo del 1915, l’amava profondamente e la sua passione era il pianoforte. Nessuno di noi ha mai frequentato il conservatorio né ha fatto il musicista di professione ed il mio ritorno alla tastiera è solo di un anno fa ma il mio primo contatto è ….”dentro lo strumento”….

Androetto

Mio Padre lavorava di giorno in FIAT e la sera studiava, suonava, allora frequentava il Maestro Zaffiri qui a Torino per imparare Armonia e Composizione ed ahimè, amava il Jazz. Sì ahimè, perché durante la guerra questo era un genere musicale pericoloso in Italia ma lui si procurava tutti i dischi possibili ed immaginabili oltre al primo giradischi o il primo registratore a nastro o……..

Inizialmente possedeva un pianoforte verticale ma Mussolini, ai tempi, aveva impiantato una “Fabbrica Italiana Pianoforti – FIP” che riprendeva le meccaniche tedesche e alla fine del 1945 questi strumenti vennero svenduti dai dirigenti aziendali che, date le loro tendenze politiche, con il ricavato cercavano di scappare all’estero.

A Lui interessava per niente la politica; sapeva solo che questi strumenti avevano un’ottima meccanica ed una sonorità fantastica. Non perse l’occasione: s’indebitò, digiunò e chissà che altro pur di procurarsene uno. Un magnifico mezza coda che ancora oggi mantiene una ottima acustica ed occupa il suo giusto spazio a casa mia.

Abitavamo in un alloggio mansardato nel centro città poi denominato “Soffiet Club”….eh sì perché, da questo punto di vista, la faccia tosta non gli mancava. Papà Fernando, questo era il suo nome, andava a vedere tutti i concerti possibili e poi aspettava gli artisti a fine spettacolo; li convinceva sempre a venire a casa sua dove trovavano ad aspettarli altri amici amanti della musica e lì si suonava fino all’alba del giorno dopo.

Vennero Gianni Liboni, Piero Angela e …. pensate … Louis Armstrong nel 1949 dopo lo spettacolo serale al Reposi di Torino.

Mi raccontano che per riceverlo Papà Fernando si indebitò ancora e voi vi chiederete come sia stato possibile che un “pezzo da novanta della musica” abbia potuto accettare l’invito da parte di uno sconosciuto: beh allora non era come ora, niente guardie del corpo, poca diffidenza, tanto amore per la musica ..un po’ di alcoolici e di “savoire faire” … e voilà … il gioco era fatto.

Peccato, io non c’ero ancora ma sarei nata con la musica nel sangue!

Il mio primo pezzo alla tastiera fu “Tom Dooley” ad orecchio ed un arrangiamento semplificato della Serenata di Shubert scritto dal Babbo: avevo 7 anni circa.

Papà non mi costrinse mai alla tastiera, aspettava che fossi io a chiederlo però continuava a seguirmi a modo suo: per esempio uno dei giochi preferiti, a tavola subito dopo cena era quello di prendere un coltello dalla parte del manico, riprodurre sul piano del tavolo la sequenza ritmica di una canzone ed indovinarne il titolo. Mentre scrivo, mi viene la pelle d’oca: non sbagliavo mai!

Poco per volta mi accorsi che ero molto intonata, che a scuola primeggiavo naturalmente nelle lezioni di musica, riconoscevo a orecchio tutti gli strumenti musicali che suonavano in una orchestra e le maestre non finivano di magnificarmi.

Incominciai a studiare seriamente, sempre con Lui e, dopo le medie, tentai anche di entrare al conservatorio Giuseppe Verdi di Torino ma non ci riuscii: ero emozionatissima, cominciai a tremare e mi giocai l’esame di ammissione. L’emotività è sempre stata un problema per me.

Mio Padre ci rimase malissimo; era riuscito a far entrare in questa severa scuola di musica un ragazzo a cui aveva dato lezioni ma non me!

Avrei ritentato ma il destino mi giocò un brutto scherzo: poco dopo mio padre morì. Non so dirvi cosa accadde dentro di me ma qualcosa si bloccò e le difficoltà mie e di famiglia mi allontanarono dalla tastiera.

In breve tempo mi ritrovai sposata, inserita in un ufficio che odiavo e la mia vita andò avanti di routine come quella di tanti altri ma con la concreta sensazione di essere sempre fuori posto.

Il pianoforte però mi seguì sempre, lo feci riverniciare e lo mantenni efficiente nel tempo. Tentai qua e là di riprenderlo ma allora io ritenevo che gli impegni quotidiani fossero troppi e che non mi avrebbero permesso di mantenere la costanza necessaria per avanzare nello studio: tutto ciò per me era desolante e ….. non avevo capito alcunché.

Ero talmente bloccata che quando mia figlia mi chiese di insegnarle a suonare tergiversai e non lo feci: la musica in qualche modo mi aveva ferita e non volevo che lo facesse anche con lei. “Meglio un percorso sicuro ed un entrata fissa”, questo pensavo. Niente più arte: l’arte ferisce!

Non mi accorgevo però che nei fatti la musica si ascoltava, di poesia si parlava, così come di teatro e di quadri….. di arte! Insomma, una vera contraddizione a 360 gradi: ma chi non vuol vedere non vede.

Mia figlia intraprese il Liceo Classico e poi Filosofia a pieni voti e con estrema facilità ma che non finì e … sapete quale finale mi ha riservato il destino? L’arte che io avevo chiuso fuori di casa è rientrata prepotentemente da tutte le parti possibili e con una forza inarrestabile!

Mia figlia, a cui io non volli insegnare la musica, oggi lavora in ambito teatrale, recita, canta, balla e vive con una violinista austriaca figlia di Concertista di violino e Professoressa di Teoria musicale universitaria in Austria.

Io nel 2011 mi sono ammalata seriamente (anche se per fortuna sono qui a raccontarla), sono stata buttata fuori dal mondo del lavoro, tutti i miei punti fermi sono saltati! Sapete cosa mi sta riportando in vita: il pianoforte.

Esso si è ripresentato prepotentemente chiedendomi il conto di tutta la disattenzione che gli avevo dimostrato per così tanto tempo.

Mi ha ricordato chi ero e cosa ero diventata, mi ha inizialmente strapazzata, mi ha obbligato a guardarmi allo specchio, mi ha messo seriamente in crisi ricordandomi che l’arte è qualcosa che hai dentro e che non puoi soffocare. Non importa se sarai un grande pianista; non puoi e non devi lasciare andare un dono così grande soprattutto quando ti è stato donato dal destino su un piatto d’argento come era successo a me. Peccato averlo capito così tardi.

Se qualcuno mi leggerà e se riscontrerà in questo racconto qualcosa che sta accadendo anche a lui, faccia tesoro di questa mia esperienza di vita. Se la musica è una passione, qualsiasi cosa accada non accantonatela. Se non potrete farlo come professionisti, fatelo come amatori altrimenti

vi mancherà fino alla fine dei vostri giorni.

Ora suono da un anno, vivo in una casa singola in centro storico e nella bella stagione, quando le finestre sono aperte ed il tempo invoglia ad una bella passeggiata, alcuni compaesani o turisti si fermano davanti al cancello di casa per sentirmi suonare; non sono brava ma qualcuno a volte applaude o addirittura mi suona il campanello.

Un ragazzino mi ha chiesto se gli posso dare qualche lezione….

Mi chiedo…e se non avessi soffocato tutto questo?

Sto diventando patetica per cui mi fermo qui.

Continuerò a studiare anche se sono un po’ attempata. Io, la musica ed il pianoforte ci siamo ritrovati …. va bene così ma mi raccomando, voi che siete in tempo … non smettete mai!

Ed ora ecco la mia foto oggi, come richiesto.

Androetto2

Un abbraccio in musica.

Giuseppina Androetto.

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4 COMMENTI

  1. La musica risuona nel sangue e non ci lascia mai completamente…
    Neanche io smetterò mai di posare le mani sul mio pianoforte.
    Un saluto.

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