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Perché studiare le scale – Come studiare le scale al pianoforte

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Perché studiare le scale – Come studiare le scale al pianoforte

Le scale costituiscono uno dei fondamenti della tecnica pianistica.

Spesso vengono sottovalutate o vissute dai giovani pianisti e studenti come un’imposizione, proprio perché si tende a vederle come esercizi noiosi e privi di utilità. Al contrario, invece, le scale sono un’ottima palestra dove poter “allenare” mani e cervello. Lo studio delle scale ci permetterà di acquisire e migliorare le nostre competenze tecniche, per poi eseguire in scioltezza brani di repertorio. Si tratta quindi di uno step molto importante nella formazione tecnica di un pianista.

La corretta esecuzione delle scale ci aiuterà a:

  • ottenere indipendenza nei movimenti di tutte le 10 dita: soprattutto di anulari e mignoli, che per loro naturale conformazione morfologica tendono ad essere le dita più deboli delle mani;
  • ottenere uguaglianza ritmica e sonora tra tutte le 10 dita: anche in questo caso dovremo focalizzarci particolarmente su anulari e mignoli, sempre in nome della naturale conformazione morfologica della mano;
  • imparare ad eseguire correttamente il passaggio del pollice senza farlo sentire;
  • imparare a non cadere col polso sul pollice: altro errore che va assolutamente evitato e in ogni caso corretto da subito;
  • avere il controllo di ciò che stiamo suonando, abituando il nostro cervello a pensare e coordinare più cose diverse insieme: anche se non ci pensiamo, ogni volta che suoniamo qualcosa al pianoforte andiamo ad utilizzare più parti del corpo insieme che spesso fanno ognuna una cosa ben precisa e distinta dall’altra, e il tutto viene coordinato e gestito dal nostro cervello. Soprattutto per chi comincia da zero, questo procedimento può presentare delle difficoltà nella fase iniziale: non è nulla di grave, si tratta soltanto di abituare ed educare il nostro cervello ad un qualcosa che non ha mai fatto prima.

Imparare ad avere il controllo di ciò che suoniamo è uno step fondamentale che deve essere assolutamente curato con la massima attenzione fin dalle prime lezioni: se non acquisiamo la giusta sicurezza che ci permette di evitare errori e di portare a velocità il pezzo, quest’ultimo prenderà il sopravvento su di noi. In tal caso non impareremo realmente a suonare, poiché affideremmo la nostra esecuzione a meccanismi fisici di cui non abbiamo nemmeno noi piena coscienza, con risultati di scarsa qualità tecnica e interpretativa.

Teniamo sempre ben presente che se non abbiamo una solida base tecnica, non possiamo pensare all’interpretazione di un brano. Per capire meglio potremmo fare un paragone con la costruzione di una casa: se non ci sono delle solide fondamenta, la casa crollerà e sarà quindi inutile pensare a come realizzare il tetto o scegliere il colore con cui dipingere la facciata.

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Sono nata a Cremona nel 1990 e suono il pianoforte da quando avevo 6 anni. Nel 2009 mi sono diplomata presso l'Istituto Pareggiato "C. Monteverdi" di Cremona e nel 2011 ho conseguito l'abilitazione all'insegnamento del pianoforte AJ77 presso l'I.S.S.M. Conservatorio "G. Verdi" di Milano, laureandomi col massimo dei voti. Amo la musica, particolarmente quella di Beethoven e Chopin. Attraverso il pianoforte esprimo ciò che ho dentro.

24 COMMENTI

  1. E’ stupendo vedere le dita che si muovono cosi’ velocemente, con naturalezza e senza sforzo. Mi sono innamorato anche io di questo pezzo ed ho incominciato a studiarlo. Per ora tutto bene, tranne nella 2^ pagina quando inizia la progressione discendente, provo un po’ di affaticamento a tenere premuto il 5° dito per tutta la durata prevista. A parte questo sono quasi alla velocita’ giusta.
    Ciao

    • Ciao Paolo, sono contenta che ti piaccia questo pezzo! Se hai difficoltà a tenere il 5° dito per tutta la durata prevista, prova scaricando il peso in quella nota, alleggerendo il tocco delle altre e spostando orizzontalmente verso destra e sinistra il polso. Non è necessario esasperare i movimenti, e soprattutto fai attenzione a non ruotare verticalmente il polso, sarebbe un errore. Se ti senti di provare, fammi sapere come ti trovi e se l’affaticamento sparisce. Spero di esserti stata di aiuto, nel frattempo ti auguro buono studio e ti faccio tanti auguri di buone feste!

  2. quante ore di studio occorrono per creare questo miracolo? Ho 62 anni sono in pensione da due anni da circa un anno prendo lezioni di pianoforte ma le mani non sono più così agili tanto che ogni tanto quando faccio gli esercizi mi prende lo sconforto e penso di smettere ma quando vedo. un pianoforte mi si apre il cuore peccato che oramai è troppo tardi per riuscire ad ottenere qualche risultato gradirei un consiglio da te. L’esecuzione del video è veramente emozionante sei bravissima e le tue lezioni mi sono di grande aiuto. Un abbraccio Elsa.

    • Ciao Elsa, ti ringrazio davvero molto per i complimenti, sei gentilissima!
      Da pianista ti incoraggio a proseguire lo studio e a non demoralizzarti davanti ad un ostacolo: a prescindere dall’età ci sono persone che hanno la mano più o meno elastica, e quindi a seconda delle situazioni, raggiungono gli obiettivi in più o meno tempo. Ti posso consigliare di procedere, almeno in un primo momento, con la tecnica: concentrati su un solo esercizio alla volta, specifico per una determinata difficoltà tecnica, e studialo lentamente, abituando il cervello a coordinare e gestire le mani e i vari meccanismi che intervengono (non eseguire mai movimenti esclusivamente meccanici perché non acquisisci la giusta sicurezza che ti permette di non avere difficolta e di non fare errori di note in velocità). Purtroppo non posso aiutarti a quantificare esattamente il tempo che serve per raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge, è molto soggettivo; posso dirti con certezza che vale di più studiare poco tempo in maniera proficua, piuttosto che trascorrere ore al pianoforte senza concludere niente.
      Spero di esserti stata di aiuto, un abbraccio

      • Ti ringrazio molto dei consigli. Potresti indicarmi qualche libro di tecnica ? Grazie ancora
        Da quando ho visto i tuoi video sulle scale ho capito l’importanza che hanno mentre prima le facevo controvoglia ora ho capito che sono indispensabili e le faccio con molta più attenzione cercando di collegare il cervello alle mani, prima era solo un movimento meccanico e noioso, un abbraccio

        • Ciao Elsa, perdona il ritardo con cui rispondo. Se vuoi puoi partire, per esempio, dal Beyer, che è un metodo abbastanza completo che parte dalla base e analizza attraverso esercizi specifici molti meccanismi tecnici. Personalmente ti sconsiglio di utilizzare subito l’Hanon: l’autore stesso scrive che è un metodo pensato espressamente per rinforzare la tecnica e non per impararla, dichiarando che è un libro destinato a chi studia pianoforte da almeno 1 anno e già ha acquisito tutti i meccanismi tecnici.
          Se invece cerchi una sorta di manuale che spieghi dettagliatamente come applicare i concetti teorici riguardanti la tecnica pianistica nella pratica, per quanto ne so, purtroppo non esiste in commercio.
          Spero di esserti stata di aiuto, un abbraccio

    • Ciao Pasquale, ti ringrazio, sono contenta che la mia lezione ti sia stata utile. Questa è solo la prima del mini corso sulle scale; ti invito a seguire anche le altre, qui su Pianosolo!

  3. Ti ringrazio, in realtà io ho un maestro, ma sento il bisogno di vedere altri mani nel fare le scale e nell’articolare, perché tutte le mani che io vedo, anzi che ammiro (come le tue), mi sembra che si muovano sulla tastiera in maniera molto diversa da come si muovono le mie. Quello che vedo diverso è il modo in cui La cosa mi incuriosisce e sono certa che dipende da questo (che alla fine è la tecnica) che io possa riuscire a suonare con meno difficoltà i passaggi veloci. In questi giorni mi sto semplicemente allenando a premere il tasto profondamente articolando da sopra ma con le dita in arco. Per prendere maggior consapevolezza di ogni piccolo movimentome e per acquisire maggior sicurezza. Il mio insegnante mi ha detto di non tenere le dita apoggiate ai tasti mentre suono. Io mi ero abituata così perché questo mi dava sicurezza e per facilitare il legato. E l’articolazione (avevo prima un’altra insegnante) la facevo diversa rispetto a come sto provando ora. La facevo dall’alto ma senza curare la forma “ad arco” delle dita. Difficile da spiegare. Per questo per me è importante vedere come articolare ma senza “lanciare” il dito. Affondare il tasto e suonare piano e in modo regolare è difficile, sopratutto nelle scale (quando il ritorno lo si fa in diminuendo). Io posso ottenere un suono piano o pianissimo ma mi rendo conto che se non ci penso il tasto va giù superficialmente e questo leva sicuramente stabilità. Per questo trovo che i tuoi video siano molto illustrativi perché si vedono bene le mani. A me piace molto guardarle.

    • Ciao Maria, mi scuso per il ritardo con cui rispondo, ma in questi giorni sono stata impegnata per la fiera Piano Experience a Cremona.
      Credo di aver capito qual è il tuo problema, e ti posso dire che per avere una buona stabilità e sicurezza occorre sviluppare e utilizzare la muscolatura del palmo della mano. Purtroppo hai ragione, è difficile spiegarsi bene solo a parole, perché l’argomento è molto vasto e soprattutto senza vedere l’applicazione pratica dei concetti teorici non si riesce ad avere un quadro completo. In tal senso, vedremo insieme allo staff di Pianosolo come e se si può approfondire l’argomento. Ti aspetto alle mie prossime lezioni!

  4. Ciao Serena, ho apprezzato tanto la tua lezione, e trovo che tu abbia delle ottime capacità didattiche. Mi piacerebbe, sempre per approfondire questo argomento, che tu facessi un altro video sull’articolazione. E cioè su come articolare quando si fanno le scale per suonare premendo profondamente il tasto e allo stesso tempo suonando piano o in crescendo (per l’andata) e in diminuendo (il ritorno). Io studio pianoforte da tre anni, in questo tempo ho fatto parecchio repertorio ma la mia tecnica ancora non è buona perché non ho approfondito questi aspetti e sto tornando da capo con le scale e gli arpeggi facendo attenzione a questi piccoli dettagli, alla posizione della mano, all’articolazione, al modo di abbassare i tasti, ecc. Brava, Serena! Grazie per il video. Alla prossima.

    • Ciao Maria, mi fa piacere che tu abbia trovato utile la mia lezione e ti ringrazio per i complimenti. Nelle successive che usciranno verrà approfondito l’argomento “scale”.
      L’argomento “articolazione” è molto vasto e soprattutto va analizzato per bene; è difficile dare consigli “standard” generali, per cui, in attesa di ulteriori approfondimenti, se hai qualche domanda più specifica al riguardo, ti invito a postarla qui sotto così posso provare ad aiutarti con qualche suggerimento.

  5. Ottima lezione…grazie Serena
    Complimenti per l’interpretazione di Schubert….intensa, emozionante, espressiva e scorrevolissima.

  6. Ciao Roberto, ti ringrazio per i complimenti.
    La tecnica che illustro io in questa e nelle successive lezioni del corso sulle scale è quella accademica, che prevede il passaggio del pollice sotto alle altre dita.
    Accademicamente una scala si considera eseguita bene quando anche in velocità e non solo nel tempo lento tutte le note hanno la stessa intensità e durata, non si sente il passaggio del pollice e i suoni sono tra loro ben legati.
    Non esistono situazioni e diteggiature che prevedono il passaggio del pollice “sopra” in senso letterale alle altre dita.
    La tecnica che definisci “pollice sopra” (in cui non si esegue un vero e proprio passaggio del pollice, ma semplicemente un cambio di posizione) si deve applicare quando si vuole, per esempio, eseguire una scala per moto retto oppure per terze/doppie terze o seste/doppie seste dove i suoni non sono legati tra di loro. Solo in questo modo si riesce ad ottenere un buon risultato sia dal punto di vista tecnico che sonoro.
    Sconsiglio vivamente l’applicazione di questo metodo nell’esecuzione accademica delle scale, sia per quanto scritto sopra, sia perchè non è il modo giusto di affrontarne lo studio.

  7. Bravissima Serena, ottima interpretazione dell’improvviso.
    Mi piacerebbe sapere cosa pensi della tecnica “pollice sopra” nell’esecuzione delle scale raffrontata alla classica “pollice sotto”, da quello che ho potuto leggere e vedere sembra che la tecnica “pollice sopra” sia da preferire soprattutto nell’esecuzione a velocità sostenuta delle scale.

    Ciao, Roberto.

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