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Come e Quando Unire le Mani

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Uno dei problemi più ricorrenti per i neofiti è rappresentato dall’unione delle mani. O meglio, il passaggio dalle mani separate a quelle unite. La domanda che giustamente la maggior parte di loro si pone  è: “quando sono pronto per poter unire le mani? Se le unisco troppo prima rischio di bruciare delle tappe fondamentali, se invece le unisco troppo tardi  perdo del tempo inutilmente”.

Innanzi tutto, è decisamente meglio la seconda opzione piuttosto che la prima. Unire le mani in un secondo momento, quando sono già quasi completamente indipendenti (anche se ci vogliono anni ed anni di studio per renderle realmente indipendenti) ha i suoi vantaggi. Le mani unite verranno gestite con più calma e maggior dimestichezza. Mentre se si prova ad unire le mani prematuramente, allora il risultato sarà piuttosto deludente, dato che le mani non sono ancora capaci di viaggiare assieme, quindi è preferibile aspettare ancora prima di unirle.

Ma perché dobbiamo iniziare a suonare a mani separate e continuare a farlo per molto tempo prima di unirle?

Per molti la risposta potrà sembrare banale e scontata, mentre per altri non lo è, quindi preferisco chiarire sul nascere ogni tipo di dubbio.

Lo studio a mani separate è l’essenza dello studio. Noi pianisti abbiamo la fortuna di poter studiare a mani separate un brano ma alla sua velocità finale. Immaginati i flautisti. Nonostante anche loro suonino con due mani, non gli è permesso staccarle, dato che per suonare determinate note c’è per forza bisogno delle mani unite. Quindi l’unica loro arma è   studiare il brano molto lentamente. Noi invece possiamo concentrarci su una sola mano per volta, il che è un enorme vantaggio.

Quindi lo studio a mani separate serve ad avere un maggior controllo. Studiando una mano per volta, andremo a leggere un pentagramma per volta, in questo modo la nostra lettura sarà più agevolata, non avremo il pensiero di dover controllare anche l’altra mano e saremo stabilizzati solo su una mano e su un pentagramma. Insomma, sembrerà di leggere uno spartito per violino se suoneremo con la destra, e uno spartito per basso se suoneremo con la sinistra.

Studiare prima con una mano e poi con l’altra inoltre ci rende consci di quello che succede all’interno del brano. Nei primi periodi lo studente non è in grado di percepire, anche con un attento studio, le idee dell’autore del brano. Non è ancora in grado di interpretare correttamente alcuni simboli, frasi musicali, segni d’espressione e altro ancora con una lettura a mani unite. Ci sono troppe cose per lui da tenere sott’occhio ancora più importanti quali: l’altezza delle note, i valori di queste e la diteggiatura. Il fraseggio, la dinamica e tutti gli altri segni, vengono in un secondo piano.

Ecco perché lo studio a mani separate è necessario. Per non tralasciare nulla e cercare di capire battuta per battuta come funziona quella determinata cellula ritmica. Ebbene sì, nessuna nota viene scritta a caso, tutta ha un senso, e questo a volte è ben visibile e delle volte va ricercato. Questa ricerca sicuramente  si può fare solo suonando a mani separate.

Questi erano solo alcuni dei moltissimi motivi che spiegano perché lo studio a mani separate sia così importante. Qui di seguito ti lascio ad un video di Valter49, che ancora una volta spiega chiaramente alcuni concetti fondamentali per lo studente quali lo studio a mani separate e la lettura a prima vista.

Bellissimo video davvero, una lezione molto importante per tutti. Prima di chiudere però vorrei esprimere il mio disaccordo su un punto del video. Quello dove Valter parla dell’interpretazione.

Ovviamente concordo in pieno per quanto riguarda il discorso che non dobbiamo mai dimenticarci che noi siamo innanzi tutto degli interpreti (quando suoniamo i pezzi degli altri), e quindi dobbiamo dare un senso a quello che suoniamo e dobbiamo metterci del nostro. Non dobbiamo suonare meccanicamente come se stessimo battendo sulla macchina da scrivere.

Non concordo però con l’affermazione “Non dimenticarsi dell’interpretazione né durante la lettura a prima vista, né durante lo studio”. Ritengo che ci siano vari passaggi per poter creare la cosiddetta procedura di studio ideale, e in questa, l’interpretazione occupa uno degli ultimi posti e non i primi.

Come dice Lachert in “Noi Pianisti“, nel capitolo “Lavoro ideale”, la procedura corretta sarebbe quella suddivisa in 5 tappe:

  1. Prima decodifica
  2. Localizzazione dei frammenti più difficili
  3. Memorizzazione
  4. Ricerca interpretativa
  5. Esecuzione pubblica

Come puoi notare la ricerca interpretativa è messa solo al quarto posto. Sicuramente i pianisti esperti sono in grado di suonare un brano di media difficoltà a prima vista inserendo anche sin da subito una corretta interpretazione. Questo perchè ci sono già molti schemi mentali che si sono sviluppati nel corso degli studi, che consentono di riuscire ad eseguire, con un rapido colpo d’occhio, un insieme prestabilito di note, pause, abbellimenti e frasi.

Ma per uno studente, credo che la ricerca interpretativa vada fatta solo quando si riesce già a padroneggiare bene il brano. Insomma, quando non si hanno più problemi tecnici e di lettura. Allora l’interpretazione sarà possibile dato che tutte le note saranno già ben immagazzinate nel nostro cervello e gran parte dei movimenti saranno già automatizzati attraverso le varie memorie.

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7 COMMENTI

  1. Ciao Christian,
    Intanto volevo farti i complimenti per il sito e soprattutto per la passione che ci metti!
    Io ho 37 anni e sto studiando pianoforte da circa 4 anni partendo da zero, inizialmente purtroppo con un’insegnante sbagliata. Ora mi sembra di aver trovato una brava insegnante che, soprattutto nei pezzi di Bach, mi fa procedere per gradi, prima a mani separate e poi unite. Siamo arrivati alle invenzioni a due voci per la precisione. Avrei un dubbio sulla modalità dell’unione delle mani una volta che a mani separate il pezzo “scorre” bene. Io trovo comunque una certa difficoltà nel momento in cui devo unire, ripeto anche dopo un buon lavoro a mani separate. Soprattutto nei passaggi un pò più difficili, mi sento impacciato e troppo “legato” e procedo con una lentezza da bradipo!! Insomma mi sembra di fare troppa difficoltà nel passaggio separato-unito! Volevo chiederti se mi potevi dare qualche consiglio: esistono dei metodi efficaci per passare all’unione delle mani? In altre parole, una volta concluso lo studio a mani separate (ovviamente fatto bene) qual è il metodo migliore per unire, senza dover arrancare più di tanto?
    Ti ringrazio molto dell’attenzione e del tempo che potrai dedicarmi,
    Intanto ti porgo un cordiale saluto
    Alessandro

      • Ciao Giulio,
        Sì ho visto l’articolo, ma la si fa riferimento ad esercizi specifici per allenare l’indipendenza e poi l’unione che sicuramente proverò a fare. Ma il mio problema è di natura più pratica, faccio un esempio. In questo periodo ho studiato a fondo la prima invenzione a due voci di Bach,facendo un grosso lavoro rigorosamente a mani separate. Ora il pezzo scorre bene, senza intoppi. A questo punto però devo unire ed è qui che sorgono i problemi, nel senso che faccio molta fatica. Come ho già detto mi sembra di arrancare troppo, pur ammettendo che il lavoro a Mani sep. mi è servito molto! Mi chiedo se esistono delle tecniche o metodi mirati per procedere a mani unite in modo che questo passaggio (separato/unito) sia un pò più scorrevole, meno impacciato insomma…
        Grazie ancora per l’attenzione
        Un saluto…

    • Ciao Alessandro! Ti consigli almeno di dimezzare la velocità quando unisci le mani. Pensa che i grandi pianisti studiano anche una nota al secondo, il che significa andare lentissimi! 😉

    • Sicuramente questo è un buon metodo ana. Non si avrebbe alcun tipo di difficoltà a mani unite poi. Tuttavia un buono studio a mani separate, a tal punto da impararle a memoria singolarmente, richiede molto tempo e non credo basterebbe una settimana … 😉

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