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Claudio Filippini Trio, The Enchanted Garden (2011, Cam Jazz)

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Claudio Filippini Trio, The Enchanted Garden (2011, Cam Jazz), 5.0 out of 5 based on 283 ratings

Claudio Filippini Trio, The Enchanted Garden (2011, Cam Jazz)

Un trio: Claudio Filippini al pianoforte, Luca Bulgarelli al basso, Marcello Di Leonardo alla batteria, e un “enchanted garden”, un luogo da attraversare con lieve curiosità, incontrollabile emozione, timorosa timidezza. Lo percepiamo subito, dalla traccia di apertura, “Il Fiore Purpureo”, che il giardino incantato è lo spazio della musica, parentesi aperta sul frastuono quotidiano, luogo in cui gli accadimenti conservano la qualità della non scontatezza e stimolano la conoscenza. Una intro al piano che è quasi passo dubbioso, ma già magico, a cui si uniscono le voci sussidiarie, ma non complementari, bensì sostanziali, del basso e della batteria, dall’oscillatoria incertezza dell’ignoto a un groove mordente che esulta delle favolose meraviglie di questo giardino.

Pescarese di nascita, giovane, ma con una solida formazione classica e jazzistica insieme, Claudio Filippini ci consegna questo lavoro discografico che è prova di talento, sintesi di conoscenze ben coltivate e creatività lanciata nel libero gioco della composizione/improvvisazione. Tredici tracce, per lo più originali del pianista, ma senza disdegnare incursioni in territori altrui, come per “Django”, “You Must Believe in Spring” o “Feuillet d’Album” op.45 n.1 di Scriabin. Sia nell’atto creativo che in quello di rielaborazione di materiale altro, Claudio Filippini mostra di prediligere lo sviluppo della materia armonica e melodica nella direzione della qualità.

Questo lavoro si contraddistingue per una sincerità di fondo ampiamente dimostrata dalla sua varietà interna. Lieve, delicato ed espressivo nei brani più lirici, come “Verso Sera” o “You Must Believe in Spring”, mirabile esempio di interiorizzazione ed espressione soggettiva di un bellissimo tema che si rivela, o meglio svela, solo verso la fine, solo dopo averci soggiogati in un lungo periodo musicale, una narrazione fluida e attinente, mai scontata. Aperto a suggestioni di altro campo, come il rock o il latin jazz, in quei pezzi più veementemente ritmici, ad esempio “Flying Horses” o “Time Beast Istinct” o ancora “13 Death March”. Una simile varietà è dimostrazione della rara capacità di veicolare contenuti in un linguaggio appropriato, un linguaggio mobile e vivo, non sclerotizzato in stereotipi di genere.

Che poi è questo uno dei molti pregi di questo disco: fare della musica un contenitore semantico, un prodotto culturale. Enrico Pieranunzi, nelle note di copertina del cd, parla di coraggio e scrive: “… Ci vuole infatti tanto coraggio per un ragazzo di 28 anni a sfidare i luoghi comuni delle mode dominanti e sfornare oggi, in Italia, una musica di tale densità e intensità…. Perché in una situazione poco allegra per l’arte e per la cultura del nostro Paese come l’attuale, quella di Claudio è una sfida incredibile, che conforta chi nella musica non-spettacolo, cioè nella musica-musica continua a credere”. E siamo certi che Claudio Filippini andrà ben oltre i confini nazionali.

Track List: 1. Il Fiore Purpureo/ 2. Verso Sera/ 3. Art of Survival/ 4. Flying Horses 5. Coralli/ 6. Waterfalls/ 7. The Beast Instinct/ 8. You Must Believe in Spring/ 9. Feuillet d’Album op.45 n.1/ 10. Under That Sky/ 11. 13 Death March/ 12. Wise Wolf/ 13. Django

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