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“Settanta Conservatori sono troppi”

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“Settanta Conservatori sono troppi”, 5.0 out of 5 based on 287 ratings
Ministro Gelmini
Ministro Gelmini

“Settanta Conservatori sono troppi. Dobbiamo selezionarne solo alcuni. Degli altri, se proprio vorranno, se ne occuperanno gli enti locali” ha dichiarato il Ministro Gelmini”. La dichiarazione, uscita su Repubblica on-line del 31 Luglio è passata quasi del tutto inosservata, a causa dell’indifferenza generale dovuta ai bagni e alle vacanze estive. Ma è una affermazione grave, che dovrebbe lasciare tutti a bocca aperta. “I tagli agli sprechi”, ancora una volta stanno andando a danneggiare la cultura, la parte più debole ma di vitale importanza per la nostra società. Per approfondire l’argomento ecco alcuni links sulle reazioni di tale dichiarazione:

Le prime dichiarazioni alle dichiarazioni del Ministro Gelmini : IL PD

Le prime dichiarazioni dei docenti dei conservatori: importante intervento del Maestro Bruno Bertone, del CNAM

Il comunicato ufficiale dell’UNAMS

Ecco il testo integrale delle dichiarazioni fatte dal Ministro Gelmini (per quanto riguarda il conservatorio)

“Ritengo di poter ravvisare una parziale assenza di strategia anche per quanto riguarda il mondo dell’Alta formazione artistica e musicale (AFAM), che ho incontrato da tempo, per la verità.

Devono essere assunti alcuni provvedimenti amministrativi per agevolare la vita a questa realtà; tuttavia, il punto della questione non sta tanto nel rispondere alle richieste minimali, seppure assolutamente legittime, inerenti al regolamento, agli organici, eccetera, cui pure possiamo rispondere, quanto nel compiere delle scelte. Mi riferisco al fatto che settanta conservatori sono forse davvero troppi per il nostro Paese, anche perché, forse, non tutti sono di primo livello.

Ritengo poi un altro problema l’assenza di una preparazione musicale nella scuola del secondo ciclo. Anche per questo le risorse sono poche, è vero, ma secondo me va messo a punto un progetto. I conservatori rappresentano una sorta di università della musica e allora magari occorre non commettere nuovamente l’errore del «3+2».

Si potrebbe, forse, distinguere tra gli istituti di qualità inferiore, che potrebbero conferire una laurea breve, e i conservatori di maggior pregio, cui si potrebbe dare la possibilità di attivare anche i due anni di corso successivi; altrimenti si corre il rischio di tenere tutti sullo stesso piano. Insieme all’assenza di un progetto, questo farebbe sì che, nel tempo, le risorse per questo settore vadano diminuendo, senza che si percepisca fino in fondo, e a torto, che la qualità, in alcuni casi, è invece assolutamente elevata. Ne ho parlato con alcuni presidenti di conservatorio e con il presidente dell’Accademia di Roma: serve un progetto di rilancio e serve anche, secondo me, il coraggio di rivalutare questa realtà.

Perché non pensare ad una sezione dell’ente di valutazione dedicata espressamente alle scuole di alta formazione artistica e musicale? Questo ci consentirebbe di fare delle scelte perché, altrimenti, poiché le risorse diminuiscono ma il numero di istituti rimane elevatissimo, il risultato sarà quello di appiattire tutto, mentre, secondo me, dobbiamo mirare a mantenere delle punte di eccellenza. Poi gli enti locali daranno una mano alle realtà minori che hanno, anche loro, una storia e una presenza all’interno del tessuto sociale. Mettendo tutti sullo stesso piano, secondo me, si finisce per impoverire e indebolire tutto il sistema.

Io mi fermerei qui. Gli argomenti sul tavolo erano tantissimi, ma credo di aver risposto più o meno su tutto.” (Tratto da Classica viva.com)

Esprimete una vostra opionione a riguardo, è molto gradita!

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