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C’era una volta il pianoforte… nel cuore di Firenze!

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C’era una volta il pianoforte… nel cuore di Firenze!

galleria accademia sala strumenti

La maggior parte dei turisti la visitano soprattutto per il David di Michelangelo ma la Galleria dell’Accademia nel centro di Firenze conserva anche un piccolo gioiello: una sala riservata agli strumenti musicali provenienti dalle collezioni private dei Medici e dei Lorena, tra cui alcuni pianoforti.

 

primo pianoforte verticaleIn un angolo della sala è il primo esempio di pianoforte verticale, detto anche pianoforte piramidale, perché il suo inventore, Domenico Del Mela, montò la cassa armonica in verticale. È un bellissimo strumento di legno di conifera, cipresso e bosso, che risale al 1739 ed è considerato il primo conosciuto nella storia dei pianoforti verticali. Lo strumento è stato costruito nel Mugello, a Gagliano, e da alcune notizie dell’epoca si pensa che il costruttore, Domenico Del Mela sia stato allievo di Bartolomeo Cristofori, insieme con Giovanni Ferrini. Quando nel 1928 il pianoforte fu acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione per il Museo del Conservatorio di Firenze, era ancora di proprietà della famiglia Del Mela.

 

Su una mensola ad altezza d’uomo, troppo vicino alle mani curiose dei turisti, c’è un esempio di meccanica di pianoforte, di circa 80 cm, costruita con legno di castagno e bosso, rifinita con pelle e cartone e proveniente dalla collezione di un barone fiorentino, Alessandro Kraus, che l’ha attribuita a Bartolomeo Cristofori. La stessa meccanica, infatti, è stata ritrovata simile nei due pianoforti di Cristofori ancora conservati: quello del 1722 che oggi si trova al Museo deli Strumenti Musicali di Rom) e quello del 1726 esposto a Lipsia.

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Del cembalaro fiorentino si può ammirare ancora la più antica delle invenzioni: una spinetta ovale del 1690 in legno di palissandro e cipresso, con i tasti in avorio. Un esempio particolarmente prezioso perché non è mai stato restaurato né è mai stato toccato con modifiche e trasformazioni varie, quindi è una fonte di inestimabile valore per ottenere informazioni sul lavoro del costruttore. Bartolomeo Cristofori aveva infatti studiato una disposizione di corde particolare, parallele alla tastiera, così che le corde più lunghe per le note gravi, si trovano al centro dello strumento.

Nella sala degli strumenti a tastiera, l’attenzione viene poi attirata da un bellissimo esempio di clavicembalo di legno scuro di ebano e cipresso, con una tastiera d’avorio dove i tasti sono addirittura cesellati similmente ad arcate di una chiesa come fosse una vera e propria opera d’arte. Purtroppo lo strumento non è in buone condizioni e non è possibile riprodurne il suono a meno di interventi di grossa portata che ne traviserebbero la natura.

Pur essendo solo due sale, l’esposizione si arricchisce anche di altri strumenti tra cui alcune rarità come la Viola tenore di Antonio Stradivari, l’unico strumento del celebre liutaio cremonese conservato in condizioni originali, oltre a esempi di strumenti a fiato, ottoni, percussioni e circa 400 volumi preziosi sulla storia e la tecnologia degli strumenti. Gli appassionati di iconografia resteranno affascinati da ritratti, nature morte, paesaggi di vita musicale fiorentina che testimoniano la ricchezza dell’attività artistica nel Settecento alla corte dei Medici e dei Lorena.

Per chi, poi, ha ancora pazienza di prolungare la visita ci si può accomodare in una delle postazioni multimediali della sala e scoprire i suoni degli strumenti esposti conoscendone la storia in un gioco multimediale di piacevole ascolto.

 

 

 

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