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	<title>PianoSolo - Spartiti gratuiti per pianoforte, lezioni di piano e suggerimenti per imparare velocemente &#187; Recensioni</title>
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	<description>Blog sul pianoforte, news e informazioni sul mondo delle 88 note. Centinaia di spartiti musicali da scaricare gratis, lezioni e suggerimenti di tecnica pianistica per suonare facilmente. Di Giulio Cinelli e Christian Salerno</description>
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		<title>Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 23:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz) Inesauribile creatività quella di un artista come Enrico Pieranunzi che ci regala questo nuovo lavoro in studio con un trio nuovo di zecca, ma a giudicare dal risultato già affiatatissimo, in cui lo affiancano il contrabbassista Scott Colley e il batterista Antonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;width:100%;margin:0px 0px 0px 0px;"><div style="margin:auto;"><script type="text/javascript"><!--
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<h3>Enrico Pieranunzi with Scott Colley and Antonio Sanchez, Permutation (2012, Cam Jazz)</h3>
<p><span style="font-family: Arial;"><img class="alignleft size-full wp-image-12007" title="enricopieranunzi_permutation" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/02/enricopieranunzi_permutation.jpg" alt="" width="310" height="307" /><br />
</span></p>
<p>Inesauribile creatività quella di un artista come <strong>Enrico Pieranunzi</strong> che ci regala questo nuovo lavoro in studio con un trio nuovo di zecca, ma a giudicare dal risultato già affiatatissimo, in cui lo affiancano il contrabbassista <strong>Scott Colley</strong> e il batterista <strong>Antonio Sanchez</strong>, entrambi affermati musicisti a livello internazionale<strong>.</strong></p>
<p>Creatività, fantasia, moto inarrestabile di evoluzione e trasformazione sono le solide qualità di “<strong>Permutation</strong>”. <strong>Enrico Pieranunzi</strong> ci chiarisce nelle sue note di copertina: “Uno dei più diffusi dizionari di sinonimi in circolazione dà questi termini in alternativa a <strong><em>permutation</em>:</strong> <em>transformation-change-shift-transposition-rearrangement</em> (<em>trasformazione-cambiamento-spostamento-trasposizione-riassetto o riordinamento</em>)”. E ascoltando le nove tracce del disco, tutte composizioni firmate <strong>Enrico Pieranunzi</strong>, assorbiamo immediatamente la sensazione di un flusso di elementi in trasformazione, di tessere di un mosaico che creano forme definite, ma non definitive, e che possono essere composte e scomposte, riordinate in molte differenti direzioni a creare ogni volta immagini nuove ed impreviste, come guardare in un caleidoscopio.</p>
<p>A partire dalla traccia di apertura, “Strangest consequences”, il trio, sinergico assemblaggio di voci perfettamente integrate nel gioco delle parti, propone questo senso di apertura, una vocazione all’esplorazione che è sostanza delle raffinate soluzioni armoniche di <strong>Pieranunzi</strong> e delle varianti ritmiche e coloristiche di <strong>Colley e Sanchez</strong> che spesso giungono a sorprenderci, in una perfetta sintesi di ciò che vuol dire suonare <em>forte </em>e<em> piano</em>, seguire un flusso ininterrotto di idee musicali, un vero e proprio vortice di creatività.</p>
<p>La traccia che dà il titolo al disco, “<strong>Permutation</strong>”, si apre con un riff di Colley quasi ossessivo, preciso, ipnotico, con un tessuto ritmico leggero di Sanchez su cui vanno a innestarsi le frasi veloci del <strong>pianoforte</strong> di <strong>Pieranunzi</strong>, quasi incisi, non consequenziali, a significare una sorta di velocità della trasformazione impossibile da fissare in un parametro definitivo. La stessa tensione positiva che troviamo in una traccia come “The Point At Issue”, vertigine  musicale in cui <strong>l’arte improvvisativa</strong> di <strong>Pieranunzi </strong>emerge prepotentemente e ciascuno dei membri del trio si esprime in totale libertà. Questi musicisti si ascoltano reciprocamente, si seguono con attenzione e trovano nella libera espressione il più fertile terreno creativo.</p>
<p>Un gioco continuo di tensione e rilascio della stessa, basti pensare ai due momenti più lirici del disco, in “Whitin the House Of Night” e “Distance from Departure”. Ballads morbide e intense, caratterizzate da quella lentezza densa che attiene alla profondità, pagine di magistrale espressione delle qualità interiori e della generosità di <strong>Pieranunzi</strong>.</p>
<p>Il suono del disco cattura per la vivacità, per il dinamismo, per quella vividezza che ci consente di percepire le sfumature anche nei <em>pianissimo</em> di alcuni momenti o nei <em>fortissimo</em> in cui la compagine del trio dialoga in maniera serrata, senza vuoti di suono e di senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
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</script></div><p>1.Strangest consequences/ 2.Critical path/ 3.Permutation/ 4.Distance from departure/ 5.Horizontes finales/ 6.Every smile of yours/ 7.Whitin the house of night/ 8.The point at issue/ 9.A different breath</p>

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		<title>Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/14/jacques-loussier-trio-schumann-kinderszenes-scenes-from-childhood-2011-telarc-distr-egea-distribution/</link>
		<comments>http://www.pianosolo.it/2012/01/14/jacques-loussier-trio-schumann-kinderszenes-scenes-from-childhood-2011-telarc-distr-egea-distribution/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 22:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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		<category><![CDATA[schumann]]></category>

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		<description><![CDATA[Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution) La malinconia per l’infanzia ormai passata, le suggestioni di quell’età perduta filtrate dalla memoria, l’innocenza, la gioia, la nostalgia. A tutto questo deve aver pensato Robert Schumann quando, nel 1838, compose le “Kinderszenes”, tredici composizioni dedicate proprio al mondo dell’infanzia, omaggio agli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Jacques Loussier Trio, Schumann: Kinderszenes-Scenes from Childhood (2011 Telarc, distr. Egea Distribution)</h3>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11858" title="loussier schumann" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/loussier-schumann-175x175.jpg" alt="" width="175" height="175" /></p>
<p>La malinconia per l’infanzia ormai passata, le suggestioni di quell’età perduta filtrate dalla memoria, l’innocenza, la gioia, la nostalgia. A tutto questo deve aver pensato <strong>Robert Schumann</strong> quando, nel 1838, compose le “<strong>Kinderszenes</strong>”, tredici composizioni dedicate proprio al mondo dell’infanzia, omaggio agli occhi e al cuore con cui da bambino guardava il mondo. Delicatezza e vivacità intrecciate a connotare uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, in questi brani non complessi nell’esecuzione, ma molto amati dal compositore tedesco.</p>
<p>Cosa ha da dire un <strong>pianista</strong> jazz, <strong>Jacques Loussier</strong> appunto, su qualcosa che attiene al romanticismo musicale tedesco? Leggiamo nelle brevi note di questo lavoro discografico “Questa particolare opera di <strong>Schumann</strong> è ideale per una reinterpretazione in chiave <strong>jazz</strong>. L’infanzia è forse il momento più giocoso e spensierato della propria vita. Nello stesso modo, il <strong>jazz</strong> è forse la forma più fantasiosa e spensierata di musica…”. Un’affinità di sentire quindi che attraverso i secoli si consolida in una rilettura fresca e originale, priva di retorica, pienamente moderna anche per la scelta di eseguirla in trio. Oltre al <strong>pianoforte</strong> di <strong>Jacques Loussier</strong> ascoltiamo al basso Benoit Dunoyer de Segonzac e il batterista André Arpino.</p>
<p>L’apertura del disco, “Von Fremden Ländern und Menschen” (Da genti e paesi lontani) ha la festosità della scoperta, dell’esplorazione, enfatizzata da un impianto ritmico fortemente sincopato che intrecciato alla traccia melodica del <strong>piano</strong> crea un clima di ottimismo, un’aura di allegria crescente. La sperimentazione emerge dal secondo brano, “Kuriose Geschichte” (Storia curiosa), quello che <strong>Schumann </strong>aveva concepito come un rondò, qui si avvale del contrasto fra l’impianto classico mantenuto dal <strong>pianoforte</strong> e la modernità della batteria, quasi sfilacciata rispetto all’evoluzione melodica, come una voce estranea che connota perfettamente l’aggettivo “curiosa” del titolo. Chiaroscuro emotivo in primo piano in “Haschemann” (A rincorrersi), quasi onomatopeico rispetto al principio della corsa e rincorsa nell’alternanza fra il “senza fiato” della melodia principale affidata al <strong>piano</strong> e le pause riflessive, il “riposo”, in cui basso e batteria introducono una differente prospettiva espressiva.</p>
<p>Ha molto da dire quindi un <strong>pianista jazz</strong> sull’opera di un <strong>compositore romantico</strong>. Il brano più famoso del ciclo di Schumann è “<strong>Träumerei</strong>” (Sogno). Qui l’espressione del sentimento raggiunge i suoi vertici e la più ampia gamma di sfumature. Poche note di intro in <strong>piano solo</strong> dipingono uno scenario che ha come una linea di orizzonte dai contorni poco definiti, è la cortina nebulosa della strada che conduce alla dimensione del sogno. Da questa nebbia <strong>Loussier</strong> fa emergere il tema, luminoso, levigato, quasi una dolcezza che affiora da un paesaggio aspro sottolineato da dissonanze lievi che <strong>Loussier</strong> semina sapientemente nella trama melodica. Qui lo strumento immaginazione, che tanto fu caro a <strong>Schumann </strong>e a un’intera generazione di <strong>pianisti romantici</strong>, ritrova un suo uso consapevole rendendoci una musica fortemente evocativa di immagini.</p>
<p>Perfettamente bilanciato tra lettura della partitura, composizione e improvvisazione, questo lavoro di <strong>Jacques Loussier</strong> conferma la sua vocazione a trattare materiale classico con rispetto, rigore e creatività. Dopo analoghe esperienze con la musica di Bach, Debussy, Beethoven, Mozart, questo <strong>Schumann</strong> rivive fra le dita di un <strong>pianista</strong> dalla fervida immaginazione, in grado di guardare alla musica come un concetto unitario fonte di ispirazione ininterrotta. Un’altra occasione per demolire i detrattori del “Third Stream”, sia che provengano dall’ambito classico che da quello jazzistico.</p>
<p>1. Von Fremden Ländern und Menschen/ 2. Kuriose Geschichte/ 3. Haschemann/ 4. Bittendes Kind/ 5. Glückes Genug/ 6. Wichtige Begebenheit/ 7. Träumerei/ 8. Am Kamin/ 9. Ritter vom Steckenpferd/ 10. Fast zu Ernst/ 11. Fürchtemachen/ 12. Kind im Einschlummern/ 13. Der Dichter Spricht</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Charles Rosen, Le sonate per pianoforte di Beethoven (2008, Casa editrice Astrolabio)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2012/01/04/charles-rosen-le-sonate-per-pianoforte-di-beethoven-2008-casa-editrice-astralabio/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 04:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri di pianoforte]]></category>
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		<category><![CDATA[Beethoven]]></category>
		<category><![CDATA[libri pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[sonate]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è qualcosa di veramente straordinario per il nostro strumento, queste sono proprio le sonate per pianoforte di Beethoven. Ogni sonata ha una sua storia, ha dei colori differenti, ti trasporta in un paesaggio diverso, così diverso che non possiamo pensare di addentrarci in una sonata di Beethoven senza una guida. Questa guida ce la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-11758" title="" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/beeth-233x175.png" alt="" width="233" height="175" /> Se c&#8217;è qualcosa di veramente straordinario per il nostro strumento, queste sono proprio le <strong>sonate per pianoforte di Beethoven</strong>.<br />
Ogni sonata ha una sua storia, ha dei colori differenti, ti trasporta in un paesaggio diverso, così diverso che non possiamo pensare di addentrarci in una sonata di Beethoven senza una guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa guida ce la dà Charles Rosen con &#8220;Le Sonate per Pianoforte di Beethoven&#8221;.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Rosen ha la capacità di proiettare il lettore direttamente nell&#8217;incandescente fucina creativa di un compositore come Beethoven, di rievocare il musicista all&#8217;opera nel suo laboratorio, di mostrarci i suoi attrezzi, le sue strategie compositive, il montaggio della forma, il mistero del gesto creativo, il senso profondo delle più minute sottigliezze. (Copertina)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno di questa guida, non troviamo solamente dei consigli pratici in merito alle sonate di Beethoven, spesso l&#8217;autore fa riferimento anche ad altri grandi compositori come Mozart, Haydn, e prende in esame anche alcune loro opere per rendere ancora più chiaro il concetto esposto all&#8217;interno di quel capitolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte del libro, sono affrontati molti aspetti tecnici delle sonate di Beethoven e come andrebbero eseguite secondo il compositore tramite numerosi esempi. Si parla perciò di fraseggio, legato, staccato, tempo, agogica, pedali, trilli e abbellimenti vari.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5NNjQtpKMhs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/5NNjQtpKMhs?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono tutte <strong>nozioni preliminari</strong> per poi poter finalmente affrontare le sonate di Beethoven nella seconda parta del libro (p.139).</p>
<p style="text-align: justify;">Le sonate sono state trattate in ordine progressivo, e sono state esaminate nel dettaglio. Un esempio? A pagina 191 Rosen tratta la Tempesta di Beethoven, col famosissimo movimento finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-11759" title="" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2012/01/La-ribattuto-950x202.png" alt="" width="600" height="102" /></p>
<p style="text-align: justify;">Hai mai fatto caso che nella parte del <em>Tenore</em> c&#8217;è sempre un <strong>La ribattuto?</strong> Questo serve a dare un impulso sincopato al ritmo e gioca un ruolo importante anche più avanti nel movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Rosen spiega che questo ultimo tempo deve essere staccato non troppo veloce altrimenti questo &#8220;La&#8221; non sarebbe percepibile se non sforzandolo. Prendendo invece un tempo più comodo, il &#8220;La&#8221; ostinato viene percepito dall&#8217;orecchio anche senza alcuno sforzo da parte dell&#8217;esecutore.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La convinzione che un perpetuum mobile debba necessariamente essere rapido è responsabile di sforzi mal diretti per velocizzare questo brano.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questo era solamente uno dei tantissimi consigli presenti in questo libro riguardo alle sonate. È un libro ben fatto, di circa 300 pagine, con <strong>allegato uno splendido cd</strong>. Nel cd sono contenute moltissime tracce, e in ogni traccia c’è l&#8217;esecuzione di un esempio inserito all&#8217;interno del libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una pecca fondamentale</strong>, se così vogliamo definirla, è data dalla mancata corrispondenza degli esempi con le tracce del cd. Sia gli esempi che le tracce vanno in ordine e quest&#8217;ordine è semplice da seguire finché siamo sulle prime pagine del libro. Ma se apriamo il libro a pagina 135, e vogliamo capire come si esegue quella data sezione, dobbiamo prendere il cd ed ascoltarci tutte le tracce? Sarebbe stato comodo invece avere un rimando nel testo che indicasse il numero della traccia da ascoltare.</p>
<p><strong>prezzo: </strong>€25,00-30,00</p>
<p><strong>pagine: </strong>279</p>
<p><strong>Consigli l&#8217;acquisto: </strong>Si</p>
<p><strong>Acquistare il manuale: </strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8834015320/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=mattpianguadc-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8834015320">Le sonate per pianoforte di Beethoven. Con CD Audio</a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=mattpianguadc-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8834015320" alt="" width="1" height="1" border="0" /></p>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=mattpianguadc-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8834015320&amp;ref=tf_til&amp;fc1=000000&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=0000FF&amp;bc1=000000&amp;bg1=FFFFFF&amp;f=ifr" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></p>

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		<title>Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011 Cam Jazz)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 15:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011,  Cam Jazz) Giorgio Gaslini per chi lo conosce non è solo un pianista, un compositore, è piuttosto un uomo di cultura che della cultura musicale ha fatto uso quale strumento per esprimere idee, quale elemento rivelatore delle trasformazioni del nostro tempo. Questo piano solo che la Cam Jazz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Giorgio Gaslini, Piano Solo – Incanti (2011,  Cam Jazz)</h3>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11731" title="CAMJ7846-2" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/12/CAMJ7846-22-175x175.jpg" alt="" width="175" height="175" /></p>
<p><strong>Giorgio Gaslini</strong> per chi lo conosce non è solo un <strong>pianista</strong>, un <strong>compositore</strong>, è piuttosto un uomo di cultura che della cultura musicale ha fatto uso quale strumento per esprimere idee, quale elemento rivelatore delle trasformazioni del nostro tempo. Questo <strong>piano solo</strong> che la <strong>Cam Jazz</strong> pubblica in questo scorcio di 2011 è un prezioso lavoro di sintesi del concetto di poliedricità che <strong>Gaslini</strong> attribuisce alla musica, del suo potere espressivo, del suo legame con qualcosa che non possiamo vedere ma che risiede nel luogo invisibile in cui la musica nasce: la sensibilità dell’artista.</p>
<p>Nove brani rubati a <strong>compositori</strong> che appartengono alla storia della musica tutta, <strong>classica</strong> soprattutto, ma anche <strong>jazz</strong>, e che rappresentano il personale tributo di una personalità artistica versatile (e decisamente non conforme) all’idea di creatività, di ricerca, di curiosità, di sperimentalismo, dogmi irrinunciabili nel cifrario essenziale di qualunque forma d’arte autentica.</p>
<p>Il disco si apre con “Au bord de l’eau”, composizione di Gabriel Fauré, maestro nell’ideazione melodica ma anche coraggioso esploratore dell’universo armonico, qui in un evidente caso di affinità elettiva che torna ad affermarsi anche a fine disco con la ben nota “Sicilienne” dello stesso autore. Un brano che contiene in sé il <strong>canto</strong>, altro tratto distintivo di questo <strong>piano solo</strong>, e che apre al successivo “Lamento di Arianna” di Claudio Monteverdi. La voce umana qui è sottintesa sin dalla splendida intro in cui il <strong>pianoforte</strong> tratteggia in modo essenziale i singhiozzi di Arianna abbandonata a Nasso da Teseo, canto monodico che <strong>Gaslini</strong> lavora riuscendo a rendere quasi tangibili quelle lacrime, pianto accorato e sincero in un climax che restituisce il senso del tragico della composizione.</p>
<p>E il <strong>canto</strong> ritorna anche in “Lascia ch’io pianga”, aria del “Rinaldo” di G.F.Handel, di cui riconosciamo lo stupendo tema iniziale, dal quale però <strong>Gaslini</strong> si allontana quasi subito, un abbandono che schiude a sorpresa le porte all’<strong>improvvisazione</strong>, entrando nel profondo della sostanza emozionale del brano, in un processo molto simile a quello che compie l’attore quando si immedesima in un testo drammaturgico, trasferendo il proprio vissuto emotivo ed esperienziale in una trama narrativa ordita da altri.</p>
<p>Una drammaturgia musicale che è un sentire, un comprendere la valenza testuale di ogni brano e cucirsela addosso come un abito che calza a pennello. La musica che cambia seguendo l’evoluzione storica e sociale del nostro mondo. La musica che non conosce vecchiaia, ma solo una incessante trasformazione nel suo attraversare il tempo.</p>
<p>Il <strong>piano solo</strong> di <strong>Gaslini </strong>si muove tra antico e moderno, tra il romanticismo di Elgar e le sonorità più moderne di Bartók. Solo un tributo al linguaggio jazzistico in termini di scelta dei brani con “Ev’ry time we say goodbye” di Cole Porter, a liberare le composizioni da qualunque possibile classificazione in generi, optando piuttosto per una diffusa trasversalità linguistica, dato che il <strong>jazz</strong> in questo disco c’è e sta proprio là dove non avremmo mai pensato di trovarlo. Ma è poi così importante? Immergiamoci nell’ascolto e quello che scopriremo spontaneamente è proprio l’immediatezza delle parole che la musica sa pronunciare, la sua natura di linguaggio universale, i suoi, appunto “incanti”.</p>
<p>Per un ascolto delle tracce potete visitare il sito della <strong>Cam Jazz</strong> a questo <strong><a href="http://www.camjazz.com/site/index.php?site=&#038;path=cd&#038;idcd=1729">link</a></strong>.</p>
<p>Tracks: 1. Au bord de l’eau (Gabriel Fauré)/2. Lamento di Arianna (Claudio Monteverdi)/3. Soccorrete, luci avare (Barbara Strozzi)/ 4. Lascia ch’io pianga (G.F.Handel)/ 5. Chanson triste (P.I. Tchaikovsky)/ 6. Bourrée paysanne (Bela Bartók)/ 7. Pomp and circumstance (Edward Elgar)/ 8. Ev’ry time we say goodbye (Cole Porter)/ 9. Sicilienne (Gabriel Fauré)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Franco Salaris, Flowers, piano Irene Veneziano (2011, Cd Baby)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2011/12/17/franco-salaris-flowers-piano-irene-veneziano-2011-cd-baby/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 16:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[Irene Veneziano]]></category>
		<category><![CDATA[pianosolo]]></category>

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		<description><![CDATA[ Franco Salaris, Flowers, piano Irene Veneziano (2011, Cd Baby) &#160; “La musica è un atto d’amore.” Parole del compositore Franco Salaris che così presenta queste venti tracce eseguite in piano solo dalla pianista classica Irene Veneziano. Un incontro musicale che è soprattutto un incontro fra due persone che condividono la stessa visione sulla finalità della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3> <span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial;">Franco Salaris, Flowers, piano Irene Veneziano (2011, Cd Baby)</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11692" title="Unknown" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/12/Unknown.jpeg" alt="" width="160" height="160" /></p>
<p>“La musica è un atto d’amore.” Parole del compositore <strong>Franco Salaris</strong> che così presenta queste venti tracce eseguite in <strong>piano solo</strong> dalla <strong>pianista</strong> classica <strong>Irene Veneziano</strong>. Un incontro musicale che è soprattutto un incontro fra due persone che condividono la stessa visione sulla finalità della musica. Nelle note di copertina del disco <strong>Salaris</strong> ci spiega che ognuna di queste composizioni è dedicata a una persona cara, venti “fiori”, frammenti musicali come fiori, appunto, che vengono donati quale atto d’amore, ed è questo che traspare da questa musica, un messaggio che parte dal cuore e va dritto al cuore. L’operazione non si arresta alla soglia di una prevedibile retorica, ma è gesto d’amore concreto, dato che parte del ricavato della vendita del cd verrà devoluto alla <strong>Onlus Nani e Nani</strong>, impegnata nello studio e nell’uso di strategie alternative di comunicazione per i bambini autistici in generale e nella realizzazione in particolare di una casa famiglia per accogliere questi bambini quando i loro genitori non ci saranno più.</p>
<p>Queste composizioni sono semplici, lineari, cantabili e <strong>Irene Veneziano</strong> trasferisce il suo bagaglio artistico, le sue conoscenze e abilità musicali in queste tracce, regalandoci un’interpretazione in cui il tocco si fa leggero, delicato, perfettamente aderente alla poetica del frammento emotivo che in questo lavoro è sia origine sia punto di arrivo. Suonare come sentire. Suonare come rendere visibile ciò che sta dentro alla musica.</p>
<p>Ogni composizione è un brano autonomo, concluso, una piccola luce che per un istante apre un microcosmo, come tante porte che si aprono in altrettante stanze diverse, ma di un’unica abitazione, identità singole che coabitano questo luogo metaforico che è l’anima.</p>
<p>Si percepisce il coinvolgimento profondo del compositore, che dedica queste composizioni al figlio affetto da autismo, e dell’interprete, che recepisce il senso dell’operazione dando prova di grande sensibilità e rendendoci un’idea della musica come espressione e comunicazione di sentimenti.</p>
<p>Leggerezza e profondità costituiscono il carattere di questo disco con il doppio pregio di contenere buona musica e di avere una finalità umanitaria.</p>
<p>Potete ascoltare un’anteprima delle tracce ed acquistarle digitalmente sul sito della <strong><a href="http://www.cdbaby.com/cd/salaris">Cd Baby</a></strong>. Per acquistare una copia del cd invece scrivetemi, trovate l&#8217;indirizzo e mail nella sezione &#8220;Chi siamo&#8221; (Paola Parri), vi metterò in contatto con <strong>Irene Veneziano</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V_-P8bTTgS8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/V_-P8bTTgS8?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>

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		<title>J.S. Bach, Toccata e Fuga BWV 538 in Re minore “Dorica”, elaborazione Marco Colabucci (VigorMusic)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri di pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bach]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[spartito pianoforte]]></category>

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		<description><![CDATA[J.S. Bach, Toccata e Fuga BWV 538 in Re minore “Dorica”, elaborazione  concertistica di Marco Colabucci (VigorMusic) Precedente alla più nota Toccata e Fuga in re minore BWV 565, quest’opera per organo di J.S.Bach non ha goduto di altrettanta attenzione nell’ambito delle trascrizioni ed elaborazioni pianistiche da parte di musicisti autorevoli. Marco Colabucci, pianista e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>J.S. Bach, Toccata e Fuga BWV 538 in Re minore “Dorica”, elaborazione  concertistica di Marco Colabucci (VigorMusic)</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-11650" title="copertina Dorica Colabucci" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/12/COPERTINA-LIBRO.jpg" alt="" width="300" height="470" /></p>
<p>Precedente alla più nota <strong>Toccata e Fuga</strong> in re minore BWV 565, quest’opera per organo di <strong>J.S.Bach</strong> non ha goduto di altrettanta attenzione nell’ambito delle trascrizioni ed elaborazioni pianistiche da parte di musicisti autorevoli. <strong>Marco Colabucci</strong>, <strong>pianista</strong> e compositore, ci regala questa <strong>elaborazione concertistica</strong> per <strong>pianoforte</strong> per i tipi della <strong>VigorMusic</strong>. La revisione e la diteggiatura sono curate dalla <strong>pianista</strong> <strong>Irene Veneziano</strong>.</p>
<p>Come dichiara lo stesso autore nella prefazione a questa edizione, né <strong>Busoni</strong> né <strong>Liszt </strong>hanno mai preso in considerazione la “<strong>Dorica”</strong> per una <strong>trascrizione pianistica</strong> e l’unica versione esistente è probabilmente quella di Kabalevskj, alquanto ardua da suonare.</p>
<p>L’elaborazione di <strong>Marco Colabucci</strong> rispetta il dualismo della struttura dell’opera, mantenendo il carattere eroico della <strong>Toccata</strong> e quello più intimista della <strong>Fuga</strong>, pur intervenendo in maniera significativa sulla scrittura per pianoforte.</p>
<p>Nella <strong>Toccata,</strong> che ci ricorda lo stile di <strong>Busoni</strong>, sono stati inseriti passaggi a doppie note, con il raddoppio del basso ad ottave per simulare la pedaliera. Nella <strong>Fuga,</strong> che già presentava una scrittura a note larghe, l’elaborazione è stata diversa, talvolta le voci sono state spostate internamente senza frammentare la linea melodica e distribuendo il materiale sulle due mani, allo scopo di ottenere una naturale fluidità. Colabucci paragona questo tipo di scrittura alla scrittura di <strong>Liszt</strong>. Il senso che ne ricaviamo è di una sostanziale unità.</p>
<p>La pubblicazione è acquistabile sul sito della <a href="http://www.vigormusic.it/">VigorMusic</a>.</p>
<p>Potete trovare un elenco dei negozi in cui il libro è disponibile sul sito delle <a href="http://www.edizionimusicaliriunite.com/">Edizioni Musicali Riunite srl</a>.</p>
<p>Per approfondire il lavoro di Marco Colabucci potete visitare il suo <a href="http://www.marcocolabucci.it/index.htm">sito</a>.</p>
<p>Qui vi proponiamo la versione organistica della Dorica.</p>
<p><object width="480" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PP4bNH3fn9k?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/PP4bNH3fn9k?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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		<title>Pietro Lussu, Northern Lights (2011 Albóre, distr. Egea distribution)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2011/11/19/pietro-lussu-northern-lights-2011-albore-distr-egea-distribution/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 22:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>

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		<description><![CDATA[Pietro Lussu, Northern Lights (2011, Albóre, distr. Egea distribution) Essenziale, di quella essenzialità che cattura l’attenzione, ferma per un istante l’orecchio sul particolare, ci avvisa che ogni dettaglio è necessario. Sembra quasi una metafora della contemporaneità la musica di “Northern Lights”.  Pietro Lussu (pianoforte), Vincenzo Florio (contrabbasso) e Marco Valeri (batteria) sono il trio jazz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Pietro Lussu, Northern Lights (2011, Albóre, distr. Egea distribution)</h3>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11608" title="lussu_pietr_northernl_101b" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/11/lussu_pietr_northernl_101b-174x175.jpg" alt="" width="174" height="175" /></p>
<p>Essenziale, di quella essenzialità che cattura l’attenzione, ferma per un istante l’orecchio sul particolare, ci avvisa che ogni dettaglio è necessario. Sembra quasi una metafora della contemporaneità la musica di “<strong>Northern Lights</strong>”.  <strong>Pietro Lussu</strong> (<strong>pianoforte</strong>), <strong>Vincenzo Florio</strong> (contrabbasso) e <strong>Marco Valeri</strong> (batteria) sono il <strong>trio jazz</strong> contemporaneo, l’espressione del nostro tempo musicale, vario, complesso, attento ad ogni movimento esterno, pronto alla interiorizzazione e alla successiva sintesi contenutistica. </p>
<p>Enfasi ritmica, sia nella sezione basso-batteria che nella specificità del <strong>pianoforte</strong> di <strong>Pietro Lussu</strong>, che qui si afferma in veste di leader, un suono costruito sulla peculiarità timbrica di ognuno dei tre strumenti, una voce forte e autorevole, indipendente. Già dalla title-track, “<strong>Northern lights</strong>” la sensazione è quella di aprire una porta e trovarvi dentro quel ritmo, qualcosa che ci ha preceduto in quella stanza e che procede con ostinazione, qualcosa di ciclico su cui il <strong>pianoforte</strong> di <strong>Pietro Lussu</strong> all’improvviso ci parla spiazzandoci, libera l’immaginazione, crea. </p>
<p>“Freak-E” ci destabilizza inizialmente, con quella batteria quasi sfilacciata rispetto al <strong>pianoforte</strong>, come voci isolate di persone che camminino parallele senza guardarsi, ma è su questo tessuto che fiorisce l’improvvisazione autentica del Fender Rhodes, irruzione a sorpresa, guida che conduce alla sostanziale unità del finale del brano, così centrale in questo cd da essere ripreso, stavolta al <strong>piano</strong>, come capitolo finale, coda di tutto il lavoro. Libertà. Varietà. Il passaggio a “Naboo” ci catapulta in un’atmosfera altra, un clima disteso, quasi una sosta. Ancora il <strong>pianoforte</strong> di <strong>Pietro Lussu</strong> non abbandona la sua intensa ritmicità, ma qui, con un suono ancora nuovo, cristallino, trasparente, morbido, crea qualcosa di molto vicino a una prospettiva di romanticismo. </p>
<p>Oltre a questi brani originali, il trio di <strong>Pietro Lussu</strong> registra anche “Dakota Song” di Jim Pepper, racchiusa in un notevole lavoro di lungo fraseggio originale e fluido con naturalezza. Altra perla è la “Afro-Centric” di Joe Henderson, in cui il ritorno del Fender Rhodes ci fa gettare lo sguardo sul jazz-funk, o ancora la “Pent-Up House” di Sonny Rollins.<br />
Con questo lavoro Lussu conferma la sua dimensione di musicista raffinato, moderno e internazionale.</p>
<p>1. Northern Lights/2. Freak-E/3. Naboo/4. She Knows The Ropes/5. Dakota Song/6. Afro-Centric/7. Pent-Up House/8. Freak-E II</p>
<p><object width="640" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/b4JtqkeHMlg?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/b4JtqkeHMlg?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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		</item>
		<item>
		<title>T.R.E., Lyrics (2011 Abeat Records)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 22:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[jazz pianoforte]]></category>

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		<description><![CDATA[T.R.E., Lyrics (2011 Abeat Records) Doppio cd per il Tri Razional Eccentrico T.R.E. con Alessandro Giachero al pianoforte, Stefano Risso al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria. “Lyrics” è il quarto lavoro in studio per il trio che porta avanti un progetto avanzato di esplorazione nel territorio dell’improvvisazione totale e di composizione estemporanea le cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>T.R.E., Lyrics (2011 Abeat Records)</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11583" title="lyrics" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/11/lyrics1.jpg" alt="" width="203" height="203" /></p>
<p>Doppio cd per il Tri Razional Eccentrico <strong>T.R.E</strong>. con <strong>Alessandro Giachero</strong> al <strong>pianoforte</strong>, <strong>Stefano Risso</strong> al contrabbasso e <strong>Marco Zanoli</strong> alla batteria. “<strong>Lyrics</strong>” è il quarto lavoro in studio per il trio che porta avanti un progetto avanzato di esplorazione nel territorio dell’<strong>improvvisazione</strong> totale e di composizione estemporanea le cui creazioni hanno sempre una struttura comunque pienamente risolta. Il primo dei due cd che compongono “<strong>Lyrics</strong>” è dedicato agli standards. Qui non ascoltiamo l’ennesimo esercizio di stile, quanto piuttosto una trasposizione della tradizione in strutture concettuali sincronizzate su architetture musicali contemporanee di razionalità, sintesi emozionale, efficacia espressiva. L’elemento ritmico è sfruttato nel massimo delle potenzialità in alcuni brani, mentre in altri a prevalere è una più diffusa musicalità che attiene alle linee melodiche, sempre comunque andando oltre l’impianto originale, nella direzione di una rinnovata forza proveniente dallo strumento <strong>improvvisazione</strong>. Se mettiamo accanto la inconsueta versione di “Night and Day”, persino ruvida nel contrasto fra i blocchi accordali del <strong>piano</strong> e l’evoluzione quasi autonoma della batteria, e la rarefazione sospesa di “You’re my Thrill” o la linearità melodica di “How Deep is The Ocean”, percepiamo immediatamente l’attento lavoro di ricerca condotto dal trio, che esula dalla ripetizione ed evita sapientemente l’inserimento in un contesto già ampiamente sfruttato.</p>
<p>Nelle note di copertina di “<strong>Lyrics</strong>” campeggia questa citazione dell’abate Bernardo di Chartres: “Noi siamo come nani seduti sulle spalle dei giganti. Vediamo quindi un numero di cose maggiore degli antichi e più lontane. E non già perché la nostra vista sia più acuta, bensì perché essi ci sostengono e ci innalzano di tutta la loro gigantesca altezza.&#8221;</p>
<p>L’affermazione conferma il punto di vista di <strong>T.R.E.</strong> e vale a maggior ragione per il secondo cd: otto brani originali e una traccia video intitolata “Abstract” curata da Paolo Giagheddu.</p>
<p>Il clima generale in cui si muovono le composizioni/improvvisazioni è uniforme, recupera pienamente il senso del titolo “<strong>Lyrics</strong>”, canzoni sì, che si muovono intorno e attraverso l’ortodossia della tradizione per prendere però strade differenti, come partenze da luoghi familiari verso siti ignoti, in itinerari non pianificati. La musica del trio trova sostanza in un ampio concetto di libertà creativa, curiosità intellettuale, rigore e istinto nello stesso spazio. Non a caso <strong>Giachero</strong>, <strong>Risso</strong> e <strong>Zanoli</strong> hanno chiamato la loro formazione <strong>T.R.E</strong>.: Tri Razional Eccentrico, a rimarcare come l’atto creativo sempre si configuri attraverso un dualismo, quello fra razionalità e istinto, elaborazione concettuale e istinto, fisicità. Quello che ne emerge è un suono personale, sapientemente costruito anche mediante l’evidente affiatamento del gruppo, una voce nuova che agilmente si sgancia dal circostante presente per proiettarsi in una dimensione internazionale.</p>
<p>CD 1:  1. Out of This World; 2. Skylark; 3. Bewitched; 4. The Nearness of You; 5. You’re My Thrill; 6. Dearly Beloved; 7. How Deep is the Ocean; 9. Sad Little Story; 10. Touch Her Soft Lips and Part.</p>
<p>CD 2:  1. As it Goes; 2. Yuri; 3. From Inside; 4. Step 105; 5. Funerorleans; 6. Truk; 7. Il segreto di talos; 8. Tonzig; 9. T. R. E. Abstract (traccia video) by Paolo Giagheddu.</p>

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		<title>Brad Mehldau, Live in Marciac (2011, Nonesuch Records)</title>
		<link>http://www.pianosolo.it/2011/11/06/brad-mehldau-live-in-marciac-2011-nonesuch-records/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 23:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni dischi]]></category>
		<category><![CDATA[brad mehldau]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[pianosolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Brad Mehldau, Live in Marciac (2011, Nonesuch Records) 2 agosto 2006: a Marciac, una località del sud della Francia, Brad Mehldau si esibisce in piano solo nell’ambito del festival “Jazz in Marciac”. La Nonesuch ci regala, a distanza di cinque anni, un doppio cd e un dvd che testimoniano l’evento, dato che di evento si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Brad Mehldau, Live in Marciac (2011, Nonesuch Records)</strong></h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11561" title="brad mehldau" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/11/brad-mehldau-2010-sq-color-augusta-quirk.jpg" alt="" width="338" height="337" /></p>
<p>2 agosto 2006: a Marciac, una località del sud della Francia, <strong>Brad Mehldau</strong> si esibisce in <strong>piano solo</strong> nell’ambito del festival “<strong>Jazz in Marciac</strong>”. La Nonesuch ci regala, a distanza di cinque anni, un doppio cd e un dvd che testimoniano l’evento, dato che di evento si tratta, uno di quei concerti destinati a rimanere nella storia.</p>
<p>Il <strong>piano solo</strong> di <strong>Brad Mehldau</strong> si consacra a tutti gli effetti come l’erede del migliore <strong>pianismo jazz internazionale</strong> e contemporaneamente come il testimone di un concetto musicale improntato alla libertà espressiva e alla costante ricerca linguistica. Proseguendo sulla strada intrapresa nei suoi precedenti lavori, <strong>Mehldau</strong> sceglie un repertorio composito e per questo affascinante nella sua trattazione, da composizioni autografe (“Storm”, “Unrequited”, “Resignation”) a celebri standard (“It’s All Right With me”, “Secret love”, “My favourite Things”, “Dat Dere”) fino a brani di ambientazione pop-rock (“Exit Music”, “Lithium”, “Martha My Dear”). Da Cole Porter ai Radiohead, da Bobby Timmons ai Nirvana e a Lennon/Mc Cartney, in una concezione non univoca della musica, in un’idea della musica come materiale duttile da plasmare sotto il segno della propria sensibilità e creatività.</p>
<p>I brani sono legati l’uno all’altro nell’esecuzione quasi fossero capitoli di un lungo racconto in cui ciò che accade è scandito da cambi repentini di atmosfera, da inversioni di rotta improvvise. La materia musicale è trattata sul <strong>piano solo</strong> talora in maniera orchestrale, talora in maniera contrappuntistica, il virtuosismo e la tecnica strepitosa di <strong>Mehldau </strong>emergono prepotenti in alcuni brani, ma sanno cedere il passo alle ampie linee melodiche di altri brani. <strong>Mehldau </strong>destruttura, scompone, ma poi ricostruisce, ricompone le architetture musicali, crea spirali sonore ininterrotte in cui si alternano a tratti un tono epico, a tratti elegiaco, a tratti lirico e poetico, a tratti cupo e drammatico, spesso spiazzandoci per l’associazione non usuale di questi differenti registri a brani radicati nella nostra memoria musicale in un clima differente. Ispirazione e profondità, prolificità intellettuale e generosità in questa performance live che grazie all’operazione discografica della Nonesuch potremo rivedere all’infinito.</p>
<p>Il dvd del concerto offre anche lo scrolling score di “Resignation”, ovvero possiamo vedere scorrere la trascrizione del brano in tempo reale rispetto alla sua esecuzione.</p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/P3dnXX7fDXI?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/P3dnXX7fDXI?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9GkyEq6T1hU?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/9GkyEq6T1hU?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eFq8CA4dud4?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eFq8CA4dud4?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>

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		<title>Piero Rattalino, Chopin racconta Chopin (Laterza, 2009)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 23:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri di pianoforte]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[Fryderyk Chopin]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>

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		<description><![CDATA[Piero Rattalino, Chopin racconta Chopin (Laterza, 2009) Le biografie dei grandi compositori in genere si muovono sul terreno della cronologia dei fatti della loro esistenza, nel complesso spazio dell’analisi tecnica delle composizioni, osservate dal punto di vista dello studioso che con metodologia scientifica ricerca testimonianze e criticamente elabora una successione ordinata di informazioni. Questo “Chopin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Piero Rattalino, Chopin racconta Chopin (Laterza, 2009)</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-11536" title="Chopin manoscritto" src="http://www.pianosolo.it/wp-content/uploads/2011/10/Chopin_manuscr1.jpg" alt="" width="400" height="311" /></p>
<p>Le biografie dei grandi compositori in genere si muovono sul terreno della cronologia dei fatti della loro esistenza, nel complesso spazio dell’analisi tecnica delle composizioni, osservate dal punto di vista dello studioso che con metodologia scientifica ricerca testimonianze e criticamente elabora una successione ordinata di informazioni. Questo “<strong>Chopin racconta Chopin</strong>” è un libro diverso.</p>
<p><strong>Piero Rattalino</strong> non ha bisogno di presentazioni, data la sua fondamentale attività sia come pianista che come saggista e critico musicale. <strong>Rattalino</strong> aveva già dato alle stampe un saggio monografico, “Fryderyk Chopin: ritratto d’autore” ( Edt, 1991), e nell’ambito degli studi sul compositore polacco, biografie di riferimento imprescindibili sono ancora oggi l’opera di <strong>Gastone Belotti</strong> (“Chopin, l’uomo”, 3 voll. Ed. Sapere, 1974) e quella di <strong>Tadeusz A. Zieliński</strong> (“Frédéric Chopin”, PWM, 1993 e 1995). Queste opere hanno una struttura classica per la saggistica di genere, che si basa sulla creazione di un raccordo naturale fra le vicende della vita del compositore e l’ambito storico-culturale di svolgimento. <strong>Piero Rattalino</strong> in “<strong>Chopin racconta Chopin</strong>” opera in maniera differente, ci restituisce la vita del compositore polacco attraverso un racconto in prima persona e in una forma più simile a quella del romanzo che a quella del saggio.</p>
<p>È <strong>Chopin</strong> in prima persona a raccontarci la propria storia, da un punto di vista interno e in maniera diretta. Come lo stesso autore chiarisce nella nota autografa a fine libro, il fine di questa narrazione è estrapolare il contesto esistenziale, svelare i meccanismi di alcune scelte personali e artistiche spesso non libere bensì indotte da possibilità non infinite, da percorsi in un certo senso obbligatori che hanno condotto alla costruzione di un’esistenza che è quella dei 39 anni di vita di Chopin così come oggi la conosciamo.</p>
<p>La breve ma intensa esistenza di <strong>Chopin</strong> è così sottratta al pericolo di un arido elenco di date e luoghi, così come a quello dell’agiografia postuma. Fra le pagine di <strong>Rattalino</strong> vediamo le cose e le persone attraverso il filtro dell’occhio del compositore polacco, che ci illumina sui periodi fondamentali della sua breve vita: dall’abbandono della Polonia, episodio commovente per il legame di profondo affetto con una famiglia che ben aveva intuito il genio e si prestava al sacrificio per il giovane Fryderyk, fino ai viaggi europei in cerca di un pubblico, l’approdo a Parigi, il rapporto intenso e difficile con l’anticonformista George Sand, la malattia.</p>
<p>Una emotività di fondo nella scrittura di <strong>Rattalino</strong>, leggera, priva di orpelli letterari, diretta, cosa che la prima persona del racconto rende naturale, in quel processo di immedesimazione che la finzione letteraria richiede e che appare perfettamente concluso, un tono che ci rimanda a quel romanticismo sostanziale a tutta la musica  e alla vita di <strong>Chopin</strong>. Fondamentale supporto nella redazione di questo libro è stato l’epistolario di Chopin. Il libro è strutturato in due “Quaderni”, A e B, più un’appendice di interviste e lettere immaginarie a coloro che hanno vissuto a stretto contatto con <strong>Chopin</strong>, e infine una cronologia della vita. Abbiamo conosciuto l’anima di <strong>Chopin</strong> attraverso le sue composizioni, espressione autentica di un universo interiore. Con questo libro possiamo trovare una chiave per entrare in quello stesso universo attraverso le parole.</p>
<p><object width="640" height="480"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KNGgsCDTz_k?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/KNGgsCDTz_k?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="480" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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