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C. Debussy, Il piccolo negro (Tutorial)

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C. Debussy, Il piccolo negro (Tutorial) 

 

Questo brano di Debussy è abbastanza semplice e ripetitivo, e anche chi suona il pianoforte da poco tempo può studiarlo ed eseguirlo.

È diviso in 3 sezioni:

  1. la prima, che comprende le battute da n. 1 a n. 16, caratterizzata dalla presenza della sincope, cellula ritmica che dà carattere e brio all’intero brano;
  2. la seconda, che comprende le battute da n. 21 a n. 38, in cui predomina una sorta di tema eseguito da entrambe le mani all’unisono, inframezzato da accordi nella mano destra che accompagnano.
  3. la terza, che comprende le battute da n. 17 a n. 20, caratterizzate dalla presenza di note lunghe tenute e dal cambio di tempo (dall’Allegro giusto iniziale si passa al Un peu retenu – Un poco ritenuto). Queste battute fungono da collegamento tra la prima e la seconda parte del brano.

Il brano è contraddistinto da uno spirito allegro, brioso e folkloristico, per certi versi quasi danzante.

È di fondamentale importanza riuscire a esaltare queste caratteristiche: per farlo, sarà sufficiente rispettare esattamente le indicazioni dinamiche, agogiche e le articolazioni che l’autore scrive sullo spartito. Sono dettagli che vanno curati da subito, prestando la massima attenzione.

Solo in questo modo si riesce a interpretare correttamente il pezzo.

Analizzando nello specifico, si nota che, già nelle battute iniziali, nel tema della mano destra presente la sincope. La sincope, secondo la teoria musicale, è lo spostamento dell’accento ritmico dal tempo forte della battuta su quello debole.

Per rendere al meglio questa particolare figura, è fondamentale curare fin dall’inizio la precisione ritmica e dal punto di vista sonoro è richiesto un tocco particolarmente brillante, onde evitare suoni non chiari ed eccessivamente legati tra loro, che sarebbero scorretti e fuori stile.

Ecco le battute da n. 1 a n. 4, in cui è stata evidenziata la sincope

piccolo-negro-1---battute-n.-1-4-sincope

Per quanto riguarda la mano sinistra delle battute da n. 3 a n. 7, che eseguono una sorta di scala cromatica per terze, è consigliabile studiare a mani separate molto lentamente, inquadrando bene ogni bicordo prestando massima attenzione alle note e alle numerose alterazioni transitorie presenti.

È altresì fondamentale avere ben chiara la diteggiatura; di seguito è riportata la diteggiatura che utilizzo io:

piccolo-negro-2---ditegg-mia

Questa invece è la diteggiatura indicata sullo spartito utilizzato per il tutorial:

piccolo-negro-3---ditegg-spartito

Poiché le diteggiature sono molto personali e non esiste un’alternativa universale valida per tutti, consiglio di sperimentare entrambe le proposte. Ogni pianista, in base a come si trova più comodo, ricava la sua personale diteggiatura, quella che più si adatta alla sua mano e che permette un’esecuzione sicura e senza errori. Nel nostro caso specifico, quindi, non è detto che le due diteggiature riportate sopra si adattino a ogni esecutore; esistono sicuramente anche altre combinazioni ugualmente valide ed efficaci.

Solo in un secondo momento, una volta acquisita una certa sicurezza nell’esecuzione, si dovrà portare a velocità il passaggio, sempre procedendo gradualmente, e curando di avere il giusto tocco, quindi senza legare eccessivamente i suoni l’uno all’altro.

Nelle battute da n. 9 a n. 12 il tema iniziale della mano destra viene riproposto nel registro grave della tastiera, stavolta accompagnato dalle ottave spezzate nella mano sinistra, che incrocia la destra passando sopra.

Per riuscire a incrociare senza difficoltà, è utile studiare dapprima a mani separate e successivamente a mani unite. Quando si uniscono le mani, in fase iniziale, per prendere coscienza e capire bene come si muovono mani e polsi, è possibile esagerare alzando particolarmente il polso della mano sinistra e abbassando molto quello della mano destra, come viene mostrato in video.

Una volta capiti e acquisiti i giusti movimenti, queste esasperazioni devono essere ridotte, poiché non è corretto mantenerle in esecuzione a velocità.

Nonostante l’incrocio delle mani, nulla deve cambiare nel fraseggio e nel tocco della mano destra: il tema risulterà sempre predominante dal punto di vista sonoro sull’accompagnamento.

Riguardo le battute da n. 17 a n. 20, che collegano le due parti di cui è composto il brano, si sottolinea il cambio di tempo (Un peu retenu), e dovranno quindi essere eseguite ad un tempo più lento rispetto a quello iniziale.

Per ottenere un bel suono p, quasi etereo, oltre al pedale di risonanza è possibile utilizzare il pedale di una corda.

È altresì consentito non essere eccessivamente rigorosi col tempo e col solfeggio, ma soltanto verso la fine della frase: nelle battute n. 19 e n. 20, infatti si può dilatare leggermente il tempo rallentando ulteriormente, ma senza esagerare. Importantissimo sarà poi attaccare la seconda parte del brano, da battuta 21, subito a tempo, come indica l’autore stesso.

Nella seconda parte del brano, che include le battute da n. 21 a n. 38, è importante ricordare che il tema, eseguito da entrambe le mani all’unisono, deve sempre prevalere dal punto di vista sonoro sull’accompagnamento, costituito dagli accordi della voce interna della mano destra. Per ottenere il miglior risultato sonoro e stilistico possibile, è bene tenere lunghe le note tematiche esattamente per la durata indicata, evitando tassativamente di legarle col pedale.

In questo brano è possibile utilizzare il pedale di risonanza: è obbligatorio un ascolto estremamente attento per capire qual è l’esatta quantità da mettere, onde evitare suoni poco chiari ed effetti sonori “impastati” che sarebbero del tutto fuori stile.

Per rendere lo spirito allegro e brioso del pezzo facendo risaltare al meglio le figure ritmiche che lo caratterizzano, bisognerà utilizzare il pedale sincopato: significa che andremo a premere il pedale di risonanza soltanto dopo aver schiacciato i tasti, come mostrato dettagliatamente in video.

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Sono nata a Cremona nel 1990 e suono il pianoforte da quando avevo 6 anni. Nel 2009 mi sono diplomata presso l'Istituto Pareggiato "C. Monteverdi" di Cremona e nel 2011 ho conseguito l'abilitazione all'insegnamento del pianoforte AJ77 presso l'I.S.S.M. Conservatorio "G. Verdi" di Milano, laureandomi col massimo dei voti. Amo la musica, particolarmente quella di Beethoven e Chopin. Attraverso il pianoforte esprimo ciò che ho dentro.

7 COMMENTI

  1. Ciao. Bellissima lezione specialmente la parte che riguarda il pedale sincopato. Mi è sembrato però che tu tenessi pigiato anche il pedale di sinistra. Per me, autodidatta, è una cosa scaturita intuitivamente e, qualche volta, utilizzo il pedale di risonanza tenendo però pigiato anche quello UNA CORDA. Mi piacerebbe capire meglio l’utilizzo dei pedali compreso il tonale che io ho avendo un mezza coda. Grazie di tutto come sempre e brava!!!

    • Ciao Giuseppina, mi scuso per il ritardo con cui rispondo. È corretto utilizzare il pedale di risonanza insieme al pedale di una corda: non è una regola fissa, ma è consentito farlo per ottenere un effetto ovattato ma senza rinunciare all'”eco”. Il pedale tonale funziona sullo stesso principio di quello di risonanza, con la differenza che agisce solo sugli smorzatori dei tasti che effettivamente premi e non su tutti, pertanto dovrai schiacciare il pedale tonale prima di alzare le mani dalla tastiera. Ti ringrazio per i complimenti, ti aspetto alle prossime lezioni!

  2. Ciao Serena. Ma…ho perso qualche lezione???
    Ero rimasto a come eseguire in modo corretto le scale e qua mi sa che dovrò applicarmi parecchio di più!!

    • Ciao Emanuele, la tecnica è la base, e permette di eseguire al meglio i brani di repertorio! Se hai domande o dubbi chiedi pure! Buono studio, alla prossima!

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