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Avvicinarsi all’improvvisazione, la creatività

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L’improvvisazione, nel jazz, è lo stadio finale di un lunghissimo percorso di apprendimento e di conoscenza. L’obiettivo ultimo per un jazzista è quello di riuscire ad esprimere compiutamente le proprie idee impiegando mente, corpo e ambiente nelle vibrazioni sonore della musica. Marcello Piras scrive in “Didattica della musica e tradizione orale” (1999) che <<Un testo musicale fissato – non importa se per iscritto o no – richiede memoria, disciplina, identificazione interpretativa con un dettato musicale altrui, ma non richiede competenza sintattica. Non richiede cioè al cantore o musico di prendere il testo dato, frantumarlo e ricombinarlo in nuovi enunciati grammaticali. L’improvvisazione invece richiede tutto questo. Ecco perché il jazzista è più competente nel suo linguaggio di quanto non lo sia un esecutore classico nel suo: un soprano che canta Casta diva non saprebbe per ciò stesso comporre un’altra aria “belliniana”: sa solo intepretare quella che esiste. Per contro, un sassofonista bebop che improvvisa sul tema di Scrapple from the Apple di Charlie Parker è del tutto in grado di creare all’istante un numero infinito di altre frasi “parkeriane”. Improvvisando, infatti, egli fa più o meno questo. Qualcuno ne resterà sorpreso, ma nei corsi di jazz, gli allievi che vengono da studi classici sono considerati i più deboli in teoria musicale; si salvano, in parte, solo se hanno studiato anche composizione. In sintesi, dunque, l’improvvisazione è competenza sintattica. L’improvvisatore non è uno che conosce la teoria meno degli altri: deve conoscerla di più, perché deve usarla in modo attivo e pratico ogni giorno>>.

i segreti del jazz improvvisazioneImprovvisare, quindi, è manipolare un linguaggio nella sua oralità e trasmetterlo nell’istantaneità del momento. Stefano Zenni in “I Segreti del Jazz” (2010) affianca al processo comunicativo il concetto di creatività. In questa visione il jazzista oltrepassa il ruolo di esecutore, inteprete e compositore per catalizzarsi in continua innovazione e pura soggettività, svincolata da manuali d’uso e da diktat accademici.

Questa visione rende libero il musicista di esprimersi liberamente al di fuori di schemi e di preconcetti: le catene che lo relegavano allo spartito, secondo una scrittura prescrittiva sembrano annullate. La difficoltà sta adesso nel trovare un appiglio nella storia e nella società, in modo da rendere confrontabili, grazie all’utilizzo di codice comune e comprensibile, soggetti e soggettività di natura diversa.

L’unico modo possibile, sempre secondo Zenni, è il confronto culturale, la compresenza fisica, l’oralità. Il Jazz è qualcosa di effimero che deve essere catturato sul momento e per farlo servono prontezza di riflessi, solide basi armoniche e culturali.

E’ forse per questo che molti di noi non lo apprezzano, quando l’ingegno e la creatività superano la nostra comprensione.

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