Home Articoli Alessandro Giachero, Preludi. Libro Primo (2013, Abeat Records)

Alessandro Giachero, Preludi. Libro Primo (2013, Abeat Records)

0
GD Star Rating
loading...
CONDIVIDI
Alessandro Giachero, Preludi. Libro Primo (2013, Abeat Records), 5.0 out of 5 based on 136 ratings

Alessandro Giachero, Preludi. Libro Primo (2013, Abeat Records)

Giachero Preludi

La forma preludio nei secoli sedicesimo e diciassettesimo aveva spesso carattere improvvisativo e serviva a introdurre altri brani, basti pensare alle note suites bachiane. Solo successivamente ha acquisito la dignità di forma autonoma con attitudine lirica, e citiamo solo Chopin o Debussy a riprova. Questi “Preludi” in piano solo di Alessandro Giachero sono l’ulteriore evoluzione di un concetto musicale. “Spontaneous compositions”, improvvisazioni in tempo reale alle quali non è alieno il controllo della forma. Rari e apparentemente irrealizzabili i contatti fra estemporaneità e struttura, fra immediatezza e disposizione calcolata degli elementi, un paradosso apparente, eppure possibile e Alessandro Giachero lo dimostra con questo lavoro in studio pubblicato da Abeat Records.

I sedici “Preludi” che lo compongono sono una dimostrazione esemplare di controllo assoluto della materia musicale, un controllo che nasce da profonda conoscenza, da studio rigoroso, da un incessante lavoro di ricerca. Il processo creativo e il tangibile risultato artistico scaturiscono direttamente dalla finalità che si attribuisce alla pratica musicale.

“Sempre di più la musica è vissuta come intrattenimento o peggio ancora come rappresentazione di qualcosa al di fuori del proprio essere. Musica come rappresentazione e non come essenza. La rigorosità di un percorso di lavoro tramite l’improvvisazione, dallo studio dei micro aspetti della musica, allo studio tramite cellule in movimento, allo studio tramite la relazione tra la musica e altre forme d’arte come la pittura e la poesia, innesca un processo evolutivo del sé che rende lucida quella differenza tra essenza e rappresentazione… Riportare la musica al suo più intangibile e intimo significato tramite la profondità di se stessi, deve essere la nuova strada e la nuova via da percorrere per un prossimo futuro…” scrive Alessandro Giachero nelle note di copertina del suo lavoro.

Dunque la ricerca di un significato autentico, sincero, che non elude l’esplorazione di nuove frontiere estetiche, la scrupolosa perlustrazione del suono inteso come corpo vivo, come mente pensante, come lingua che materializza l’invisibile. Il piano solo, eterna sfida, alea da brivido, gioco d’azzardo che non ammette errori, in quest’ottica travalica persino i limiti legittimi che il pur illimitato pianoforte possiede, va oltre, è voce interiore che non disdegna trasformazioni purché utili a questa ricerca ed è per questo che Giachero lo suona davvero tutto, dalla tastiera alle corde, lo prepara in alcuni episodi, passando con naturalezza da un registro grave, duro, acre a un registro acuto, lirico, solare.

Alessandro-Giachero

La splendida apertura è affidata a “Canto di lode”, una di quelle melodie che suggeriscono l’incanto, di quelle in cui il tocco parte da un altro luogo e arriva solo alla fine alle dita e ai tasti, a tratti interrotta da violenti elementi percussivi, fermate improvvise, come moniti a quel controverso e indistinto magma emotivo e sonoro che risiede nell’intimità di ciascuno di noi. Punti di ampia e chiara luce e punti d’ombra, oscuri, si alternano in un umanissimo equilibrio dei pesi. In “Agorà” l’incastro polifonico è come un gioco di specchi in cui l’ossessiva reiterazione delle cellule melodiche è una sorta di pensiero circolare che conferma quel controllo formale dichiarato dal compositore. L’interesse reale di Alessandro Giachero per l’arte tutta ci rimanda in alcuni brani necessariamente alla danza, come appunto in “Danza armena” o anche in “Melodia perduta”, che si sposta nella direzione culturale di mondi lontani, verso quelle differenze che porgono al linguaggio una ricchezza non statica, sempre rinnovata.

Ascoltare i “Preludi” in piano solo di Alessandro Giachero significa ascoltare il movimento viscerale e intimo dell’uomo e non solo del compositore, significa entrare nel vivo della creazione artistica e comprenderne l’origine. Corpo e mente, contatto fisico e spirituale per una creazione che vanta oltre tutto un suono impeccabile. Aspettiamo il secondo libro.

 

Potete ascoltare un’anteprima del cd sul sito di Abeat Records.  

Pianosolo consiglia

LASCIA UN COMMENTO