Rachmaninoff: Preludio op.3 n.2 – Spartito per Pianoforte
Lo spartito di oggi è relativo a uno dei brani più famosi di Sergei Rachmaninoff.
Si tratta del preludio op.3 n.2 in Do#m, una tonalità dal carattere “forte”, come forte è il brano in questione.
E questa introduzione la dice lunga. Dopodiché il brano assume un carattere, un moto piuttosto particolare, e, utilizzando le parole della pianista Gloria Campaner, percepiamo una sensazione di “cammino inesorabile”, con tutte queste crome che si alternano l’una dopo l’altra:
E quel “ppp” ci indica che questi sono dei passi sì, ma dei “passi nella neve”…
Andando avanti nello spartito troviamo il tempo “agitato” che ha una particolarità che si riscontra non di rado quando si trova una scrittura del genere:
spesso capita di trovare questi gruppi di terzine con il primo ottavo tenuto per tutta la durata della terzina e anche più accentato rispetto alle altre 2.
La parte forse più insolita dell’intero spartito si incontra verso la fine, quando abbiamo un’accollatura che comprende 4 righi, come se fosse uno spartito a 4 mani.
Niente paura, si riescono a suonare tranquillamente tutte queste note. E ora qui di seguito lo spartito:










27 ottobre 2011 alle 16:00
Ma la nostra Emmanuelle, nella prima parte, non esegue lo spartito come è scritto, ma suonando la nota più acuta della sinistra con la mano destra e la più bassa della destra con la sinistra evitando così di sovrapporre le mani oppure ho visto male?
Le note ci sono tutte ugalmente, ma …….
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Christian Salerno
ottobre 27th, 2011 alle 16:14
Nono, hai visto bene Paride! Ho pensato anche io di eseguirla così, però è più difficile mantenere lo stesso effetto sonoro, perciò sovrapponendo le mani si ottiene un risultati migliore.
Tuttavia dalla mia poca esperienza ho capito una sola cosa: non importa che diteggiatura utilizzi o che escamotage trovi per eseguire quel dato passaggio…l'importante è farlo!
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27 ottobre 2011 alle 17:30
È anche molto interessante notare l'utilizzo dei muscoli delle spalle e del braccio che contribuiscono ad eseguire perfettamente i fortissimo della parte finale del brano a dimostrazione di quanto sia importante la partecipazione del corpo nella corretta esecuzione…
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Christian Salerno
ottobre 28th, 2011 alle 15:09
Assolutamente sì! Non mi ricordo dove ho letto che accade spesso che molte pianiste riescono a far questi pezzi così "potenti" meglio di noi maschietti =)
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maurizio sgambato
giugno 18th, 2012 alle 09:04
certo che le donne riescono meglio di noi maschietti…..loro usano la mente…(scomposizione degli accenti ,equilibrio ritmico e sensibilità) non la forza delle braccia o del corpo
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15 giugno 2012 alle 11:36
E questa introduzione la dice lunga…..le prime tre note sono quelle che ci presentano l’impianto tonale la cadenza II V I ….che poi verrà sviluppato e sentito più chiaro nelle batt.4 e 5 sfruttando gli accordi della scala minore armonica e melodica alterando il 6° sempre cadenzato sul II V I con una sostituzione di tritono….nelle successive batt.si ripropone il disegno al relativo magg. portandosi verso il pedale di dominante..del modo minore.ecc..ecc .bella la neve il cammino la forza del braccio la nota più acuta ma…la la vera lettura è nelle note che raccontano la tensione ..riposo …le cadenze che assimilate fanno in modo di portare alla luce il cuore pulsante del compositore….
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